Musulmana… e fiera di esserlo!


بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo



Assalamu ‘alaykum waRahmatullahi waBarakatuHu.

Care sorelle,
La buona salute e il sano sviluppo di una comunità umana e, a lungo termine, il suo successo agli occhi di Allah (subhânaHu waTa’ala) dipende essenzialmentte da due fattori:

1. L’impegno individuale da parte degli elementi che compongono la suddetta società, sulla via della loro riforma personale, e la volontà che essi manifestano di avanzare sulla via della perfezione e su quella della ricerca costante del gradimento divino.

2. L’azione intrapresa dai suoi membri per la riforma su scala comunitaria, affinché non siano soltanto individui “isolati” che camminano, ma sia la società nella sua interezza che tende verso la perfezione e la realizzazione degli obiettivi che le sono assegnati da parte di Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo).

Questa doppia esigenza per il successo di una comunità umana, lo troviamo menzionato nel Qur’ân, in particolar modo nella Sûrah “Al ‘Asr”[1], in cui Allah l’Altissimo giura per il Tempo che la specie umana intera corre verso la propria rovina, ad eccezione di una categoria di persone ben precisa, che è presentata in questi termini: coloro che credono e compiono il bene, vicendevolmente si raccomandano la verità e vicendevolmente si raccomandano la pazienza.
Avrete capito che, nelle prima parte di questo passaggio, ossia attraverso l’espressione “credere e compiere il bene”, è fatta allusione alla riforma individuale, ciò che corrisponde alla prima esigenza che abbiamo visto in precedenza, mentre nella seconda parte, “la raccomandazione e la mutua esortazione per la Verità e la pazienza”, si tratta della seconda esigenza, ossia l’azione per la riforma comunitaria e il miglioramento della società nel suo insieme.

È tenendo a mente questi criteri che si arriva ad essere ancora più convinti della giustizia insita nelle parole del Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam), quando qualificò i Musulmani che lo circondavano, i suoi illustri Compagni (radiAllahu ‘anhum) come formanti la migliore generazione che potesse esservi, il “khayru-l-qur’ûn”: è proprio perché essi rispondevano al meglio a questa doppia esigenza, e ciò, sia gli uomini che le donne.

Per illustrare le mie dichiarazioni, citerò qualche testimonianza pervenutaci a questo riguardo attraverso Tradizioni affidabili; tuttavia, poiché mi rivolgo ad un pubblico femminile, le referenze che evocherò non riguardano che delle Sahâbiyat (radiAllahu ‘anhunna), referenze che probabilmente conoscete già, ma il cui ricordo è sempre “rinfrescante” per la Fede…

A livello dell’impegno e del dono di sé nella via della riforma individuale, possiamo citare:

– L’esempio di Zaynab (radiAllahu ‘anha) e la sua volontà costante di avvicinarsi ad Allah (subhânaHu waTa’ala), sia attraverso la preghiera, che attraverso l’elemosina (sadaqah), ecc… Proprio riguardo la sua preghiera, vi è un hadîth autentico che narra come ella avesse legato una volta una corda tra due colonne della moschea del Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam), e ciò allo scopo di appendervisi semmai la fatica l’avesse colta mentre stava pregando, per poter, malgrado tutto, continuare la sua Salat in piedi. Vedendo ciò, il Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ordinò che la corda fosse tolta, aggiungendo: “Che ciascuno preghi secondo le sue forze, e se è stanco che si sieda” (Bukhârî).
Per ciò che riguarda la Sadaqah, gli Ahadîth riferiscono che Zaynab (che Allah sia soddisfatto di lei) aveva l’abitudine di lavorare con le sue stesse mani (conciava delle pelli e cuciva il cuoio), poi distribuiva in elemosina il denaro che ricavava.

– L’esempio di quelle donne che andarono a trovare il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) per chiedergli di riservare loro un momento della settimana, per insegnare loro ciò che Allah (‘azza waJalla) gli aveva rivelato (Bukhârî)

– La straordinaria manifestazione di “sabr” (padronanza di sé e pazienza) e di saggezza testimoniati da Umm Sulaym (radiAllahu ‘anha), quando morì suo figlio. Quest’ultimo, che era malato, morì mentre suo padre era assente. Umm Sulaym (radiAllahu ‘anha) chiese alla gente di casa di non dire nulla ad Abu Talha (radiAllahu ‘anhu) quando fosse arrivato, e di lasciare che fosse lei ad annunciargli la notizia. Quando egli rientrò, fece come se niente fosse e gli offrì la cena. Abu Talha (radiAllahu ‘anhu) le chiese ad un certo punto come stesse il bambino; ella si accontentò di rispondere che ora stava meglio di prima… Poi si fece bella per suo marito e quest’ultimo le si avvicinò…
Fu solo più tardi, quando constatò che suo marito era completamente soddisfatto, che gli chiese: “Oh Abu Talha, se qualcuno avesse prestato qualcosa ad altre persone, poi venisse a reclamare ciò che gli appartiene, pensi che questi potrebbero rifiutare di restituirglielo?”. Egli rispose: “No!”. Ella continuò allora: “Tuo figlio è morto…” (citazione parziale dell’hadîth, riportato da Bukhârî e Muslim)

