Agenda islamica, in vista delle prossime elezioni politiche

As-salâmu ‘alaykum waRahmatullahi waBarakatuH

 

Pubblichiamo volentieri l’Agenda, a cura di ‘Abdullah Nûr as-Sardânî, contenente alcune richieste da parte della Comunità islamica della Sardegna meridionale, in vista delle prossime elezioni parlamentari. Alcuni punti di questo programma mi sembrano del tutto condivisibili, in particolare quelli relativi a politica estera, difesa, e a giustizia e sicurezza. Altre proposte mi lasciano un po‘ perplessa. Ho ritenuto opportuno dare spazio a questa Agenda, pubblicandola integralmente, per poi raccogliere nello spazio dedicato ai commenti eventuali opinioni, suggerimenti e critiche costruttive inshaa Allah.

Che Allah ricompensi l’autore per questa iniziativa e la renda qualcosa di benefico per la ummah italiana, âmîn.

 

Jazakumullâhu khayran, wa-s-salâm

Umm Yahyâ

 

بسم الله الرحمان الرحيم

 

In nome di Dio il Clemente e Misericordioso

 

Prima delle elezioni, soprattutto quelle parlamentari, abitualmente è dato verificare che, a titolo privato singoli esponenti e messaggeri di associazioni islamiche, o le medesime associazioni con dichiarazioni pubbliche, esprimono la propria simpatia od avversione per questo o quel candidato ovvero per l’una o l’altra forza politica, senza aver ottenuto nessun impegno scritto e nemmeno una condivisione di programmi. È una gran confusione, un’agitazione unita a un sentimento d’impotenza, che porta taluno a dare addirittura indicazioni di voto, e qualcun altro a invitare i musulmani non solo a non votare, ma addirittura a non interessarsi della cosa pubblica. I musulmani, fino a quando vivono in questa società cosí come in altre, contribuiscono alla crescita ed allo sviluppo di essa, e per il fatto stesso che, bene o male, lieti o corrucciati, in essa società svolgono un ruolo, necessariamente sono integrati. Piuttosto che manifestare tifo per un partito qualsivoglia, oppure pronunziare sentenze di moralità in base agli orientamenti amorosi di politici che obbediscono a principî diversi da quelli islamici, bisogna dunque che i musulmani illustrino e propongano qualcosa di preciso, nel contesto storico in cui vengono a trovarsi.

Bisogna dunque cercare di soddisfare a tale esigenza; qui non si redige però un semplice elenco di richieste che possano apparire rivendicazione di privilegio alcuno, bensí, a partire dalle principali necessità dei musulmani, si vuol richiamare l’attenzione su numerose questioni notevoli per la società tutta, al fine di migliorare le condizioni di vita dell’intera popolazione, e soprattutto di coloro molti dei cui diritti sono ancora negati.

Non abbiamo toccato materie di cui, a parole, ogni forza politica ribadisce l’importanza, quali sono la riduzione dei privilegi della classe politica e la diminuzione delle spese inutili: è evidente che si deve farlo. Sulla sanità ugualmente non s’è detto niente, giacché l’Italia ha uno dei migliori sistemi sanitarî del mondo secondo i criterî con cui è concepito: va reso piú efficiente, non demolito per opera di chi opina che “La sanità compete al mercato“.

Se si pone il problema del modo di reperire i fondi necessarî alle riforme proposte, basta dire questo: è sufficiente ridurre le paghe e le pensioni di alcune categorie di dipendenti pubblici, e se ciò non fosse sufficiente sarebbe buona idea far sí che le spese che lo Stato ha sostenuto per la cosiddetta “missione di pace” in Afganistan fossero rimborsate dai governanti, dai partiti e dai singoli deputati i quali dal 2001 hanno votato per finanziare ininterrottamente codesta gloriosa impresa.

I musulmani, la cui Legge impone loro di astenersi da qualsiasi forma di usura o di gioco d’azzardo cosicché non possono acquistare buoni del tesoro o partecipare ad alcuna lotteria, assistono turbati ma non sorpresi allo sfascio d’un sistema economico che si basa soprattutto sulle speculazioni di borsa e sull’indebitamento pubblico, il quale per essere ridotto dev’essere alimentato.

