Le Basi del Tawhîd – Dr. Abu Ameenah Bilal Philips


بسم الله الرحمن الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, Colui che dona misericordia

È noto a tutti che il Tawhîd costituisce il fondamento dell’Islâm e che il suo significato è espresso senza equivoco nella formula “Lâ ilâha illâ Allâh” (non vi è divinità all’infuori di Allah), la quale attesta che non vi è che un vero Dio, che Lui soltanto è degno di essere adorato. Questa formula, in apparenza semplice, traccia una linea di confine chiara tra l’Îmân (vera fede in Dio) e il Kufr (miscredenza), secondo i princìpi dell’Islâm. È a causa di questo princìpio del Tawhîd che la fede islamica in Dio è considerata come unitaria, e che l’Islâm, così come il Giudaismo e il Cristianesimo, è considerato come facente parte delle religioni monoteiste nel mondo. Tuttavia, secondo il princìpio islamico dell’unicità di Dio (Tawhîd), il Cristianesimo è classificato come politeismo e il Giudaismo come una forma sottile d’idolatria.

Così, il princìpio del Tawhîd è abbastanza profondo e deve essere oggetto di maggiori chiarimenti da parte degli stessi musulmani. Questo punto è illustrato in modo eclatante dal fatto che alcuni musulmani come Ibn ‘Arabi[1] compresero che il Tawhîd volesse dire che Allah è tutto e che tutto è Allah, e che non vi fosse che una sola realtà: Allah. Tuttavia, queste dottrine sono classificate dalla maggioranza dei musulmani come panteiste, e – di conseguenza – come Kufr. Altri musulmani, come i Mu’taziliti[2], pensarono che il Tawhîd consistesse nel privare Allah di tutti i Suoi attributi, affermando che Egli è presente dovunque e in ogni cosa. Però, queste idee sono state anch’esse rigettate dall’Islâm “ortodosso” e sono considerate eretiche. In effetti, il Tawhîd costituisce il punto di divergenza essenziale che ha portato la maggior parte delle sette eretiche a distaccarsi dal corpo dell’Islâm, dall’epoca del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) fino ai giorni nostri.

Tutti coloro che hanno lavorato alla distruzione dell’Islâm e allo sviamento di coloro che lo praticano hanno prima di tutto tentato di neutralizzare il princìpio del Tawhîd, poiché esso rappresenta l’essenza stessa del messaggio divino dell’Islâm, che è stato proposto da tutti i profeti. Essi hanno introdotto a proposito di Allah dei concetti del tutto estranei all’Islâm; dei concetti concepiti per sviare gli individui dal culto unico di Allah. Una volta che la gente accetti queste filosofie pagane a proposito di Dio, le persone divengono più facilmente permeabili ad una moltitudine di idee devianti che conducono coloro che ne siano persuasi, a più o meno lungo termine, a votare un culto a delle creature qualsiasi, con la pretesa di un’adorazione veridica di Dio.

Il Profeta stesso (pace e benedizioni di Allah su di lui) mise vivamente in guardia i musulmani contro tali deviazioni, di cui erano state vittime le nazioni precedenti. Li incoraggiò a seguire fedelmente la vita che aveva egli stesso tracciato. Un giorno, mentre era seduto coi suoi Compagni, tracciò una linea dritta al suolo, poi una serie di linee parallele, divergenti sui due lati, a partire dalla linea centrale. Quando i suoi Compagni gli chiesero che cosa rappresentassero, egli indicò loro le linee biforcanti a destra e a sinistra, dicendo loro che esse rappresentavano i varii sentieri conducenti alla deviazione in questa vita, poi continuò dicendo che ad ogni incrocio un diavolo invitava la gente a percorrere quel sentiero. Dopo, mostrò la linea centrale e disse loro che essa rappresentava il cammino di Allah. Quando i suoi Compagni gli domandarono maggiori chiarimenti, disse loro che si trattava del suo cammino, e recitò:

وَأَنَّ هَـٰذَا صِرَاطِي مُسْتَقِيمًا فَاتَّبِعُوهُ ۖ وَلَا تَتَّبِعُوا السُّبُلَ فَتَفَرَّقَ بِكُمْ عَن سَبِيلِهِ ۚ

In verità, questa è la Mia retta via: seguitela e non seguite i sentieri che vi allontanerebbero dalla Sua Via (Corano VI. Al-An’âm, 153)[3]

Perciò, comprendere il Tawhîd nella stessa maniera del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) e dei suoi Compagni riveste un’importanza capitale. Altrimenti, ci si può facilmente ritrovare su una sentiero di sviamento, pur sostenendo di appicare il Tawhîd, e ciò, anche se si compia la preghiera, si paghi la Zakât (elemosina legale), si pratichi il digiuno e si compia l’Hajj (pellegrinaggio). Allah, il più Saggio, fa riferimento a questo fenomeno quando dice, nel Corano:

وَمَا يُؤْمِنُ أَكْثَرُهُم بِاللَّهِ إِلَّا وَهُم مُّشْرِكُونَ

La maggior parte di loro non crede in Allah, se non attribuendoGli associati (Corano XII. Yûsuf, 106)

