Lettera di consolazione per le sorelle della terra dei due luoghi sacri

As-salamu ualeikum waRahmatullaHi waBarakatuHu

Dopo la lettera delle sorelle che hanno i loro cari in carcere, vi invio la traduzione di una lettera loro indirizzata.
Contiene spunti di riflessione validi anche in questi ultimi giorni di Ramadan, giorni nei quli moltiplichiamo le devozioni.
Non dimentichiamo i musulmani incarcerati e le loro famiglie nelle nostre innumerevoli invocazioni e che il Misericordioso le accolga e ci guidi al miglior Islam, amin.

Khadija

Lettera di consolazione per le sorelle della terra dei due luoghi sacri

In nome di Allah e la pace e la benedizione siano sul Messaggero di Allah e su coloro che lo seguono.

In verità! la vostra lettera è molto toccante, rivela i vostri dolori e sofferenze, infatti ogni volta che la leggo, il mio petto si stringe e il mio occhio piange .. walà hawla wa là quwwata illa bil-Làh ..

Sono un ex-detenuto del cosiddetto fascicolo della salafiyah jihadiya in Marocco e ho trascorso quasi un decennio dietro le sbarre, fra il rapimento, il trasferimento segreto (le consegne straordinarie in cui è coinvolta la CIA), la detenzione segreta e il carcere per la presunta lotta al terrorismo.

Scrivo questa mia lettera e chiedo ad Allah di aiutarmi e far sì che io riesca a consolare le nostre sorelle nella terra delle due città sacre.

Comincio quindi con le parole di Allah (Swt): (Non consideratelo un male, al contrario è stato un bene per voi), La Luce, 11.

Ovviamente, io non auguro la prigione a nessun musulmano -che testimonia che non c’è dio tranne Allah e che Mohammed è Messaggero di Allah- in quanto lì si è sottoposti alla fitna nella religione, ma se Allah glielo destinasse, direi: La prigione è disgrazia -e quel che le sorelle hanno raccontato è più che sufficiente senza dire altro- ma è anche una grazia, e di questa grazia voglio ragionare un po’ che magari riuscirò a dare loro un piccolo sollievo.

Fra i doni che Allah mette a disposizione del fratello in carcere, ciò che segue:

 

Memorizzare il Corano: Il carcere è una delle più importanti e preziose occasioni per imparare il Libro di Allah a memoria -la scienza che tanti musulmani trascurano- oltre che ad occupare la tua giornata e a diventare il tuo passatempo. Invece colui il cui tempo è tutto libero, si sente annoiato, agitato, indeterminato e indebolito .. e magari comincia a comportarsi male.

 

La disciplina: Il musulmano riesce a regolare i suoi orari e appuntamenti attraverso gli orari del sonno, dell’uscita all’aria e gli altri orari imposti al detenuto, così in shà al-Lah dovrebbero diminuire la sua noncuranza, il suo disimpegno, la sua irresponsabilità, il rinviare gli impegni e il trascurare i doveri.

 

La famiglia: Il carcere è fra i luoghi più importanti che permettono all’uomo di conoscere il vero valore della famiglia e dei parenti .. la loro importanza nella vita .. la vera differenza fra loro e l’estraneo .. tutti ti abbandonano tranne loro.

Spendono il caro e il prezioso per visitare il loro detenuto, prendersi cura di lui, sopportano tutte le difficoltà per lui, si preoccupano per lui, sono rattristati per la sua disgrazia, senza mai perdere la speranza anche se questo richiede tutta la vita .. il loro merito e favore non hanno paragone e quindi dobbiamo mantenere i rapporti in modo talmente forte che non possiamo far a meno di loro.

Quindi il carcere ti insegna veramente che essi sono il tutto per il tutto, il tuo capitale, ricchezza, patrimonio .. sono i primi che meritano il tuo amore, rispetto, stima e interesse .. che la loro fatica sia un riposo per te .. essi sono la gente del bene e meritano ogni bene.

