La squadra dei sogni


بسم الله الرحمان الرحيم

 Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, Colui che dona misericordia

Le nuvole coprivano l’orizzonte, quando il professor Smith guardò fuori dalla finestra. Grigio, tutto era grigio. Il cielo, il cortile della scuola, persino la classe in cui insegnava. Il professor Smith guardò l’orologio che ticchettava, appeso sopra la lavagna: “Cinque minuti prima dell’inizio della lezione”, pensò. “Cinque minuti prima di storia in 4B!”. Aveva dato loro un compito: scegliere la loro squadra del cuore, composta dalle undici persone migliori del mondo. Adesso, il professor Smith era curioso di conoscere le loro scelte.

Al suono della campana, ‘Abdullâh fu il primo ad entrare in classe. Vestito con un qamîs bianco e col topì nero in testa, ‘Abdullâh era una rarità in una scuola dominata dalle ultime firme della moda. Il professor Smith non smetteva di stupirsi, vedendo come ragazzini provenienti dai ceti sociali più poveri potessero permettersi i capi più costosi delle boutiques del centro. Era rimasto affascinato da ‘Abdullâh fin dal primo incontro. Il padre di ‘Abdullâh, il dottor Salîm, era medico all’ospedale cittadino, tuttavia adottava lo stesso stile di ‘Abdullâh. La signora Salîm era la preside della scuola islamica locale. Come si chiamava quell’abito lungo completo di velo che indossava sempre? Ah sì, l’hijâb. Il professor Smith ricordava chiaramente l’ultimo colloquio col dottor Salîm, alla riunione di classe, quando gli aveva detto: “Abdullâh è il ragazzo più intelligente della scuola. Sono sicuro che avrà grande successo in una delle maggiori università, come Cambridge”. La risposta del dottor Salîm lo aveva lì per lì stupito, e fino ad oggi non aveva smesso di pensarci: “Apprezzo molto il suo giudizio, professor Smith, ma penso che ‘Abdullâh voglia intraprendere degli studi islamici. Non so se Cambridge faccia parte dei suoi progetti”.

L’improvviso rumore interruppe i pensieri del docente, quando il resto della classe irruppe nell’aula, con cinque minuti di ritardo. “Abû Bakr, John, ‘Umar, Zubayr, ‘AbdurRahmân, Sâ’d, Sa’îd, ‘Alî, ‘Uthmân, Talha, Abû ‘Ubayda…” il professor Smith fece velocemente l’appello, mentre i ragazzi si dirigevano ai loro posti. Essendo cresciuto ed avendo studiato in provincia, il professore non aveva mai sentito, e men che meno pronunciato, i nomi della maggior parte dei suoi alunni fino a poco tempo prima. Il solo nome che gli fosse familiare era John.

“Bene, ragazzi. Quanti di voi hanno fatto i compiti?”. Un’intensa attività ebbe luogo tra i banchi, mentre gli alunni tiravano fuori i libri dalle loro cartelle. “Quello che vi chiedo ora è di presentare davanti a tutta la classe un breve riassunto della vostra squadra del cuore, nominando la persona che ritenete migliore, tra gli undici individui che avete scelto, per il ruolo di capitano. Chi vuole cominciare?”.

‘Umar alzò la mano: “Io, prof!” disse. Il professor Smith osservò ‘Umar, mentre si alzava in piedi e si rivolgeva alla classe. ‘Umar dimostrava molto più della sua età. Campione di kick boxing e grande sportivo, ‘Umar incuteva rispetto a tutti. Quando cominciò a parlare, il resto della classe gli fece cerchio intorno per ascoltarlo. Il professor Smith si sedette in cattedra.

“Ho scelto la boxe come criterio per i miei Magnifici Undici. La ragione per cui l’ho fatto è che a mio parere i pugili professionisti hanno delle qualità che bisognerebbe ammirare. Sono pure adorati da tante persone e, in un certo senso, sono pure abbastanza belli”.