Va quindi rimarcata l’opportunità che tanto i musulmani quanto i non musulmani meditino su alcuni problemi: che cos’è la “democrazia” nell’odierno ordine mondiale? Le decisioni maggiori sono prese dai governi dei singoli stati europei, o da entità che restano di fuori da qualsiasi processo elettorale? Può essere considerato indipendente uno stato nel quale sono presenti basi militari straniere, che non devono rendere conto di quel che fanno? Può essere considerato indipendente uno stato che, in base ai trattati, non può esporre la sua bandiera se non accanto a quella dell’Unione Europea? Può essere considerato indipendente uno stato che dalle maggiori istituzioni mondiali e dalle potenze americane ed europee riceve cortesi raccomandazioni a proposito delle persone piú adatte a guidare il governo? E perché, secondo le predilezioni di tali istituzioni e potenze, i migliori economisti e governanti sono sempre coloro i quali tolgono denari alla sanità e alla scuola pubbliche, abbassano gli stipendi dei ceti medî e bassi, che sono per giunta caricati d’imposte e tasse varie, e fanno penare o per mancanza o per eccesso di lavoro?

 

Abdullah Luca de Martini

Comunità islamica della Sardegna meridionale

 

بسم الله الرحمان الرحيم

In nome di Dio il Clemente e Misericordioso

 

Quarantanove proposte di giustizia civile, sociale e mondiale

 

 

COSTITUZIONE

 

1) Inserimento del concetto di multinazionalità e multiculturalità nella Costituzione, al fine di superare l’idea napoleonica ed ottocentesca di “Stato nazionale unitario” nella sua forma accentratrice. Viste anche la storia dello Stato stesso e le circostanze della sua nascita, i fenomeni di migrazione e l’evoluzione che la società sta vivendo danno l’occasione per ragionare sulla natura dello Stato: sulla base del modello spagnolo, anche per lo Stato italiano è opportuno parlare di “nazione di nazioni”, e i diritti collettivi devono essere riconosciuti tanto quanto quelli individuali. In quest’ottica dev’essere consentito lo studio delle culture e degli idiomi regionali, che potranno essere usati a livello scritto dalle amministrazioni locali, mentre modificazioni costituzionali come il riconoscimento dei Sardi quali minoranza etnica, la concessione dello statuto speciale alla Liguria e l’istituzione della Regione Salento sono esempî di riforme giuste; vanno riviste le circoscrizioni territoriali secondo criterî etnico-linguistici. Accanto a ciò, le intese che lo Stato stipula con le comunità religiose e culturali di minoranza devono tradursi in ispecifici statuti collettivi autonomi, validi per chi voglia liberamente riconoscersi in essi.

 

2) Abolizione del servizio militare obbligatorio, che è stato soltanto sospeso, e, in attesa di ciò, riconoscimento costituzionale del diritto all’obiezione di coscienza. Si noti che, nonostante tutti i proclami di parità tra uomini e donne, la leva vige per i soli maschî.

 

 

POLITICA ESTERA E DIFESA

 

3) Uscita dalla NATO, e cessazione della concessione delle basi militari, dislocate nel territorio statale, per le guerre volute dagli Stati Uniti d’America. Chi cerca di promuovere la pace non può essere alleato degli Stati Uniti. Bisogna liberarsi dall’abbraccio mortale degli stati imperialisti: ciò evidentemente riguarda anche Cina e Russia, che opprimono terribilmente alcune loro minoranze interne, ma non fanno guerre lontano dai proprî confini. Va compiuto il piú presto possibile il ritiro dei soldati italiani dai paesi occupati dalla NATO e dagli Stati Uniti d’America, e, secondo Costituzione, l’invio di militari all’estero dev’essere ammesso con la sola funzione di truppe d’interposizione, su richiesta di tutte le forze in conflitto nei luoghi interessati.  Nello stesso tempo, si può rafforzare la cooperazione militare con i paesi dell’Unione Europea che non siano in possesso di armi nucleari: la bomba atomica è anche emblematicamente un discrimine fra stati pacifici e stati bellicisti, quali si dimostrano Francia e Gran Bretagna.

 

4) Limitazione del numero di basi militari presenti in alcune regioni, d’intesa con queste ultime. In Sardegna oggi si colloca il 65% dell’intero spazio destinato alle basi militari in tutto lo Stato, e la Regione Autonoma Sarda non ha nessun potere in materia.

