Lo spirito (rûh) e l’anima (nafs)

بسم الله الرحمن الرحيم

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Lo spirito (h) e l’anima (nafs)

Le opinioni divergono riguardo al sapere se l’anima e lo spirito siano due entità distinte, o se siano una sola e stessa realtà. La maggioranza [dei sapienti] sostiene che si tratti di due sinonimi per descrivere una stessa realtà, altri affermano che siano due nozioni differenti. In realtà, il termine nafs in arabo designa diverse cose, a seconda del contesto:

– In certi casi, questa parola designa effettivamente l’anima, come nella definizione di al-Jawharî che disse: “L’anima, è lo spirito (an-nafs huwa-r-rûh)”.

– Talvolta questo termine nafs designa il sangue, come nella parola profetica: “Se una bestia che non abbia sangue muore nell’acqua, non la rende impura”.

– In certi versi della poesia araba, designa il corpo nel suo insieme.

– Infine, nel Corano, questa parola esprime la persona, l’essere nella sua integrità, come in questo versetto:

يَوْمَ تَأْتِي كُلُّ نَفْسٍ تُجَادِلُ عَن نَّفْسِهَا وَتُوَفَّىٰ كُلُّ نَفْسٍ مَّا عَمِلَتْ

Il Giorno in cui ogni anima verrà a difendere se stessa, in cui ogni anima sarà compensata per quello che avrà operato (Corano XVI. An-Nahl, 111)

– O talvolta l’anima esclusivamente:

يَا أَيَّتُهَا النَّفْسُ الْمُطْمَئِنَّةُ

ارْجِعِي إِلَىٰ رَبِّكِ رَاضِيَةً مَّرْضِيَّةً

O anima ormai acquietata, ritorna al tuo Signore soddisfatta e accetta (Corano LXXXIX. Al-Fajr, 27-28)

وَالْمَلَائِكَةُ بَاسِطُو أَيْدِيهِمْ أَخْرِجُوا أَنفُسَكُمُ

Quando gli angeli stenderanno le mani su di loro [e diranno]: “Rigettate le vostre anime!” (Corano VI. Al-An’âm, 93)

In quanto al termine “h”, esso non può mai designare il corpo, né il corpo abitato dall’anima, ma esclusivamente l’anima. Nel Corano, può deisgnare la rivelazione stessa:

وَكَذَ‌ٰلِكَ أَوْحَيْنَا إِلَيْكَ رُوحًا مِّنْ أَمْرِنَا

Ed è così che ti abbiamo rivelato uno spirito (ar-rûh) [che procede] dal Nostro ordine (Corano XLII. Ash-Shûrâ, 52)

Così pure le rivelazioni in generale:

رَفِيعُ الدَّرَجَاتِ ذُو الْعَرْشِ يُلْقِي الرُّوحَ مِنْ أَمْرِهِ عَلَىٰ مَن يَشَاءُ مِنْ عِبَادِهِ

Egli è Colui Che eleva ai livelli più alti, il Padrone del Trono. Invia il Suo Spirito (h) emanante dal Suo ordine su chi vuole tra i Suoi servi (Corano XL. Ghâfir, 15)

يُنَزِّلُ الْمَلَائِكَةَ بِالرُّوحِ مِنْ أَمْرِهِ عَلَىٰ مَن يَشَاءُ مِنْ عِبَادِهِ أَنْ أَنذِرُوا أَنَّهُ لَا إِلَـٰهَ إِلَّا أَنَا فَاتَّقُونِ

Per ordine Suo scendono gli angeli con la Rivelazione (h), su chi Egli vuole tra i Suoi servi: “Ammonite [le genti] che non c’è altro dio all’infuori di Me. TemeteMi dunque” (Corano XVI. An-Nahl, 2)

La Rivelazione è chiamata “h” per esprimere tutta la potenza vitale che essa procura agli esseri. In effetti, l’esistenza non avrebbe alcun interesse se la Rivelazione non giungesse a risvegliare gli uomini.

Per quanto riguarda l’anima degli uomini (h), è nominata così poiché essa “anima” i corpi e dà loro la vita. La parola “vento” in arabo (h), che appartiene alla stessa famiglia semantica, evoca pure la vita, poiché permette l’impollinazione dei vegetali.

La sola differenza tra lo spirito (h) e l’anima (nafs) è una differenza a livello descrittivo, e non una differenza nell’essenza. Il sangue è stato talvolta chiamato “nafs”, poiché la perdita di sangue può comportare la morte, dunque la perdita dello spirito (h). Inoltre, il corpo ha bisogno del sangue per vivere, così come ha bisogno di un’anima.

