Una lettera di sorelle dalla terra delle due sacre Moschee

 

بِسْمِ اللَّهِ الرَّحْمَـٰنِ الرَّحِيمِ

Nel nome di Allah il Clemente il Misericordioso

Una lettera di sorelle dalla terra delle due sacre Moschee

C’è qualcuno che risponde o che aiuta?

Il centro almaqreze (www.almaqreze.net/ar/news.php?readmore=1847) ha ricevuto questa lettera dalle sorelle della terra della luce e della benedizione, la terra dei due luoghi sacri (bilàd al-Haramayn).

Sono mogli, madri, sorelle e figlie dei detenuti islamici, sbattuti ingiustamente nelle carceri del regno della prepotenza che opprime la gente dell’unicità (Ahl at-tawhìd) che fa parte di Ahl as-sunnah wal jamà’ah (la gente della tradizione e del gruppo) … mentre sono gentili con coloro che diffamano i compagni [del Profeta -pace e benedizione su di lui], che infamano l’onore di alcune madri dei credenti e che sospettano del sublime Corano …

Il regno della prepotenza s’infuria contro la gente dell’unicità e mostra misericordia verso coloro che hanno dissotterrato le tombe dei compagni [del Profeta -pace e benedizione su di lui] in Medina la splendente, coloro che hanno pubblicamente violato la moschea del Profeta -pace e benedizione su di lui- e gli abitanti di Medina, e ciononostante le autorità li hanno liberati solo dopo pochi giorni!! Invece la gente dell’unicità, viene rinchiusa nell’oscurità delle carceri per anni … e non c’è nessuno che piange per loro né chi prova pietà verso i loro figli e famiglie!!

Il centro almaqreze ha accolto questa lettera che gronda di tristezza e dolore per la disgrazia accaduta alla gente dell’unicità nella terra delle due sacre Moschee e in altri paesi …

Nella lettera le nostre sorelle chiedono, dopo Allah, aiuto agli ulema di questa comunità, chiedono sollievo e sostegno attraverso la pressione sul governo di Riyad per liberare la gente dell’unicità, i nipoti dei nobili compagni –che Allah sia immensamente compiaciuto di tutto loro …

C’è allora fra la gente della nostra comunità e della nostra religione qualcuno che presta loro aiuto, dopo Allah?!

 

Ecco il testo della lettera

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso

La lode appartiene ad Allah che dice: (Quando Allah accettò il patto di quelli cui era stata data la Scrittura [disse loro]: “Lo esporrete alle genti, senza nascondere nulla.”), e dice Swt: (Voi siete la migliore comunità che sia stata suscitata tra gli uomini, raccomandate le buone consuetudini e proibite ciò che è riprovevole e credete in Allah).

Benedizione e pace su colui che disse: “Giuro con Allah! o ordinate il bene e sconsigliate il male, giudicate l’oppresso indirizzandolo sulla via della verità e limitandolo solo sulla via della verità o Allah creerà inimicizia fra di voi e poi vi maledirà come li ha maledetti.”, e disse: “Liberate il prigioniero” e pace sulla sua famiglia, sui suoi compagni e coloro che lo seguono fino al Giorno del Giudizio.

 

Dottor Hàni as-Subà’i, che Allah l’aiuti a sostenere l’oppresso e a liberare il prigioniero.

As-salamu alaikum wa rahmatul-Làhi wa barakàtuh

Tanti auguri per il Ramadan e chiediamo ad Allah di aiutarci nel digiuno e nella veglia di preghiera durante Ramadan.

In questo mese la sollecitiamo ad aiutarci con tutto quel che può, e lei è all’altezza di farlo, soprattutto in un mese in cui le devozioni sono molte e in cui ci si avvicina molto ad Allah (Swt), e non c’è nulla di meglio del sostenere il prigioniero oppresso, come disse il Profeta -pace e benedizione su di lui: “Liberate il prigioniero”.

Noi siamo donne della terra delle due sacre Moschee, madri, sorelle, mogli e figlie dei detenuti nelle carceri politiche del regno arabo saudita, la terra dell’unicità e della discesa della nobile profezia. Con questa nostra lettera ci rivolgiamo a lei, a tutti gli ulema e predicatori (duàt) negli orienti e occidenti della comunità musulmana dopo che tutte le porte sono state chiuse sulla nostra faccia e siamo state abbandonate dal vicino e dall’amico.

Abbiamo scelto lei, dopo che gli ulema e i predicatori sauditi hanno rifiutato di aiutarci, per obbedienza o timore del ministero degli interni saudita e dei responsabili, tranne alcuni che poi sono stati a loro volta detenuti.

Ci indirizziamo a lei come portatore e comunicatore di scienza islamica, per la sua posizione preminente nella nostra comunità.