 

5) Varo di sanzioni economiche contro lo stato sionista che s’è dato il nome di “Israele”. È singolare che l’Iran, uno stato che non ha aggredito e fatto guerra a nessuno, e che non occupa territorî altrui, poiché sviluppa tecnologia nucleare sia sottoposto a sanzioni per volontà dello stato sionista, il quale però già possiede bombe atomiche. Le sanzioni contro lo stato sionista sono giustificate: esso occupa territorî altrui ivi non consentendo il libero movimento degli abitanti, impedisce il ritorno dei profughi, esegue ovvero ordina l’assassinio di civili che risiedono in altri stati, pratica la discriminazione razziale parimenti al vecchio Sudafrica.

 

6) Impegno per un effettivo riconoscimento del diritto all’autodeterminazione dei popoli. Numerose sono le etnie sistematicamente perseguitate, e il falso dogma dell’intangibilità dei confini, il quale peraltro è sconfessato allorquando ai maggiori stati imperialisti ciò sia comodo, serve per giustificare la negazione di un diritto naturale, ossia la liberazione dall’oppressione. Qualcuno obietta che nel mondo vi sarebbe un grande disordine se esistessero trecento o quattrocento stati al posto degli odierni duecento circa, ma è facile rispondere: nel mondo odierno ordine e giustizia  sono forse diffusi? E soprattutto, i danni umani ed ambientali da chi sono maggiormente causati, dagli stati grandi o da quelli piccoli?

 

7) Cessazione di ogni collaborazione con l’FMI (Fondo monetario internazionale). Esso è uno degli enti neoliberisti maggiormente colpevoli dell’affamamento e della miseria di milioni di persone in tutto il mondo. L’FMI, anziché dare sostegno alle economie in difficoltà, presta soldi a usura a condizione che il paese colpito da disgrazie nonché smantelli i proprî sistemi d’assistenza sociale, ma svenda le proprie maggiori ricchezze alle aziende transtatali a vantaggio delle quali l’FMI lavora.

 

 

GIUSTIZIA E SICUREZZA

 

8) Abolizione del segreto di Stato. Questo è un ingiustissimo privilegio di cui godono poche categorie di funzionarî statali abituati ad agire nell’ombra: esso ha impedito l’accertamento della verità in processi celebrati per reati gravissimi.

 

9) Cancellazione della legislazione “antiterrorismo” introdotta a partire dal 2001. Le norme precedenti erano già efficaci, mentre le nuove presentano molti difetti, il primo dei quali è la mancata distinzione fra i concetti di “terrorismo”, “guerra” e “resistenza”: colui che voglia recarsi a difendere un paese oppresso, anche nel caso in cui la sua famiglia sia originaria di quel luogo, può esser posto sullo stesso piano di chi metta una bomba in un treno o in un mercato per fare strage di civili. La nuova legislazione ha fatto arricchire i professionisti dell'”antiterrorismo”, consente condanne per presunte intenzioni non dimostrate da nessun atto, ed ha prodotto un clima di caccia alle streghe, oggi a danno dei musulmani, ma domani forse a danno di altre minoranze additabili come nemiche della patria: tutte le leggi speciali, senza eccezioni, significano che il potere piglia la via della repressione piú dispotica.

 

10) Abrogazione delle norme che consentono al Ministero dell’Interno di espellere cittadini stranieri che non sono né pregiudicati né inquisiti. È un cómpito che tocca alla magistratura: potranno essere espulse soltanto persone condannate, in base ai normali gradi di giudizio.

 

11) Espulsione dei cittadini stranieri che siano stati definitivamente condannati due volte per reati quali furto, rapina, traffico di droga, guida in istato d’ebbrezza, violenza carnale, lesioni volontarie gravi e omicidio (tentato o, se commesso, volontario). I delinquenti danneggiano tutti, sia la popolazione locale sia gli immigrati, e la loro presenza e impunità favorisce la senofobia e il razzismo. Inoltre è necessario che nessun cittadino straniero già condannato per codesti reati possa essere pagato quale delatore (cioè “fonte confidenziale autorevole”) o traduttore d’intercettazioni telefoniche per le forze dell’ordine: costui è evidentemente inaffidabile, e per ottenere il permesso di soggiorno farebbe qualsiasi cosa.

