Le origini della Ka’bah nel Libro di Allah


بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

dal Tafsîr
(commento del Sublime Corano)

dell’Imâm Ibn Kathîr
(che Allah l’Altissimo abbia Misericordia di lui)

Dice Allah (subhânaHu waTa’ala):

E quando facemmo della Casa un luogo di riunione e un rifugio per gli uomini. Prendete come luogo di culto quello in cui Ibrâhîm ristette!… (maqâm Ibrâhîm = la stazione di Abramo) (Corano II. Al-Baqara, 125)

Allah (subhânaHu waTa’ala) cita la Casa Sacra e il grande onore che le ha accordato, essendo essa un asilo per gli uomini e un lugo in cui si ha sempre voglia di tornare spesso, anche se la si visita ogni anno.
Questo è un esaudimento della preghiera di Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm), quando chiese al Signore, dopo avervi stabilito una parte della sua famiglia:

Oh Signor nostro, ho stabilito una parte della mia progenie in una valle sterile, nei pressi della Tua Sacra Casa, affinché, oh Signor nostro, assolvano all’orazione. Fai che i cuori di una parte dell’umanità tendano a loro; concedi loro (ogni specie) di frutti. Forse Ti saranno riconoscenti. Oh Signor nostro, Tu ben conosci quello che nascondiamo e quello che palesiamo. Nulla è nascosto ad Allah, nella terra e nei cieli! Lode ad Allah Che, nonostante la vecchiaia, mi ha dato Isma’îl e Ishâq. In verità il mio Signore ascolta l’invocazione (Corano XIV. Ibrâhîm, 37-39)

Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) descrive questa Casa come un recinto, colui che vi penetra sarà al sicuro quale che sia il suo misfatto. L’uomo vi incontrerà l’assassino di suo padre o di suo fratello senza opporglisi, e tutta la gente intorno rimarrà sorpresa.
Tutto ciò non è dovuto ad altro che alla grazia e all’alta considerazione che Allah (‘azza waJalla) ha accordato al suo costruttore, Ibrâhîm (pace su di lui), il Suo Confidente.
Dice Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) a questo proposito:

Stabilimmo per Ibrâhîm il sito della Casa (dicendogli): “Non associare a Me alcunché…” (Corano XXII. Al-Hajj, 26)Qual è questa stazione? Questa è una domanda che ha suscitato una controversia tra gli esegeti.

La prima Casa che è stata eretta per gli uomini è certamente quella di Bakkah, benedetta, guida del creato. In essa vi sono segni evidenti come il luogo in cui ristette Ibrâhîm: chi vi entra è al sicuro… (Corano III. Âl-’Imrân, 96-97)

 

– Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) disse: È tutto il recinto.
– Altri dissero: Si tratta di tutti i riti del Pellegrinaggio: la sosta a Mina, il lancio delle pietre e il percorso tra Safâ e Marwâ.
– Sa’îd ibn Jubayr (radiAllahu ‘anhu) disse: È la roccia su cui stava Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) mentre costruiva la Ka’bah, e suo figlio Ismâ’îl (su di lui la pace) gli passava le pietre.
– As-Suddy disse: È la pietra che aveva messo la moglie di Ismâ’îl (‘alayhi-s-salâm) quando lavava la testa a Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm).
– Ja’far ibn Muhammad riportò che suo padre aveva sentito Jubayr (radiAllahu ‘anhu) parlare del Pellegrinaggio del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), dicendo: “Quando il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ebbe compiuto i giri rituali intorno alla Casa, ‘Umar (radiAllahu ‘anhu) gli chiese: “È questa la stazione del nostro padre (Abramo)?”. “Sì”, rispose (pace e benedizioni di Allah su di lui). E ‘Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) proseguì: “Perché non prenderlo come luogo di preghiera?”. In quel momento Allah (SubhânaHu waTa’ala) rivelò: Prendete come luogo di culto quello in cui Ibrâhîm ristette!…È stato riportato nel Sahîh di Bukhârî che ‘Umar ibn al-Khattâb (radiAllahu ‘anhu) disse: “Mi sono incontrato col mio Signore, a Lui la Potenza e la Gloria, su tre cose: (la prima): “Oh Messaggero di Allah, se tu prendessi la stazione di Ibrâhîm come luogo di preghiera?…”. (la seconda): “Oh Messaggero di Allah! Tu ricevi a casa tua i virtuosi e i perversi, se tu chiedessi alle Madri dei Credenti di portare il velo?…”. Allah l’Altissimo allora rivelò il versetto relativo all’hijâb. (la terza): Avevo saputo che il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) aveva rimproverato qualcuna delle sue spose (a causa della loro gelosia). Andai a casa loro per avvertirle: “Sarebbe meglio che smetteste, altrimenti Allah (subhânaHu waTa’ala) gli donerà in cambio delle spose migliori di voi”. Arrivato a casa di una di loro, ella mi rispose: “Oh ‘Umar! Il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) non può forse esortare (da solo) le sue mogli, perché debba venire tu ad esortarle?”. Allah (subhânaHu waTa’ala) rivelò in quel momento il versetto: Se vi ripudiasse, certamente il suo Signore vi sostituirebbe con delle spose migliori di voi, sottomesse ad Allah… (Corano LXVI. At-Tahrîm, 5)”.

