Lettera aperta ai rappers, cantanti e altre meschinità cosiddette “islamiche”


بسم الله الرحمن الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo




La Lode appartiene ad Allah, Signore dei mondi; che la Pace e le Benedizioni siano sul più nobile dei Profeti e degli Inviati, il nostro Profeta Muhammad, così come sulla sua famiglia e tutti i suoi Compagni.
Seguitando:
Navigavo come al solito su Internet, quando ho scoperto un articolo su un sito occidentale, intitolato “I rappers di Allah”; avevo già sentito parlare di questo articolo in precedenza, ma non ci avevo fatto più di tanto caso. Ma oggi, con più distacco e soprattutto a causa dell’ampiezza assunta dal fenomeno nella nostra Comunità, mi sono deciso a scrivere questa missiva loro rivolta.
In primo luogo, vorrei ricordare a questa gente lo statuto del loro passatempo (o mestiere per alcuni) sulla bilancia del Libro di Allah (‘azza waJalla) e della Sunnah del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam).
Bisogna innanzitutto sapere che esistono due tipi di canti, quello permesso e quello vietato, il soggetto del mio messaggio riguarda evidentemente il canto illecito e nocivo; in quanto a coloro che non rientrano in questo genere di canto (vietato), questo articolo evidentemente non è rivolto loro.
Occorre sapere che il canto permesso si caratterizza con l’elevazione della voce con ritmo, senza accompagnamento musicale o strumentale; non deve contenere alcuna parola contraria alla religione, come lo shirk, la fornicazione, la derisione dei musulmani, l’elogio di donne estranee, la depravazione… il canto non deve provenire da una donna adulta, che sia ascoltata da uomini che le siano estranei (non mahram), non deve distrarre dagli obblighi religiosi, e infine non deve essere una distrazione frequente.
È evidente che il vostro genere di canto non rientra in questa descrizione, e ciò ci porta ad affermare che voi praticate apertamente e propagate senza imbarazzo un’ispirazione e un’opera satanica; in altri termini, un canto illecito. Mi spiegherò più dettagliatamente, con delle prove:

Allah (‘azza waJalla) dice:
Tra gli uomini vi è chi compra storie ridicole per traviare gli uomini dal sentiero di Allah e burlarsi di esso: quelli avranno un castigo umiliante (Corano XXXI. Luqmân, 6)

Certi passionali potrebbero, alla vista di questo versetto, sostenere che ciò non si applica ai canti; ma i più grandi esegeti del Qur’ân furono unanimi in quanto all’applicazione di questo versetto. In primo luogo, il grande Compagno Ibn Mas’ûd (che Allah sia soddisfatto di lui), che disse rispondendo a chi gli domandava una spiegazione riguardo alle “storie ridicole”: “Si tratta del canto e null’altro”, e lo ripeté tre volte (Ibn Kathîr).
Il Compagno e commentatore del Qur’ân Ibn ‘Abbâs, così come ‘Umar e Jâbir ibn ‘Abdillah (che Allah sia soddisfatto di tutti loro) dissero la stessa cosa, affermando che le “storie ridicole” non riguardavano nient’altro che il canto. I Compagni e i loro successori furono unanimi sull’interpretazione di questo versetto. Non è dunque necessario tornarci sopra. Oh incuranti e dissoluti, l’azione cui vi abbandonate non si chiama forse il canto? Non vi si chiama forse cantanti? Temete dunque il vostro Signore!

