Le donne musulmane che hanno insegnato ai loro mariti/2

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La figlia di Sa’îd ibn al-Musayyib

 

Adesso vi vorrei portare ad esempio la nipote dell’eminente Compagno Abû Hurayra (radiAllahu ‘anhu). Abû Hurayra diede in sposa sua figlia all’illustre tâbi’î Sa’îd ibn al-Musayyib (rahimahullah). Da questo matrimonio benedetto, Allah fece dono a Sa’îd di una figlia pia e sapiente.

Quando giunse il tempo di darla in sposa, Sa’îd ibn al-Musayyib scelse per lei uno dei suoi studenti, di nome ‘Abdullah; egli si distingueva dagli altri in quanto la sua sincerità nella ricerca della conoscenza era chiaramente visibile.

L’amore di ‘Abdullah per il sapere risulta evidente dal fatto che il giorno immediatamente seguente il suo matrimonio con la figlia di Sa’îd ibn al-Musayyib, stava indossando il suo mantello per uscire, quando la sua giovane sposa gli domandò: “Dove stai andando?”. Rispose: “Alla lezione di Sa’îd, per acquisire la scienza”. Ella replicò: “Siediti qui, ti insegnerò la conoscenza di Sa’îd”[1]. Così, ella gli trasmise la conoscenza che aveva acquisito. Per un mese, ‘Abdullah rimase assente dal gruppo di studio di Sa’îd ibn al-Musayyib, poiché il sapere che questa meravigliosa ragazza aveva acquisito da suo padre – e che ella stava ora trasmettendo a lui – era sufficiente.

È importante porre a noi stesse la seguente domanda: Se oggigiorno le donne musulmane possedessero questo stesso tipo di sapere, superiore alla conoscenza acquisita dai loro mariti, forse che ciò aumenterebbe il loro rispetto e la loro obbedienza nei confronti di questi stessi mariti? Oppure questo sapere diventerebbe una fonte di dispute all’interno della coppia? La grandezza di queste donne del passato era tale che la loro conoscenza non faceva altro che incrementare l’obbedienza e il rispetto che esse portavano ai loro sposi.

La seguente dichiarazione del marito di questa grande sapiente basta a comprendere il tipo di amore che egli provava per lei, a causa della sua conoscenza e della sua obbedienza: “Ella era tra le più meravigliose persone, e tra le più esperte tra coloro che conoscono il Libro di Allah a memoria, e tra le più sapienti riguardo la Sunnah del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), così come tra le più conscie del diritto del marito”.[2]

Che Allah (‘azza waJalla) faccia sì che le nostre madri, sorelle e figlie ottengano un tale statuto agli occhi dei loro mariti, a causa del loro sapere, della loro obbedienza, e dell’amore per questo dîn. Âmîn.

 

Fâtimah bint Muhammad ibn Ahmad

 

Incontriamo adesso una Faqîhah (donna sapiente nel dominio della giurisprudenza islamica) tra le più rinomate del suo tempo. Era nota per la sua vasta conoscenza della giurisprudenza islamica, e non era altri che la figlia del grande sapiente e giurista, Muhammad ibn Ahmad ibn Abû Ahmad ‘Alâ’ ad-Dîn as-Samarqandî (rahimahullah), la cui opera “Tuhfat al-Fuqahâ’” è rinomatissima tra i sapienti e gli studenti di sapienza islamica. Ella non soltanto imparò il Fiqh da suo padre, ma memorizzò il suo libro “Tuhfat al-Fuqahâ’”.

Già solo il fatto di essere una giurista non sarebbe stata poca cosa; è infatti necessario conoscere nei dettagli i versetti coranici, gli ahâdîth del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) e i princìpi del madhhab (scuola giuridica) su cui si intendano basare le proprie interpretazioni giuridiche. Inoltre, un giurista deve possedere una vasta conoscenza delle circostanze e dei bisogni del mondo a lui contemporaneo. La conoscenza di Fâtimah bint Muhammad ibn Ahmad (rahimahallah) era tale da superare quella di suo marito, che la consultava prima di emettere un’opinione, specialmente quando commetteva un errore nel pronunciamento di una fatwâ. Suo padre l’aveva data in sposa a ‘Alâ ad-Dîn Abû Bakr ibn Mas’ûd al-Kasâni (rahimahullah), il quale si distingueva nei dominii di al-usûl e al-furû’. Egli scrisse un commento di Tuhfat al-Fuqahâ’ intitolato “Bada’î’ as-sana’î’” e lo mostrò al suo shaykh (il padre di Fâtimah), che ne fu estremamente compiaciuto, e lo accettò come mahr (dote) per sua figlia, benché avesse rifiutato offerte di matrimonio rivolte alla giovane da alcuni dei re di Bizanzio. I Fuqahâ’ del suo tempo solevano dire “Ha commentato il suo Tuhfah e ha sposato sua figlia”.