 

12) Abolizione del “carcere duro”. Esso perde evidentemente la funzione rieducativa che la Costituzione assegna alle carceri. Inoltre vanno destinate alle prigioni di massima sicurezza soltanto persone arrestate in flagranza, o già condannate in primo grado, per reati di sangue, ovvero criminali che in carcere abbiano compiuto gravi atti di violenza a danno di altri detenuti. Un semplice sospetto o un processo in corso di svolgimento non giustificano tale livello di privazione della libertà. Poi nelle prigioni deve essere installato un sistema di videosorveglianza che consenta di verificare quel che avviene dentro le carceri anche a chi difende i detenuti.

 

13) Abolizione dell’istituto dei manicomî criminali. Dei sei ospedali psichiatrici giudiziarî (OPG) esistenti è prevista la chiusura, ma sussiste il pericolo che siano ripristinati con un nome diverso. Va rigorosamente distinto ciò ch’è prigione da ciò ch’è nosocomio: viepiú nei manicomî criminali, come la storia insegna, facilmente finiscono i dissidenti politici.

 

14) Ridefinizione dei reati d’opinione. Vanno mantenuti i reati di calunnia, diffamazione e istigazione a delinquere, e per il resto le opinioni devono poter essere espresse liberamente; in nessun modo, poi, dovrà essere proibita la ricerca storica con il pretesto dell'”apologia di reato”: si pensi che in alcuni stati europei chi studia le vicende della Seconda guerra mondiale può essere addirittura incarcerato. Bisogna dunque superare anche il concetto di “reato politico”: a tal fine è bene che non esista nessun corpo di polizia specificamente, o solo orientativamente, politico.

 

15) Scioglimento di qualsiasi occulto “gruppo operativo speciale” delle forze dell’ordine, il quale, come ha spiegato il questore condannato Vincenzo Canterini, assuma il cómpito di spaccare la faccia a manifestanti disarmati. Riguardo ai fatti di Genova del Luglio 2011, non si è mai potuto sapere chi sia entrato nella scuola Diaz a commettere le note violenze: nelle file della polizia vi sono dunque alcune centinaia di bruti picchiatori mai identificati.

 

16) Introduzione del reato di tortura. La tortura è anche psicologica, e quel che il presente codice penale prevede non copre di essa tutti i tipi e modi.

 

17) Abolizione dei tribunali per i minorenni. Le competenze di questi passino a sezioni dei tribunali normali. Molte sono le leggi ingiuste da cancellare in materia di giustizia minorile: non dovrà mai piú accadere che bambini sani e amati dalla propria famiglia siano sottratti ad essa a causa della sua povertà, e ogni cittadino sempre e in ogni caso dovrà avere diritto a conoscere o ricercare i proprî genitori naturali.

 

 

ECONOMIA  E ASSISTENZA

 

18) Sostituire l’agenzia centrale delle entrate con agenzie regionali, che tratterranno i tributi e invieranno poi allo Stato la sua parte. In questo modo si può eliminare il centralismo fiscale di matrice francese.

 

19) Concessione di un sussidio statale alle casalinghe, con l’eccezione delle donne che già godono di una rendita mensile fissa. Quello svolto da coloro è un vero lavoro, molto piú faticoso di altri, e massimamente benefico per la società: che lo Stato non lo riconosca dimostra quanto gli interessi la famiglia.

 

20) Prolungamento del sussidio di disoccupazione a tempo indeterminato per chiunque non rifiuti una chiamata al lavoro. Con le norme vigenti, molte famiglie si trovano letteralmente senza un soldo: lo Stato non può abbandonare i piú deboli.

 

21) Introduzione del principio del quoziente familiare in materia fiscale. Le imposte vanno pagate secondo le ricchezze di tutta la famiglia nel suo insieme.

 

22) Apertura di mense pubbliche e centri sociali amministrati dai comuni, con possibile partecipazione dei privati. Nei fatti, lo Stato ha delegato tali compiti d’assistenza alla Chiesa cattolica.

 

23) Soppressione delle lotterie e dei diversi tipi di gioco d’azzardo che oggi lo Stato amministra. La dipendenza da gioco d’azzardo è come una droga perciocché causa dipendenza: lo Stato s’arricchisce sulla pelle di povera gente illusa. Non si chiede qui che tali giochi siano aboliti: soltanto, che lo Stato non ci lucri.