Risatine trattenute riempirono la classe al suo ultimo commento, ma ‘Umar proseguì imperturbato. “Il mio pugile numero uno è Muhammad ‘Ali, perché… Beh, per farla semplice, è il migliore!”. Urla sguaiate di “’Ali! ‘Ali!” scoppiarono nell’aula. Il professor Smith si alzò dalla sedia: “Va bene, va bene, state buoni! Buon lavoro, ‘Umar, hai fatto davvero un bello sforzo. Adesso…” ma il professor Smith fu zittito a metà frase da un rumore proveniente dal fondo della classe.

La catena d’oro attirava l’attenzione più della testa intorno cui si trovava. Il professor Smith ormai era avvezzo alla scena. Solo una volta iniziata la lezione, sarebbe stato come d’abitudine disturbato da un’ombra furtiva, introdottasi in aula attraverso la porta-finestra laterale. L’insegnante si mise bello diritto, dicendo: “Che bravo sei stato a raggiungerci, Muhammad! Hai fatto il compito?”.

“Sì, l’ho fatto!”, fu la risposta. Il sorriso radioso che seguì l’affermazione era malizioso. “Vorresti condividerlo con noi tutti, allora?”, disse l’insegnante, preparandosi alla risposta. “Sa cosa, prof? Ho pensato a una squadra, ma siccome era la squadra del sogno, l’ho pensata dormendo. Ed ora l’ho dimenticata”. La classe scoppiò a ridere, ad eccezione di ‘Abdullâh che, seduto accanto a Muhammad, guardava tristemente a terra. “Bene, bene, molto divertente”, disse il professor Smith. “Chi è il prossimo volontario?”.

Durante la mezz’ora seguente, gli alunni del professor Smith furono gratificati dalle maggiori figure della storia: Albert Einstein, Leonardo da Vinci, il Mahatma Gandhi, Winston Churchill, Pelé, Michelangelo, Sigmund Freud, Martin Luther King, Malcolm X… L’insegnante era davvero compiaciuto per gli sforzi dei suoi alunni. ‘Abdullâh fu l’ultimo a venire davanti alla cattedra. Conoscendo l’intelligenza del suo studente modello, il professor Smith era smanioso di ascoltare la lista dei “giocatori” compilata da ‘Abdullâh.

“Prima di cominciare a parlare della squadra che ho radunato, vorrei soltanto dirvi vome mai l’ho scelta. Posso, professore?”. L’insegnante annuì, facendo segno ad ‘Abdullâh di continuare. “Ogni qualvolta consideriamo qualcuno ‘grande’, in generale basiamo il nostro giudizio su uno dei seguenti tre fattori: la bellezza, il successo, e il beneficio che un tale individuo ha offerto alla società. Sono sicuro che ognuno di noi prenda in considerazione uno o più di questi fattori, nella scelta della sua squadra”. La classe annuì in risposta, persino Muhammad sembrava interessato.

“Così, ho cominciato a pensare alla mia squadra, basandomi su questi princìpi, ma ho quasi subito dovuto affrontare un problema. Quando ho cominciato a prendere in considerazione questi tre aspetti in dettaglio, mi sono accorto come fosse difficile trovare qualcuno che fosse il migliore in ciascuna delle tre categorie. Per esempio, qualcuno può essere tanto bello fisicamente, da far perdere i sensi, ed alcuni personaggi della nostra lista ricadono in questa categoria…”. La classe scoppiò di nuovo a ridere, al ricordo dell’entusiastica presentazione di ‘Ali della sua lista di attrici famose, pochi minuti prima. Persino il professor Smith non poté esimersi dal sorridere. “Ma la bellezza, in realtà, consiste in entrambi gli aspetti: la bellezza esteriore armonizzata con quella interiore, composta da buone maniere e da un carattere amabile. Allo stesso modo, ho dovuto affrontare qualche problema riguardo al successo e al benefìcio recato ad altri; così come alcuni si sono affermati solo in un campo specifico, il successo ottenuto da altri era solo attuabile oppure è stato riconosciuto soltanto in un periodo specifico. Mentre continuavo a pensare come risolvere questo dilemma, mi venne in mente: “Perché non pensare alle persone che conosco, e come mai le stimo tanto? Forse potrebbe essere d’aiuto”. E la prima persona cui ho pensato, era lei, professor Smith”.

