Spiare o lavorare contro musulmani è proibito

بسم الله الرحمان الرحيم

Alla nostra attenzione è giunta una volta di piú la notizia che i governi e gli stati della miscredenza insistono a ingaggiare musulmani al fine di spiare loro fratelli e compagni. Ovviamente essi daranno a ciò altri nomi, sí da giustificare che si spii, e offriranno premî generosi per tali attività. Se si guardasse l’azione di per sé stessa e la sua significazione nell’Islam, certamente si saprebbe che spiare, in qualunque modo avvenga, è ḥarām, ossia proibito. Vorremmo rammentare alle comunità musulmane e soprattutto alle moschee di render noto ai musulmani che non devono cadere vittime di quest’inganno, giacché intraprendere un cotanto grave atto rende colpevole l’autore.

 

Usare i servizî segreti contro musulmani, oppure lavorare e cooperare con qualsivoglia organizzazione simile, è vietato dalla Legge islamica.

 

Una delle calamità che i musulmani si trovano ad affrontare universalmente nei loro territorî oggigiorno è la dittatura miscredente che li governa, amministrando le loro risorse senza il loro consenso. Questi stati dominano per mezzo dell’oppressione e dell’aggressione, al contrario di quanto dovrebbe fare un buon governo islamico: piuttosto che dirigere gli affari della collettività pensano a sorvegliarla in modo aggressivo, e palesano animosità invece che cura per i problemi della gente. Sono diventati stati di polizia: allestiscono servizî segreti specificamente contro i musulmani per vigilare sulle loro azioni e sul loro sostentamento. A questi corpi dello Stato s’è dato potere assoluto di trattare i cittadini a proprio piacimento, finché obbediscano agli interessi dei loro capi. I servizî segreti usano molte armi contro i musulmani: li spiano, ne seguono le tracce, li puniscono e li torturano; assicurano persino che i posti negli uffici statali siano assegnati soltanto a chi sostiene i reggimenti tirannici. Di conseguenza gli uffici governativi sono composti esclusivamente di gente corrotta, fino al grado che i musulmani li detestano e maledicono nel modo in cui il Messaggero Muḥammad (pace e benedizioni su di lui) profetò:

I capi peggiori sono quelli che voi detestate e che vi detestano, quelli che voi maledite e che vi maledicono” (riferito da Abū Zinād al-Acrāj e riportato da Muslim).

 

Il compito dei servizî segreti è di sorvegliare, seguire e pedinare chiunque sia coinvolto nelle spiate: tutto ciò è ḥarām. L’Islam proibisce a un musulmano di spiare altri musulmani o le minoranze religiose protette, sia quando voglia ottenere vantaggi personali sia per altre ragioni.

Come Allah (gloria a Lui l’Altissimo) dice nel Corano: “O voi che avete avuto fede, evitate troppi sospetti, poiché i sospetti in parte sono peccato. Non vi spiate l’un l’altro né sparlate l’uno dell’altro” (al-Ḥujurāt: XLIX, 12). In questo versetto Allah (gloria a Lui l’Altissimo) proibisce ai musulmani di spiare e persino di sospettare di altri musulmani. E questo divieto è generale, includendo ogni tipo di spiata a danno di musulmani.

Buḫārī e Muslim, sotto l’autorità di Abū Hurayra, tramandano che il Messaggero Muḥammad (pace e benedizioni su di lui) disse: “Guardatevi dal sospetto, poiché il sospetto è il peggiore dei racconti falsi. Non lodate gli errori altrui, non ispiatevi l’un l’altro, non danneggiatevi reciprocamente, non siate gelosi delle altre persone, non odiatevi e non cessate di parlarvi tra voi. O adoratori di Allah, siate fratelli“. Il precedente versetto e questo detto sono chiara prova che spiare in qualsivoglia maniera è vietato.

Inoltre è tramandato da Muslim, sotto l’autorità di Abū Hurayra, e da Aḥmad, sotto l’autorità di Abū Barza al-Aslamī, che il Messaggero Muḥammad (pace e benedizioni su di lui) disse: “O voi che avete avuto fede con le vostre lingue, ma la cui fede non s’è fissata nei cuori, non isparlate di musulmani, non cercate di conoscere le loro cose intime: chiunque agirà così, da Allah sarà punito per tutti i suoi errori e saranno pubblicate le sue faccende persino se rimane in casa sua“.

