L’importanza del Califfato nell’Islâm


بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo


I meriti dei Sahaba
(che Allah sia soddisfatto di tutti loro)

Allah (Che sia esaltata la Sua Onnipotenza!) dice:

Allah si è compiaciuto dell’avanguardia degli Emigrati (Muhajirîn) e degli Ausiliari (Ansâr) e di coloro che li hanno seguiti fedelmente, ed essi sono compiaciuti di Lui. Per loro ha preparato Giardini in cui scorrono i ruscelli dove rimarranno in perpetuo. Questo è il successo immenso.
Corano IX. At-Tawba, 100

Il posto occupato dai Sahaba (Compagni, che Allah sia soddisfatto di loro) nella Storia dell’Islam, così come nella trasmissione delle direttive del Profeta (Pace e Benedizioni su di lui) è della più alta importanza.
Lo studio di queste personalità eminenti ci permette di vivere in una maniera effettiva l’Islam, non come una teoria, ma come una realtà della vita di tutti i giorni: attraverso il vissuto di questi uomini pii, che Allah (SWT) ha elevato Compagni intimi del Suo Messaggero (s), possiamo vedere come l’Islam li ha plasmati per edificare attraverso di essi la migliore comunità che l’umanità abbia conosciuto. Questi uomini, Allah l’Altissimo li ha eletti perché fossero i guardiani vigilanti dell’ultimo Messaggio inviato all’umanità, affinché uscisse dalle tenebre della miscredenza e si dirigesse verso la luce della fede. Allah l’Altissimo dice:

Allah è il protettore di coloro che credono, li trae dalle tenebre verso la luce…
Corano II. Al-Baqara, 257

Attaccare o diffamare uno dei Compagni, significa colpire la Storia dell’Islam e le sue leggi, le cui spiegazioni ci sono pervenute grazie a questi uomini. Attaccarli, significa mettere in dubbio lo stesso contenuto del Testo sacro, così come le cause della Rivelazione, di cui essi furono testimoni diretti. Non si può dunque parlare dei Sahaba (radiAllahu ‘anhum) come se si parlasse di una qualsiasi altra persona! Certo, i Compagni (r) non erano infallibili, ma non erano persone qualsiasi.

Al-Muhassibi (che Allah gli accordi la Sua Misericordia) disse: “I Sahaba (r) erano come delle lampade che illuminavano l’universo; erano i fiori e l’ornamento della terra!”.
Il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: «Allah l’Altissimo ha detto: “Colui che manifesterà inimicizia contro uno dei Miei servi devoti (walî), Io sarò in guerra contro di lui!”» (Bukhârî).

Il Messaggero di Allah (s) disse: «Non insultate i miei Sahaba! Giuro per Colui Che detiene la mia anima nella Sua Mano, (che) se uno di voi dispensasse l’equivalente della montagna Uhud in oro, non potrebbe eguagliare il peso di uno di essi, (e) nemmeno la sua metà!» (Bukhârî e Muslim).

I giuristi Musulmani sono unanimi quanto al posto speciale che spetta ai Compagni (r). Essi li considerano come le migliori creature umane, appena dopo i Profeti di Allah (pace su tutti loro). Allah (SWT) dice a loro riguardo:

…Allah si compiace di loro e loro si compiacciono di Lui… Corano XCVIII. Al-Bayyina, 8

Il Profeta (s) minacciò di un divenire orribile nell’Aldilà coloro che aggrediscono i suoi Sahaba (r). Disse: «Allah (temeteLo) per ciò che riguarda i miei Compagni! Non prendeteli come bersagli dopo di me! Colui che li amerà, del mio amore l’amerò; e colui che avrà provato dell’inimicizia per essi, il mio odio gli sarà assicurato! Colui che porta loro pregiudizio, cerca con ciò di nuocermi e, in verità, cerca di nuocere ad Allah! Colui che vuole nuocere ad Allah, Allah rischia di far calare la Sua Collera su di lui in ogni momento!»(Tirmidhi)

Il Messaggero di Allah (s) disse: «L’affetto che si prova per gli Ansâr (i Sahaba di Madinah) fa parte della fede, e detestarli fa parte dell’ipocrisia»

D’altra parte, gli ahadith che seguono provano ciò che abbiamo detto, in quanto al posto occupato dai Sahaba (r) nell’elaborazione dello Stato Islamico attraverso il sacrificio che fu loro proprio, unicamente con lo scopo di compiacere Allah (Gloria a Lui!) e di preservare il Suo Messaggio.