Allah (subhânaHu waTa’ala) dice:
Ma come, vi stupite di questo discorso? Ne riderete invece che piangerne? Assorbiti (come siete) dalla vostra distrazione (Corano LIII. An-Najm, 59-61)
Il Compagno, l’Imâm dei commentatori Ibn ‘Abbâs (che Allah sia soddisfatto del padre e del figlio) disse: “Si tratta del canto, e il termine arabo “samad” (tradotto in italiano con “distrazione”) utilizzato nel versetto proviene dalla lingua degli Yemeniti”. In quanto a Mujâhid ibn Jabr, disse: “Si tratta del canto, poiché gli Yemeniti utilizzano il termine “samad” per dire “cantare”.”
Oh voi che vi fate chiamare cantanti, le parole del vostro Signore non vi sono forse giunte? Non vi è certo più alcun dubbio, salvo per colui il cui cuore è oscurato e velato.
Alcuni di voi potranno cercare delle scuse ridicole, dicendo: “Ma non facciamo altro che chiamare alla religione di Allah, non diciamo delle parole contrarie all’Islâm. Di conseguenza, questo versetto non ci riguarda!”. Oh sviato, non vi è forse il canto di alcune donne nei tuoi ritornelli ubriacanti, degli strumenti ispirati da Iblîs, e tutto ciò per abbellire il tuo scarto?
Le parole del nostro Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) sono tuttavia chiare a questo proposito:
“Vi saranno nella mia Ummah delle persone che si permetteranno l’uso della seta (per gli uomini), dell’alcool, e degli strumenti musicali” (Al-Bukhârî, 5590).
“Vi sarà in questa Ummah dell’umiliazione, della deformazione e della diffamazione”. Un uomo chiese: “Oh Messaggero di Allah! Quando accadrà questo?”, ed egli rispose: “Quando le cantanti e gli strumenti musicali faranno la loro comparsa e quando l’alcool sarà consumato” (At-Tirmidhi, 2212).
“Delle persone della mia Ummah consumeranno l’alcool, dandogli un altro nome, verranno suonati gli strumenti musicali e le cantanti canteranno per loro. Allah allora farà sprofondare la terra sotto i loro piedi e li trasformerà in scimmie e porci” (Ibn Mâjah, 4020)
“La fornicazione è iscritta nel destino dell’uomo, e ciascuno ne avrà la sua parte senza dubbio; la fornicazione degli occhi è lo sguardo (rivolto verso le cose illecite) e la fornicazione delle orecchie è l’ascolto (delle cose illecite)”(Muslim, 2657).

E vi sono ancora molti altri ahadîth autentici che vanno nello stesso senso, ma credo che tutto ciò dovrebbe bastarti. Non vedi dunque come i tuoi canti cosiddetti “islamici” sono accompagnati da strumenti musicali, che oggigiorno avete sostituito con suoni elettronici, così come da donne che ornano le tue “ballate” per piacere ai depravati di ogni tipo, e tutto ciò parlando di Allah!? Parlando del Suo Messaggero (sallAllahu ‘alayhi waSallam) o della Sua Religione!?
Gloria ad Allah, non rifletterete dunque? Non vedete la perdizione manifesta e la china scivolosa su cui vi trovate, parlando del nostro Signore nelle vostre meschinità?! Sappiate che i credenti si innocentano e vi rinnegano, e rinnegano il vostro diabolico ozio, temo per voi un castigo avvilente e chiediamo ad Allah che ci preservi dal vostro sviamento.

In quanto alla vostra pretesa derisoria, per cui sostenete di non far altro che richiamare alla religione di Allah, vi lascio con questa saggia parola dello shaykh al-Islâm Ibn Taymiyyah (che Allah abbia misericordia di lui):

Richiamare ad Allah è un atto di adorazione, e come ogni atto di adorazione, ciò comporta delle condizioni. Anche se lo scopo è lodevolissimo, non può richiamare ad Allah chi vuole, come gli gira. Altrimenti detto, il fine giustifica i mezzi?
Lo shaykh al-Islâm Ibn Taymiyyah (che Allah abbia misericordia di lui) fu interrogato a proposito di un gruppo di gente che si riuniva per commettere dei peccati gravi (omicidi, banditismo, furti, consumazione di bevande alcoliche, ecc…)
Uno shaykh noto per la sua pratica del bene e la sua conformità alla Sunnah volle allora impedir loro di fare ciò. Non trovò, a questo scopo, altro mezzo se non riunirli per far ascoltare loro dei canti basati su della poesia lecita, accompagnati da un tamburello, senza campanelli né flauti.
Dopo aver fatto ciò, alcuni membri di questo gruppo si pentirono: coloro che non pregavano, rubavano e non versavano la loro zakât, cominciarono allora ad astenersi dalle cose equivoche, ad eseguire i loro obblighi (religiosi) e ad allontanarsi dalle cose vietate.
Venne dunque chiesto (a Ibn Taymiyyah) se fosse permesso (islamicamente) a questo shaykh di ricorrere all’ascolto di tali canti, così come descritti, tenuto conto degli interessi che ne derivavano, e sapendo che non gli era possibile invitarli (al pentimento) in un altro modo.