L’anima differente dallo spirito?

Alcuni esperti della scienza relativa agli Ahâdîth e di giurisprudenza, così come certi sufi, hanno affermato che “spirito, h” e “anima, nafs” costituissero due realtà distinte.

Muqâtil ibn Sulaymân ha detto: “L’uomo racchiude un’anima, uno spirito e una potenza vitale. Quando si addormenta, la sua anima che gli permette di ragionare esce dal corpo senza separarsene totalmente. Si muove come un cavo, sempre collegato alla sua base. L’anima può allora vedere delle cose in sogno, mentre la vitalità e lo spirito restano presenti nel corpo, permettendogli di girarsi e di respirare. Se il corpo è scosso, l’anima rientra in un istante. Se Allah (subhânaHu waTa’âlâ) desidera far morire questa persona, trattiene la sua anima”.

Muqâtil ha detto d’altra parte: “Quando la persona dorme, la sua anima esce e si eleva, fino a raccogliere la visione (ru’ya). Torna poi nel corpo per informarne lo spirito”.

Abû ‘Abdullâh ibn Mundih ha detto: “Alcuni pensano che il nafs sia di natura terrestre, mentre il rûh sia luminoso e celestiale. Altri hanno detto il contrario, che l’anima (nafs) è di natura divina e lo spirito (h) di natura umana, e che la prova di questa vita consiste nel trovare l’equilibrio malgrado la contraddizione tra queste due nature”.

Degli esperti di racconti autentici (ahl al-athâr) affermano che anima e spirito sono diversi. Il nafs sarebbe l’espressione della personalità, delle cattive inclinazioni, delle passioni e dei desideri carnali; costituirebbe il peggior nemico degli esseri umani, poiché attratto in permanenza dalla vita terrestre e dai piaceri mondani. Lo spirito (h) al contrario sarebbe attratto dalle cose celesti e dalla vita eterna. Mentre il nafs è soggetto ai demoni, il h è guidato dagli angeli.

Altri si sono spinti oltre, affermando che il h è una particella di luce divina, e che se si purifica con le opere buone, ritornerà a questa luce.

Infine, alcuni si astengono da ogni commento a questo proposito, ritenendo che Allah (subhânaHu waTa’âlâ) ha dissimulato agli uomini la vera natura delle cose.

L’uomo ha molteplici anime?

Molte persone affermano che l’uomo è abitato da molteplici anime: un’anima acquietata, un’anima penitente e un’anima peccatrice. Ciascuno, poi, attribuisce ad una di queste tre anime un ruolo preponderante sulle altre. Costoro si basano sui diversi versetti del Corano che forniscono delle descrizioni particolari delle anime:

 

يَا أَيَّتُهَا النَّفْسُ الْمُطْمَئِنَّةُ

O anima ormai acquietata… (Corano LXXXIX. Al-Fajr, 27-28)

وَلَا أُقْسِمُ بِالنَّفْسِ اللَّوَّامَةِ

No, lo giuro per l’anima in preda al rimorso (Corano LXXV. Al-Qiyâma, 2)

 إِنَّ النَّفْسَ لَأَمَّارَةٌ بِالسُّوءِ

In verità, l’anima è propensa al male (Corano XII. Yûsuf, 53)

In realtà, l’esame approfondito di questi versetti prova che si tratta qui di una sola anima, descritta attraverso differenti attributi. La prima è chiamata “acquietata” in relazione alla gioia che prova in conseguenza del suo amore e della sua adorazione di Allah (subhânaHu waTa’âlâ), poiché in verità l’amore esclusivo di Dio permette di raggiungere questo stato di beatitudine. Il devoto è allora cosciente della presenza di Dio in ogni momento, come se Egli fosse al suo fianco, e come se egli sentisse tramite Lui, vedesse tramite Lui… si può godere di questo stato soltanto moltiplicando le invocazioni (il ricordo di Allah, dhikr) e recitando la parola divina (il Corano):

الَّذِينَ آمَنُوا وَتَطْمَئِنُّ قُلُوبُهُم بِذِكْرِ اللَّهِ ۗ أَلَا بِذِكْرِ اللَّهِ تَطْمَئِنُّ الْقُلُوبُ

Coloro che credono, che rasserenano i loro cuori al Ricordo di Allah. In verità, i cuori si rasserenano al Ricordo di Allah (Corano XIII. Ar-Ra’d, 28)

 

