Se il senso del sacro è relativo

Nel nome di Allah, Clemente, Misericordioso.

maglietta

Sono passati quasi vent’anni da quando lo stilista Karl Lagerfeld disegnò per Chanel un abito da sera su cui erano ricamati versetti coranici. La modella che inconsapevolmente lo indossò si chiamava Claudia Schiffer. Seguì la polemica, le pronte scuse e il (quasi) immediato ritiro del vestito incriminato. Da allora, abbiamo assistito a varie ricadute, dalla Shahâdah (testimonianza di fede islamica) sulle bottigliette dei succhi di frutta, al vergognoso (per qualsiasi altro paese del mondo) Calderoli con la maglietta in spregio del nostro Profeta Muhammad (pace e benedizioni di Allah su di lui). Segno che evidentemente non si tratta di errori involontari. Nessuno di noi è nato ieri, evidentemente queste provocazioni sono studiate nei dettagli per una questione di marketing, e per una più generale volontà politica, che consiste nel provocare i musulmani tutti, sputando su ciò che essi hanno di più sacro, aspettando la reazione scomposta di qualche singolo, per poi potersi atteggiare a vittime. Ultima in ordine di tempo, una maglietta venduta in alcuni negozi della catena di abbigliamento ‘Ciao Ciao’, che sullo sfondo di un ‘omaggio’ alla città di New York reca stampati alcuni versetti del Corano. Per il musulmano, il Corano è Parola di Dio (Allah), e finanche il più breve versetto merita un rispetto particolare. Per esempio, per toccare il Libro, il musulmano compie le abluzioni come per la preghiera rituale, e soprattutto non lo porta in luoghi impuri, come la stanza da bagno. Probabilmente in una società che ha ormai dimenticato il senso del sacro, gli acquirenti della maglietta non si renderanno nemmeno conto di urtare la sensibilità di un miliardo e mezzo di credenti, anzi la maggior parte delle persone non sapranno nemmeno di cosa si tratti. Tuttavia, dubito che non lo sapesse chi ha ideato il fotomontaggio tra la bandiera a stelle e strisce e la storia del Profeta Mosè (pace su di lui). Mi preme pure far notare che in Italia, in teoria, tutte le religioni dovrebbero avere pari dignità davanti allo Stato, questo almeno secondo la tanto decantata Costituzione. Ma evidentemente, per parafrasare Orwell, alcune religioni sono ‘più uguali’ delle altre. Come mai anche solo mettere in discussione le cifre della Shoa è considerato addirittura reato penale, mentre il disprezzo della Parola di Allah o della figura del nostro amato Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) è impunito? Recentemente, E-bay si è profusa in scuse e ha pagato pegno alla comunità ebraica, dopo che sul suo sito qualche truffatore aveva messo all’asta sedicenti ‘divise carcerarie di ebrei morti ad Auschwitz’. Per tornare all’Italia, la lobby gay si è mobilitata in massa contro l’imprenditore Barilla, colpevole solo di considerare ‘normale’ la famiglia composta da mamma e papà piuttosto che da ‘papà e papà’. Anche in questo caso, gogna mediatica e pronte scuse del malcapitato Barilla. Invece, come da copione, Ciao Ciao non ha neanche avuto il buon gusto di rispondere alla civile lettera di Hamza Roberto Piccardo, dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, nonché di togliere almeno dal commercio la maglietta. E in tutto questo, i radicali per la stampa italiana siamo sempre noi. Se difendere la sacralità della Parola di Allah significa essere radicali, ebbene siamo orgogliosi di esserlo.

Aisha Farina

One thought on “Se il senso del sacro è relativo

  1. allahomma igmaai chamlana li ikamati hududika faoka ardica solo cosi possiamo difendere la religione islamica

As-salamu 'alaykum waRahmatullahi waBarakatuHu. Benvenuto/a su questo blog. I commenti costruttivi saranno visibili appena il gestore del blog li avra' approvati inshaa Allah.

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