“Children of Jannah”: Supporto per le madri che abbiano perduto un figlio

بِسْمِ اللَّهِ الرَّحْمَـٰنِ الرَّحِيمِ

Nel nome di Allah il Clemente il Misericordioso

Sappiamo dalla letteratura di tutti i tempi, dai poemi, dai trattati filosofici e attualmente dai compendi di psichiatria e psicologia che di certo il più grande dolore che possa colpire un essere umano è la perdita di un figlio.

Il lutto più doloroso e più difficile da elaborare è di certo la morte dei figli per i padri e ancor di più per le madri ed è di una tale portata che tanta parte di letteratura scientifica si è spesa per spiegarne gli aspetti terapeutici finalizzati all’assistenza di famiglie e in particolare madri che perdono i figli, gli esiti di tale letteratura hanno anche ispirato il mercato holliwoodiano e diverse serie televisive, che per lo più si sono limitate a esaminare i vari esiti che tali perdite possono avere all’interno nel ménage familiare, mostrando come talvolta i matrimoni colpiti dal dolore della perdita di un bambino si disgreghino o – al contrario – si rafforzino; ma nessuno ha mai affrontato la questione da un punto di vista prettamente spirituale, o se vogliamo da una particolare prospettiva spirituale.

Non in maniera sistematica.

Fortunatamente all’interno del paradigma islamico possiamo affermare di avere diversi ahadith, tradizioni profetiche che affrontano l’argomento, sebbene essi necessitino di spiegazioni contestuali tuttavia sono piuttosto espliciti sulla questione del lutto per la perdita dei figli.

Troviamo nella raccolta di ahadith autentificati da An-Nawawi Ash-Shafi°i, Riadh as-Salihin, i seguenti ahadith:

Da Anas, radi Allahu °anhu, l’Inviato di Dio disse: “Non vi è musulmano cui muoiano tre figli non ancora arrivati all’età in cui dispongono di se stessi senza che Allah li faccia entrare in Paradiso in grazia della Sua  Misericordia per loro” (Bukhary e Muslim concordano).

Da Abu Hurayra, radi Allahu °anhu: “Il Fuoco non lambirà nessun musulmano cui muoiano tre figli se non per l’obbligo sancito.” (Si intende l’attraversamento del  Sirat, il Ponte su cui ogni musulmano passa per stabilire quale sarà la sua ultima dimora.)

Il nostro amato Profeta, salla Allahu °alaihi wa sallam, ci annuncia tramite questi detti che i musulmani che perdono i figli in età impubere , sopportando con pazienza questa perdita, riceveranno Misericordia e intercessione da parte di Allah in virtù di essa.

L’Islam si mostra come un sistema in cui ogni problema ha la sua soluzione sia pragmatica che spirituale, mostrando anche una certa duttilità nell’utilizzo di scienze profane che non ne contraddicano i principi e le finalità, e qui ci preme al di là di queste riflessioni segnalare con particolare attenzione il lavoro della sorella Hafizah Ismail, che in ragione di questo lutto ha fatto un percorso spirituale che l’ha portata a superare il dolore attraverso la ricerca spirituale fondando una associazione onlus, Children of Jannah appunto,  che si occupa di offrire assistenza alle famiglie colpite da questa immane tragedia componendo un opuscolo di sostegno che dal nostro punto di vista si mostra assai pregevole sia sul piano contenutistico che metodologico.

Per rispetto al copyright, non siamo ancora autorizzati  a riportare letteralmente in traduzione il testo intero o parti di esso ma tenteremo di suscitare il vostro interesse tramite parafrasi commentate.

Innanzitutto, l’elemento che immediatamente colpisce è la grandissima attenzione all’aspetto spirituale congiunto a quello meramente psicologico del problema, i due aspetti si integrano e la risoluzione del problema dal punto di vista psicologico va operata con l’ausilio del ricordo continuo e costante di Allah attraverso la lettura del Corano e le invocazioni insegnateci dal Profeta, salla Allahu °alaihi wa sallam, le quali hanno lo scopo di rasserenare i cuori dei credenti:

أَلَا بِذِكْرِ اللَّهِ تَطْمَئِنُّ الْقُلُوبُ

In verità al ricordo di Allah si rasserenano i cuori (Corano XIII. Ar-Ra°d,28);

ed in effetti tale tranquillità spirituale porta il credente a focalizzare l’attenzione sulla vita Eterna, sul pensiero di Allah allontanandola dal dolore della tragedia vissuta e consentendo di dare riposo alla psiche e di elevarsi spiritualmente.