 

24) Cessazione della vendita di tabacco da parte dello Stato. Lo Stato pretende di combattere il traffico di droga anche per mezzo di pene severe, ma contemporaneamente vende la morte, e la lascia vendere per mezzo di letali bevande alcoliche.

 

25) Cessazione del sistematico finanziamento statale alle scuole private. Esso, secondo Costituzione, dev’essere un fatto eccezionale e giustificato da precise condizioni. Chi vuole mandare i figli in una scuola privata è libero di farlo: se la paghi o si faccia aiutare dalla Chiesa.

 

26) Cancellazione dei privilegi pensionistici. Oggi certuni, poiché ogni anno di servizio prestato vale piú d’uno, vanno in pensione a un’età in cui la gente comune ha un lavoro precario o non ha nemmeno cominciato a lavorare.

 

27) Adeguamento di balzelli, bollette, multe e tasse d’iscrizione al reddito delle persone. In questo modo si contribuisce in modo significativo alla giustizia sociale.

 

28) Riscossione delle imposte e delle tasse da parte dello Stato. Ciò senza tassi d’interesse per i ritardi giustificati, fatte salve le sanzioni per i truffatori.

 

29) Chiusura degli stabilimenti balneari in dotazione alle forze dell’ordine, e successiva vendita o demolizione. Essi sono un esempio di inaccettabile privilegio: se la casta militar-poliziesca dispone di tali servizî, questi potrebbero essere giustamente richiesti anche dagli altri dipendenti pubblici, e poi anche dagli autonomi.

 

 

SCUOLA

 

30) Individuazione di spazî per la preghiera. In ogni scuola deve essere presente almeno una stanza spoglia, priva di simboli religiosi, in cui gli studenti, prima o dopo le lezioni, possano assolvere il dovere delle orazioni quotidiane o speciali. Questo diritto va esteso anche alle prigioni e agli ospedali, in cui deve essere ammessa anche l’assistenza spirituale per i non cattolici che siano detenuti o ricoverati.

 

31) Completa gratuità della scuola dell’obbligo. Per le elementari e le medie  non devono esservi costi d’iscrizione, né per mense né per libri, e gli studenti pendolari devono poter viaggiare gratuitamente. Per quanto riguarda le superiori, anziché innalzare l’età dell’obbligo, la qual cosa oggi è inutile, bisogna favorire l’apprendistato e la conoscenza dei mestieri: adesso ottengono il diploma di maturità studenti affatto impreparati. Ciò è un danno per la collettività e un inganno per loro stessi.

 

32) Istituzione di classi separate innanzitutto nelle scuole superiori di secondo grado e nei principali complessi scolastici, accanto a quelle miste di allievi ed allieve, e, nei quartieri piú popolosi delle grandi città, anche riorganizzazione d’intere scuole come esclusivamente maschili o femminili. La maturazione dei maschî ha tempi diversi da quelli delle femmine, cosicché il rendimento scolastico di queste ultime di solito è molto piú elevato; la presenza di alunni di genere diverso, inoltre, è frequente motivo di distrazione in classe, soprattutto alle superiori.

 

33) A proposito di studenti, fissazione di nuovi limiti di numero per classe. Per la scuola primaria e secondaria di primo grado, da un minimo di cinque a un massimo di quindici alunni; per la scuola secondaria di secondo grado, da un minimo di dieci a un massimo di vénti. Basta con classi sovraffollate, in cui non si riesce nemmeno a verificare con costanza la preparazione degli studenti.

 

34) Progressiva sostituzione dei banchi da due posti con banchi da un posto. Se le classi sono gruppi di studenti ognuno dei quali mantiene la sua individualità, che senso ha la disposizione a coppie? Agli esami di maturità c’è un banco per ogni alunno: i banchi da due posti favoriscono la chiacchiera e la distrazione, e sono spesso motivo di litigio. Ogni banco all’inizio dell’anno scolastico dovrà essere assegnato ad un alunno, che dovrà prendersene cura e sarà responsabile di esso nell’orario delle lezioni.