 

L’equilibrio: La frequentazione forzata e permanente con i detenuti nella cella e nel reparto fa toccare da vicino al musulmano le qualità della gente, anzi fa distinguere anche il sincero dal bugiardo, i diversi caratteri e gli umori. Addirittura si riesce a intuire da poche parole la realtà di una persona, anzi a volte solo guardandola. È così che era il Messaggero di Allah -pace e benedizione su di lui- dava una certa missione ad un tal compagno a seconda del suo stato per quanto conosceva le sue condizioni.

E quindi si riesce a trattare ognuno secondo il suo stato, ad aiutare l’uno e gratificare l’altro.

 

L’ingiustizia: L’ingiustizia, l’iniquità e l’oppressione, le torture e il tormento, la frustrazione e l’umiliazione che il fratello subisce, tutto ciò gli fa guadagnare una qualità delle più straordinarie e nobili: chi non ha provato l’ingiustizia, è difficile che non sia ingiusto verso gli altri.

Ho accennato questo punto qui, in quanto ha rapporto con l’equilibrio, di cui ho scritto sopra.

 

La pazienza: La pazienza non comporta se non un largo e ampio bene. Qualche mese prima di uscire dal carcere, qualcuno mi ha provocato un fastidio intollerabile, non avevo scelta se non quella di adornarmi di pazienza, subhànal-Lah! Sentivo -giuro con Allah- la gioia nel mio cuore.

Giuro con Allah- una gioia che non credevo e ogni volta che mi ricordo quella pazienza, non ne trovo spiegazione. E comunque la pazienza è una chiave sulla quale si può confidare tranquillamente.

Inoltre, avere la pazienza nell’avversità è più facile che avere la pazienza nel trionfo, infatti i compagni del Messaggero di Allah -pace e benedizione su di lui- temevano l’apertura del mondo caduco, anzi la cosa che il Messaggero di Allah -pace e benedizione su di lui- stesso temeva di più per la sua comunità, era il basso mondo.

Tra l’altro quel che i re delle fazioni hanno combinato in Andalusia non è così lontano da noi .. e vi do un piccolo esempio dal carcere stesso. Quando i fratelli in prigione ottengono qualche miglioramento, si manifesta l’interesse e quindi comincia la trascuratezza nel memorizzare il Corano, la noncuranza nella disciplina, l’impazienza, la mancanza d’equilibrio e la trascuratezza nel servire i propri fratelli .. cambiamento da uno stato ad un altro stato .. tutto questo solo per vantaggi di poco interesse, quindi cosa ne pensate se avessimo tutto il mondo caduco con quel che comprende e racchiude?

 

L’isolamento: Ho letto in alcuni libri a proposito della pazienza, l’isolamento (al-‘uzlah) e la compagnia di Allah (al-unsu bil-Làh) -lo vediamo dopo se Allah vuole. Giuro con Allah che non ho capito questa realtà finché non sono stato dietro le sbarre, soprattutto nel periodo che ho trascorso nel campo segreto di Témara in isolamento totale per oltre otto mesi.

Fra le utilità dell’isolamento, il disabituarsi ai discorsi della gente -non intendo le parolacce, l’abbandono di esse è un obbligo, che la rettitudine non si perfeziona se non con la lontananza da esse.

Intendo il discorso nella sua qualità e conformità o meno alla Shari’a, il salutare in malo modo dicendo al musulmano: “ciao” che il Messaggero di Allah -pace e benedizione su di lui- disse: “Salutatevi a vicenda, date da mangiare e vegliate [di notte] in preghiera, mentre la gente dorme, che entrerete in Paradiso in pace.”, il giurare per Allah in ogni cosa, la bugia bianca, lo scongiuro del malvagio, che magari nemmeno prega, nelle liti con il volto di Allah, mentre il volto di Allah è ben al di sopra dell’essere maneggiato dalle lingue per cose futili. Bisogna essere consapevoli di quel che va detto alla gente a seconda delle persone: parole convenienti al malvagio e parole convenienti al credente.

Lo stesso l’isolamento insegna parlare poco e a stare molto in silenzio, infatti colui che parla poco, mente poco, non provoca calunnia né diffamazione, si salva dalle liti e dagli oltraggi, dai discorsi futili.