– L’incredibile volontà dimostrata da quella donna della tribù dei Juhayna, che aveva commesso l’adulterio all’epoca della Rivelazione, di purificarsi del suo peccato; la pena islamica prevista dall’Islâm per l’adulterio è la lapidazione fino alla morte, ed ella lo sapeva certamente… Tuttavia andò ad autodenunciarsi al Profeta Muhammad (pace e benedizioni di Allah su di lui) e gli chiese di applicare la pena prevista. Ma, essendo incinta, il Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) la rimandò indietro, ordinando al suo tutore di trattarla bene finché avesse partorito, e poi di ricondurla da lui.
In seguito fu lapidata, e il Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) decise di compiere la preghiera funebre su di lei. ‘Umar (radiAllahu ‘anhu) gli fece allora notare il proprio sgomento (non capiva come mai il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) potesse pregare su qualcuno che era stato condannato alla lapidazione per un peccato…), e il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) gli rispose: “Ella ha dato prova di un pentimento tale che, se lo si fosse diviso tra settanta abitanti di Madinah, ciò sarebbe stato loro sufficiente… Conosci un pentimento migliore di quello che l’ha spinta a donare la sua vita per l’Onnipotente?” (Muslim)

– Infine, l’esempio di quella donna che aveva proposto al Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam), alla vigilia della sua partenza per una campagna militare, il suo bebè. Quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) rispose che questo bebè non poteva essere di alcuna utilità nel combattimento, ella replicò che avrebbe almeno potuto servirsene come scudo che lo proteggesse dalle frecce nemiche (Hikâyât-é-Sahâba)

Anche a livello dell’impegno e dell’azione per contribuire a guidare la comunità nel suo insieme verso il bene e la perfezione, troviamo delle testimonianze molto eloquenti, tra le quali possiamo citare:

– La funzione importantissima svolta da alcune donne nella propagazione dell’Islâm: vi sono così alcuni Ahadîth autentici che narrano come un’intera tribù accettò l’Islâm in seguito dalla “Da’wah” (invito all’Islâm, predicazione) di una sola donna (hadîth riportato da Bukhârî e Muslim, riferito da ‘Imrân ibn Husayn (che Allah sia soddisfatto di lui)).

– L’azione determinante di donne come ‘Aisha (radiAllahu ‘anha) e Umm Salama (radiAllahu ‘anha), tra le altre, nella diffusione delle scienze islamiche: queste due spose del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) fanno parte delle persone che riportarono il maggior numero di Ahadîth; erano anche eminenti “Mujtahidât” e “Muftiyât” (giuriste).
Per quanto riguarda ‘Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei), per esempio, alcuni Sapienti riportano che ella corresse le opinioni giuridiche di non meno di ventitré Compagni (radiAllahu ‘anhum), tra i quali ‘Umar e ‘Ali (che Allah si compiaccia di entrambi)! (cfr. “Tahrîru-l-Mar’ah”, che cita “Al-Ijâba li îrâdi mâ astadrakathu ‘Aisha ‘ala-s-Sahâba”).
Per ciò che concerne Umm Salamah (radiAllahu ‘anha), la sua acutezza e la sua perspicacia permisero di risolvere una grave crisi a Hudaybiyya; è stato riportato che quando il Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ebbe concluso il trattato di tregua con i Quraysh, chiese ai suoi Compagni (radiAllahu ‘anhum) di alzarsi, sacrificare gli animali che avevano portato con loro (in vista del Pellegrinaggio) e di rasarsi la testa. Ma nessuno di essi si alzò, anche dopo che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) ebbe ripetuto le sue istruzioni tre volte… (I Sahâbah stentavano ad accettare i termini del patto concluso, termini che consideravano come sfavorevoli per i Musulmani…). Vedendo la loro reazione, il Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) entrò nella tenda di Umm Salama (radiAllahu ‘anha) e le confidò la reazione dei fedeli. Ella gli rispose: “Oh Messaggero di Allah! Vuoi che facciano (quello che chiedi loro)?”, e gli consigliò di uscire, di sacrificare la sua offerta senza parlare a nessuno, poi di rasarsi la testa. Egli (sallAllahu ‘alayhi waSallam) fece esattamente così; quando i Sahâbah (radiAllahu ‘anhum) videro ciò, si alzarono e cominciarono a sacrificare le loro offerte e a rasarsi la testa l’un l’altro… (Bukhârî).

