Quando mangerete, stasera…

As-salamu ‘alaykum.

prisoner

Quando mangerete di gusto, stasera, circondati dalla vostra famiglia, da vostra moglie, dai vostri genitori, dai vostri figli o amici; quando farete i complimenti al vostro bambino che ha resistito fino alla fine della giornata; quando – più tardi – andrete a pregare il Tarawîh, e vedrete per la strada tutta questa gente dirigersi verso la moschea, e questa bella atmosfera fraterna, spero che penserete a vostra sorella Aafia Siddiqui sola nella sua cellula negli USA, che è stata condannata a 86 anni di prigione. Questa sorella che era una studentessa brillante, laureata in una prestigiosa università, una donna attiva nella comunità, che portava il Corano ai detenuti, aiutava i poveri, raccomandava alla gente di compiere il bene; fino al giorno in cui l’FBI ha deciso che era una persona malvagia, e l’ha rapita coi suoi 3 bambini. È seguita la prigionìa per 5 anni, in una prigione segreta in cui ha subìto la tortura, gli stupri, le umiliazioni per anni; gli altri detenuti sentivano le sue urla; puoi trattenere le lacrime dinanzi a tua sorella violentata che piange? E quante delle nostre sorelle piangono da sole nelle loro celle buie, nel momento stesso in cui scrivo queste parole.

Penso a Wali, che non ha visto i suoi figli da decine d’anni, a Shaker che da 11 anni è detenuto a Guantanamo lontano dalla sua famiglia, accusato di nulla e considerato ‘liberabile’ da anni; e a tanti altri, condannati ingiustamente a più di 60 anni di prigione. Alcuni di loro ci chiedono timidamente se potremmo occuparci del loro corpo, una volta deceduti.

Penso a quel detenuto, imprigionato per 3 anni in Inghilterra senza alcun motivo. Il giorno della sua liberazione, tutta la famiglia aveva preparato una festa in suo onore; ha avuto il tempo di restare 20 minuti con loro per vederli, sentirli, toccarli, ammirarli, abbracciarli forte. Eppoi gli agenti dell’M15 hanno bussato alla porta per arrestarlo nuovamente, davanti ai suoi bambini in lacrime, e gettarlo per altri 11 anni in prigione, poiché l’America lo reclamava. Oggi è stato trasferito negli usa, da dove, salvo un miracolo di Allah, non tornerà mai. Non c’è nessuno che possa asciugare le lacrime dei suoi bambini?

Hai visto come i tuoi figli ti saltano al collo quando ti assenti una settimana o un mese; nel suo caso erano più di 3 anni, e nel giro di 20 minuti il padre fu loro strappato nuovamente. Non c’è nessuno che pianga sui nostri prigionieri?

E penso a tanti altri, e a tutti coloro che non conosciamo; e sull’esempio del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), il quale invocava Allah affinché liberasse i detenuti, citandoli per nome, vi invito tutti ad invocare Allah affinché Egli liberi nostra sorella Aafia, nostra sorella Sumayya, nostro fratello Tarek, nostro fratello Wali e tutti gli altri.

Quando esiterai tra l’acquisto dell’Iphone5 o dell’ultimo Galaxy, quando esiterai a scegliere un piatto tra tutti quelli che ti troverai davanti all’ora dell’iftar, può darsi che il tuo pensiero andrà alle nostre sorelle in Marocco, i cui sposi sono detenuti, e che vivono nelle bidonvilles, e i cui figli si recano alla discarica per cercare di che nutrirsi.

Si riporta che Salahuddin diceva: “Come posso sorridere, mentre Al-Quds è occupata?”.

Come riuscite a sorridere, mentre vostra sorella Aafia è prigioniera?

Come potete divertirvi, mentre nostra sorella Nur, detenuta in Iraq ad Abu Ghaib ci diceva:

“Non so da dove cominciare; vi descriverò la fame, mentre voi mangiate?

O la sete, mentre voi bevete?

O il sonno, mentre voi dormite?

O la nostra nudità, quando voi siete vestiti?

I nostri corpi sono stati insozzati, i nostri abiti strappati, i nostri ventri attanagliati dalla fame; le nostre lacrime colano, ma chi verrà in nostro soccorso?

Non vorrei dirvi addio, ma prima di dirvelo vi ricordo di temere Allah nel ventre delle vostre sorelle, poiché essi sono stati riempiti di figli adulterini”.

Quand’è l’ultima volta che hai invocato Allah perché Egli liberi i nostri detenuti?

O musulmani! Come potete godervi la vita e tacere dinanzi alle ingiustizie nei confronti dei vostri fratelli prigionieri, mentre Allah dice: “In verità, i credenti sono fratelli” (XLIX, 10). E: “I credenti e le credenti sono alleati gli uni degli altri…” (IX, 71).

O musulmani! Come potete godervi la vita e stare zitti dinanzi alle ingiustizie arrecate ai vostri fratelli detenuti, quando il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ha detto: “Nutrite gli affamati, andate a trovare i malati e liberate i prigionieri”?!

L’imam Malik ha detto: “Se lo Stato dovesse dispensare l’intero tesoro per pagare il riscatto dei prigionieri musulmani nelle mani del nemico, ciò non sarebbe considerato eccessivo”.

Ibn Taymiyya ha detto che tra i doveri più importanti e gli atti che avvicinano maggiormente ad Allah, vi è il fatto di liberare i prigionieri musulmani.

Certo, noi non siamo in grado di liberarli fisicamente, ma almeno aiutateli a non sentirsi soli; ciò che vi chiedo di fare è di non dimenticarli e di invocare Allah in loro favore!

Ya Allah, libera Aafia!

Ya Allah, libera Sumayya!

Ya Allah, libera Shaker!

Ya Allah, libera tutti coloro che sono detenuti ingiustamente e le cui madri, mogli e figli aspettano da anni.

Wa-s-salamu ‘alaykum

Questa lettera e stata scritta durante il mese di ramadan dall’associazione Sanâbil (che Allah li ricompensi, amin)

One thought on “Quando mangerete, stasera…

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