Intervista a Umm ‘Abdillah, vedova dello shaykh al-’Uthaymîn


بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, l’Onnimisericordioso, Colui che dona misericordia

La Lode spetta solo ad Allah.

Che la Pace e le Benedizioni di Allah siano sul nostro Profeta Muhammad, la sua Famiglia e tutti i suoi Compagni, e su coloro che li seguono, fino al Giorno del Giudizio.

Seguitando:

Quella che presentiamo è un’intervista con Umm ‘Abdillah, la moglie del nostro shaykh, Muhammad ibn Salih Al-’Uthaymîn (che Allah abbia misericordia di lui).

Questa intervista è stata realizzata dalla sorella Maha bint Hussayn ash-Shammari, e pubblicata sulla rivista Al-Mutamayyizah, n° 45, Riyad, Ramadan 1427 H.

Domanda: Vi è stato qualche cambiamento notevole nelle motivazioni dello Shaykh (rahimahullah) tra la giovinezza e la vecchiaia, riguardante la scienza, la predica e l’adorazione?

Risposta: Non ho notato alcuna diminuzione né indebolimento nelle motivazioni dello Shaykh (rahimahullah) riguardo alla conoscenza, la da’wah e l’adorazione, nonostante la sua età avanzata. Tutto al contrario! Il suo programma continuava ad arricchirsi col tempo, cosi’ come la sua adorazione e la sua predica, al punto tale che non trascurava un solo momento del suo tempo nel Ricordo di Allah, nell’adorarLo, nell’insegnamento o nell’orientamento, durante i momenti più critici della sua malattia.

D: Che cosa ha potuto notare di più stupefacente nella vita dello Shaykh (rahimahullah)?

R: La sua vita (che Allah abbia misericordia di lui) è stata un modello da seguire! Cio’ che affascinava, in lui, erano la sua pazienza e la sua motivazione nella ricerca del sapere, cosi’ come il suo impegno nell’insegnamento e nella diffusione di questo sapere.

Si potevano anche scoprire, in lui, un ascetismo (zuhd) e un’astinenza (warâ’) che potevano senza dubbio stupire chiunque non conoscesse da vicino lo Shaykh.

D: Come si comportava lo Shaykh (rahimahullah) con i suoi figli nella vita privata?

R: I rapporti che intratteneva con i suoi figli e le sue figlie sono stati segnati da due fasi:

La prima, durante il periodo della loro infanzia: si occupava di loro e vegliava ad essere loro sempre vicino.

Poi, seguiva la loro vita scolastica, vegliando all’evoluzione dei loro livelli di apprendimento, una volta che avessero raggiunto l’età per andare a scuola.

Durante questa fase, faceva particolarmente attenzione a guidarli, orientarli e inculcare loro certi principi islamici.

Per esempio, qualche volta portava con sé i bambini alla moschea, per compiere le preghiere obbligatorie, e li incoraggiava a digiunare qualche giorno del Ramadan, senza, tuttavia, che cio’ risultasse loro penoso. Inoltre, li incitava a memorizzare certe brevi Sûre del Corano, e li ricompensava per questo.

La seconda fase, quella dell’adolescenza e della maturità: Era estremamente severo riguardo al compimento dei doveri religiosi, cosi’ vegliava ad educarli bene, senza esitare a rimproverarli in caso di negligenza.

Riusciva a combinare le due cose con indulgenza. In certi casi, non esitava a fare cio’ che era necessario per cambiare o correggere i loro errori, allo scopo di migliorare il loro comportamento.

Oltre a cio’, accordava fiducia totale ai suoi figli, e affidava loro la gestione di alcuni dei loro affari, allo scopo di insegnare loro a farcela da soli; allo stesso modo, li incoraggiava continuamente alla dirittura morale e alla preservazione dei legami di parentela, e in cio’ li sorvegliava.

D: Perché lo Shaykh (rahimahullah) non utilizzava la hinna (henné) per la sua barba?

R: Puo’ darsi che non avesse il tempo per farlo. Mi sembra di averlo sentito dire qualcosa del genere.

D: Quando lo Shaykh (rahimahullah) andava in collera? E come gestiva, invece, la sua (di Umm ‘Abdillah) collera?

R: Andava in collera qaundo venivano violate le proibizioni di Allah.
Se a me capitava di arrabbiarmi con uno dei figli, per esempio, cercava al contrario di calmarmi, e poi consigliava chi aveva commesso l’errore.
In generale, era calmo, e non si innervosiva all’improvviso, e quando capitava la sua collera si dissipava ben presto. D’altra parte, lo invidiavo per questo beneficio di Allah (subhânaHu waTa’ala).

D: Come si svegliava lo Shaykh? Dipendeva dalla sveglia, o chiedeva a qualcuno di svegliarlo?

R: Si rimetteva ad Allah; dopo alla sveglia, e poi a noi. Si alzava di solito prima che la sveglia suonasse, e prima che io lo svegliassi.