Ecco la risposta dello shaykh Ibn Taymiyyah (rahimahullah):

“La Lode spetta ad Allah, Signore e Padrone dei mondi. Allah ha certamente inviato Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) con la guida e la religione della verità (…) Religione che Egli ha reso perfetta per lui, così come per la sua comunità (…)
Ha inoltre ordinato alla gente di pesare le questioni religiose su cui (le persone) divergono sulla base di ciò con cui Egli l’ha (sallAllahu ‘alayhi waSallam) inviato (…) chiunque si aggrappi al Corano e alla Sunnah fa dunque parte degli alleati di Allah e dei pii, degli eserciti e del partito vittorioso di Allah.
I pii predecessori, come Mâlik e altri, avevano l’abitudine di dire: “La Sunnah è simile all’arca di Noè. Chiunque vi prenda posto ottiene la salvezza, e chiunque manchi al suo appello annega” (…)
Sapendo ciò, è noto che ciò tramite cui Allah guida, orienta e perdona agli esseri sviati e peccatori, risiede necessariamente nel Corano e nella Sunnah con cui Egli inviò il Suo Messaggero (sallAllahu ‘alayhi waSallam) (…)
Chiarito questo punto, risponderemo alla persona che ci ha interrogato: Lo shaykh in questione si è fissato come obiettivo (di condurre) questi autori di peccati maggiori in riunione, e ciò non gli è stato possibile se non attraverso la metodologia innovata che ha menzionato. Ciò prova la sua ignoranza quanto alle metodologie legali per mezzo delle quali i peccatori si pentono. Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), i Sahâbah e i Tâbi’ûn rivolgevano in effetti la loro predicazione a della gente che si spingeva talvolta alla miscredenza, alla perversione e a peccati peggiori (di quelli descritti qui). (Ma) fecero (sempre) per ciò ricorso alle metodologie legalmente riconosciute e tramite cui Allah li dispensò da quelle derivanti dall’innovazione” (Majmu’ al-Fatawa 11/337-345)

Medita dunque, disgraziato, cessa le tue attività che conducono alla perdizione, pentiti, chiedi perdono al tuo Signore; la predica si attua secondo la Sunnah del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) e non secondo i desideri personali.
Ritorniamo a questo articolo immondo che mi ha fatto saltare sulla sedia, tanto le parole di questi sedicenti “rappers di Allah”, che rinominerò “rappers di Shaytân” erano false, insultanti e umilianti per i musulmani. Eccone qualche estratto, affinché il credente si renda conto dell’enormità dei propositi di questi individui:
“Hanno tra i 20 e i 30 anni, sono musulmani d’origine o recentemente convertiti, provengono dalle città di Orly, di Strasburgo o di Montpellier e mescolano i precetti del Corano al rap”.
“Non sono un rapper islamista – si difende. Ma qualcuno che afferma il suo credo e lo canta per avvicinare le generazioni”.
“Non si definisce “né un imâm né un predicatore. Oppure lo siamo entrambi, ognuno a suo modo. Io predico i buoni valori, è un approccio civile, non politico”…”
“Ma la lettura del Corano è esoterica”
“Predicare un Islâm violento ed essere delinquenti, è la stessa cosa, esclama XXX. L’Islâm estremo è un paradosso assoluto, una follia totale. Ad un certo punto, l’Islâm del cuore non potrà che trionfare”.
“Più i giovani si rivolgeranno all’Islâm, più i rappers si rivolgeranno loro”.
Preferisco fermarmi qui, tanto i propositi di questi sviati che sviano altri sono privi di scienza e di logica. Certe persone, tra loro, attraverso le loro opere illecite, ne approfittano per propagare le loro dottrine innovate e devianti, come il sufismo o la dottrina degli Habâsh, sviando così la nostra comunità con le loro parole perverse che raggiungono talvolta addirittura la miscredenza!
Ne approfittano d’altra parte per insultare altri musulmani, maledirli, e – davvero! – come fu veridico il Compagno Ibn Mas’ûd (radiAllahu ‘anhu) quando disse: “Il canto fa crescere l’ipocrisia nel cuore” (Ibn Abi-d-Dunya).
Queste persone non sanno che a causa delle loro pratiche saranno doppiamente castigate?
Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Chiunque introduca nell’Islâm una sunnah (pratica) lodevole, ne trarrà una doppia ricompensa: la prima per averla introdotta, la seconda costituita dalla somma delle ricompense acquisite da coloro che lo avranno imitato, senza che ciò diminuisca in nulla la ricompensa di costoro. Ma chiunque introduca nell’Islâm una sunnah biasimevole si vedrà doppiamente penalizzato: la prima volta per aver introdotto questa pratica, e la seconda costituita dall’insieme degli errori commessi da coloro che lo avranno imitato, senza che ciò diminuisca in nulla i peccati di costoro” (Muslim).
Effettivamente, queste persone malsane che pretendono di predicare “la buona parola” sviano la nostra gioventù, che li prende ad esempio e modello, tralasciando la via del nostro Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) per la via di Iblîs e dei suoi alleati, e imitando questi “rappers” nelle loro azioni e nei loro gesti. Grande fu il mio stupore e la mia tristezza quando, dopo aver consigliato uno dei nostri giovani musulmani su un argomento islamico, egli replicò: “Ma no, fratello! Ti sbagli! Non è quello che dice il rapper XXX, ascolta!…”, poi mi tese le cuffiette per ascoltare questa calamità! Gloria ad Allah! Ecco dov’è arrivata la nostra gioventù a causa di questa gente: tralasciare le prove del Qur’ân e della Sunnah per le parole dei loro modelli, i “rappers”!
Dico a questi rappers e cantanti di ogni tipo: smettete dunque con questo passatempo illecito, le prove vi sono giunte, non vi sono più scuse in quanto alla vostra ignoranza dell’argomento. Sappiate bene che la vostra pratica è paragonata al libertinaggio e alla fornicazione, comportando così la collera di Allah (‘azza waJalla).
Venne chiesta all’Imâm Mâlik la sua opinione riguardo al canto, ed egli rispose: “Solo i libertini lo praticano”.
Il Pio Predecessore Ad-Dahhâk disse: “Il canto corrompe il cuore e comporta la collera di Allah”.
Al-Fudayl ibn ‘Iyâd disse: “Il canto è l’incantesimo della fornicazione” (Ibn Abi-d-Dunya)
Infine, dico a coloro che ascoltano questo genere di canti di pentirsi, poiché l’ascolto di questi canti è proibito dalla nostra religione; le prove del Qur’ân e della Sunnah vi sono giunte, e sappiate che il cantante e colui che lo ascolta sono maledetti, e noi chiediamo ad Allah che ci protegga!
Il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “La fornicazione è iscritta nel destino dell’uomo, e ciascuno ne avrà la sua parte senza dubbio; la fornicazione degli occhi è lo sguardo (rivolto verso le cose illecite) e la fornicazione delle orecchie è l’ascolto (delle cose illecite)” (Muslim, 2657).
‘Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) vide una volta, di passaggio, un uomo nella sua casa, che cantava facendo ciondolare la testa a causa della contentezza. Ella disse: “Fi! Shaytân! Fatelo uscire!”, e lo fecero uscire (Al-Bukhârî).
Ash-Shâbi disse: “Il cantante e colui che lo ascolta sono maledetti”.
Shaykh al-Islâm Ahmad Ibn Taymiyyah (rahimahullah) disse: “Tra le cose che fortificano gli stati satanici, (vi è) l’ascolto del canto e delle distrazioni; è ciò che ascoltano i politeisti”.