L’aspetto assai pregevole di questo piccolo opuscolo è la capacità di sintetizzare in meno di 50 pagine gli stati d’animo, gli aspetti psicologici ed emozionali, le soluzioni terapeutiche e spirituali.

Hafizah Ismail traccia un percorso in 11 capitoli, in cui con grande sensibilità umana e intellettuale riesce a coniugare la spiritualità islamica con le tecniche psicoterapeute di ispirazione cognitivo-comportamentale, guidando le madri che hanno perso i loro figli verso la guarigione contemporaneamente psicologica e spirituale.

Il primo capitolo ispira alle madri il principio fondamentale nella ricerca spirituale del tauwakkul °ala Allah, ovvero abbandono fiducioso ad Allah, che consente al credente di rafforzare la sua fede e quindi l’anima e lo spirito.

Ricordando che nel Corano Allah l’Altissimo dice:

إِنَّ اللَّهَ يُحِبُّ الْمُتَوَكِّلِينَ

Allah ama coloro che confidano il Lui (Corano III. Âl-°Imrân, 159)

E:

وَمَن يَتَوَكَّلْ عَلَى اللَّهِ فَهُوَ حَسْبُهُ

Allah basta a chi confida in Lui (Corano LXV. At-Talâq, 3)[1]

O ancora ricordando al credente come Allah, subhana wa ta°ala, non costringe alcun credente a sopportare qualcosa che vada al di là di quanto il credente possa sopportare:

لَا يُكَلِّفُ اللَّهُ نَفْسًا إِلَّا وُسْعَهَا

Allah non grava di tribolazioni un’anima se non di ciò che essa può sopportare (Corano II. Al-Baqara, 286)

مَا يُرِيدُ اللَّهُ لِيَجْعَلَ عَلَيْكُم مِّنْ حَرَجٍ وَلَـٰكِن يُرِيدُ لِيُطَهِّرَكُمْ وَلِيُتِمَّ نِعْمَتَهُ عَلَيْكُمْ لَعَلَّكُمْ تَشْكُرُونَ

Allah non vuole imporvi nulla di gravoso, ma purificarvi e rendere perfetta su di voi la Sua  grazia, può darsi che siate riconoscenti (Corano V. Al-Mâ’ida, 6)

Avere fiducia in Allah, nella Sua promessa e nella Sua consuetudine di provare il credente senza gravarlo al di là delle proprie capacità è la prima tappa per iniziare a sopportare il dolore della più grande perdita, la perdita del proprio bambino.

Il secondo capitolo tratta del ritorno ad Allah attraverso la pratica del du°ah wa dhikr, ovvero invocazione e ricordo, secondo quanto suggerito anche dal Corano:

أَلَا بِذِكْرِ اللَّهِ تَطْمَئِنُّ الْقُلُوبُ

In verità al ricordo di Allah si rasserenano i cuori (Corano XIII. Ar-Ra°d,28)

Secondo diverse discipline scientifiche quali la semiotica, la genetica, la psicologia e prima di esse soprattutto la scienza religiosa islamica sostengono unanimemente quanto grande sia il potere della parola nel modificare lo stato d’animo, il carattere e persino alcuni aspetti del DNA, e quindi da questo si ricava che è molto importante l’invocazione e in particolare le invocazioni del nostro amato Profeta, salla Allahu °alaihi wa sallam, con la finalità di lenire le pene della perdita di un figlio e giovare contemporaneamente all’anima e allo spirito, ve ne sono di bellissime come quella che dice:” O Allah, io mi rifugio in Te dalla preoccupazione e dalla tristezza, dall’inedia e dal’avarizia, dalla viltà e dalla pigrizia, dall’eccesso dei debiti e dall’oppressione degli uomini” (Abu Dauwd).