Tuttavia, il numero di libri scritti in lingua inglese a proposito della Salât (orazione formale), della Zakât, del Sawm (digiuno) e dell’Hajj, o a proposito dei sistemi economico e politico nell’Islâm, supera di parecchio il numero di scritti e opuscoli trattanti il Tawhîd. Ciò può condurre il lettore o la lettrice occidentali a pensare che il Tawhîd sia un tema secondario nell’Islâm. Questa prima impressione si trova d’altra parte rafforzata quando si leggano dei libri più dettagliati sull’Islâm, e nei quali il Tawhîd è spesso spiegato con trascuratezza in una mezza paginetta, mentre il resto del libro tratta nei dettagli gli altri pilastri dell’Islâm. Tuttavia, il Tawhîd costituisce il fondamento stesso dell’Islâm su cui si appoggiano tutti gli altri pilastri e princìpi. Se il nostro Tawhîd non è conforme a ciò che dovrebbe essere, il resto del nostro Islâm non è che una serie di rituali pagani. Di conseguenza, l’argomento del Tawhîd dovrebbe ispirare molto di più gli autori e i traduttori, allo scopo di colmare il vuoto esistente e di correggere le idee spesso errate che ne derivano, sia tra i musulmani che tra i non musulmani.

La presente opera rappresenta un umile tentativo di dotare i lettori anglofoni di un’analisi di base dei principali dominii della scienza islamica del Tawhîd. Benché il libro sia basato sull’approccio utilizzato nei testi arabi classici trattanti della scienza del Tawhîd, quali Al-‘Aqîdah At-Tahawiyyah[4], ho deliberatamente evitato di abbordare le questioni di ordine teologico che si trovano nei lavori classici, poiché esse sono poco pertinenti per i lettori anglofoni moderni.

Ho riunito la maggior parte del contenuto di questo libro a partire dal corso di Tawhîd che ho preparato e impartito alla Manarat ar-Riyâdh English Medium Islamic School, agli allievi del liceo, da cui l’utilizzazione, espressamente, di un linguaggio semplice. Molti di questi corsi, così come i corsi di Fiqh (legge islamica), di Hadîth (tradizioni del Profeta, pace e benedizioni di Allah su di lui) e di Tafsîr (esegesi) sono circolati tra le comunità musulmane degli Stati Uniti e delle Antille. È l’eco favorevole ricevuta e la crescente domanda di tali pubblicazioni che mi hanno spinto a mettere a punto questo libro, correggendo i corsi di Tawhîd e aggiungendovi qualche argomento pertinente. Prego che Allah accetti il mio sforzo e che ne faccia beneficiare in modo efficace tutti i miei lettori, poiché è l’accettazione delle nostre azioni da parte di Allah che deve importarci prima di tutto, e il successo non può giungere che per Sua volontà.

Abû Ameenah Bilal Philips

Ramadan 1982

Riyadh, Arabia Saudita[5]

… Inshaa Allah potete scaricare la traduzione integrale del libro “Le Basi del Tawhîd” cliccando sul link sottostante:

Le Basi del Tawhîd – Bilal Philips


[1] Muhammad Ibn ‘Ali ibn ‘Arabi nacque in Spagna nel 1165 e morì a Damasco nel 1240. Sosteneva di possedere una luce interiore e la conoscenza del più grande Nome di Allah, e parlava di sé stesso come del sigillo della santità, che considerava uno statuto più elevato di quello di profeta. Nei secoli che seguirono la sua morte, i suoi adepti lo elevarono al rango di santo e gli conferirono il titolo di shaykh al-Akbar (il Maestro più grande), ma la maggior parte dei giuristi musulmani lo considerano un eretico. Le sue opere principali sono “Al-Futuhat al-Makkiyya” e “Fusûs al-Hikam” (H.A.R. Gibb e J.H. Kramers, Breve Enciclopedia dell’Islâm (Shorter Encyclopedia of Islam), Ithaca, New York: Cornell University Press, 1953, pag. 146-147).

[2] La Mu’tazila fu una scuola filosofica razionalista, fondata in epoca Omayyade (ossia all’inizio dell’XVIII sec. d.C.) da Wasil Ibn Ata e Amar Ibn ‘Ubayd. Essa dominò nello Stato Abbaside per più di cento anni, e continuò a influenzare il pensiero islamico fino al XII secolo (Shorter Encyclopedia of Islam, pag. 421-426).

[3] Per tutte le traduzioni dei significati del Sublime Corano, ove non diversamente specificato, ci rimettiamo alla traduzione di Hamza R. Piccardo, Al-Hikma ed., 2013.

[4] Ibn Abil’ez Al-Hanafi, Sharh Al-‘Aqîdah at-Tahawiyyah (Beyrut, al-Maktab al-Islâmî, 8a ed., 1984).

[5] A causa di un certo numero di fattori socio-economici, non mi fu possibile pubblicare quest’opera prima di quest’anno, 1989. Tuttavia, durante la preparazione del manoscritto in vista della pubblicazione, ho apportato altre modifiche e migliorìe, allo scopo di aumentare, se Allah vuole, il valore di quest’opera.

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