In quanto a Muslim, riportò sulla testimonianza di Ibn ‘Umar (che Allah sia soddisfatto del padre e del figlio), che suo padre disse: “Mi sono incontrato con il mio Signore (Gloria a Lui, l’Altissimo) su tre cose: il velo, i prigionieri di Badr e la stazione di Abramo”.

 

Jabir (radiAllahu ‘anhu) riportò: “Il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) fece tre volte la circumambulazione (tawâf) attorno alla Casa a passo di corsa, e quattro volte a passo ordinario, poi si avvicinò alla stazione, recitò:Prendete come luogo di culto quello in cui Ibrâhîm ristette!…, infine pregò due raka’ât tenendo questa stazione tra lui e la Casa (la Ka’bah)”.

Ciò dimostra che la stazione è la roccia su cui stava in piedi Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) mentre costruiva la Ka’bah, e Ismâ’îl (su di lui la pace) gli passava le pietre. Ogni volta che uno dei muri aveva raggiunto una certa altezza, suo figlio prendeva questa roccia e la poneva su un altro lato allo stesso scopo, e così di seguito finché Abramo (su di lui la pace) ebbe terminato la costruzione. Parleremo di questo raccontando la storia di Ibrâhîm e di suo figlio Ismâ’îl (pace su entrambi). Bisogna sapere che le tracce dei piedi dei Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) sono ancora presenti sulla roccia.

Questa stazione era contigua alla Ka’bah, e si trova attualmente proprio accanto alla porta che sta a destra entrando in un luogo indipendente.

Il Confidente di Allah (Khlîlu-l-Lâh), pace su di lui, una volta che ebbe terminato la costruzione della Casa, mise questa roccia proprio accanto alla Ka’bah, lasciandola là dove si trova ora. È per questo – e Allah è il Più Sapiente – che fu dato l’ordine di pregare dinanzi ad essa, dopo i giri processionali (tawâf). Pare che ‘Umar ibn al-Khattâb, il Califfo Benguidato (che Allah si compiaccia di lui) l’abbia allontanata un po’ dal muro della Ka’bah, e nesuno – dopo di lui – abbia disapprovato il suo gesto.

…E stabilimmo un patto con Ibrâhîm e Ismâ’îl: “Purificate la Mia Casa per coloro che vi gireranno attorno, vi si ritireranno, si inchineranno e si prosterneranno”. E quando Ibrâhîm disse: “Fanne una contrada sicura e provvedi di frutti la sua gente, quelli di loro che avranno creduto in Allah e nell’Ultimo Giorno”, disse (il Signore): “E a chi sarà stato miscredente concederò un godimento illusorio e poi lo destinerò al castigo del Fuoco. Che tristo avvenire!”. E quando Ibrâhîm e Ismâ’îl posero le fondamenta della Casa, dissero: “Oh Signor nostro, accettala da noi! Tu sei Colui che tutto ascolta e conosce! Oh Signor nostro, fai di noi dei musulmani e della nostra discendenza una comunità musulmana. Mostraci i riti e accetta il nostro pentimento. In verità Tu sei il Perdonatore, il Misericordioso!…” (Corano II. Al-Baqara, 125-128)

Qual è questo patto con Ibrâhîm e Ismâ’îl (pace su entrambi)? Al-Hasan al-Basri disse: “Si tratta della purificazione della Casa da ogni impurità”, ispirando loro di compierla – si tratta degli idoli, dei rapporti carnali, delle parole o dei giuramenti falsi e di ogni impurità. In quanto a Mujahid, Qatada e ‘Ata (che Allah si compiaccia di loro), essi dissero che si tratta della testimonianza che non vi è nessuna altra divinità all’infuori di Allah, senza nulla associarGli (Shahâdah).

Coloro che vi girano intorno e coloro che vi si ritirano, secondo l’opinione di Sa’îd ibn Jubayr (radiAllahu ‘anhu), sono rispettivamente le persone che vi giungono da altri Paesi e i residenti.