Anas ibn Malik (r) raccontò che alcuni Sahaba (r) si lamentarono presso il Profeta (s) degli insulti e delle calunnie di cui erano vittime. Allora il Profeta (s) disse:«Che la maledizione di Allah, dei Suoi Angeli e di tutti gli uomini sia su colui che insulta i miei Sahaba!»

Anas (r) riferì anche che il Messaggero di Allah (s) disse: «Allah mi ha eletto, e ha eletto per me i miei Sahaba, dei fratelli e dei parenti per alleanza. Verrà un tempo in cui saranno insultati e calunniati; coloro che faranno ciò, non mangiate con loro, non bevete in loro compagnia, non fatene vostri parenti per alleanza, non pregate su di loro quando moriranno, e non vi unite a loro per la preghiera!» (al-’Uqayli).

‘AbdAllah ibn Mas’ûd (r) riferì che il Messaggero di Allah (s) disse: «Quando si dice qualcosa di male, in vostra presenza, dei miei Sahaba, astenetevene! Quando vedete che si parla delle stelle e degli astri (e della loro “influenza” sul destino) , astenetevene! Quando si dibatte sul destino (al-qadâ’ wa-l-qadar) astenetevene!» (Tabarani).

I Sapienti Musulmani dell’Ahlu-s-Sunnah wa-l-Jama’a riconoscono tutti i meriti dei Compagni del Profeta (che Allah sia soddisfatto di tutti loro), e considerano come obbligatorio il fatto di essere loro affezionati.

Le qualità dei Sahaba (r) sono così numerose che non le si può enumerare. I Sapienti si sono accordati nel dire che i migliori di loro sono i dieci ai quali il Messaggero di Allah (s) annunciò che sarebbero entrati in Paradiso. In questo senso, Sa’îd ibn Zayd (r) raccontò che il Profeta (s) disse: «Abû Bakr è in Paradiso, ‘Umar è in Paradiso, ‘Uthmân è in Paradiso, ‘Ali è in Paradiso, Zubayr è in Paradiso, Sa’d ibn Malik è in Paradiso, ‘AbdurRahman ibn ‘Awf è in Paradiso, e Abû ‘Ubayda ibn al-Jarrâh è in Paradiso…» quando gli chiesero del decimo, Sa’îd (r) rispose che si trattava di lui. Non aveva voluto citare il proprio nome per modestia, e non lo disse se non quando la gente insistette per saperlo (Abu Dawud e Tirmidhi).
Colui che mette in dubbio questa affermazione è un innovatore (mubtadi), ipocrita (munâfiq) e perverso (fâssiq)!

‘AbdAllah ibn Mas’ûd (r) disse: “Se un individuo cerca di prendere come modello qualcuno, che si conformi al comportamento dei Compagni del Profeta (che Allah lo benedica e l’abbia in gloria)! Erano le persone più pie di questa Ummah, i più Sapienti, i meno pretenziosi e coloro la cui guida era la migliore; ed erano i più perspicaci. Erano persone elette da Allah (SWT) per essere i Compagni del Suo Inviato (s) e per stabilire la Sua Religione; sappiate riconoscere il loro valore e il loro merito; e seguite le loro tracce, poiché erano sulla via della Retta Guida!” (Ahmad).

