Lezioni benefiche tratte dal libro “La vita coniugale nella casa del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam)”


بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, l’Onnimisericordioso, Colui che dona misericordia

La dolcezza nei confronti della moglie e l’acquisizione del suo affetto e della sua tenerezza

‘Aisha (radiAllahu ‘anha), la sposa del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), riferi’:

Dei bambini entrarono nella moschea, e cominciarono a giocare. Il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) mi chiese: “Oh Humayrâ’! ti piacerebbe guardarli?”.
Risposi: “Si’!”
Egli si mise davanti alla porta (1), io mi avvicinai a lui e appoggiai il mio mento sulla sua spalla, appoggiando il viso alla sua guancia.
Quel giorno, (la gente) diceva: “Abu-l-Qâsim è buono”.
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: “Ora basta”.
Risposi: “Non avere fretta, oh Messaggero di Allah!”
Si alzo’ per me, poi mi disse: “Ora basta”.
Risposi ancora: “Non avere fretta, oh Messaggero di Allah!”
Non era perché amassi guardarli, ma speravo che pervenisse alle donne la sua posizione presso di me e la mia presso di lui.

Lezioni tratte dall’hadîth

1. Nell’hadîth, vi è un’indicazione della dolcezza nei confronti della moglie, la quale dolcezza fa si’ che ella accordi al marito la sua tenerezza.

2. La legiferazione di essere generosi nei confronti delle persone a carico (mogli e figli) durante i giorni di festa, rendendoli particolari, allo scopo di procurare loro il divertimento e la possibilità di rilassarsi, tenuto conto di tutto cio’ che Allah ha autorizzato e permesso.

3. Manifestare gioia e contentezza durante le feste fa parte dei precetti della religione.

4. L’indicazione della benevolenza e della misericordia del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), il suo buon comportamento, la sua relazione corretta con la famiglia, le spose e le altre persone.
Conviene che i mariti si ornino di tali attributi.

5. L’indicazione del merito di ‘Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei), il suo immenso rango presso il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui), e il suo amore per lei. Ecco perché, quando gli venne chiesto chi fosse la persona che preferiva, rispose (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “E’ ‘Aisha” (Fath al-Bari, 7/18).

6. Tra le cause della dolcezza nella relazione, vi è il fatto di chiamare la persona con un nome che ama, o un nome che si spera amerà, più particolarmente tra i nomi che hanno un senso; che cio’ avvenga nel corso del dialogo, o nella relazione coniugale.
Cio’ aggiunge dei sentimenti di affetto e di rispetto. Ecco perché il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) chiamava ‘Aisha “Humayrâ’”, che è il diminutivo di “hamra”. Significa “colei che è bianca (di pelle)”, oppure “colei che è rossa (di capelli)”.
Allo stesso modo, la chiamava (talvolta) con un nome eliso (2), a dimostrazione della prossimità e del tenero affetto, come quando le disse: “Oh ‘Aish! ecco Jibrîl che ti saluta!” (riportato da Bukhârî e Muslim).

NOTE

(1) Le stanze delle Madri dei Credenti (che Allah sia soddisfatto di loro) avevano una porta che dava verso l’esterno, e una porta attraverso la quale si accedeva direttamente al cortile della moschea.

(2) In arabo tarkhim, che significa facilitare la pronuncia e addolcire armoniosamente una parola, sopprimendo uan sillaba del nome (generalmente l’ultima). (cfr. Qamus al-Muhit e Mukhtar as-Sihah, alla radice R/KH/M).

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