Tra l’altro lo stare in silenzio è il migliore mezzo e la miglior astuzia per raggiungere il buon comportamento (al-khuluq al-hasan), il Messaggero di Allah -pace e benedizione su di lui- disse: “Il credente più compiuto nella fede è colui che possiede il migliore comportamento”, e disse: “Chi mi garantisce [di preservare] ciò che è fra le sue labbra e ciò che è fra le sue cosce, gli garantisco il Paradiso.”.

In verità, il discorso è il padre dei problemi, è quello che porta l’uomo alla rovina, a causa di esso avvengono il disagio e la separazione, la lite e l’interruzione dei rapporti.

Il maltrattamento attraverso una parola può separare l’amante dal suo amato, come con una parola si può riportare un’intera comunità dall’errore alla rettitudine, come è accaduto nella fitna della creazione del Corano .. e se continuiamo a parlare dei meriti del poco parlare non finiremmo più ..

 

La compagnia di Allah: L’isolamento che, palesemente sembra la frustrazione dal parlare, è in realtà un periodo in cui cuore è completamente libero e vuoto dai discorsi della gente, dalle occupazioni, dalle preoccupazioni e dagli impegni. Ecco che il cuore si rivolge al suo Creatore con l’invocazione, spera nella Sua misericordia e teme il Suo castigo, è totalmente sottomesso, umile, rassegnato e rimesso e allora -gloria ad Allah!- sente la compagnia di Allah.

Giuro con Allah che se ti dessero le montagne del mondo in oro in cambio di questo sentimento, non accetteresti in quanto questo dono è al di sopra di ogni dono.

 

Servire i fratelli: La direzione carceraria teme la diffusione dell’invito all’Islam fra i detenuti comuni e che le notizie dei fratelli escano dal carcere. Per questo alcuni fratelli volontariamente servono i loro fratelli per preparare da mangiare e altro dentro il reparto. I fratelli devono farsi avanti e offrirsi per questo servizio per il bene che Allah prevede per chi serve il suo fratello, detenuto solo perché osserva l’Unicità di Allah e segue la via del Suo Messaggero -pace e benedizione su di lui.

Servire i fratelli purifica il cuore, lo corregge e lo cresce con buona crescita, ti fa amare dai tuoi fratelli e occupa il tuo tempo con il bene, e a chiunque rendi servizio invoca il bene per te.

 

L’essere consapevole dei fatti quotidiani (fiqh al-wàqi’): La lotta in carcere -non dico a livello individuale ma di gruppo- è molto difficile per le divergenze metodologiche, di giurisprudenza, magari per ignoranza e per un po’ di amor proprio -e non mi assolvo da ciò.

La lotta è fatta di sciopero della fame, di protesta e di manifestazioni per chiedere la liberazione e i propri diritti in attesa dell’eventuale liberazione.

Quindi sopportare i fratelli, avere pazienza con loro, cercare di accontentare tutti, mantenere la calma e mantenere l’unità -che l’unità è già un trionfo in sé.

Allora a forza di frequentazione ti trovi costretto a cercare i mezzi giusti, e a sforzarti di prendere delle decisioni, ciò ti permette di godere di una buona parte della (consapevolezza dei fatti quotidiani) che pochi sanno usare e applicare.

 

Conoscere le tue capacità: Spiacente! Ma la maggior parte dei musulmani non conosce realmente le proprie capacità, quindi trovi il musulmano intimidito dal pericolo, anzi solo a pensarci, ha paura di sostenere e difendere, ad esempio, i detenuti islamici o altro, questa debolezza -credetemi- è derivata dalla non conoscenza delle proprie capacità.

Se per esempio prendiamo il soldato, lo troviamo pronto alla guerra e a tutti i tipi di sventure pericoli e avventure, grazie a cosa? Grazie agli addestramenti che ha avuto e attraverso i quali è stato messo alla prova che gli hanno permesso di conoscere veramente le sue capacità.

Lo stesso il detenuto attraverso, ad esempio, lo sciopero della fame o le torture psicologiche come la frustrazione del sonno per diverse notti, o le privazioni in generale, o la paura, o altro, tutto ciò permette al musulmano di conoscere le proprie capacità.