D: Lo Shaykh (rahimahullah) usciva con la famiglia a passeggio?

R: Si’, la famiglia effettuava una gita settimanale tutti i venerdi’, dopo la preghiera (di Al-Jumu’a).
Ci recavamo in un posto isolato, dove pranzavamo. Approfittava di questo momento per condividere certe attività con i bambini, come la corsa, la soluzione di quiz, e portava anche un piccolo fucile per esercitarsi nel tiro e fare a gara coi figli, e cosi’ via…

D: Com’era il digiuno dello Shaykh (rahimahullah) durante l’anno?

R: Lo Shaykh (rahimahullah) ha digiunato in modo regolae tre giorni di ogni mese, i sei giorni di Shawwâl, i dieci giorni di Dhu-l-Hijjah e il giorno di Ashurâ’, e cio’ per tutta la vita.

D: Per quale ragione lo Shaykh (rahimahullah) non rispondeva mai al telefono in modo diretto, quando le domande gli erano poste da delle donne?

R: A dire il vero non lo so, ma suppongo pensasse che non fosse nell’interesse della donna che lo interrogava di far sentire la sua voce. Tuttavia, a uelle che desideravano ottenere una fatwâ al telefono in privato, rispondeva per risolvere i loro problemi.

D: Come ha scelto lo Shaykh i nomi dei suoi figli?

R: Sceglieva dei nomi come ‘Abdullah o ‘AbdurRahman, poi ci lasciava libera scelta, nel senso che noi sceglievamo un nome per proporglielo. Infine, o lo accettava, oppure ci chiedeva di sceglierne un altro.

D: Quali erano le cose che provocavano la gioia dello Shaykh (rahimahullah)?

R: Non vi è alcun dubbio che la gioia dello Shaykh aumentava quando vedeva che l’Islam e i Musulmani godevano di un grande prestigio.
Per quanto riguarda la sua gioia in casa, essa si manifestava durante gli incontri con la sua famiglia e i suoi figli, grandi e piccoli.
Si potevano anche osservare in lui dei segni manifesti di gioia e di piacere quando venivano a trovarlo i nipotini. Apriva allora il suo mantello per permettere loro di nascondercisi sotto, poi li cercava un po’ prima di riaprirlo, e ripeteva (questo gioco) più volte.
Più tardi, li portava nella sua biblioteca, dove conservava delle caramelle un po’ speciali che i bambini chiamavano “halawât abûyâ” (le caramelle di mio papà). Ci assicuravamo che non potessero trovarne che in sua presenza.
Nonostante la sua agenda carica di impegni, non esitava ad andare a far visita ai suoi nipotini, se uno di essi era ammalato, anche se per fare cio’ doveve recarsi all’ospedale, se il bambino era stato ricoverato. Questo gesto provocava nei bambini e nei loro genitori un forte sentimento.

D: Quanti figli ha avuto lo Shaykh (rahimahullah) tra femmine e maschi?

R: Lo Shaykh ha avuto 5 figli e 3 figlie.

D: Chi, tra questi figli, era il più vicino al suo cuore?

R: Lo Shaykh (rahimahullah) osservava la regola di agire in perfetta equità per quanto riguardava l’educazione dei suoi figli, e cio’ in tutti gli aspetti, che fossero di enorme o di poca importanza.
Se egli provava una qualche preferenza tra loro, non l’ha mai detto in pubblico, perché cio’ non sarebbe stato giusto.
Dato che ci teneva ad essere equo nelle questioni minori, che cosa avremmo dovuto aspettarci in questo caso?

D: Chi, tra i suoi figli, è rimasto più colpito dalla sua morte?

R: Lo sono stati tutti; ma in realtà io ho sentito che non eravamo solo noi ad averlo perduto. egli (rahimahullah) era come un padre per tutti noi, e la sua scomparsa è stata un vero colpo per i Musulmani del mondo intero.

D: Chi è il suo figlio più giovane?

R: La più giovane è una figlia, che ha 21 anni.

D: Quali sono state le diverse tappe che lo Shaykh ha seguito nei suoi primi passi per la ricerca del sapere? E qual era il suo (di Umm ‘Abdillah) ruolo nell’assisterlo?

R: Lo Shaykh (rahimahullah) ha cominciato ad insegnare nella Grande Moschea di Unayzah in seguito alla morte del suo Shaykh, ‘AbdurRahman ibn Nasir As-Sa’idi (rahimahullah), e cio’ ancor prima che io fossi sua moglie.
A quell’epoca, si considerava ancora come uno studente alla ricerca del sapere (Tâlib al-’Ilm).
Per cio’ chriguarda la mia assistenza, cio’ si manifestava nel non distrarlo dalla ricerca del sapere e dalla sua propagazione.
Lo servivo, e mettevo a sua disposizione cio’ che poteva aiutarlo nel suo sforzo. Seguivo anche i bambini, e mi occupavo di loro, tranne che per quegli argomenti che necessitavano la sua notificazione, in modo che potesse dirigere e cercare una soluzione.