Lei per la gente è luce che illumina la strada e mostra con sicurezza il percorso, quindi lei ha l’obbligo di stare dalla parte della verità, di essere equo verso di noi. Questa sua responsabilità non la potrà purificare se non con la parola di verità e con il sollievo dell’ingiustizia che sopportiamo noi e i figli di questa comunità. L’oppressore ha ormai aggredito l’oppresso e il ricco ha aggredito il povero.

 

Noi siamo le sue sorelle della terra delle due Città sacre, siamo state colpite da un grave malanno, toccate da una grande disgrazia, abbiamo avuto di pazienza finché le nostre forze si sono esaurite, abbiamo avuto pazienza finché sono state chiuse davanti a noi tutte le strade, abbiamo bussato ad ogni porta legale, ma non abbiamo trovato dall’aggressore altro che rifiuto e disprezzo.

È una questione che tocca la gente nella propria sicurezza e turba la sua sopravvivenza.

Si tratta delle detenzioni arbitrarie dei migliori giovani, predicatori e ulema di questo paese e dei loro fratelli di altri paesi: chi ha assoggettato sé stesso al jihad per la causa di Allah, o chi ordina il bene e sconsiglia il male, o raccoglie un’elemosina per un bisognoso o prigioniero, o tiene altri comportamenti islamici lodevoli che la comunità ha l’obbligo di osservare per sostenere il prigioniero, stabilire l’unicità e affrontare la gente della croce e i suoi alleati.

Le detenzioni e le perquisizioni non sono riservate solo alla gente della terra delle due Moschee, ma coinvolgono ogni musulmano monoteista che sostiene la sua religione e preserva il suo onore. Era, ma lo è ancora, un’ingiustizia evidente che ha colpito tutti senza eccezione tranne chi contraria l’unicità con il comportamento e la metodologia.

 

All’inizio e per circa i dieci anni precedenti, veniva arrestato chi andava a combattere all’estero, poi hanno preso ad arrestare chi aveva rapporti con chi andava a combattere, fosse anche il suo collega di lavoro, poi hanno preso ad arrestare tanti che non avevano alcuna colpa, se non assurdità, che proviamo vergogna a dire, quali l’intenzione del jihad, l’intenzione di finanziare il jihad. C’è perfino chi subisce anche la detenzione cautelare.

Così, gli arrestati sono diventati tanti che non trovi una casa che non abbia un parente o vicino detenuto, così il numero ha raggiunto circa i trentamila.

Chi entra in carcere non sa quando ne uscirà, perché non ci sono né processi né chi si oppone, e il condannato quando finisce la sua pena, non lo lasciano uscire, questo è il caso della maggior parte dei detenuti politici.

Peggio e più grave è la modalità dell’arresto, è il rapimento. Nessun preavviso all’interessato né alla sua famiglia, quindi se sparisce un uomo probo e religioso in saudita, vale a dire che è detenuto.

 

Se invece l’interessato è in casa, a quel punto comincia il vero terrorismo e l’orrore che i servizi d’investigazione provocano in quella casa disgraziata, viene circondata con gli occhi, ma poi addirittura con i corazzati, a seconda dell’importanza della persona.

Bussano alla porta in piena notte, entra un gruppo numeroso di persone con la divisa e altri in borghese tutti armati, ispezionano la casa, perquisiscono le donne, rubano oggetti preziosi e tutto il denaro che trovano. A volte distruggono i mobili, spaventano i bambini, ammanettano l’interessato e gli bendano gli occhi davanti a genitori, moglie e figli senza alcun rispetto dell’inviolabilità della casa musulmana.

Quando poi l’interessato è nell’oscurità delle carceri, s’interrompono le notizie e s’ignora la sua situazione per mesi, a volte anche per un anno.

Viene torturato per confessare ciò che non ha commesso, o ha commesso, quindi le torture esistono -e come no- a bastonate, sospeso in alto, insultato e diffamato nel suo onore, minacciato di stupro, affamato, frustrato a lungo dal sonno e altre torture. Sì, giuro con Allah, tutto ciò accade nella terra dei due luoghi sacri, la terra natale del messaggio profetico.

 

L’interessato, sia che confessi o meno, che venga condannato o resti in attesa di giudizio, non sarà comunque né fra i vivi né fra i morti.

In una cella isolata non saprà se è notte o giorno, estate o inverno, se piove o se è chiaro.

Il prigioniero scompare dalla vita in quanto non ha notizie se non attraverso un telefonata mensile o ogni quindici giorni, pochi minuti in cui gli è vietato di parlare delle sue sofferenze in carcere.