Fratelli, le parole di Allah (‘azza waJalla), del Suo Messaggero (sallAllahu ‘alayhi waSallam), le parole dei Compagni e dei loro successori, vi sono ora pervenute in maniera concisa e chiara. Questo argomento raccoglie l’unanimità (di giudizio) dei nostri Sapienti.
Fratelli, l’unanimità dei musulmani costituisce una prova e un diritto, e colui che si separa dalla via del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) è stato avvertito da Allah:
Chi si separa dal Messaggero dopo che gli si è manifestata la guida, e segue un sentiero diverso da quello dei credenti, quello lo allontaneremo come si è allontanato e lo getteremo nell’Inferno. Qual triste destino (Corano IV. An-Nisâ’, 115)
Dopo tutto ciò, ora sapete che il credente deve cessare queste pratiche vietate e allontanarsi dal loro ascolto. Oh fratelli, implorate il perdono di Allah e sottomettetevi al Suo ordine, e a quello del Suo Messaggero (sallAllahu ‘alayhi waSallam).

E chiediamo ad Allah che Egli ci guidi verso ciò che Egli ama e gradisce, che Egli perdoni i nostri errori e che ci faccia morire musulmani.

Chiedo a tutti i lettori di queste poche righe di far pervenire questo messaggio ad ogni persona ignorante sull’argomento, che si trovi perciò in questa spiacevole situazione. Così, contribuirà a questa nobile azione che è la diffusione di ciò che è conveniente e la proibizione del reprensibile, e la ricompensa di quest’azione è presso il sommamente Misericordioso.
Che la Pace e le Benedizioni siano sul nostro Profeta Muhammad, sulla sua famiglia, sui suoi Compagni e su colui che richiama alla sua predica fino all’Ultimo Giorno. Âmîn

Il vostro fratello Abu ‘Oubayda Al-Hindî

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