Il Califfato (Al-Khilâfa o Al-Imâma)

La Religione Musulmana è un’organizzazione completa che dà una spiegazione globale per ciò che concerne il posto dell’uomo nell’universo, lo scopo della sua esistenza e l’ordine legiferato da cui dipende.
Il Corano stabilisce che Allah, l’Onnipotente, è il Creatore di tutto l’Universo, universo di cui l’uomo fa parte: così, tutto ciò che accade al suo interno è un’emanazione della Sua Volontà. Allah l’Altissimo dice:

Egli è Colui che ha creato i cieli e la terra secondo verità. Nel giorno in cui dice: “Sii” è l’essere. La Sua Parola è verità. A Lui [solo] apparterrà la sovranità nel Giorno in cui sarà soffiato nella Tromba… Corano VI. Al-An’âm, 73

Allah l’Altissimo è anche l’unico Proprietario di questa creazione; è anche l’Unico Che la comanda e ne regola l’ordinamento. Allah l’Altissimo dice:

Allah è il vostro Signore, Colui che in sei giorni ha creato i cieli e la terra e poi Si è innalzato sul Trono… Corano VII. Al-A’râf, 54

Ecco perché la piena sovranità di questo universo Gli è propria, e perché nessuno può metterla in discussione. Da ciò, il Corano stipula che Il Solo che sia adatto a comandare l’uomo (la creatura) e a dirigerlo, è lo stesso Che comanda con la Sua Volontà l’universo. A Dio solo spetta il diritto di gestire gli affari dell’uomo. L’obbedienza degli uomini è dovuta a Lui Solo; e il fatto di seguire il Suo ordine è un obbligo risultante dalla fede in Lui. Allah (SWT) dice:

In verità ti abbiamo rivelato il Libro con la Verità; adora dunque Allah e rendiGli un culto sincero Corano XXXIX. Az-Zumar, 2

Allah (SWT) dice anche:

In seguito ti abbiamo posto sulla via dell’Ordine. Seguila e non seguire le passioni di coloro che non conoscono nulla Corano XLV. Al-Jâthiya, 18

Così, l’Islam è una religione che cerca di consolidare e affermare i legami dell’uomo con il suo Creatore (SWT), così come i legami dell’uomo con i suoi simili nel quadro di una società: l’Islam interviene nella vita temporale e nella vita spirituale dell’uomo. E’ una fonte di guida spirituale e politico-sociale.
Questa religione ha una dottrina politica che mette al servizio dell’uomo per rendere la sua vita migliore. Questo messaggio tende a far sì che ciascun atto, ciascuna decisione sia conforme al Volere divino. Allah l’Altissimo dice:

Segui quello che ti è stato rivelato dal tuo Signore. Non c’è altro dio all’infuori di Lui…
Corano VI. Al-An’âm, 106

Per organizzare la vita dei credenti in seno alla Comunità, l’autorità politica è indispensabile, questa legge che il Signore ordina di rispettare è l’espressione della Sua Volontà e della direzione che Egli dona alla vita dell’uomo. Il Profeta (s) l’ha trasmessa e spiegata. Ha avuto per missione quella di formare una Comunità vivente con l’Islam, nella sua fede e nella sua legislazione. Questa Ummah, che non è altro che il riflesso della natura umana, la quale necessita il raggruppamento degli esseri umani in una società, ha un modello che le è proprio, quello del Califfato (Al-Khilâfa). E’ una rappresentatività di Allah (SWT), di cui Egli stesso ha incaricato l’uomo il giorno in cui l’ha creato e ha deciso di farne il Suo rappresentante sulla terra. Allah l’Altissimo dice:

E quando il tuo Signore disse agli Angeli: “Porrò un vicario (khalîfa) sulla terra”…
Corano II. Al-Baqara, 30

Questa rappresentatività si è poi compiuta attraverso l’intermediario dei Profeti (pace su tutti loro).