 

35) Collocazione delle lezioni d’educazione fisica in orario pomeridiano. Questa materia, vista l’importanza di un sano sviluppo fisico, dovrebbe prevedere piú di due ore di lezione settimanali, ma inserita in orario antimeridiano è svolta spesso male e può danneggiare le altre discipline. È necessario poi che sia sempre rispettato il principio della separazione tra i generi: maschî e femmine sono fisicamente troppo differenti per poter allenarsi e gareggiare insieme. Finché questa riformazione non sarà stata introdotta, va concessa la dispensa dallo svolgimento della parte pratica del programma di educazione fisica agli studenti che la richiedano.

 

36) Introduzione dello studio dell’esperanto all’università, che dovrà poi essere esteso alle scuole statali. L’esperanto è autentica lingua internazionale, appartiene a tutti i popoli e non discende da nessuno di essi; è la piú facile da imparare, ma tutti nello stesso modo devono studiarla perché è diversa dalle altre favelle. Oggi invece chi usa gli idiomi coloniali, soprattutto gli anglofoni, può parlare la propria lingua dappertutto e gli altri sono praticamente costretti ad adattarsi.

 

37) Istituzione di corsi pomeridiani facoltativi per lo studio delle lingue e delle culture d’origine per le famiglie d’immigrati, laddove ciò sia possibile e sia richiesto da una consistente presenza di stranieri.

 

38) Diritto all’obiezione di coscienza sui programmi scolastici. Ogni alunno ha il dovere di adeguarsi ai programmi stabiliti, a prescindere dalle proprie convinzioni personali, ma non gli si può chiedere di accettare quali verità assolute quelle che sono semplici teorie o ipotesi, né lo si può costringere a studiare o recitare qualcosa che offenda la sua cultura e la sua sensibilità. Per esempio i musulmani non devono essere costretti a imparare a memoria il Canto XXVIII dell’Inferno di Dante Alighieri, e a tutti i credenti dovrà essere permesso dire “Secondo le mai dimostrate teorie darviniste l’uomo e la scimmia hanno antenati comuni” anziché “L’uomo deriva da una specie di scimmione“.

 

39) No a disposizioni che limitino la libertà d’abbigliamento, a meno che il vestiario indossato non sia palesemente osceno od offensivo. Il giudizio sull’abbigliamento varia infatti secondo le culture, e quello italiano è uno Stato multiculturale; oltre a ciò, l’abbigliamento è espressione della personalità, e questa non dev’essere repressa. Riguardo alla proibizione di certi abiti femminili, la quale taluni propongono, perché non si va prima a vedere come si vestono certe professoresse, certe madri e certe impiegate? Non sono soltanto le alunne coloro che portano la minigonna con l’ombelico scoperto.

 

40) No a regolamenti che impongano di cantare o sonare l’inno statale, ovvero di sollevare la bandiera prima delle lezioni. Ciò è tipico dei peggiori stati militareschi: gli studenti devono sviluppare senso critico, non venerare il nazionalismo statale.

 

 

DIRITTI CIVILI

 

41) Abolizione del giuramento. L’obbligo del giuramento dimostra che gli stati moderni pretendono ancora di farsi adorare come idoli. Chi assume una certa carica o comincia a svolgere un tal mestiere oppure è chiamato a testimoniare, prende un impegno, pel mancato rispetto del quale sono previste sanzioni: a che cosa serve dunque il giuramento? Oltretutto esso, in alcune culture, è in contrasto con i precetti religiosi.

 

42) Concessione della cittadinanza italiana a tutti i figli d’immigrati che siano nati e cresciuti nel territorio statale. Essi affrontano un percorso di vita uguale a quello dei figli dei cittadini italiani: è forse giusto che siano danneggiati per il fatto che i loro genitori vengono da un paese straniero?

 

43) Concessione immediata della cittadinanza ai coniugi dei cittadini italiani, a meno che non siano pregiudicati per reati gravi commessi nel solo territorio italiano. Coloro possono essere stati condannati nella patria d’origine per motivi politici, ed è ingiusto che siano puniti in conseguenza di ciò anche nello Stato italiano.

 

44) Riconoscimento del valore civile ai matrimonî religiosi celebrati da confessioni diverse da quella cattolica. Che ogni comunità possa vedere riconosciuti i proprî valori ed usanze è una manifestazione del multiculturalismo: lo Stato, in base al principio costituzionale che si è indicato nel primo punto, ammetterà il diritto familiare delle varie confessioni religiose.