Può darsi che a qualcuno nasca un figlio, ma non lo saprà se non dopo due settimane o più, o che un parente muore e non lo saprà se non dopo lungo tempo, anzi alcuni non hanno il diritto di vedere i loro genitori se non in caso di malattia mortale, e dopo la loro morte chissà se potrà o no partecipare al funerale, questo in base alla velocità burocratica del ministero degli interni e a seconda dell’umore dei responsabili!?

 

Per quanto riguarda la visita al detenuto, egli non riesce a vedere il volto coperto della madre e delle sorelle a causa delle telecamere piazzate nelle sale di visita, allora rimane per diversi anni senza vedere il viso di sua madre, che comincia ad essere invaso dalle rughe per il dolore e le sofferenze causate dall’assenza del figlio.

Prima d’entrare alla visita, le famiglie -uomini e donne- vengono sottoposte ad una perquisizione molto delicata e umiliante.

Il ministero degli interni ha istruito delle donne di estrema bassezza, pronte ad eseguire gli ordini anche quando sono perversi. Con le loro mani violano le parti intime delle donne, possono anche chiedere di togliere la biancheria intima, e guai a colei che ha un foglio o una penna: il detenuto e la sua famiglia verranno privati della visita.

 

Se il detenuto si ammala, lo aspettano altre sofferenze, non riceverà le cure se non dopo averle mendicate con lettere e la sua famiglia con diversi telegrammi e implorazioni. Nonostante ciò può essere trascurato e quindi non curato, come nel caso di tanti detenuti con malattie molto gravi di reni, sangue, cuore, fegato e cancro.

L’unica medicina, data però come un favore da parte loro, sono i calmanti.

 

La questione ancor più grave, incredibile, e per la quale si sbiancano i capelli, è che donne virtuose della terra dei due luoghi sacri sono in carcere, trattate come i detenuti maschi.

Non hanno alcuna remora a sbattere in carcere donne virtuose e probe delle quali è attestato il timor di Dio, arrestate per aver sconsigliato la falsità o protestato per la detenzione dei loro mariti.

La sorella viene messa nella sua triste cella con le telecamere in funzione giorno e notte, così è costretta a mantenere il suo velo: dormire con esso e svegliarsi con esso, in piedi e seduta finché crescono i suoi figli, se li allontanano da lei è una disgrazia e se li tengono in carcere con lei questa è una disgrazia ancor più grave.

Viene sottoposta ad interrogatori in piena notte da sola senza un parente e con inquisitori osceni e irreligiosi, viene minacciata di stupro e umiliata -la hawla wala quwwata illà bil-Làh.

Fra di loro la nostra nobile sorella Umm Rabbàb Hayla Mohammed al-Qasìr, la nostra nobile sorella Ghaydà’ ash-Sharìf ed altre di cui non sappiamo nulla.

Allah (Swt) è incaricato di loro, Gli chiediamo di liberarle in questo nostro mese benedetto e che le conceda di sostenerle in assenza di chi ci sostiene, che Allah ci venga di aiuto.

 

Viviamo nella paura e nell’ansia, chiunque ci bussa alla porta, diciamo: “Sono i servizi” e chiunque ci chiami, diciamo: “Ci stanno cercando” e se s’interrompono le telefonate di qualche nostro figlio, diciamo: “L’hanno preso”. Così viviamo.

Coloro che sono pagati per proteggerci e garantire la nostra sicurezza, sono diventati soltanto dei fantasmi che ci terrorizzano e immettono il terrore nei nostri cuori, ma chissà che Allah (Swt) ci sostenga e ci sollevi da questo malanno.

 

Abbiamo avuto pazienza e pazienza, abbiamo sopportato e sopportato finché il sangue è scoppiato nel nostro cuore, il nostro fegato è a pezzi per il dolore, abbiamo subito l’oltraggio peggiore e l’umiliazione più amara.

Poi abbiamo cominciato a lamentarci, a bussare alle porte che fingevano di essere aperte, ma sono -giuro in Allah- chiuse, anzi con mille ostacoli e barriere. Abbiamo scritto telegrammi, dedicato le nostre forze, cercato ogni mezzo, ci siamo rivolte agli ulema.

Chi ci ha sostenuto, è stato imprigionato e rimproverato e chi ha avuto paura -e sono tanti- ha lasciato perdere.

Anzi, coloro che fingono possedere la scienza e religione, sono dalla parte dell’oppressore e ci hanno accusato, noi e i nostri detenuti, di errore e di fuorviare dall’obbedienza, ma noi non abbiamo mai dichiarato di essere perfetti o immuni dall’errore, allora perché non condannate il colpevole e liberate l’oppresso? Così li abbiamo lasciati e ci siamo rifugiati in Allah prima e dopo di loro.

 

Poi abbiamo cominciato a muoverci raggruppate in modo pacifico, chiedendo i nostri diritti. Allora ci hanno affrontato con la detenzione e le bastonate.