Oppure:” O Allah, io sono il Tuo servo, figlio del Tuo servo e della Tua serva, il mio destino è nelle Tue mani, il mio dolore nel Tua saggezza, il Tuo giudizio in ciò che hai stabilito, Ti chiedo: in virtù di tutti i nomi che Ti appartengono, con il quali Ti sei nominato, che hai fatto conoscere attraverso una delle Tue creature, che hai rivelato nel Tuo Libro, la cui conoscenza hai riservato solo a Te nella scienza di ciò che non è rivelato (nascosto), di rendere il Corano la primavera del mio cuore, la luce del mio sentire, che esso scacci la mia tristezza e allontani le mie preoccupazioni”[2].

Il merito di questa metodologia ovviamente non consiste solo nel dissipare il dolore, ma anche nel riavvicinare il credente ad Allah e nell’accrescere il sentimento di fede colpito dalla tragedia della perdita di un bambino.

Il terzo capitolo ribadisce l’importanza della lettura del Corano, del ricongiungersi ad Allah attraverso la recitazione quotidiana del Testo Sacro che rinnova nel credente il legame con Allah, con la sua parola, poiché come ebbe a dire il Profeta, salla Allahu °alaihi wa sallam: “Colui nel cui cuore non vi è nulla del Corano è come una dimora che sia stata distrutta” (At-Tirmidhy).

O come dice Allah, subhana wa Ta°ala:

وَنُنَزِّلُ مِنَ الْقُرْآنِ مَا هُوَ شِفَاءٌ وَرَحْمَةٌ لِّلْمُؤْمِنِينَ

In verità abbiamo fatto discendere il Corano come cura e misericordia per coloro che credono (Corano XVII. Al-Isrâ’, 82)

Nel quarto capitolo si comincia ad intravvedere con quanta scrupolosa attenzione e sensibilità Hafizah Ismail abbia saputo coniugare la pratica terapeuta cognitivo-comportamentale con l’esigenza spirituale del ricongiungersi ad Allah, qui si consiglia alle madri di esprimere i propri sentimenti, di verbalizzarli, di non soccombere al dolore sempre nel ricordo di Allah, ricorda come la religione islamica non reprima e non deprechi il dolore ma come ne scoraggi le manifestazioni esasperate e scomposte; in realtà attraverso la prova e il dolore Allah purifica i credenti e li avvicina a Lui e ricordare questo è molto importante per superarne le fasi più critiche.

Il profeta Yaqub, °alaihi as-salam, padre del Profeta Yusuf °alaihi as-salam, disse, come riportato nel Sublime Corano:

إِنَّمَا أَشْكُو بَثِّي وَحُزْنِي إِلَى اللَّهِ

“In verità mi lamento della mia angoscia e del mio dolore solo con Allah…” (Corano XII. Yûsuf, 86)

L’espressione composta del dolore ne consente il distacco, la sopportazione e ne facilita alla lunga il superamento.

Nel quinto capitolo si incoraggiano le madri a ricercare degli enti o persone con cui condividere il proprio dolore, a superare la voglia di solitudine e ricercare il conforto presso strutture specializzate o persone competenti che  consentano di condividere le angosce  e superarle in questo modo.

Il sesto capitolo costituisce l’incoraggiamento ad avviare un diario in cui esprimere ogni sfumatura emozionale per poterne prendere coscienza e andare avanti, una metodologia terapeutica molto praticata soprattutto in casi di forti traumi e depressioni e che si propone  l’obiettivo di oggettivare il dolore consentendone un distacco progressivo.

Si incominciano a vedere qui gli esiti positivi del connubio tra psicoterapia e pragmatismo della religione islamica in cui la crescita spirituale non può prescindere da un esercizio costante  mirante a risolvere i problemi quotidiani sia pratici che psicologici, attraverso l’attivazione del credente il quale è invitato a porsi nella costante prospettiva del miglioramento di se stesso nella speranza di conseguire la serenità e le gioie del Paradiso.

Il settimo capitolo continua ad offrire ulteriori spunti di riflessione ed è carico di sensibilità, commovente e straordinario per la sintesi di metodi perché in esso si consiglia alle madri di comporre lettere per il figlio morto e di scrivere parimenti le risposte del figlio, alla luce dello speciale rapporto che lega la madre ai propri figli e la speciale comprensione e conoscenza che del figlio ha ogni madre. È commovente nella forma e nei contenuti, ne offre uno schema formale e concettuale che guidi le madri a rivedere le fasi del proprio dolore a rivolgersi al figlio nella prospettiva di un ricongiungimento nell’Altra Vita.