Dall’Hijrah (Emigrazione) a Madinah, la comunità fu organizzata secondo regole politiche precise, sotto la direzione di un solo capo: il Profeta Muhammad (s); poi gli successero degli uomini eletti dalla Comunità.
Il Profeta (s) non separò il potere temporale da quello religioso. In effetti, possiamo dire che, se la religione è la base dell’ordine, il potere ne è il custode: vi è dunque interrelazione. Questa autorità non può svincolarsi dalla tutela di Allah (SWT), ma ciò non vuol dire che lo spirito di questa autorità umana, pur divina e sacra, non sia discutibile, e che nessuno vi si possa opporre!

I titoli designanti la funzione dell’Esecutivo

Sono stati utilizzati tre titoli per designare questa alta autorità islamica: al-khalîfa (il successore), al-imâm (colui che dirige) e amîr al-mu’minîn (principe, capo dei credenti). Tutti questi titoli designano la stessa funzione.

– il termine khalîfa è un termine coranico attraverso cui Allah (SWT) ha designato l’incarico affidato all’uomo, dicendo:

“Porrò un vicario (khalîfa) sulla terra”… Corano II. Al-Baqara, 30

Allah (SWT) dice anche:

O Dâwûd (Davide), abbiamo fatto di te un vicario (khalîfa) sulla terra: giudica con equità tra gli uomini e non inclinare alle tue passioni, ché esse ti travieranno dal sentiero di Allah…
Corano XXXVIII. Sâd, 26

– Il termine al-imâm, etimologicamente, designa ogni persona che abbia l’incarico di dirigere gli altri, ed è anch’esso un termine coranico. Anche il Messaggero di Allah (s) lo utilizzò per designare l’autorità politica.

Allah l’Altissimo dice:

E Ibrâhîm (Abramo)!… Quando il tuo Signore lo provò con i Suoi ordini ed egli li eseguì, [il Signore] disse: “Farò di te un imâm per gli uomini”… Corano II. Al-Baqara, 124

Allah l’Altissimo dice anche:

E dicono: “Signore, dacci conforto nelle nostre spose e nei nostri figli[1] e fai di noi una guida (imâm) per i timorati [di Allah]” Corano XXV. Al-Furqân, 74

Il Messaggero di Allah (s) citò l’imâm giusto tra le persone che saranno all’ombra di Allah (SWT) il Giorno in cui non ci sarà altra ombra che la Sua (riportato da Muslim).

Il Messaggero di Allah (s) disse anche: «…L’imâm è responsabile dei suoi sottoposti, e gliene verrà chiesto conto!» (Bukhârî).

Il termine al-imâm o al-imâma è a dire il vero più prossimo allo spirito della Legge Islamica, ed è stato adottato per designare l’autorità politica Islamica.

– In quanto al termine amîr, si tratta del titolo che i Musulmani utilizzarono durante le loro discussioni nella saqîfa, durante l’elezione del successore del Profeta (Pace e Benedizioni su di lui); non utilizzarono il titolo di Califfo, poiché non vedevano chi potesse succedere al Messaggero di Allah (s); che dire allora del fatto di rappresentare Allah (SWT)! Ma quando un uomo chiamò Abû Bakr (r): “O Califfo di Allah!”, Abû Bakr (r) gli rispose: “Non sono il Califfo di Allah (SWT)! Sono il Califfo (successore) del Messaggero di Allah (s)!”

Da allora, i Musulmani chiamarono Abû Bakr (r) Khalîfat Rasûl Allâh (il successore del Messaggero di Allah). Dopo la sua morte, quando ‘Umar ibn al-Khattâb (r) fu designato alla testa della Comunità, egli, temendo di essere chiamato “califfo del califfo del Profeta di Allah”, e che il suo successore fosse poi chiamato “califfo del califfo del califfo del Profeta di Allah”, optò per un titolo corto, quello di amîr al-mu’minîn (capo, principe dei Credenti), con cui lo chiamarono alcuni Compagni (r).
Questo titolo era noto ai Musulmani, poiché i Sahaba (r) avevano chiamato così, prima di allora, Sa’d Ibn Abî Waqqâs (r) quando era stato designato alla testa dell’armata Musulmana, durante la battaglia di al-Qâdisîya, durante la quale tutti i Musulmani dell’epoca erano presenti.