Non dobbiamo sottovalutare questo, conoscere le proprie capacità gioca un ruolo molto importante nella stabilità della propria personalità, nella forza di determinazione e di volontà, nel mantenere il buon umore e la fermezza quando giungono le difficoltà e le disgrazie, a dominare la situazione e a mantenere la calma. Il musulmano resta calmo nei momenti in cui la gente è confusa.

Lo stesso sono pari per te l’elogio della gente e il loro biasimo.

Lo stesso quando gli altri ci abbandonano, trovi il musulmano -e ad Allah appartengono la lode e la gratitudine- fermo sulla verità, paziente nonostante il prezzo.

 

La potenza appartiene ad Allah: Quando il musulmano osserva quel che abbiamo citato qui sopra, lo trovi calmo e sereno, allegro e attivo, molto religioso e assai impegnato nei suoi affari, sapete cosa significa questo? Giuro con Colui che ha innalzato il cielo senza pilastri che quei guardiani ingiusti ed altri sanno che quel musulmano è sulla via della verità, e giuro con Allah che sperano d’essere come lui anche dietro le sbarre, e che vuota speranza!, e giuro con Allah che si sentono intimamente ignobili e spregevoli e che quel musulmano è il potente il nobile, il credente, l’onesto, tutto ciò perché ha creduto in Allah e ha seguito il Messaggero .. si è messo diritto e sulla rettitudine .. e questo è poco di tant’altro da dire ..

 

A proposito dei guardiani: Anzi di tutti coloro che portano l’uniforme e altri .. una volta stavo in punizione per 25 giorni in una cella isolata e davanti alla cella c’era uno spazio largo dove, di solito il sabato e la domenica, i guardiani (ed altri infiltrati con l’uniforme!) si riunivano in quanto il carcere è fermo.

Io sentivo le loro discussioni .. in breve la maggior parte di loro non sono coniugati e vivono ancora in casa della mamma e del papà per difficoltà di sopravvivenza .. gloria ad Allah! cosa potrei dire di costui? Questi (poverini) che aggrediscono i credenti con le loro mani e lingue, per cosa? Per qualche dinaro .. qualche dinaro che non basta loro neanche per il mese.

Di questi dico ciò che è stato già detto: Costoro -che Allah ci protegga- distruggono la loro dimora nell’Aldilà per procurare il mondo caduco ad altri!!!

La lode appartiene ad Allah che ci ha preservati da ciò e la lode appartiene ad Allah che ci ha guidati.

 

Conclusione: Ritorno all’inizio del discorso e dico: Il carcere è una disgrazia ma anche una grazia.

La disgrazia esiste, le sofferenze e i dolori ci sono, se questo prova qualcosa, prova -giuro in Allah- che siete sulla via della verità, non è vero che Allah (Swt) dice: (Credete forse che entrerete nel Paradiso senza provare quello che provarono coloro che furono prima di voi?).

Cosa è successo loro, o Signor nostro? (Furono toccati da disgrazie e calamità..), La Giovenca, 214.

Disse Ibn Kathìr:”(Credete forse che entrerete nel Paradiso), prima d’essere messi alla prova, verifica ed esame come ha fatto con coloro che vi precedettero delle comunità, per questo dice: (senza provare quello che provarono coloro che furono prima di voi? Furono toccati da disgrazie e calamità), che sarebbero le malattie, i malesseri, i dolori, le sofferenze, i malanni e avversità .. (e furono talmente scossi), per paura dei nemici, una scossa terribile, sottoposti alla prova con una dura prova ..”.

Tra l’altro la frase con “forse” è in forma interrogativa in un contesto di disapprovazione; ossia pensate d’entrare in Paradiso senza questo? Chi pensa così, sappia che Iblìs ha urinato dei suoi orecchi!!!

Se ho detto bene è senz’altro da Allah e se ho sbagliato qualcosa è sicuramente da me stesso e da Satana.

Che Allah ci perdoni tutti e assalamu alaykum wa rahmatul-Lahi wa barakàtuh.

 

Originale in arabo:

http://www.almaqreze.net/ar/news.php?readmore=1854

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