La religiosità formale

baik

‘Umar (r) chiese ai presenti se qualcuno conosceva una certa persona. Un uomo si alzò e disse:
– Io lo conosco, oh capo dei credenti.
– Sei il suo vicino? Di solito i vicini conoscono meglio i comportamenti gli uni degli altri.
– No!
– Hai viaggiato con lui che i viaggi svelano il carattere delle persone?
– No!
– Siete soci nel commercio? Avete trattato merci con dirham e dinari che il denaro svela la natura degli uomini?
– No!
– Forse l’hai visto in moschea che alzava la sua testa, s’inchinava e si prosternava?
– Sì!
Allora ‘Umar ibn al-khattab (r) gli disse:
– Siediti, in verità non lo conosci affatto.

‘Umar (r) sapeva che l’uomo può spogliarsi della religione uscendo dalla porta della moschea e indossare l’avidità di divorare il denaro di uno e di diffamare l’onore dell’altro …
Era cosciente che la barba può essere una maschera sotto la quale si nascondono tanti ladri e che il vestito nero può anche non contenere una donna virtuosa.
Sapeva che al-siwak può essere un cura-denti mentre si mangia la carne delle persone [con la calunnia].
Sapeva che la preghiera può dare un aspetto positivo al truffatore e il pellegrinaggio una veste sociale eminente per il vile.
Era consapevole (r) che la religiosità che non ha influenza sul comportamento è vuota.

L’Indonesia non fu conquistata dai guerrieri e dalle spade, ma dai comportamenti e dalla lealtà dei commercianti musulmani. Non usavano la religione per vendere le loro merci. Per questo stupivano tutta la gente.
Che bella religione!

La fede falsa è peggiore della miscredenza evidente. E entrambe sono abominevoli.
Le relazioni che abbiamo con gli altri sono la bilancia della vera religiosità.
Se le persone non distinguono fra il commerciante religioso e quello irreligioso, che utilità ha la religiosità?
Se la sposa non distingue la differenza fra lo sposo religioso e quello irreligioso, e viceversa, che merito ha la religiosità?
Se i genitori non distinguono la benevolenza del figlio religioso da quella dell’irreligioso, a cosa serva la religiosità?

È una disgrazia che il nostro pellegrinaggio sia racchiuso nei datteri e nell’acqua di Zamzam, nei tappetini per la preghiera prodotti in Cina e nei pranzi al Baik (*)
È una disgrazia che il nostro digiuno sia ridotto alla rottura con dolci tipici, datteri, latte e ai grandi piatti di cuscus nelle moschee.
È una disgrazia che le nostre preghiere diventino ‘ginnastica’ e non tocchino i nostri cuori.

Gli aspetti della religiosità sono senz’altro lodevoli, da curare e siamo fieri di aderire ad essa nella forma e nella sostanza.
Il difetto, tutto il difetto, è quello di aderire alla religione solo con l’apparenza ma senza il contenuto.
La religione che cambiò i pastori di greggi in capi di stato, non cambiò i loro aspetti ma di certo la loro interiorità sì.
Abu Jahl aveva la veste e il turbante, li metteva anche Abu Bakr (r).
La barba di Umayyah ibn Khalaf era lunga come quella di Abdullah ibn Mas’ud (r).
La spada di ‘Utbah era dello stesso metallo di quella di Khalid ibn al-Walid (r).
Gli aspetti erano simili ma i contenuti erano completamente diversi.
Questo è l’Islam, fratelli e sorelle.

Traduzione a cura di Islamiqra
Nota: Attenzione!!! io non sto dicedo a nessuno di trascurare la parte esteriore, di non avere la barba, di non portare il velo …

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