Quando il Messaggero di Allah (s) inviò Abû Bakr (r) alla testa dei Pellegrini Musulmani, nell’anno 9 dell’Hijrah, lo designò come “amîr” dei Musulmani durante questo Pellegrinaggio. Il Messaggero di Allah (s) disse: «Colui che mi obbedisce, obbedisce ad Allah (SWT); in quanto a colui che mi disobbedisce, disobbedisce ad Allah (SWT). Colui che obbedisce al mio amîr, è a me che obbedisce, e colui che gli disobbedisce, è a me che avrà disobbedito!»(Bukhâ-rî e Muslim).

La definizione del Califfato nell’Islam, come autorità rappresentante l’esecutivo

Il Messaggio trasmesso dal Profeta (Pace e Benedizioni su di lui), oltre ad avere un contenuto escatologico, è un sistema d’organizzazione politica e sociale. Da qui l’indissociabilità della religione e del potere, dello spirituale e del temporale.

Al-Mawardi disse: “Al-Khilâfa, o l’alta Imâma, ha per obiettivo quello di succedere alla Profezia nella salvaguardia della religione, e per la direzione degli affari che si riferiscono alla vita della gente. E’ per questa ragione che (il Califfato) è stato considerato dall’unanimità dei Sapienti come obbligatorio; precedentemente, i Sahaba (r) avevano già deciso in questo modo, eleggendo i successori del Profeta (che Allah sia soddisfatto di loro)”.

Quando ci si accosta all’argomento della collocazione di questa autorità, non si deve perdere di vista la definizione della sua funzione; si tratta, infatti, della persona delegata dai Musulmani per vegliare alla corretta applicazione della Legge di Allah, Padrone e Signore dell’universo, al Quale appartiene la sola autorità. Allah (SWT) è il Solo Legislatore. Il Potere proviene da Lui e rimane Suo: è interamente esercitato da Lui attraverso uno strumento umano. Questa legittimità del Potere divino è una conseguenza ineluttabile e logica, poiché Allah è il Creatore dell’Universo, e dell’uomo che vi abita; tutto Gli è sottomesso, ivi compreso l’uomo. Allah l’Altissimo dice:

Di’: “in verità, la mia preghiera e i miei atti di devozione, la mia vita e la mia morte appartengono ad Allah, Signore dei mondi…” Corano VI. Al-An’âm, 162

Allah l’Altissimo dice anche:

…Allah giudica, e nessuno può opporsi al Suo giudizio, ed Egli è rapido al conto
Corano XIII. Ar-Ra’d, 41

Allah (SWT) esige che noi mettiamo in applicazione le Sue Leggi nella nostra vita, secondo le direttive e le applicazioni del Profeta (s); poiché la Sunnah del Profeta (s) rappresenta, nel suo insieme, l’applicazione concreta ed esplicita della Rivelazione.
Allah l’Altissimo dice:

Non abbiamo inviato un Messaggero se non affinché sia obbedito, per volontà di Allah…
Corano IV. An-Nisâ’, 64

Allah (SWT) dice ancora:

Quando i credenti sono chiamati ad Allah e al Suo Inviato affinché egli giudichi tra loro, la loro risposta è “Ascoltiamo e obbediamo”. Essi sono coloro che prospereranno! Corano XXIV. An-Nûr, 51

La Legge divina è dunque la Legge suprema, alla quale devono riferirsi i Credenti e alla quale devono obbedire.
L’instaurazione di una tale autorità è un’obbligazione sociale e una necessità, sia basata sulla Legge che conforme alla ragione.
Infatti, al-Khalîfa è un’autorità che sostituisce per delega la Vera Autorità, che è Allah (SWT), e il suo ruolo consiste nell’applicare ciò che la Vera Autorità ha legiferato. E’ per questa ragione che Allah (SWT) ha posto l’uomo su questa terra, affinché compia, sotto la direzione di Allah (SWT), il ruolo per il quale è stato creato. Allah (SWT) dice:

E quando il tuo Signore disse agli Angeli: “Porrò un vicario (khalîfa) sulla terra”… Corano II. Al-Baqara, 30

Riassumendo, il Califfato (al-Khilâfa) consiste nel riconoscere l’Autorità Che governa e legifera, ossia Allah (SWT); in quanto all’uomo, a lui spetta il compito di applicare le leggi emananti dall’Autorità Suprema, e ciò nei limiti che Essa gli conferisce. Il Califfo (al-Khalîfa) è il garante della Legge.

L’elezione di colui che avrà l’incarico di questa missione si basa sulla regola della libera consultazione (ash-Shûrâ). Questo metodo di elezione è stipulato nel Sublime Corano, ma le modalità non sono state definite né nel Sublime Corano, né dal Profeta (s), per lasciare alla Comunità la responsabilità di trovare le forme adeguate che prendano in considerazione l’evoluzione della società umana attraverso il tempo e lo spazio, così come gli interessi e i bisogni della comunità. Allah l’Altissimo dice:

…Consultali inoltre intorno all’affare… Corano III.Âl-’Imrân, 159

Allah (SWT) dice anche:

Coloro che rispondono al loro Signore, assolvono all’orazione, si consultano vicendevolmente su quel che li concerne e sono generosi di ciò che Noi abbiamo concesso loro Corano Ash-Shûrâ, 38

Lo scopo dell’Esecutivo, e la sua missione fondamentale, consiste da una parte nel ristabilimento della giustizia e nell’eliminazione di tutte le forme di ingiustizia. Allah l’Altissimo dice:

Invero inviammo i Nostri messaggeri con prove inequivocabili, e facemmo scendere con loro la Scrittura e la Bilancia, affinché gli uomini osservassero l’equità… Corano LVII.Al-Hadîd, 25

D’altra parte, il suo scopo è anche quello di istituire una comunità che riconosca l’esistenza di Allah (SWT), Gli renda grazie e si sottometta alle Sue direttive. Allah (SWT) dice:

Non ho creato i jinn e gli uomini se non perché Mi adorassero Corano LI. Adh-Dhâriyât, 56

Il Califfo (al-khalîfa) è responsabile dinanzi ad Allah (SWT), prima che a chiunque altro, di tutta la vita della Comunità. L’imâm Al-Ghazâlî (Pace alla sua anima) disse: “Se la religione è la base, il potere è il guardiano incaricato di preservare questa base”[2].
Il Califfo (al-khalîfa) è colui che veglia al rispetto dei limiti dell’Islam, e impedisce ogni trasgressione della Legge. Il Profeta (s) disse: «Allah (SWT) ha prescritto degli obblighi, non trascurateli; Egli (SWT) ha fissato dei limiti, non oltrepassateli; ed ha taciuto riguardo a certe cose, non (certo) per dimenticanza, dunque non cercate (di conoscerle)» (Daraqutni)

Il periodo dei Califfi Ben Guidati

‘AbdAllah ibn Mas’ûd (r) riferì che il Messaggero di Allah (s) disse: «La migliore delle epoche è la mia, poi quella che verrà dopo, poi quella che gli succederà, e così di seguito…» (Muslim).

I Califfi Ben Guidati (al-khulafâ ar-râshidûn) sono: Abû Bakr (as-Siddîq), ‘Umar ibn al-Khattâb (al-Fârûq), ‘Uthmân Ibn ‘Affân (Dhu-n-Nûrayn) e ‘Alî Ibn Abî Tâlib (Che Allah sia soddisfatto di tutti loro).
Al ‘Irbas Ibn Sariyya (r) riferì che il Messaggero di Allah (s) disse: «Seguite la mia Sunnah. Attaccatevici e rispettatela! E state in guardia contro le innovazioni!» (Tirmidhi).
Safina (r) riferì che il Messaggero di Allah (s) disse: «Il Califfato non durerà che trent’anni, poi sarà una monarchia!» (Ahmad, Ibn Hibban e le Sunan).