1 – L’appagamento dell’anima

Vi è prima di tutto l’appagamento che deriva dalla fede. Il credente prende coscienza del Destino e accetta dunque gli avvenimenti, comprese le disgrazie che lo colgono, poiché sa che si tratta della volontà divina per metterlo alla prova, e si rende conto del fatto che gli sarebbe impossibile evitare tali sventure o resistervi. Si rassegna dunque, soddisfatto di questa realtà. Di conseguenza, non esulta per i favori che ottiene, né si allarma per i disastri:

مَا أَصَابَ مِن مُّصِيبَةٍ فِي الْأَرْضِ وَلَا فِي أَنفُسِكُمْ إِلَّا فِي كِتَابٍ مِّن قَبْلِ أَن نَّبْرَأَهَا ۚ إِنَّ ذَ‌ٰلِكَ عَلَى اللَّهِ يَسِيرٌ

لِّكَيْلَا تَأْسَوْا عَلَىٰ مَا فَاتَكُمْ وَلَا تَفْرَحُوا بِمَا آتَاكُمْ ۗوَاللَّهُ لَا يُحِبُّ كُلَّ مُخْتَالٍ فَخُورٍ

Non sopravviene sventura né alla terra né a voi stessi, che già non sia scritta in un Libro prima ancora che [Noi] la produciamo; in verità ciò è facile per Allah. E ciò affinché non abbiate a disperarvi per quello che vi sfugge e non esultiate per ciò che vi è stato concesso. Allah non ama i superbi vanagloriosi (Corano LVII. Al-Hadîd, 22-23)

Questo appagamento della fede proviene dunque da una conoscenza degli attributi divini e delle loro implicazioni nell’andamento del mondo. Si tratta perciò di un grado superiore alla conoscenza pura.

Poi, esiste l’appagamento dell’eccellenza della fede (ihsân) che corrisponde ad una devozione assoluta per Allah. Il credente non osa più, allora, manifestare alcuna volontà prima che sia evidente quella di Allah (subhânaHu waTa’âlâ), e si sforza di non soccombere alla seppur minima tentazione. Fugge le contrarietà dei peccati e delle deviazioni, per la dolcezza del pentimento sincero. L’anima, in realtà, non può gustare il vero appagamento senza pentirsi totalmente.

 

2 – L’appagamento e l’equilibrio degli organi

È una verità innegabile che conviene ricordare. Allah (subhânaHu waTa’âlâ) ha decretato per ciascun organo del corpo un equilibrio, un punto di perfezione. La persona non può provare l’appagamento senza che le sue membra e i suoi organi abbiano raggiunto questa perfezione. Per esempio, gli occhi non sono perfetti senza la vista, le orecchie senza l’udito… se tutti questi organi perdono la forza vitale che li anima, ciò comporta una mancanza, un difetto di cui patisce l’individuo.

Per quanto riguarda il cuore, Allah (subhânaHu waTa’âlâ) ha stabilito il suo stato di perfezione, il suo equilibrio attraverso la conoscenza e l’amore di Allah, così come il pentimento e la consapevolezza della Sua Presenza. Se il cuore non prova tutte queste disposizioni spirituali, soffre di disturbi della personalità e di contrarietà, come l’occhio che abbia perduto le sue facoltà.

3 – I fattori dell’appagamento dell’anima

Quando l’anima si sbarazza del dubbio e dell’ignoranza per rivestirsi della fede e della conoscenza, quando si sbarazza del tradimento per incamminarsi sulla via del pentimento, e nel momento in cui abbandona l’ostentazione per abbracciare la devozione autentica, sperimenta allora l’appagamento.

L’elemento fondamentale che permetterà all’anima di farne esperienza è il “risveglio dello spirito”, poiché chiunque si dimostri ignaro dell’incontro col suo Signore (subhânaHu waTa’âlâ) e non prepari nulla per la sua partenza per l’altro mondo, questi è in uno stato peggiore del sonno.

La persona che ragioni conosce precisamente la promessa di Dio (subhânaHu waTa’âlâ) e le Sue minacce, così come conosce le Sue leggi e i Suoi divieti. Tuttavia, il sonno del cuore gli impedisce di rendersi conto della gravità di tutte queste cose. Questa lunga disattenzione la distoglie dalla verità e la fa affondare nei peccati e nelle tentazioni.