D: Come ha potuto conciliare la Da’wah, che occupava la maggior parte del suo tempo, e le sue responsabilità sociali e familiari?

R: Egli (rahimahullah) organizzava il suo tempo, prestandovi molta attenzione. Per esempio, consacrava del tempo per l’insegnamento, le fatâwâ, la da’wah, l’adorazione, la famiglia, i figli, le responsabilità sociali e il mantenimento dei legami di parentela.
Se in alcuni casi non era in grado di ripartirsi direttamente tra alcune delle sue responsabilità, si sforzava di farlo almeno per telefono.

D: Qual era la sua politica riguardo all’educazione e alla direzione dei figli?

R: Riguardo all’insegnamento, non sforzava i suoi figli a scegliere una determinata specialità; piuttosto, aveva l’abitudine di consultarli per questa decisione. La prova evidente è che i suoi figli si sono laureati in diverse facoltà, tra cui: le facoltà scientifiche, le facoltà religiose, le facoltà militari.

D: A causa del lavoro e dell’impegno dello Shaykh, inevitabilmente ha dovuto assentarsi talvolta da casa e dalla famiglia. Qual era il suo (di Umm ‘Abdillah) ruolo riguardante tale problema, e come copriva la sua assenza?

R: Anche se era lontano da casa, che cio’ fosse per l’insegnamento e la propagazione, a Unayzah, o durante i suoi viaggi, aveva l’abitudine di seguire i figli per telefono, per poi verificare i loro affari al suo ritorno. Non servirebbe a nulla menzionare il mio ruolo, perché noi sentivamo sempre la sua presenza con noi.
In generale, facevo capire ai bambini che le responsabilità del loro padre erano grandi, e che doveva lavorare molto. Csi’, li invitavo a pazientare su questo, ed egli aveva l’abitudine di compensare questa assenza al suo ritorno.

D: Puo’ informarci riguardo la sua adorazione a casa?

R: Egli (rahimahullah) amava compiere le preghiere supererogatorie (ar-rawatib), salvo in circostanze particolari.
Aveva l’abitudine di svegliarsi durante l’ultima parte della notte, per quanto possibile, e compiva allora il Wtr prima del Fajr, oltre alle formule di Dhikr e di Istighfâr, che non trascurava mai.

D: Com’era il suo programma quotidiano?
Per esempio, quando si addormentava? Quando si alzava? E quando faceva colazione, pranzava e cenava?

R: Lo Shyakh (rahimahullah) era abituato ad alzarsi durante l’ultimo terzo della notte, pregava quanto Allah voleva, poi compiva il Witr prima dell’appelo alla preghiera del Fajr. Dopo l’Azân, compiva la preghiera supererogatoria prima di uscire per andare a compiere Salâtu-l-Fajr alla moschea.
Dopo, tornava a casa e si sedeva in cortile per leggere il suo Dhikr quotidiano, e qualche pagina del Corano, fino al sorgere del sole.
Poi tornava a dormire fin verso le 8.00; tutto cio’ quando non insegnava all’università.
Dopo il secondo risveglio, faceva colazione e terminava il suo lavoro e le sue letture nel suo ufficio di casa. Pregava anche Salâtu-d-Duhâ prima di andare alla moschea per Salâtu-z-Zuhr. Al ritorno, pranzava coi figli verso l’1.30.
Dopo pranzo, rispondeva al telefono ed emetteva fatâwâ fino a circa 20 minuti prima dell’ ‘Asr. Si riposava allora un quarto d’ora, o anche meno, prima di recarsi alla moschea per pregare l’ ‘Asr e per occuparsi dei bisogni delle persone che venivano alla moschea, sapendo che egli sarebbe stato là.
Ritornava poi al suo ufficio, dopo aver risposto a questa gente, per leggere, recandosi di nuovo alla moschea per il Maghrib e le sue lezioni quotidiane, che duravano fino all’ ‘Ishâ’.
Abitualmente, tornava in seguito a casa per mangiare una cena leggera, prima di recarsi ancora nel suo ufficio.
Occasionalmente, teneva delle conferenze telefoniche fuori dal regno (dell’Arabia Saudita).
Questa era più o meno la sua agenda regolare, per la maggior parte dell’anno, benché ci fossero dei cambiamenti durante certe stagioni, come Ramadan, Hajj o le vacanze estive.
Aveva anche degli impegni settimanali, che avevano luogo a casa o fuori. Alcuni di essi includevano: incontro coi giudici; incontro con gli Imâm che avevano in programma di pronunciare il sermone (khutbah) del venerdi’ (Jumu’ah) nelle moschee; incontro con i professori dell’Università; incontri con la gente dell’Hisbah (coloro che comandano il bene e proibiscono il male), fino alle 23.00 o a mezzanotte. Dopo, andava a dormire.

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