– Il ruolo considerevole giocato da alcune donne nell’organizzazione, la preparazione e la logistica delle campagne militari del Profeta Muhammad (pace e benedizioni di Allah su di lui): esse si occupavano soprattutto di curare i feriti, e in modo eccezionale – nel fuoco dell’azione – qualcuna prendeva addirittura direttamente parte ai combattimenti… ed erano particolarmente brillanti. Tale fu il caso di Umm Umâra (radiAllahu ‘anha), che rimase, con la spada in mano, di guardia accanto al Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) durante la battaglia di Uhud (quando molti uomini musulmani erano fuggiti, disperati per il rovescio subito…); ella fu anche seriamente ferita in quella stessa occasione (cfr. “Al-Bidâya wa-n-Nihâya”).

– L’espressione notevole di determinazione, di coraggio e di forza di carattere nella denuncia dell’ingiustizia da parte di Asmâ’ (radiAllahu ‘anha), sorella di ‘Aisha (radiAllahu ‘anha) e madre di ‘Abdullah ibn Zubayr (radiAllahu ‘anhu). Quest’ultimo fu assassinato dal tristemente celebre tiranno Hajjâj ibn Yusuf[2], che in seguito si recò a casa di Asmâ’ (radiAllahu ‘anha) per dirle: “Che cosa ne pensi di ciò che ho fatto al nemico di Allah?” (intendendo dire proprio l’illustre ‘Abdullah ibn Zubayr (radiAllahu ‘anhu), suo figlio, il cui corpo crocifisso era esposto all’entrata della città di Makkah…). Asmâ’ (radiAllahu ‘anha) gli rispose: “Io penso che tu abbia distrutto la sua vita di quaggiù, e che egli abbia distrutto la tua vita nell’Aldilà (…). Il Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ci disse che (nella tribù) dei Thaqif ci sarebbe stato un mentitore e un tiranno. Il mentitore, l’abbiamo visto[3], ma il tiranno, penso che non sia altro che tu!”. Hajjâj uscì senza rispondere nulla (Muslim).

Non sono altro che episodi che ho riunito, tra tanti altri… ma sono ampiamente sufficienti ad illustrare come le Sahâbiyyât, così come i Sahâbah (radiAllahu ‘anhum) avevano assolto la doppia esigenza evocata precedentemente…

Ora, è vero che, spesso, quando si considerano i racconti relativi alla vita dei Compagni (radiAllahu ‘anhum), si ha la tendenza a relativizzare il loro contenuto, considerando il modello che rappresentano come un ideale inaccessibile… Risultato: queste testimonianze non ispirano che molto raramente in noi una rimessa in questione profonda, e, finalmente, giungiamo a metterci a posto la coscienza – anche dopo aver letto e ascoltato – malgrado il nostro stato di letargia spirituale aggravata, nascondendoci dietro pretesti del genere: “Sì… ma loro… erano i Compagni del Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam)… e, tra la loro spiritualità e la nostra, non c’è paragone!…”. Ed è così che continuiamo a contemplare la nostra passività, la nostra inattività e la nostra mancanza di impegno in rapporto agli imperativi della nostra Fede (Îmân), mantenendo ancora e sempre di più le nostre coscienze sotto anestesia…

Tuttavia, vi è una realtà essenziale che non dobbiamo dimenticare: condividiamo con questi primi Musulmani una Fede comune… condividiamo dunque con essi dei doveri e delle responsabilità simili nei confronti del nostro Creatore, per ciò che riguarda la nostra stessa persona e per ciò che riguarda tutti coloro che ci circondano… E, soprattutto, abbiamo il loro stesso obiettivo, che non è cambiato di una virgola da più di 14 secoli: l’aspirazione al successo nella prova rappresentata dalla vita presente, e l’ottenimento del gradimento divino, per vedersi così aprire le porte della felicità eterna nella Vita Futura.[4]
E in rapporto a tutto ciò, i termini del Sublime Corano, l’abbiamo visto, sono molto chiari: l’impegno nella riforma individuale e comunitaria è la condizione sine qua non…

Concretamente, per ciò che riguarda le mie sorelle, secondo la mia umile opinione vi sono due priorità da considerare al fine di giungere alla realizzazione di questa doppia esigenza:

1. La prima è l’acquisizione dell’ ‘Ilm (la scienza utile): è tramite essa che arriverete a conoscere e ad afferrare quali sono le vostre responsabilità, quali devono essere i vostri impegni in quanto Musulmane, quali sono gli imperativi della vostra Fede, ecc… Lo sapete tanto quanto me: essere Musulmana, non è soltanto chiamarsi Fâtimah, Zaynab o Ruqayyah, non mangiare cibi illeciti, compiere occasionalmente qualche preghiera rituale… e poi lasciar scorrere la vita, rimanendo nel proprio piccolo mondo, coi propri piccoli sogni, le proprie piccole passioni, le proprie piccole preoccupazioni personali… brevemente, in una parola, manifestare in tutto il suo splendore la sindrome del “credersi al centro del mondo”…[5]

2. Per quanto riguarda la seconda priorità, che deriva naturalmente dalla prima, essa consiste nell’impegnarsi nella via dell’azione: concretamente, ciò significa che a partire dal momento in cui prendete coscienza delle vostre responsabilità e dei vostri doveri verso Allah (subhânaHu waTa’ala), verso voi stesse e verso tutta la Ummah, cominciate subito ad agire per la realizzazione dei suddetti doveri. Qualunque sia il ruolo e la funzione che è (o sarà) la vostra (in seno alla famiglia soprattutto…), qualunque siano le competenze e le attitudini di cui Allah l’Altissimo vi abbia gratificato, è vostro dovere farne uso nel modo più coscienzioso possibile, allo scopo di cercare costantemente di servire il maggior numero di nobili e buone cause possibili, che esse siano d’ordine spirituale oppure no…[6]
Si tratta in effetti di non dimenticare che il nostro impegno in quanto credenti non si limita esclusivamente al dominio rituale: la maggior parte dell’insegnamento islamico riguarda aspetti che non sono puramente cultuali, e mira per esempio al miglioramento delle relazioni sociali, allo stabilire la giustizia nelle transazioni, alla perfezione dei costumi, ecc…

InshaAllah, guidate dalla luce dell’ ‘Ilm e applicando in pratica le conoscenze acquisite, il vostro impegno nella riforma individuale e nella riforma comunitaria[7] sarà pienamente effettivo.

Ed è così che, inshaAllah, ogni giorno che Allah vi donerà, sarete sempre più Musulmane… e Fiere di esserlo!…

waAllahu A’lam!
E Allah è il Più Sapiente!

Wassalamu ‘alaykum waRahmatullahi waBarakatuHu…

di Muhammad Patel

da una conferenza organizzata per giovani sorelle nel 2002
Fonte: Musulmane… et Fière de l’être

NOTE:


[1] Per il Tempo! Invero l’uomo è in perdita, eccetto coloro che credono e compiono il bene, vicendevolmente si raccomandano la verità e vicendevolmente si raccomandano la pazienza (Corano CIII. Al-’Asr, 1-3)
[2] Colui che alcuni storici accusano di aver massacrato (o fatto massacrare) circa un centinaio di migliaia di persone (tra cui illustri Tabi’în come Sa’id ibn Jubayr, che Allah abbia misericordia di lui!)…
[3] Si trattava di Mukhtâr ibn Abi Ubayd ath-Thaqafi, che si era proclamato profeta. Fu combattuto e ucciso dai Musulmani.
[4] In altre parole, è del tutto evidente che nessuno ci chiede di diventare uguali ai credenti e alle credenti (radiAllahu ‘anhum) che circondavano il Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam): ciò che si vuole da noi è che percorriamo la loro stessa via, che ci ispiriamo – seppur al nostro umile livello – alla loro condotta e alla loro attitudine, che cerchiamo, attraverso i racconti delle loro esperienze, la forza per superare tutti gli scogli ai quali non manchiamo di essere confrontati quotidianamente nel nostro cammino spirituale…
[5] Non è davvero più il momento dei comportamenti egoisti: ogni giorno che passa ci mostra le sofferenze dei nostri fratelli e sorelle da qualche parte nel mondo… Fino a quando continueremo ad ignorare la sofferenza e l’angoscia altrui? Fino a quando ci accontenteremo di esprimere un’indignazione passeggera o di versare qualche lacrima venendo a conoscenza dei massacri di cui sono vittime per esempio i nostri fratelli e sorelle palestinesi da parte dei terroristi sionisti?… Una tale attitudine non è davvero degna del comportamento e dell’attitudine di un Musulmano e di una Musulmana: l’impegno della nostra Fede impone da parte nostra ben più di semplici reazioni emotive e occasionali di questo tipo…
[6] Teniamo sempre a mente l’Hadîth in cui il Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ci informò che “Allah assiste il servitore finché questi viene in aiuto ai suoi fratelli” (e sorelle!)
[7] A livello della riforma comunitaria, voi sorelle avete un ruolo essenziale da compiere: come potrebbe essere altrimenti, quando rappresentate la metà della nostra Ummah… Il vostro impegno è dunque indispensabile per il successo della nostra comunità

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