Se questa persona si riabbia ed ascolti le esortazioni che provengono dal suo cuore, un’idea luminosa l’attraversi, e prenda coscienza improvvisamente delle ragioni per cui fu creata, vedrà la limitatezza della vita terrestre e l’inutile dispendio di energia speso nel far fruttificare i beni di questo mondo. La sua anima allora esclamerà:

يَا حَسْرَتَا عَلَىٰ مَا فَرَّطتُ فِي جَنبِ اللَّهِ وَإِن كُنتُ لَمِنَ السَّاخِرِينَ

“Ahimè, quanto sono stata negligente nei confronti di Allah! Certo sono stato fra coloro che schernivano” (Corano XXXIX. Az-Zumar, 56)

Questo risveglio permetterà all’essere di rendersi conto dei benefìci di cui Allah (subhânaHu waTa’âlâ) l’ha ricoperto, dal momento della sua gestazione nel ventre materno fino alla piena maturità che gli permette di agire e di operare notte e giorno. Poi si renderà conto dell’impossibilità per lui di rispondere a questi benefìci, talmente sono grandi, e del fatto che solo il perdono e la misericordia di Dio gli permetteranno di ottenere la salvezza.

Questa coscienza della finitezza della vita e del suo carattere effimero lo condurrà dunque naturalmente a sforzarsi di compiere le buone azioni e a riformare il suo comportamento, a pentirsi e ad intraprendere una rimessa in questione della sua persona. Ecco i primi passi di un’anima acquietata.

4 – L’anima in preda al rimorso

L’anima in preda al rimorso è quella per cui Allah (subhânaHu waTa’âlâ) giura nel versetto:

وَلَا أُقْسِمُ بِالنَّفْسِ اللَّوَّامَةِ

No, lo giuro per l’anima in preda al rimorso (Corano LXXV. Al-Qiyâma, 2)

Alcuni interpretano questo versetto come descrivente lo stato delle anime instabili ed esitanti, basandosi su una delle definizioni del termine coranico “lawwâma”. Ecco uno dei segni di Allah, che ha creato quest’anima mutevole e incostante, che vede i suoi umori alternarsi ad ogni istante. Eccola un tempo ricordarsi di Dio e un tempo dimenticarLo, un momento essere in collera e più tardi placarsi…

Alcuni ritengono che questo versetto descriva le anime credenti, che sono sempre in preda al rimorso, rimettendo in questione le loro azioni. Hasan al-Basrî diceva in effetti che il credente è sempre pronto a dubitare delle sue azioni e del loro valore. Altri, al contrario, hanno affermato che si trattasse dell’anima credente ma peccatrice, che rimpiange le sue iniquità e rimprovera sé stessa.

Un’altra interpretazione del versetto attribuisce questa descrizione a tutte le anime, buone o cattive. Le anime credenti, è vero, rimpiangono le loro iniquità, ma pure le anime depravate rimpiangono in questa vita di non aver potuto soddisfare tutti i loro desideri. Infine, un’ultima interpretazione situa il rimprovero delle anime nel Giorno del Giudizio, quando le anime criminali rimpiangeranno le loro ignominie e le anime pie rimpiangeranno di non aver agito abbastanza bene.

Tutte queste interpretazioni hanno una parte di vero, e non sono assolutamente in contraddizione le une con le altre, poiché tutti questi significati sono compresi nel termine coranico “lawwâma”. Ma in senso più lato, le anime più nobili sono quelle che faranno autocritica nonostante la loro fedeltà ai comandamenti divini e che sopporteranno i rimproveri degli ingiusti senza prenderli in considerazione. Tale è l’anima che non dovrà subire i rimproveri del Signore.

5 – L’anima propensa al male

Quest’ultima categoria di anima è soggetta all’obbrobrio, poiché incita a commettere il male. In realtà, si tratta di una delle inclinazioni naturali dell’uomo, di cui i credenti non possono sbarazzarsi che con l’aiuto di Allah (subhânaHu waTa’âlâ) e la Sua mansuetudine:

وَمَا أُبَرِّئُ نَفْسِي ۚ إِنَّ النَّفْسَ لَأَمَّارَةٌ بِالسُّوءِ إِلَّا مَا رَحِمَ رَبِّي ۚ إِنَّ رَبِّي غَفُورٌ رَّحِيمٌ

Non voglio assolvere me stesso! In verità, l’anima è propensa al male, a meno che il mio Signore per la misericordia [non la preservi dal peccato]. In verità, il mio Signore è perdonatore, misericordioso (Corano XII. Yûsuf, 53)

يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا لَا تَتَّبِعُوا خُطُوَاتِ الشَّيْطَانِ ۚوَمَن يَتَّبِعْ خُطُوَاتِ الشَّيْطَانِ فَإِنَّهُ يَأْمُرُ بِالْفَحْشَاءِ وَالْمُنكَرِ ۚ وَلَوْلَا فَضْلُ اللَّهِ عَلَيْكُمْ وَرَحْمَتُهُ مَا زَكَىٰ مِنكُم مِّنْ أَحَدٍ أَبَدًا