Prima del suo matrimonio, Fâtimah era solita emettere fatâwâ (verdetti, opinioni giuridiche) insieme a suo padre, e queste fatâwâ erano scritte con la sua calligrafia e con quella di suo padre. Dopo che ella sposò l’autore di al-Bada’î’, le fatâwâ cominciarono a presentare la calligrafia di lei, insieme a quella del suo nobile padre e a quella del suo sposo. Quando suo marito commetteva un errore, ella lo correggeva.[3] Ibn al-‘Adim riferì: “Mio padre mi narrò che ella era solita fare riferimento al madhhab Hanafita con estrema precisione. Suo marito al-Kasânî talvolta aveva dei dubbi e commetteva degli errori nell’emissione di una fatwâ; allora ella gli diceva quale fosse la risposta corretta e gli spiegava la ragione del suo sbaglio”.[4]

 

 

Fâtimah bint Yahyâ

 

Fâtimah bint Yahyâ (che Allah abbia misericordia di lei) fu una rinomata Mujtâhidah del IX secolo. Un Mujtâhid è un sapiente di gran calibro che può dedurre regole giuridiche dalle fonti della Legge Islamica. Per essere definito Mujtâhid un sapiente deve conoscere perfettamente il consenso (ijmâ’) e i differenti punti di vista dei Compagni, dei Successori, dei grandi fondatori delle scuole giuridiche di Fiqh e degli altri mujtâhidîn. Per tutti questi motivi, divenire mujtâhidah non era cosa da poco, tuttavia Fâtimah bint Yahyâ meritò pienamente tale titolo.

Il suo sapere era tale, che suo padre – anch’egli un grande giurista seguito da moltissimi studenti – era solito discutere con Fâtimah riguardo a diverse questioni giuridiche. Il grande sapiente ash-Shawkani riferì, riguardo a lei: “Era la più famosa in quanto a conoscenza. Sostenne dibattiti con suo padre riguardo diversi punti giuridici. Suo padre, l’imam, confermò la capacità di Fâtimah di applicare correttamente l’ijtihâd nel derivare le regole. Ciò indica che ella era prominente nel sapere, poiché l’imâm non avrebbe detto a proposito di qualcuno altro che quanto gli aspettasse”.

Suo padre la sposò al grande sapiente al-Mutahhar ibn Muhammad ibn Sulaymân ibn Muhammad (m.879). Al-Mutahhar (rahimahullah) era benedetto, poiché, nelle occasioni in cui si trovava confuso riguardo qualcosa, si rivolgeva a sua moglie per trovare una soluzione ai più complicati temi giuridici. Perfino quando si trovava in mezzo ai suoi studenti, se si trovava in imbarazzo riguardo qualsiasi questione, si alzava e si recava dietro alla tenda, dietro cui la grande mujtâhidah era seduta.

Quando tornava dai suoi studenti con la risposta, essi gli dicevano: “Ciò non proviene da te, ma da dietro la tenda”[5].

 

 

Amat al-Ghafûr int Ishâq ad-Dihlawî

 

Terminerò ricordando un esempio finale, riguardante una grande Muhaddithah, non araba, del XIII secolo.

Sottolineo “non araba”, in quanto molti potrebbero pensare che queste grandi donne fossero eminenti solo perché avevano la fortuna di avere l’arabo come loro lingua materna, e perché i loro antenati erano Arabi. Al contrario, molti dei nostri più grandi sapienti, anche tra gli uomini – ad esempio il grande imâm al-Bukhârî – non appartenevano al lignaggio degli Arabi. Allo stesso modo, la Muhaddithah Amat al-Ghafûr bint Ishâq ad-Dihlawî (rahimahallah) era di Delhi, in India.

Suo padre era uno degli eminenti sapienti indiani, così ella studiò sotto la sua direzione molti libri di ahâdîth e fiqh. In tal modo, acquisì una prominente autorità in entrambi i dominii. Suo padre la diede in sposa ad un altro sapiente, il quale si rivolgeva a lei ogni volta che si trovava di fronte ad un tema difficile. Al-Hasani riferì: “Ogni qualvolta suo marito, anch’egli un grande sapiente, si trovava di fronte ad una qualsiasi difficoltà nel dominio degli ahâdîth o del fiqh, la consultava e beneficiava del sapere di lei”.[6]

In verità, questa è una benedizione che Allah concede a chiunque Egli voglia tra i Suoi servi devoti.

 

Sorelle, riappropriamoci dell’eredità delle nostre antenate e gareggiamo coi nostri mariti nell’acquisizione della conoscenza, così come ha detto Allah:

فَاسْتَبِقُوا الْخَيْرَاتِ

…Gareggiate in opere buone… (Corano V. Al-Mâ’idah, 48)

 

Jazakillahu khayran Bintu-s-Sabeel [www.idealmuslimah.com]

 

Inshaa Allah potete scaricare il testo completo cliccando sul link sottostante:


[1] Abû Nu’aym, “Hilyât al-awliyâ’”, II, 167-168.

[2] Abû Nu’aym, op.cit.

[3] Tuhfat al-Fuqahâ’, 1/12

[4] ‘Abd al-Qâdir al-Qurashi, “Al-Jawâhir al-mudiyyah fî tabaqâr al-Hanafiyyah”, IV, 4.

[5] Al-Hibashi, Mu’jam an-Nisâ’ al-Yamaniyyât, p. 149

[6] Al-Hasani, Nuzhat al-Khawâtir, VII, 93.

As-salamu 'alaykum waRahmatullahi waBarakatuHu. Benvenuto/a su questo blog. I commenti costruttivi saranno visibili appena il gestore del blog li avra' approvati inshaa Allah.

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