I Sapienti Musulmani hanno stimato, da ciò, che i trenta anni in questione non coprono che il periodo in cui i quattro Califfi Ben Guidati erano alla testa della Comunità, più il periodo di Al-Hasan figlio di ‘Ali (che Allah sia soddisfatto del padre e del figlio).

Abû ‘Ubayda ibn al-Jarrâh (r) riferì che il Messaggero di Allah (s) disse: «L’inizio della vostra religione era una Profezia e una misericordia; poi sarà un Califfato di bontà, poi sarà una monarchia e della costrizione» (al-Bazzar).


Le caratteristiche del periodo del Califfato Ben Guidato

Al-Khilâfa ar-Rashîda copre un periodo in cui i quattro Califfi Ben Guidati furono designati alla testa della Comunità. Si trattava di un sistema politico basato sui principi divini, gli stessi sui quali il Messaggero di Allah (Pace e Benedizioni su di lui) aveva eretto lo Stato.

Durante questo periodo ben preciso della Storia, il funzionamento dell’apparato statale, così come la designazione del Califfo, si effettuavano per consultazione (ash-Shûrâ), e per elezione. Fu così che ‘Umar (r), dopo la morte del Profeta (s), propose Abû Bakr (r), e la Ummah ratificò questa proposta. Poco prima della sua morte, Abû Bakr propose per la sua successione ‘Umar ibn al-Khattâb (r), che fu accettato da tutta la gente di Madinah. La gente di Madinah era, in una certa misura, il nocciolo rappresentativo dell’insieme della Comunità. Formularono alleanza al nuovo Califfo. Non si trovavano sotto costrizione, o sotto qualsiasi pressione, pronunciando questa alleanza (bay’a). Poi Abû Bakr (r) riunì i Musulmani nella moschea e disse loro: “Accettate colui che vi ho proposto? Giuro per Allah che non ho smesso un istante di riflettere su chi sia il migliore per la mia comunità; in più, non ho proposto un parente! Nomino alla mia successione ‘Umar ibn al-Khattâb, ascoltatelo e obbeditegli!”. Allora i Musulmani risposero all’unisono: “Abbiamo ascoltato, e obbediamo!”.

Durante il Pellegrinaggio, ‘Umar (r) sentì un uomo che diceva: “Se il principe dei credenti dovesse morire, non farei mai il patto di alleanza col Tale; poiché già la designazione di Abû Bakr è stata un affare raffazzonato, e ciò che è fatto è fatto!”. Allora ‘Umar (r) si premurò di riunire i Musulmani quello stesso pomeriggio, per avvertirli che un Tale era fautore di discordia, e che vi erano persone che non facevano altro che ritirare alla comunità il diritto di designare liberamente il suo capo! Quando tornò a Madinah, parlò dell’incidente agli altri Musulmani, e ricordò loro il contesto in cui si era svolta la designazione di Abû Bakr (r), e le cause che avevano giustificato la sua sollecitudine perché venisse eletto Abû Bakr (r) il giorno della saqîfa; poi disse: “Per Allah, non abbiamo trovato altra soluzione favorevole per la Ummah, se non di prestare subito atto di alleanza ad Abû Bakr (r); altrimenti i Musulmani avrebbero rischiato di separarsi senza che nessuno fosse designato. Se i Musulmani si fossero separati senza comune accordo, ci sarebbe stato il rischio di innestare la discordia, e ci sarebbe stato disordine, con la conseguenza di ritrovarsi con un’autorità non rappresentativa! Ci saremmo trovati, in quel momento, dinanzi ad una grave divisione. Colui che si autoproclama capo senza aver chiesto l’opinione dei Musulmani, non deve essere seguito, né accreditato; e lo stesso vale per quelli che l’hanno proposto!” (Bukhârî e Muslim).
Ed è riferendosi a questo principio che ‘Umar (r) spiegò, nel suo sermone, di aver costituito un consiglio elettivo, prima di morire, per risolvere la questione della sua successione, e disse: “Uccidete colui che fa appello alla propria elezione, senza che vi sia accordo nella Comunità!”.
Questo consiglio era composto da sei Sahaba (r) tra i più influenti, i più ascoltati e rispettati dalla Ummah, ma egli ne escluse suo figlio ‘AbdAllah (r)![3]
Dopo deliberazione, il consiglio affidò la responsabilità della scelta del nuovo Califfo a ‘AbdurRahman Ibn ‘Awf (r), che si recò nelle diverse regioni per sapere quale fosse la persona più apprezzata dalla Ummah, e da questa consultazione risultò che ‘Uthmân Ibn ‘Affân (r) era la persona per cui optava la gran maggioranza dei Musulmani. Su queste basi ‘Uthmân (r) fu eletto, in presenza dei Musulmani e con il loro comune accordo.[4]
Dopo l’assassinio di ‘Uhthmân (r), i Musulmani vollero designare ‘Alî Ibn Abî Tâlib (r), ma questi rispose loro: “Ciò non vi compete, occorre consultare la gente delegata alla consultazione e la gente di Badr; spetta a loro designare il nuovo Califfo”. Poi aggiunse: “Non voglio che la mia designazione si attui segretamente, non può avvenire che per adesione generale dei Musulmani”.[5]