Thabit disse: “Confidai a ‘Abdullah ibn ‘Ubayd ibn ‘Umayr: “Devo assolutamente parlare con il Principe dei Credenti (Amîru-l-Mu’minîn) perché vieti agli uomini di dormire all’interno della Casa, poiché si trovano spesso in stato di impurità (rituale)”. La sua risposta fu: “Non fare una cosa del genere, poiché, avendo domandato a Ibn ‘Umar (che Allah si compiaccia del padre e del figlio) una spiegazione a questo proposito, egli rispose: “Sono proprio quelli coloro che vi si ritirano…”.”
D’altra parte, è stato citato nel Sahîh che Ibn ‘Umar (radiAllahu ‘anhu) passava spesso la notte nella Moschea del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) quando era scapolo.

Ibn Jarir (Tabari) disse: “Capiamo da questo versetto che Allah (subhânaHu waTa’ala) ordinò a Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) di purificare la Sua Casa dagli idoli e dagli altri segni di politeismo”.

La questione che si pone è la seguente: Vi erano persone che adoravano gli idoli prima dell’edificazione della Casa? La risposta comporta due aspetti:

– Gli idoli esistevano dal tempo di Nûh (Noè, pace su di lui), dunque fu dato l’ordine di sbarazzarne la Casa, e affinché questa purificazione divenisse un costume, una tradizione (Sunnah), dopo che Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) aveva fatto di Ibrâhîm un dirigente (imâm) e un modello da seguire. Ma questa supposizione ha bisogno di una prova.
– Si intende ciò in senso figurato, cioè si tratta di votare ad Allah un culto puro senza nulla associarGli, così come il Signore (subhânaHu waTa’ala) ci mostra nel versetto: Chi ha posto le fondamenta della moschea sul timor di Allah per compiacerLo non è forse migliore di chi ha posto le sue fondamenta su di un lembo di terra instabile e franosa che la fa precipitare insieme con lui nel fuoco dell’Inferno?… (Corano IX. At-Tawba, 109)

Possiamo dunque concludere che questa purificazione significhi la sincerità nel compimento delle pratiche di culto raccomandate a coloro che fanno il Pellegrinaggio alla Casa di Allah (subhânaHu waTa’ala), compiendo i circuiti rituali (tawâf), pregando, e durante il ritiro, così come Allah l’Altissimo ordina in questo versetto:

Stabilimmo per Ibrâhîm il sito della Casa (dicendogli): “Non associare a Me alcunché, mantieni pura la Mia Casa per coloro che si tengono ritti (in preghiera), per coloro che si inchinano e si prosternano (Corano XXII. Al-Hajj, 26).

Un’altra questione che ha suscitato una divergenza d’opinione tra gli Ulamâ’: quale delle due pratiche è più meritoria: la preghiera nella Casa o il Tawâf?

Mâlik rispose: È la circumambulazione degli uomini provenienti dai quattro angoli del mondo.
Quanto agli altri Ulamâ’, che costituiscono la maggioranza, essi hanno detto: La preghiera è migliore, e questo per abolire i costumi dei politeisti e sostituirli con altri che siano basati sulla pura fede. (I politeisti infatti) cercavano di allontanare i credenti e impedivano loro di accedere alla Casa di Allah (subhânaHu waTa’ala):

Quanto ai miscredenti che distolgono (le genti) dalla Via di Allah e dalla Santa Moschea che abbiamo istituito per gli uomini – e chi vi risiede e chi vi si reca sono uguali – e a chiunque insolentemente la profana, faremo provare un doloroso castigo (Corano XXII. Al-Hajj, 25).

Poi la Casa viene menzionata come un edificio eretto per coloro che adorano Allah (subhânaHu waTa’ala) senza riconoscerGli eguali, sia compiendo i giri rituali sia pregando.

Nella Sûrah “Il Pellegrinaggio” sono citate le tre stazioni principali della preghiera, che sono: l’inclinazione, la prosternazione e la posizione in piedi, senza che vi sia menzione di coloro che compiono il ritiro.

Nel versetto precitato (II, 125) sono stati menzionati coloro che compiono i giri rituali e il ritiro; e per ciò che riguarda la preghiera (sono state citate) l’inclinazione e la prosternazione, senza la posizione in piedi, poiché si sa bene che tra le inclinazioni e le prosternazioni ci si rialza sempre e si sta in piedi.

Vi si trova anche una risposta alle Genti dei due Libri (i giudei e i nazareni), che credevano ai meriti accordati a Ibrâhîm e Ismâ’îl (pace su entrambi), e sapevano bene che la Casa fu stabilita per girarle intorno compiendo il Pellegrinaggio e la Visita Pia (‘Umra), eppure non facevano nulla di tutto ciò. Come, dunque, possono dichiarare di prendere Ibrâhîm al-Khalîl (su di lui la pace) come modello da seguire, quando essi non eseguono gli ordini di Allah (subhânaHu waTa’ala)? Bisogna sapere che Mûsâ ibn ‘Imrân (Mosè, pace su di lui) e altri Profeti eseguirono il Pellegrinaggio alla Sacra Casa, così come ci narrò il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam).