‘Abdullâh improvvisamente si rivolse al professor Smith, che si alzò dalla cattedra, lievemente imbarazzato. “Spero che non si offenderà se lo dico, ma il suo nome è David, non è vero?”. L’insegnante annuì in risposta. ‘Abdullâh si rivolse al resto della classe, completamente coinvolta, e curiosa di sapere come avrebbe proseguito il loro compagno.

“Come molti di voi probabilmente sanno, David in arabo si dice Dâwûd, ed è il nome di uno dei più grandi e saggi Profeti di Dio, o – come diciamo noi Musulmani – Allâh. Probabilmente è per questo che il professore è così intelligente, poiché ha lo stesso nome di un così saggio Profeta”. ‘Abdullâh fissò il professor Smith e sorrise. Il resto della classe rise sguaiatamente. L’insegnante arrossì come un bambino.

“Così, pensando ai nomi, e a come essi influiscono e modellano le nostre vite, ho cominciato a pensare a voi, ragazzi. Ho riflettuto sul fatto che John in arabo è Yahyâ, il nome di un altro grande Profeta di Allâh. Poi, quando ho passato in rassegna i nomi del resto della classe, ho realizzato: wow! I miei compagni portano i nomi di uno straordinario gruppo di persone. Un gruppo talmente unico che la loro eredità è giunta fino ai nostri giorni, un team così famoso che le biblioteche del mondo intero sono piene di libri che descrivono i loro successi, e un gruppo così grande che gli uomini sono chiamati coi loro nomi da 1400 anni”.

La classe era completamente in silenzio, tutti gli sguardi rivolti attentamente ad ‘Abdullâh. In fondo alla classe, Muhammad si mise seduto composto sulla sedia. “Di chi sta parlando ‘Abdullâh?” pensò il professore.

“Posso continuare, professor Smith?” chiese ‘Abdullâh. “Sì, ‘Abdullâh, certamente, continua”, replicò il docente. “Il gruppo di cui sto parlando è quello dei Compagni. I Compagni furono la prima generazione di Musulmani, e sono sicuro che abbiate sentito parlare di loro. Ognuno di essi era unico e speciale in un particolare dominio, e tra loro troviamo modelli da imitare per tutti noi, uomini e donne, giovani e vecchi”. ‘Abdullâh continuò: “Ma tra questo gruppo di persone speciali, c’era un gruppo così unico da ricevere il premio più grande, così unico da andare al di là di ogni nostra immaginazione. Nessuno di voi sa di chi si tratti?”.

Nessuno proferì una parola, perfino il professore era senza fiato. “Su, ‘Abdullâh, diccelo…”, la voce seria ed interessata era quella di Muhammad. Il professor Smith era stupitissimo, non aveva mai visto Muhammad interessato alla sua lezione di storia, prima di allora. “Posso scrivere alla lavagna, per favore, professore?”, chiese ‘Abdullâh. “I pennarelli sono là di lato, ‘Abdullâh, fai pure”, replicò l’insegnante. ‘Abdullâh prese il pennarello e cominciò a scrivere sulla lavagna bianca, continuando a spiegare.

“Il gruppo delle dieci superstars di cui sto parlando è chiamato ‘Asharah Mubashsharah, i dieci Compagni cui fu promessa l’immensa ricompensa cui l’essere umano possa aspirare, l’ingresso in Paradiso, che in arabo è chiamato Jannah”. I ragazzi emisero un sospiro, mentre ‘Abdullâh si girava verso di loro. Il professor Smith guardò più da presso la lavagna, e notò che ‘Abdullâh aveva scritto dieci nomi, i nomi di dieci studenti della sua classe!