 

L’Islam ha dunque spiegato che spiare la gente e lavorare per chi spia la gente sono azioni entrambe proibite. È tramandato da Abū Dāwud e Aḥmad, sotto l’autorità di al-Miswar bin Maḫrama che il Messaggero Muḥammad (pace e benedizioni su di lui) disse: “Chiunque mangi e guadagni dal diffondere qualsisia segreto di un musulmano, Allah gli porrà fuoco in bocca all’Inferno, e chiunque si vesta e guadagni dal diffondere qualsisia segreto di un musulmano, Allah lo vestirà di un abito infocato all’Inferno“.

L’Islam per giunta ha proibito di spiare e guardare dentro le case della gente, e la spia trasgredisce l’inviolabilità delle case mentre guarda dentro di esse senza il permesso di chi ci vive. È tramandato da Muslim, sotto l’autorità di Abū Hurayra, che il Messaggero Muḥammad (pace e benedizioni su di lui) disse: “Se qualcuno guarda in casa tua senza il tuo permesso e tu gli tiri una pietra tanto da accecarlo, sul tuo collo non ricade il peso di nessun peccato né del guidrigildo[1]“.

Inoltre è tramandato da Buḫārī e Muslim, sotto l’autorità di Sahl bin Sacīd, che un uomo stava guardando nella stanza del Profeta da un buco, e il Profeta (pace e benedizioni su di lui) teneva una freccia corta e aguzza con la quale si stava grattando la testa. Egli disse a quell’uomo: “Se io avessi saputo che tu mi stavi spiando, t’avrei ferito nell’occhio attraverso il buco. Invero la richiesta del permesso per entrare nelle case della gente è stata legiferata al fine di guardare dentro di esse“.

 

L’Islam, nello stesso modo in cui proibisce ai musulmani di spiare musulmani, proibisce anche ai musulmani di spiare cittadini non musulmani dello Stato islamico (uno Stato che adesso non esiste), giacché coloro sono cittadini che hanno gli stessi diritti e doveri dei musulmani per quanto riguarda religione, benessere e sicurezza. È tramandato che il Messaggero Muḥammad (pace e benedizioni su di lui) disse: “Chiunque nuoccia ad un ḏimmī[2] nuoce a me“.

Ed è tramandato da Abū Dāwud che il Messaggero Muḥammad (pace e benedizioni su di lui) disse: “Contro chiunque opprima una persona che ha un patto con lo Stato, oppure indichi per costui una colpa oltre i limiti, io starò ritto nel Giorno del Giudizio“.

Di conseguenza, per l’Islam lavorare insieme con tali agenzie che spiano è uno dei maggiori peccati. Quando queste diventano il pugno di ferro con il quale i tiranni governanti colpiscono il popolo, si applica il principio islamico del “checché conduca al peccato è peccato esso stesso“.

 

In conclusione, è vietato e costituisce peccato per un musulmano spiare un cittadino musulmano o non musulmano. D’altronde, nonostante il fatto che le āyāt e gli aḥādīṯ che proibiscono di spiare la gente (musulmani e non musulmani) siano generali e privi di restrizioni, c’è un’eccezione per il musulmano che spii un non musulmano qualificato come kāfir ḥarbī, ossia un miscredente che sia in guerra contro musulmani o che respinga, ovvero non detenga, trattati con lo Stato islamico. La prova di ciò è fornita da Buḫārī, il quale sotto l’autorità di cAlī bin Abī Ṭālib ha tramandato che il Messaggero Muḥammad (pace e benedizioni su di lui) inviò cabd Allāh bin Jaḥš e otto muhājirūn[3] in una zona chiamata Naḫla, situata tra Makka e aṭ-Ṭā’if, al fine di spiare per lui membri della tribú Qurayš, nemici in quel tempo. Infine, a un musulmano è proibito spiare musulmani o non musulmani sia per curiosità individuale sia per lavoro, ed è vietato lavorare in servizî segreti come CIA, FBI, NSA, Homeland Security, ISI, MI5, MI6 e in qualsivoglia paese del mondo. Il musulmano che lavora quale spia di musulmani è indegno di fiducia e i musulmani dovrebbero evitarlo, smascherarlo e non collaborare con lui, sennò sarebbero colpevoli come lui: Allah (gloria a Lui l’Altissimo) dice “… Aiutatevi l’un l’altro in pietà e timor di Dio e non aiutatevi in peccato e trasgressione …” (al-Mā’ida: V, 2).