 

45) Alle regioni delega per l’apertura di cimiteri non cattolici. Oggi la competenza in materia cimiteriale, salve le leggi generali d’indirizzo, spetta ai comuni, che di norma consentono sul proprio territorio la sepoltura dei cittadini ivi già residenti. I cimiteri delle minoranze religiose dovranno essere regionali, per consentire in essi la sepoltura di tutti i membri delle minoranze vissuti nella regione o provincia.

 

46) Alle regioni delega per l’individuazione di spazî specifici nelle spiagge riservati a gruppi di minoranza, come possono essere i naturisti da una parte, gli ebrei e i musulmani dall’altra; per le regioni non marittime analogo discorso può riguardare aree adiacenti ai laghi. È giusto che al mare possano andare anche coloro che mettono o si sentono a disagio accanto alla maggioranza dei bagnanti.

 

47) Programmi di assistenza per le monache che abbandonano il cristianismo. Esse, soprattutto se sono anziane, non potendosi piú sposare rimangono prive di qualsivoglia protezione sociale, cosicché sono costrette a restare in convento fingendo di non aver cambiato religione.

 

48) Abrogazione delle norme che rendono obbligatoria l’assicurazione RCA, relativa alla responsabilità civile per la guida d’autoveicoli e motoveicoli, presso compagnie private. Si provi a calcolare quanto versano alle assicurazioni durante tutta la vita quei milioni di persone che non hanno mai provocato incidenti automobilistici: per principio dovrebbe pagare chi sbaglia, oltre al fatto che uno Stato liberale non dovrebbe imporre a nessun cittadino di spendere i soldi presso chicchessia. Per tutelare meglio le parti offese, si può pensare ad una sorta di assicurazione garantita dallo Stato.

 

49) Abolizione della sanzione pecuniaria per chi guida senza casco o senza cinture di sicurezza. Chi non li usa può fare danno a sé stesso, ma perché dev’essere multato se non nuoce a nessuno? Se uno Stato venditore di morte camuffasi con maschera tanto etica da imporre una sanzione per chi non bada a sé stesso, quante altre azioni pericolose per la salute dovrebbero essere punite? È giusto spiegare quanto sono utili il casco e le cinture di sicurezza, ma non si deve negare che qualcuno è morto giacché il casco gli ha spezzato l’osso del collo, oppure le cinture non si sono slacciate prima che l’automobile prendesse fuoco.

 

*****

 

Bisogna accennare quindi ad alcune norme, parte delle quali proposte specificamente per i musulmani, che in realtà sono tutte dannose. Noi diciamo:

 

no all’ora di religione islamica nelle scuole pubbliche. E ciò dovrebbe valere per qualsivoglia fede: la scuola pubblica non deve fare catechismo: a ciò pensi ogni comunità religiosa. Sarebbe opportuno, invece, che nei programmi di studio trovasse spazio la storia delle religioni.

 

no a simboli religiosi dentro gli uffici pubblici aperti all’afflusso delle persone. Se lo Stato è laico, la presenza di simboli religiosi pone problemi di costituzionalità che sono ben noti.

 

no alla formazione delle guide di culto da parte dello Stato. Ciò sarebbe una forma di cesaropapismo, e contrasterebbe col principio autonomistico della “Libera Chiesa in libero Stato” (che per i musulmani, stante l’assenza del clero, diviene “libere comunità islamiche in libero Stato”).

 

no all’invio di guide di culto da altri Stati. Ugualmente questo sarebbe un’ingerenza nell’autonomia dei gruppi islamici.

 

È poi necessario ribadire l’opposizione dei musulmani a leggi, ordinanze e  regolamenti comunali che, oltre ad essere illegittimi, costituirebbero forme di persecuzione contro la comunità islamica: ad esempio ostacoli all’apertura di banche islamiche ovvero servizî bancarî islamici, impedimenti a compiere la preghiera in luoghi aperti, chiusura di moschee per semplici pretesti, divieti di macellazione rituale, sanzioni per il velo che copre il vólto femminile o il solo capo in alcuni ambienti, proibizioni della circoncisione rituale.

 

E la lode spetta a Dio, Signore dei mondi.

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