“Il primo di questi grandi personaggi di cui vorrei parlarvi è Abû Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui), grande Sahâba, primo Califfo dei Musulmani, il miglior amico del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), chiamato “il Veridico”. Il secondo della lista è il secondo Califfo, il grande guerriero, comandante e difensore dell’Islâm, ‘Umar ibn al-Khattâb (che Allah sia soddisfatto di lui)”. Il professor Smith lanciò un’occhiata all’Umar che era seduto nella sua classe. Il petto di ‘Umar era gonfio d’orgoglio e il suo viso illuminato da un sorriso.

“Proseguiamo con il terzo Califfo dell’Islâm, il grande imprenditore ‘Uthmân ibn ‘Affân (che Allah sia soddisfatto di lui)”. “Non mi stupisce che ‘Uthmân sia bravo in economia”, pensò il docente. “Il quarto è il grande sapiente e coraggioso Compagno, il cugino del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), ‘Alî ibn Abî Tâlib (radiAllahu ‘anhu)”. “Wow!”, esclamò ‘Alî. “Non sapevo di portare il nome del cugino del Profeta! È fantastico!”.

“Poi, abbiamo i grandi Compagni Talhah ibn ‘Ubaydullâh, Zubayr, ‘AbdurRahmân ibn ‘Awf, Sâ’d ibn Abî Waqqâs, Sa’îd ibn Zayd, e Abû ‘Ubaydah ibn al-Jarrah”. ‘Abdullâh osservò gli altri ragazzi, mentre elencava i loro stessi nomi, e disse loro qualcosa a proposito di ciascuno dei Sahâbah loro omonimi che via via menzionava. Il professore non aveva mai visto i suoi alunni tanto interessati e rapiti. Perfino il piccolo Sâ’d, normalmente mezzo addormentato per tutta la lezione, sembrava un vulcano in piena attività.

“Posso continuare, professor Smith? Ho quasi finito”, chiese ‘Abdullâh. “Certo, ‘Abdullâh, vai avanti. Abbiamo ancora qualche minuto prima del suono della campanella”.

‘Abdullâh si girò di nuovo verso la classe: “Adesso che vi ho parlato della mia squadra, vorrei parlarvi del capitano. Come avrete scoperto voi stessi, mentre sceglievate i componenti della vostra squadra, nominare il capitano è un compito arduo. Ho speso molto tempo per selezionare il mio capitano, perché volevo la persona migliore che fosse mai esistita. E mentre stavo portando avanti le mie ricerche, mi sono imbattuto nella seguente dichiarazione dello scrittore francese Lamartine. Ve la leggerò e voi, ragazzi, mi direte se avrete capito di chi si tratta”.

“Lamartine scrive:  Gli uomini più famosi hanno creato soltanto armate, leggi e imperi. Hanno fondato, semmai abbiano fondato qualcosa, niente più che poteri materiali spesso andati in polvere di fronte ai loro occhi. Quest’uomo non solo ha mosso armate, legislazioni, imperi, popoli e dinastie, ma milioni di uomini, e ancora di più gli altari, le divinità, le religioni, le idee, i credo e le anime. Sulla base di un Libro, ogni lettera del quale è diventata legge, ha creato una nazionalità spirituale che ha mescolato le genti di ogni lingua e ogni razza… L’idea dell’unità divina, proclamata in mezzo all’esaurimento di teologie favolose, era in sé un tale miracolo che al venir pronuncaita dalle sue labbra distrusse tutte le vecchie superstizioni… La sua preghiera senza fine, il suo mistico conversare con Dio, la sua morte e il suo trionfo dopo la morte, attestano che non si tratta di una frode, ma di una ferma convinzione che gli permise di restaurare un dogma. Due sono gli aspetti principali di questo dogma, l’unità e la immaterialità di Dio, dicendo con il primo che cos’è Dio, e con il secondo che cosa non è… Filosofo, oratore, apostolo, legislatore, guerriero, conquistatore d’idee, restauratore di credo razionali, di un culto senza immagini, il fondatore di venti imperi terrestri e di un impero spirituale… Per gli standard con cui valutare la grandezza umana, è lecito chiedersi: c’è uomo più grande di lui?”[1].”