O voi che credete, non seguite le tracce di Satana. A chi segue le tracce di Satana egli comanda scandalo e disonore. Se non fosse per la grazia di Allah nei vostri confronti e la Sua misericordia, nessuno di voi sarebbe mai puro (Corano XXIV. An-Nûr, 21)

Ed è così che Allah (subhânaHu waTa’âlâ) Si rivolge all’essere più puro della Sua creazione:

وَلَوْلَا أَن ثَبَّتْنَاكَ لَقَدْ كِدتَّ تَرْكَنُ إِلَيْهِمْ شَيْئًا قَلِيلًا

E se non ti avessimo rafforzato, avresti inclinato un po’ verso di loro (Corano XVII. Al-Isrâ’, 74)

Poi Allah (subhânaHu waTacâlâ) insegnò pure al Suo Profeta (sallAllahu calayhi waSallam) in occasione del sermone del pellegrinaggio: “La lode appartiene ad Allah, noi Lo lodiamo e Gli chiediamo soccorso; Lo supplichiamo di perdonarci e cerchiamo presso di Lui rifugio contro il male delle nostre anime e contro le iniquità del nostro corpo. Poiché colui che Allah guidi, nessuno potrà sviarlo. E colui che Allah svii, nessuno potrà [mai] guidarlo” [At-Tirmidhî, 1105].

Ne deduciamo che l’ego contiene tutto questo potenziale di male nell’essere umano, che lo spinge a commettere delle iniquità. Supplichiamo dunque Allah (subhânaHu waTa’âlâ) di risparmiarci dalle cattive inclinazioni della nostra anima.

Allah l’Altissimo, così, mette alla prova l’uomo, riunendo in lui diverse inclinazioni, che però non sono altro che i molteplici aspetti di una sola anima. Talvolta l’anima è peccatrice, talvolta è pronta a pentirsi, e talvolta eccola acquietata. Questo stato di quiete è il suo più alto grado di perfezione. Allah (subhânaHu waTa’âlâ) sostiene l’anima acquietata con numerosi mezzi, in particolare attraverso un angelo che diviene il suo compagno di vita (qarîn). Quest’angelo ispira all’anima delle esortazioni, gli rende manifesta tutta l’abiezione dei suoi peccati e la incita a compiere ancora più buone azioni. La sostiene altresì attraverso tutte le parole del Corano e le invocazioni che questa conosce. Man mano che quest’anima acquietata si rafforza, può combattere con più facilità le sue cattive inclinazioni e la sua natura maligna.

L’anima peccatrice, al contrario, non ha che Satana per compagno. Egli incita quest’anima al male, alle iniquità, a distogliersi dalla verità per sprofondare nelle speranze illusorie di questa vita. E quando l’individuo dà libero sfogo alle sue inclinazioni maligne, queste ultime investono la sua anima e il suo cuore, invadendo i suoi bastioni, così come un nemico sul territorio conquistato. Satana assume allora il controllo della sua anima e la dirige a suo piacimento.

Insomma, l’angelo è il compagno dell’anima integra e Satana il compagno dell’anima infame. È riportato che il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Satana controlla un lato dell’umanità e un angelo ne controlla un’altra. Il gruppo di Satana si compiace del male e rinnega il messaggio rivelato, mentre il gruppo dell’angelo compie il bene e aderisce alla rivelazione. Colui che si trovi nella seconda categoria, che ringrazi Allah (subhânaHu waTa’âlâ), poiché è affiliato ai Suoi alleati, e colui che si trovi nella prima categoria, che chieda soccorso ad Allah contro Satana il lapidato”. Poi il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) recitò il versetto:

الشَّيْطَانُ يَعِدُكُمُ الْفَقْرَ وَيَأْمُرُكُم بِالْفَحْشَاءِ

Satana vi minaccia di povertà e vi ordina l’immoralità… (Corano II. Al-Baqara, 268)

[At-Tirmidhî, 2988]

Tratto da:

 “L’anima dopo la morte (ar-Rûh ba’da-l-mawt)”

Dell’ Imâm Ibn Qayyim al-Jawziyya (rahimahullâh)

 

Inshaa Allah potete scaricare il pdf di questo testo, cliccando sul link sottostante:

Lo spirito e l’anima – ibn Qayyim

 

As-salamu 'alaykum waRahmatullahi waBarakatuHu. Benvenuto/a su questo blog. I commenti costruttivi saranno visibili appena il gestore del blog li avra' approvati inshaa Allah.

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