Anche noi donne siamo state arrestate, maltrattate e umiliate, sottoposte all’arresto e all’interrogatorio senza la presenza di un parente maschio -che Allah ci venga di aiuto.

Dedicavamo tutto quel che potevamo per scarcerare e liberare i nostri detenuti dalle carceri del ministero degli interni.

Non conosce l’amarezza di vivere senza sapere quando verrà liberato, se non il cuore che è stato spezzato dall’amore e dallo slancio per il suo amato.

 

In un momento in cui aspettavamo la loro liberazione, mentre la gente parlava dell’approssimarsi della scarcerazione, all’improvviso ci casca addosso un grave incidente, un evento insopportabile che ci ha fatto perdere la testa e gelare i nostri cuori: gli scontri e le occupazioni nella prigione politica di al-Hàir, nel sud di Riyad.

Qualcuno dei nostri detenuti ha telefonato la notte di 23 Sha’ban 1433 (13.07.2012) alla famiglia chiedendo aiuto e soccorso, dicendo: “La squadra speciale ci ha circondato, hanno dei coltelli e bastoni elettrici per sgozzarci come galline, vogliono darci una lezione solo per aver chiesto più volte di curare il nostro fratello Mohammed Mosleh ash-Shahri, ammalato da lungo tempo di cancro alla colonna vertebrale. Il cancro ormai si è esteso su tutto il suo corpo, se lo lasciamo così morrà fra le nostre braccia. Allora abbiamo deciso di non mollare finché riceverà delle cure, ma quando ci hanno affrontato con il rifiuto e l’indifferenza, ci siamo raggruppati e abbiamo occupato il reparto per sostegno e pietà verso il nostro fratello ammalato. Allora famiglie nostre, ci avete dimenticato per anni, sosteneteci ora prima che ci sgozzino come vengono sgozzate le pecore”.

Qualcuno addirittura ha attribuito la responsabilità del suo sangue alla propria famiglia, quindi noi donne ci siamo spaventate e al volo abbiamo cercato di pubblicare questa notizia dappertutto dove possiamo arrivare. Abbiamo scritto agli ulema e ci siamo indirizzate agli attivisti, ma qui i superbi hanno oppresso tutti.

La prepotenza degli agenti degli interni ci ha circondato, ci hanno frustrato dall’avere le notizie dei nostri figli, hanno loro impedito il telefono e le visite, ma abbiamo sentito che ci sono dei feriti e dei morti.

Allora abbiamo passato la veglia di sabato con il terrore nel cuore. Dopo giorni, duri, amari e unici nel loro genere, cosa possiamo fare se non rivolgerci a lei per chiedere di sostenerci e sollevarci, lei è un uomo di scienza che dichiara la verità pubblicamente?

 

Vi scongiuriamo, gente nobile, di sostenerci, di proclamare la verità, di difendere la sua gente, di sollevarci dall’ingiustizia con quel che potete e di non sottovalutare alcuna buona azione anche se sembra piccola.

Se pubblicate questa lettera o protestate davanti all’ambasciata saudita nel vostro paese o parlate con i responsabili da voi perché a loro volta parlino con i nostri o fate qualcosa per assolvere la vostra responsabilità davanti ad Allah nel Giorno in cui non serviranno se non le buone azioni -liberare il prigioniero è una delle migliori e delle più importanti- chissà che il ministero degli interni sappia che la nudità è scoperta e che la puzza del suo crimine, sopportato così a lungo dai musulmani, si sparge.

Ora la speranza viene da voi, dopo che il vicino ci ha abbandonato e voi siete la nostra famiglia, innanzi tutto ci unisce una sola religione eminente.

La prova è stabilita nei vostri confronti dopo aver saputo qualcosa di ciò che accade nel buio del ministero degli interni per cui disfare il riprovevole è un obbligo.

 

Chiediamo ad Allah di concedervi di sostenere noi e i nostri detenuti, di perfezionare il vostro modo di fare, di far scorrere la verità sulla vostra lingua e che vi guidi nella retta via.

 

 

 

Le vostre sorelle

mogli dei detenuti nelle carceri

del ministero degli interni saudita

Martedì il 27 Sha’bàn 1433

Traduzione a cura di sorella Khadijah, che Allah la ricompensi.

Annunci

One thought on “Una lettera di sorelle dalla terra delle due sacre Moschee

  1. Pingback: Lettera di consolazione per le sorelle della terra dei due luoghi sacri | La Madrasa di Baraka

As-salamu 'alaykum waRahmatullahi waBarakatuHu. Benvenuto/a su questo blog. I commenti costruttivi saranno visibili appena il gestore del blog li avra' approvati inshaa Allah.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...