Umm Hani (radiAllahu ‘anha)


بسم الله الرحمان الرحيم


Abu Talib, lo zio del Profeta Muhammad (s), aveva una figlia di nome Fatiha, da tutti conosciuta con la kunya di Umm Hani (r). Il Profeta (s) visse nella casa di suo padre nella sua infanzia.
Nel momento in cui Allah (SWT) nobilitò Muhammad (s) con il dono della Profezia, Umm Hani (r) era sposata con un mushrik (idolatra) dal quale aveva avuto un bambino. Suo marito non volle entrare nell’Islam, mentre Umm Hani (r), ascoltato il Messaggio, riconobbe Muhammad (s) come vero Profeta; infatti non aveva mai sentito alcuna menzogna uscire dalla sua bocca. Come avrebbe dunque potuto mentire su Allah (SWT)?
Umm Hani (r) si recò quindi dal Messaggero di Allah (s) e fece professione di fede. Suo marito allora andò da lei e le disse: “Oh Umm Hani! Scegli tra due cose: me o il Messaggero di Allah!”. Lei rispose: “Se devo scegliere e non ho alternative, allora scelgo il Messaggero di Allah (s)!”. Accettò l’Islam e la sua Fede divenne eccellente. Ogniqualvolta il Profeta (s) era triste o aveva qualche preoccupazione, amava recarsi nella casa di Umm Hani (r).
Umm Hani (r) era la sorella di ‘Ali (r) e Ja’far ibn Abi Talib.
Quando rimase da sola dichiarò il suo Islam pubblicamente, dicendo: “Non c’è altra divinità all’infuori di Allah e Muhammad è il Messaggero di Allah!”.

Fu nella casa di Umm Hani (r) che Jibril (Gabriele *) si recò dal Profeta (s) nella notte del Viaggio Notturno (al-Isra’ wa-l-Mi’raj) da Makkah a Gerusalemme (al-Quds) e da Gerusalemme al Paradiso…

Dopo l’Hijrah, quando il Profeta (s) emigrò da Makkah a Madinah, lei rimase sola a Makkah. Sentiva un forte desiderio di rivedere il Messaggero di Allah (s).

Quando egli (s) tornò a Makkah da vincitore contro i politeisti, perdonò tutti i suoi antichi nemici, tranne quattro persone che dichiarò dovessero essere uccise dovunque le si trovasse, a causa delle enormi malvagità da esse commesse contro la Religione: “Chiunque incontri una di queste quattro persone, che la uccida!”. Un uomo che aveva saputo di essere nell’elenco, pensò: “Cosa mai potrò fare per salvarmi dall’esecuzione?”. Qualcuno gli suggerì di recarsi nella casa di Umm Hani (r) per chiedere la sua intercessione per ottenere il perdono del Messaggero di Allah (s). Egli vi si recò, e bussò alla porta. “Chi è?” chiese Umm Hani (r). “Un uomo che chiede di essere sotto la tua protezione”. Allora lei gli aprì la porta e lo fece entrare.
La notizia si diffuse, finché qualcuno andò da ‘Ali (r) e gli disse: “Nella casa di tua sorella c’è un uomo il cui sangue è stato dichiarato halal dal Messaggero di Allah (s)”. Allora ‘Ali (r) andò da Umm Hani (r) e le chiese: “Oh Umm Hani! So che nella tua casa c’è il tale…”, e lei gli rispose: “Sì…”. I Sahabah (r) dicevano sempre la verità, erano persone con un forte Timore di Allah (SWT), esseri umani eccezionali.
Dice Allah (SWT) nel Sublime Corano:

…e temete Me, voi che siete dotati di intelletto… (Corano II. Al-Baqara, 197)

‘Ali (r) disse a sua sorella: “Non sai che il Messaggero di Allah (s) ha ordinato di uccidere quest’uomo?”. Umm Hani rispose: “Ma quest’uomo è venuto da me chiedendo la mia protezione. Cosa posso fare? Allah (SWT) l’ha protetto. Cosa posso fare?”. ‘Ali (r) disse che la parola del Messaggero di Allah (s) era superiore a quella di qualsiasi altra persona, quindi estrasse la spada dicendo: “Adesso lo ucciderò!”. Umm Hani (r) disse con vera Fede (Iman) e convinzione: “Per Allah (SWT), non potrai raggiungerlo!”. Poi prese suo fratello per i polsi e iniziò a lottare con lui; benché lui volesse uccidere il suo protetto, Umm Hani (r) glielo impedì aggrappandosi alla sua schiena. In quel momento arrivò il Messaggero di Allah (s).

Egli (s) si rivolse ad ‘Ali ibn Abi Talib (r) e in modo molto gentile gli disse: “Dov’è la tua forza? Una donna ti ha sconfitto!”. Poi, sostenendo Umm Hani (r), disse:“Proteggiamo colui che proteggi e perdoniamo colui che tu hai perdonato”.‘Ali (che Allah l’Altissimo sia soddisfatto di lui!) riconoscendo la verità, disse: “Io non ho sentito la mano di Umm Hani! Ho sentito la montagna di Uhud sopra la mia mano!”.

Umm Hani (r), più tardi, dopo la morte del Profeta (s), andò un giorno a visitare la sua Moschea a Madinah al-Munawwara, dove egli (s) era sepolto. Tornata a casa, compose una qasida (poesia) che iniziava così:

La povera gente come me
Che ha compiuto così tante cattive azioni,
perché semplicemente non si reca in visita alla Moschea del Messaggero di Allah (s)
e non chiede perdono?

O tu che commetti cattive azioni!
Fermati sulla sua porta
E chiedi ad Allah (SWT) la vittoria per amore del Suo Messaggero.
Raggiungerai i più alti gradi!

La prova è nel Sublime Corano, dove Allah (SWT) dice:

O Profeta, quando vengono a te le credenti a stringere il patto, (giurando) che non assoceranno ad Allah alcunché, che non ruberanno, che non fornicheranno, che non uccideranno i loro figli, che non commetteranno infamie con le loro mani o con i loro piedi e che non ti disobbediranno in quel che è reputato conveniente, stringi il patto con loro e implora Allah di perdonarle. Allah è Perdonatore, Misericordioso.
(Corano LX. Al-Mumtahana, 12)

Ecco chi era Umm Hani (che Allah l’Altissimo sia soddisfatto di lei!). Dobbiamo chiederci: Quale donna, oggigiorno, saprebbe dire: “Io voglio Allah (SWT) e il Suo Messaggero (s)” come lo disse questa grande Sahabiyya?

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