La tecnica terapeutica si sposa qui con la prospettiva spirituale islamica che più di ogni altra offre al credente la speranza di vivere eternamente con coloro che ama; per tale ragione qui più che nei capitoli precedenti fa capolino la speranza, quella speranza che sprona il credente a vivere non ancorato al dolore di questa vita e di questo mondo, ma proiettato verso la serenità e la gioia della vita futura in cui non sarà più separato da coloro che ama.

Nell’ottavo si tratta della tecnica della visualizzazione e del training autogeno, attraverso il rilassamento e il potenziamento della capacità immaginativa  del credente che vede il figlio in Paradiso e se stesso ricongiunto al proprio figlio, in questo livello terapeutico-spirituale la speranza si rafforza si accresce e fornisce al credente un’immagine per quanto temporanea di quella che potrebbe essere la sua Eternità.

Nel nono un invito a prendersi cura di se in ogni aspetto tracciando dei programmi quotidiani, in cui ci si prenda cura del proprio corpo secondo il principio: mens sana in corpore sano (una mente sana sta in un corpo sano), offrendo consigli su una blanda attività sportiva e un’alimentazione che possa allontanare ogni possibilità di depressione.

Infine gli ultimi due capitoli continuano a sottolineare l’importanza di superare il momento e di proiettarsi nel futuro anche attraverso il sostegno ad altre madri colpite dalla medesima tragedia mettendo in pratica l’hadith riportato nel Sahih Muslim:”Certo Allah è dolce e ama la dolcezza e concede a questa ciò che non concede alla durezza né a qualsiasi altra cosa.”

Questo breve opuscolo, semplice  e sintetico oltre ai pregi summenzionati ha anche quello di ricordare ai credenti l’importanza e il valore dello sforzo spirituale sulla via di Allah, jihad an-nafs, le cui tappe fondamentali si espletano nel compimento degli atti di culto fatti con intenzione pura di avvicinarci a Colui che dovremmo prendere come nostro più grande amore, Colui al quale dobbiamo tendere costantemente e che come ricompensa in questa vita ci dona quella serenità e forza che ci consentono di essere positivi per noi stessi e per coloro che ci circondano.

Particolarmente importante è per la crescita armoniosa di una comunità di credenti, di una Ummah forte e unita l’aiuto reciproco in ottemperanza e realizzazione di quegli ahadith in cui il Profeta, salla Allahu °alaihi wa sallam, ci invita ad essere come una costruzione in cui ogni mattone sostiene gli altri e come ricorda anche lo Shaikh  Muhammad Salih Al Munajjid:”Parte dell’eccelsa ricompensa nell’aiutare gli altri risiede del sollievo dalle preoccupazioni, dal dolore e dalle tribolazioni.”

 

Importante anche il ruolo che l’associazione Children of Jannah compie nella dawah, infatti dal 2011 collabora con il Royal Manchester Children’s Hospital, attraverso la raccolta di fondi e il sostengo psicologico alle famiglie colpite dal terribile lutto della perdita dei figli, iniziativa importante in cui si manifesta la capacità delle comunità islamiche di interagire costruttivamente e positivamente con le altre comunità proprio in virtù del rispetto delle norme shariatiche e dell’osservanza dei precetti del Corano e della Sunnah.

Confidiamo nella concessione da parte della sorella Hafizah Ismail dell’autorizzazione di tradurre in italiano il suo bellissimo opuscolo perché possa essere messo a disposizione di tutte le sorelle e i fratelli che ne abbiano un bisogno personale o che possano usufruirne per alleviare i dolori di coloro che stanno loro vicini.

Allah benedica la sorella Hafizah Ismail e i membri della sua associazione e tutti coloro che alleviano ogni giorno nel mondo le pene dei musulmani che soffrono, che sono oppressi che vivono immani tragedie.

Ogni errore appartiene a me e ogni bene proviene solo da Allah Subhana wa Ta°ala.

Aaminah Ricotta, umilissima serva di Allah.

Inshaa Allah potete scaricare gratuitamente la versione originale in inglese del libro cliccando sul link seguente:

Sorrow to Serenity (Children of Jannah)


[1] Le traduzioni dei versetti del Corano  appartengono all’autrice dell’articolo confrontate con altre traduzioni.

[2] Queste due invocazioni sono state tradotte dall’autrice dell’articolo.

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