Nello sforzo di essere il riflesso del mio cuore…


بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

La Lode spetta ad Allah, Signore dei Mondi; che la Pace e le Benedizioni di Allah siano sul Profeta Muhammad.
Se chiedi a mia madre, ti dirà che fin da piccola ero particolare. Bambina, non mangiavo nulla che fosse a base di maiale, mi disgustava; e in quanto alla carne, doveva essere ben cotta. Non mangiavo praticamente altro che verdure e riso, perché nella carne rimaneva sempre un po’ di sangue, e non lo sopportavo.
Mia madre dice che ho fatto tutto prestissimo, camminare, parlare, e soprattutto leggere. A scuola, era un’altra storia. Abitavo in un paesino, e la maestra era una donna con idee molto particolari. Per esempio, metteva tutti i bambini neri in fondo alla classe. Essendo mia mamma bianca e mio papà nero, io ero in fondo.
A 7 anni, mia sorella, mia madre ed io traslocammo, dopo il divorzio dei miei genitori. Andammo ad abitare in una città a 50 km da Parigi. All’epoca i miei libri preferiti erano la Bibbia e l’enciclopedia. Cominciai a frequentare il catechismo (la mia famiglia era cattolica). Conoscevo a memoria interi passi dell’Antico Testamento, dunque ero la prediletta del prete, che mi invitava a fare le prediche su temi che mi assegnava, e mi lasciava leggere i Testi Sacri dinanzi ai fedeli, in Chiesa.
Ma più il tempo passava, e più crescevo, più mi ponevo delle domande. Quando ne facevo parte al prete, non mi dava mai delle risposte. Talvolta mi diceva: “Avanza sulla via della fede, e comprenderai…”. Ma continuavo a non capirci nulla, così, a 13 anni, decisi di credere che vi era Un Dio, e un Gesù, e che il modo in cui Dio aveva creato Gesù mi sarebbe rimasto ignoto per sempre!
Passai degli anni a divertirmi, come le ragazze noncuranti a cui non viene imposto nulla. Le uscite notturne, gli abiti indecenti, la musica: vi investivo tutto il mio tempo. La mattina, mi alzavo presto per provare diversi vestiti, pettinature e trucchi. Avevo pochissimi amici. Le mie relazioni con gli altri erano falsificate in anticipo, poiché l’immagine che trasmettevo non rifletteva la mia vera personalità. Il mio look diceva: “Ammiratemi! Sono una donna oggetto!”, ma nell’anima sognavo l’amicizia, persone che volessero comprendermi. Mi immersi dunque in una passione che riempiva il mio tempo, e quindi il mio spirito: diventai una cantante.
Un giorno, qualcuno mi prestò un libro, “Le storie dei Profeti nell’Islâm”. Vidi dei nomi che conoscevo: Noè, Abramo, Mosè… poi vidi quel nome: GESÙ… Mi affrettai a leggere la sua storia vista alla luce dell’Islâm. E tutto mi sembrava logico, tutto era chiaro. Gesù (pace su di lui e su tutti i Profeti) non è colui che è descritto nella Bibbia; è colui che è descritto nel Corano! Allora cominciai a leggere un sacco di libri, e ad acquistarne.
Infine, pronunciai la shahâdah, alhamdulillah. Avevo allora 17 anni.
Mia madre non era d’accordo, mi rubò i libri, compreso il solo Corano che avevo, e li nascose. Ma la fede era ormai radicata nel mio cuore, e decisi di battermi contro tutti coloro che volevano allontanarmi dalla mia religione.
Non mangiavo più a tavola con mia madre e mia sorella, talvolta scoppiavo a piangere e dimagrii moltissimo; alla fine, mia madre si risolse ad acquistare della carne halâl.
Poi, un giorno, scoprii gli ahadîth riguardanti la musica. Dissi ai miei amici che desideravo smettere, ma capii che non mi avrebbero lasciata stare; allora smisi di frequentarli poco a poco, in modo tale che un giorno non si rendessero nemmeno conto che non c’ero più…
Decisi di mettermi il velo. All’inizio mettevo dei cappelli, dei berretti, e non portavo più le magliette a manica corta. Ma, infine, la mia decisione era presa.
Inoltre, nel frattempo mi ero sposata, e anche se abitavo ancora con mia madre, ormai ero una signora! Solo che andavo ancora a scuola, e quando i professori si accorsero che portavo l’hijâb all’esterno del liceo (poiché è vietato indossare il velo all’interno delle scuole francesi), cominciarono a perseguitarmi.
Mi espulsero quando risposi per le rime ad un compagno che mi aveva insultata. Mi obbligarono a seguire delle sedute con uno psicologo. Il direttore della scuola mandava continuamente a chiamare mia madre per dirle che avevo dei problemi… Alcuni professori giunsero perfino ad inventarsi che avevo minacciato di picchiarli… subhanAllah! Mi proibirono di partecipare ai viaggi di istruzione.
Alhamdulillah finii il liceo, bene o male, e mi concentrai sullo studio dell’arabo.
Ringrazio Allah (‘azza waJalla), e se tornassi indietro rifarei tutto e pazienterei come ho fatto. Quando guardo avanti… So che non ho finito di lottare, perché dovrò far accettare agli altri il fatto che ora porto il niqâb. In questo sforzo per essere il riflesso del mio cuore, non potrò contare su alcun essere umano; non potrò contare su altri che Allah (subhânaHu), e colui che beneficia del Suo Sostegno non sarà mai perdente.
Quando mi fermo a riflettere, ripenso a quelle che ci hanno preceduto nella fede, le nostre sorelle di Makkah, che ai primi chiarori del messaggio islamico rivelato al nostro Profeta benamato Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) si sono viste imprigionare, incatenate a dei pioli nel deserto cocente, dalle loro stesse famiglie.
Leggendo ciò, sorella che mi ascolti, non dimenticare la condizione delle tue sorelline di Francia, per le quali frequentare la scuola è divenuto un sogno inaccessibile. Non dimenticare che esse si riuniscono alla ricerca del sapere, perché sono state costrette a decidere tra la scuola e la loro fede.
La sola via d’uscita è di essere come queste ragazze, assetate di conoscenza, e fermamente attaccate alla nostra religione, ben più che a nostro padre o a nostra madre.
Che Allah unisca la nostra comunità, âmîn,
wa-s-salâm dalla vostra sorella nell’Islâm
Oum Houdayfa
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