“Homo habilis” numquam fuit: quilibet homo habilis est

بسم الله الرحمان الرحيم

In nome di Dio il Clemente e Misericordioso

 

“Homo habilis” numquam fuit: quilibet homo habilis est

 

evolution-creationism1

Nei libri di scuola di ogni livello (ossia primario, secondario di primo grado, secondario di secondo grado), se c’è un capitolo dedicato alla preistoria[1], si presenta immancabilmente lo schema evoluzionistico che vede l’Homo erectus preceduto dal cosiddetto Homo habilis. Poiché i libri di storia – parlo di quelli pubblicati nello Stato italiano – presentano, in quanto ad aggiornamento, un ritardo medio di vent’anni, bisogna precisare che sono ormai passati quasi trent’anni dacché è parsa palese l’inesistenza di tale “Uomo abile”. Prima di citare alcuni studî notevoli, però, va premessa una riflessione di carattere generale.

 

Secondo i dogmi di molti evoluzionisti, ossia di quelli che tra loro sono accecati dal pregiudizio ideologico, l’uomo e le scimmie piú simili all’uomo avrebbero un antenato comune, e bisognerebbe dunque cercare il punto di contatto fra gli uni e le altre, cioè l'”anello mancante”, da cui la catena evolutiva si biforchebbe, separando definitivamente le specie umane da quelle scimmiesche, le une e le altre dotate di sviluppo sempre crescente; non solo, ma ogni ominide discenderebbe da un certo ominide e a sua volta sarebbe seguito da un altro ominide ancora. Quando si dimostrò, in modo inconfutabile, che l’Homo sapiens neanderthalensis e l’Homo sapiens sapiens coesistettero, gli integralisti del darvinismo dovettero mandar giú un amarissimo boccone.

Va considerato che di “anello mancante” si è parlato in decine di occasioni, alle quali è poi costantemente seguita la confutazione biologica: tutto ciò che s’è si è reperito o è chiaramente uomo o è evidentemente scimmia. Non c’è via di mezzo.

Chi afferma di avere trovato la specie intermedia fra uomo e scimmia, la qual cosa dimostrerebbe la validità della religione darvinista, è infatti ben conscio del tornaconto che tale scoperta gli garantirebbe: non soltanto un posto nei libri della cosiddetta “Scienza” (la divinità adorata dai darvinisti e da molti evoluzionisti), ma anche un sicuro conquibus. Torniamo quindi all’Homo habilis.

 

Louis Leakey e sua moglie trovarono nei primi anni sessanta ad Olduvai (Tanzania) i resti di questo primate, e vollero vederlo appunto come l'”anello mancante”: lo chiamarono Homo habilis, giacché accanto ai suoi resti stavano di manufatti di pietra, dei quali questo essere si sarebbe servito per compiere varî lavori. I Leakey attribuirono all'”Uomo abile” un’ampia capacità cranica e una posizione eretta, non tanto quanto quella dell’Homo erectus ma nemmeno curva come quella degli australopitechi noti.

Negli anni ottanta, quando Louis Leakey era già morto, apparvero nuovi fossili riconducibili alla specie scoperta, e già dopo poco tempo Bernard Wood e Charles Loring Brace per primi proposero di denominarla Australopithecus Habilis, poiché la sua struttura scheletrica era molto simile a quella delle scimmie conosciute: braccia lunghe opposte a gambe corte, dita prensili dei piedi e perfino il cranio certamente non umano, in confutazione con l’analisi dei coniugi Leakey.

Tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta gli studî si intensificarono e smentirono in pieno l’opinione di Louis Leakey: Tim White portò alla luce uno scheletro e potè dedurre che la “Scimmia abile” si arrampicava facilmente sugli alberi; Holly Smith esaminò con particolare attenzione i denti, da lei ritenuti scimmieschi; Fred Spoor, Frans Zonneveld e il suddetto Wood si soffermarono invece sulla struttura interna dell’orecchio, affatto lontana da quella dell’Homo erectus.

Tutti questi scienziati concordarono sul fatto che l’habilis sotto ogni aspetto rientrasse fra le classi scimmiesche.

 

Si noti che, per ironia della sorte, fu proprio un collaboratore del figlio di Louis Leakey, Richard, anch’egli evoluzionista[2], colui che trovò nel 1984 il “Ragazzo di Turkana”, scheletro di un Homo erectus morto dodicenne 1.6 milioni d’anni fa: questa scoperta fu un grave danno per l’ideologia darvinista, perciocché, come lo stesso Richard Leakey, spiegò, riscontrare differenze tra lo scheletro dell’Homo erectus di Turkana e un uomo moderno è praticamente impossibile.

 

In conclusione va ribadito un concetto semplice: l'”Uomo eretto” (Homo erectus) e l'”Uomo di Neanderthal” (Homo sapiens neanderthalensis) erano uomini che, sul piano fisico, non differivano da alcuni tipi o gruppi umani oggi esistenti. Se paragoniamo un pigmeo ad un uomo bianco di razza nordica, osserviamo subito che le differenze tra i due sono molto maggiori di quelle che riscontransi tra lo stesso nordico e un neandertaliano antico: anche oggi, pur appartenendo tutti gli uomini alla medesima specie e potendosi quindi incrociarsi liberamente un uomo e una donna di diversi colori, non si può negare che tra gli esseri umani vi siano differenze, in qualunque modo le si voglia denominare[3]. L'”Uomo eretto” e l'”Uomo di Neanderthal” erano  insomma persone come noi, uomini che mangiavano, camminavano e parlavano proprio come facciamo adesso. L’australopiteco di tutti i tipi, fra i quali va indiscutibilmente inserito anche il falso “Uomo abile” succitato, era una scimmia, non piú abile di uno scimpanzè, d’un orango o d’un gorilla: l'”Uomo abile” non è mai esistito, abile è ogni uomo.

 

Abdullah Nur as-Sardani

Ramadan 1434 – Luglio 2013


[1]Non tutti: per esempio il mio libro delle medie partiva con la storia umana antica. L’autore era Dario Tarozzi, Società ieri e oggi, Paravia, Torino, 1983.

[2]Richard Leakey, sulle orme del padre, pensò di aver trovato l'”anello mancante” nel cosiddetto Homo rudolfensis: altro scimmione, al quale colui volle attribuire, senza nessuna base scientifica, tratti umani nel vólto, dopo averlo presentato quale “la piú importante scoperta nella storia dell’antropologia”. Probabilmente codesta “Scimmia del fiume Rodolfo” non è altro che un esemplare di Australopithecus habilis. L’altra specie di cui Richard Leakey trovò un cranio è l’Homo ergaster: questi era un essere umano come noi, e infatti non si conoscono scimmie che progettino e costruiscano oggetti: non hanno sufficiente intelligenza per farlo. Probabilmente Homo ergaster era una varietà di Homo erectus.

[3]Voglio dire che la scelta dei nomi non deve nuocere alla sostanza della questione, sia che si usino parole quali “tipo” e “razza”, sia che le si rimpiazzi con sinonimi: quel ch’è notevole è lo sviluppo degli studî e delle conoscenze di antropologia fisica e biologia.

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