La differenza tra il Califfato (al-Khilâfa) e la monarchia (al-Mulk)

Il Califfato era un sistema in cui il Califfo non poteva investirsi per suo proprio volere; era soggetto all’alleanza (bay’a) che rappresenta il mezzo legittimante di ogni investitura. Nessuno era costretto a formulare questo atto di alleanza. I quattro Califfi Ben Guidati, Abû Bakr, ‘Umar, ‘Uthmân e ‘Alî (che Allah sia soddisfatto di tutti loro), furono tutti investiti con questa procedura.

In una monarchia, non si tiene conto dell’opinione del popolo. L’investitura è ereditaria, ed è l’immagine stessa dell’usurpazione della volontà della gente. E’ un sistema in cui la consultazione è assente; il monarca dispone a modo suo dei beni del suo popolo, senza preoccuparsi dei suoi bisogni! E’ un sistema in cui l’individuo non è al riparo da tutte le forme di ingiustizia e di frustrazione. Il potere viene mantenuto con la forza e la repressione, e tutto è centralizzato.

Così, l’Imâm della Comunità è responsabile dinanzi ad Allah (SWT), e dinanzi ai Musulmani, poiché la religione trova il suo prolungamento nel rispetto dei diritti e dei doveri. Questo comportamento è, in generale, estraneo ai re, che dispongono come vogliono del popolo e dei suoi beni!
L’Imâm o Califfo è incaricato di far rispettare gli obblighi (religiosi), ed è il primo a compierli. Veglia al buon funzionamento dello Stato, dei mestieri indispensabili alla vita della comunità e alla loro organizzazione. Il Califfo (al-Khalîfa) deve proteggere i Musulmani da ogni danno, che provenga dall’interno o dall’esterno, e veglia al buon funzionamento della giustizia secondo la Legge di Allah (SWT), così come all’applicazione delle sentenze!

(“Les Quatre Califes”,
Hassan Amdouni, al-Qalam éd. 2000)

NOTE:

[1] (lett.: fa’ che le nostre spose e i nostri figli siano la consolazione dei nostri occhi)
[2] Abû Hâmid Al-Ghazâlî: Mizân al-’amâl
[3] Ibn Sa’d, Tabaqât; Ibn Hajâr, Mafâtîh; Tabarî, Tarîkh
[4] Tabarî, Tarîkh; Ibn Kathîr, Bidâya wa-nNihaya; Ibn al-Athîr, Tarîkh
[5] Tabarî, Tarîkh

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