‘Abdullâh smise di leggere e guardò con calma i suoi compagni: “Nessuna idea sul nome del mio capitano?”, domandò come per caso. Nessuno rispose. La classe lo incoraggiò a proseguire con lo sguardo. “Su, ‘Abdullâh, diccelo!”, pensò il professore.

“Il mio capitano è colui che è noto come “il lodato”, colui che è ricordato nel mondo come simbolo di misericordia, il più grande uomo che mai abbia camminato sulla terra. Il mio capitano è…” ‘Abdullâh improvvisamente fece una pausa e guardò francamente in fondo all’aula, direttamente verso Muhammad. La classe seguì la direzione del suo sguardo. Muhammad sorprendentemente teneva lo sguardo fisso a terra, cercando di sottrarsi all’attenzione che di solito provocava. “Davvero Muhammad ha le lacrime agli occhi?” pensò tra sé e sé il professor Smith: “Stupefacente!”. ‘Abdullâh continuò a guardare fisso in direzione di Muhammad: “…Il mio capitano è Muhammad, pace e benedizioni di Allah su di lui, l’ultimo e più grande Messaggero di Allah”.

L’improvviso suono della campanella ruppe l’incanto che le parole di ‘Abdullâh avevano provocato in classe. All’improvviso l’aula venne sommersa dai rumori delle sedie strisciate a terra e dei libri frettolosamente ributtati in cartella. Ne seguì la solita confusione. Mentre cercava di dettare i compiti per la settimana seguente, il professor Smith notò che la maggior parte dei ragazzi aveva fatto cerchio attorno ad ‘Abdullâh. La voce di ‘Umar si sentiva forte e chiara: “Dopo mi devi spiegare bene la storia di Ibn al-Khattâb, non ti dimenticare!”. In pochi istanti, la classe si svuotò quasi completamente.

‘Abdullâh ringraziò l’insegnante, mentre usciva: “Grazie per avermi concesso così tanto tempo, professore”. “Figurati!”, rispose il docente, prima di chiedere ad ‘Abdullâh di fargli avere maggiori informazioni sui Sahâba. L’ultimo a uscire dalla classe, però, fu Muhammad, e sorprendentemente, per la prima volta, non se ne andò dalla porta-finestra laterale. Mentre passava davanti alla cattedra, improvvisamente lo guardò e disse: “Professore, posso parlarle un secondo?”. “Wow!”, pensò il professore: “Muhammad non mi ha mai chiamato professore prima d’ora. Men che mai ha chiesto di parlarmi”. “Mi dispiace di aver dato tanto disturbo quest’anno, professor Smith. Le cose inshaa Allah saranno diverse d’ora in avanti”.

Mentre Muhammad usciva dalla porta principale, l’insegnante rimase seduto in cattedra. “Cinque minuti prima della lezione di storia con la 1A… Adesso ho capito come mai ‘Abdullâh desideri intraprendere gli studi islamici. Con una storia così affascinante, piena di eroi, chi non vorrebbe?”, pensò. “Cercherò qualcosa in Internet a proposito di questi Sahâbah, quando tornerò a casa…”. Il sole fece capolino attraverso la finestra, illuminando la scialba aula del professor Smith, mentre quest’ultimo pensava al suo straordinario studente. Una volta ancora, il suono della campanella interruppe i suoi pensieri.

 

Shaykh Muhammad ‘Abdullâh

Islamic Da’wah Academy, Leicester

 


[1] Lamartine, Histoire de la Turquie, Parigi 1854, vol. II, pag. 276-277

 

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