Noi dobbiamo invitare la gente all’Islam, comandare il bene, proibire il male e lavorare per istabilire l’Islam nella sua totalità, non soltanto per adempiere i nostri obblighi: l’unico modo per essere liberi dalla colonizzazione e dall’imperialismo presente passa attraverso una lotta intellettuale e politica.

 

  • È proibito lavorare con i governi e le autorità miscredenti per raccogliere informazioni e spiare fratelli musulmani.
  • È proibito lavorare come traduttori per i governi miscredenti.

 

Dal sito in lingua inglese

 

http://islamicthinkers.com/welcome/?p=520

 

*****

 

Pur non avendo saputo quando sia stato scritto quest’articolo, ho deciso di tradurlo poiché le questioni trattate hanno valore universale.

Vorrei aggiungere alcune considerazioni sul comportamento da consigliare a quei fratelli immigrati nello Stato italiano che non conoscono bene le norme vigenti.

Se in una moschea s’infilasse un delinquente, che commettesse reati e potesse mettere in pericolo la vita dei musulmani e dei non musulmani di quel luogo, i musulmani dovrebbero denunziarlo poiché alle forze dell’ordine e alla magistratura spetta il compito di far osservare le leggi: leggi che non corrispondono alla Šarīca, cosí che l’obbedienza alla Legge islamica, primo dovere dei musulmani, in uno Stato qual è quello italiano rappresenta una scelta individuale; nello stesso modo, un musulmano quando sia fermato dalla polizia e gli sia detto di mostrare i documenti, deve fare ciò che gli si chiede senza discutere e senza esitare.

Allorché invece le forze dell’ordine vogliano entrare in una casa, in una moschea o nella sede di un’associazione islamica, giacché anch’esse devono rispettare la legge, e anzi sono le prime a doversi comportare in tal modo in quanto pubblici ufficiali, hanno l’obbligo di esibire il mandato dell’autorità giudiziaria; se non lo hanno non possono entrare, e i musulmani non devono farli entrare. Qui sta il problema: molti immigrati non sanno quali siano i loro diritti, e, anche perché sono abituati ai metodi dispotici dei paesi di provenienza di alcuni di loro, pensano di essere costretti a obbedire sempre; oltre a ciò, certuni provano una certa soddisfazione nel compiacere l’autorità, pure per il fatto che hanno l’idea di ricavarne vantaggio.

Un’altra cosa che i musulmani devono ricordarsi è la possibilità di scegliere un avvocato, o almeno l’opportunità di conoscerne uno per essere pronti a rivolgerglisi: è un modo di difendersi meglio; se infatti le forze dell’ordine vogliono avere informazioni, i musulmani non sono tenuti a darne, e anzi fanno bene a stare zitti: in tal caso dicano che “Devo sentire prima il mio avvocato“. In tali circostanze è bene inoltre essere sicuri di sé, ma sempre cortesi ed educati, per non indisporre l’interlocutore.

A proposito poi dell’ultima affermazione relativa alla proibizione del lavoro d’interprete, di cui parla il testo tradotto, bisogna precisare che, in paesi in cui i musulmani sono una minoranza, come gli stati dell’Unione Europea, tradurre qualsivoglia intercettazione telefonica è assolutamente proibito per le ragioni sopra esposte, mentre non è vietato svolgere un lavoro pubblico d’interprete, come nei tribunali. In queste occasioni, però, è necessario che il musulmano possieda coraggio e determinazione tali che gli consentano di farsi rispettare, giacché altrimenti, in certe circostanze, potrebbe facilmente subire pressioni di magistratura e forze dell’ordine.

 

Abdullah Nur as-Sardani

 

Šacbān 1434 – Giugno 2013

 

Inshaa Allah potete scaricare la versione pdf cliccando sul link sottostante:

Spiare è proibito


[1]Risarcimento o penale da pagare per un fatto di sangue.

[2]Membro di una minoranza religiosa protetta.

[3]Emigrati da Makka a Madīna per seguire il Profeta (pace e benedizioni su di lui).

As-salamu 'alaykum waRahmatullahi waBarakatuHu. Benvenuto/a su questo blog. I commenti costruttivi saranno visibili appena il gestore del blog li avra' approvati inshaa Allah.

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