La purificazione delle moschee fu menzionata in questo versetto:

(E si trova questa luce) nelle case che Allah ha permesso di innalzare, in cui il Suo Nome viene menzionato, in cui al mattino e alla sera Egli è glorificato (Corano XXIV. An-Nûr, 36),
e in molti ahadîth profetici che ordinarono di purificare le moschee e di tenerle al riparo dalle sozzure. A titolo d’esempio citiamo queste parole del Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “Le moschee non sono state costruite che per uno scopo preciso”.

Chi fu il primo a costruire la Ka’bah?

– È stato detto che furono gli Angeli prima di Ibrâhîm, secondo le parole di al-Qurtubi che sembrano strane
– È stato detto che fu Âdam (su di lui la pace), secondo ‘Ata’ e Sa’îd ibn al-Mussayab
– Secondo Ibn ‘Abbâs e Ka’b al-Ahbar (che Allah si compiaccia di entrambi), fu Shith (Seth, su di lui la pace), ma essi hanno tratto la loro opinione dai libri della Gente della Scrittura, che non possiamo assolutamente accettare come fonte sicura

E quando Ibrâhîm disse: “Fanne una contrada sicura e provvedi di frutti la sua gente, quelli di loro che avranno creduto in Allah e nell’Ultimo Giorno”

Commentando questo versetto, Ibn Jarir (Tabari) riportò da Jabir ibn ‘Abdullah (radiAllahu ‘anhu) che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: “Alla supplica di Ibrâhîm, Allah (subhânaHu waTa’ala) ha reso la Casa Sacra e un luogo sicuro; alla mia supplica, Allah (subhânaHu waTa’ala) ha reso Madinah e lo spazio compreso tra le sue due estremità ricoperte da pietre vulcaniche un territorio sacro; non vi si uccide la selvaggina e non vi si tagliano gli alberi” (riporato da Muslim e Nisa’i).

Abu Hurayra (radiAllahu ‘anhu) riportò: “Quando a Madinah venne raccolto il primo frutto maturo, lo portammo all’Inviato di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam), che lo prese e disse: “Mio Dio, benedici i nostri frutti, la nostra città, e le nostre unità di misura (lett.: i nostri sa’ e i nostri mudd). Mio Dio, Ibrâhîm è il Tuo sevo, il Tuo Confidente e il Tuo Profeta, ed io sono il Tuo servo e il Tuo Profeta. Egli Ti ha chiesto di accordare tanti favori a Makkah, ed io Ti chiedo due volte tanto in favore di Madinah”. Poi chiamò il ragazzino più piccolo e gli donò questo frutto” (riportato da Muslim).

Altri ahadîth sono stati riportati su questo argomento, ma ci limitiamo a citare il più esauriente. Anas ibn Mâlik (radiAllahu ‘anhu) raccontò: “Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) chiese ad Abu Talha (radiAllahu ‘anhu): “Cercami un domestico per servirmi”. Abu Talha mi prese in groppa dietro di lui e mi portò a casa del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam). Così, fui al suo servizio. Ogni volta che tornava a Madinah (da una delle sue spedizioni), vedendo il monte Uhûd, diceva: “Ecco un monte che ci ama, e (anche) noi l’amiamo”. Alla vista di Madinah, esclamava: “Mio Dio, Ti chiedo di rendere sacro lo spazio compreso tra i suoi due monti, come Ibrâhîm Ti ha chiesto per Makkah. Mio Dio accordaci la benedizione nei suoi raccolti (i suoi sa’ e i suoi mudd)”. Così Madinah fu resa territorio sacro in cui non si ha il diritto di versare sangue, né di tagliare i suoi alberi, né di battere le loro foglie per il foraggio degli animali” (Bukhârî e Muslim).

Alcuni hanno detto che su richiesta di Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm), Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) ha reso Makkah un territorio sacro, ma l’opinione corretta è che questa città fu resa sacra fin da quando Allah l’Altissimo creò i cieli e la terra.
Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) riferì che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse, il giorno della conquista di Makkah: “Questo territorio, Allah (subhânaHu waTa’ala) l’ha reso sacro il giorno in cui creò i cieli e la terra. È dunque consacrato ad Allah Ta’ala fino al Giorno della Resurrezione. Non vi si deve ingaggiare combattimento dopo di me, e questo combattimento non mi è stato autorizzato che per una sola ora di una certa giornata, sarà dunque vietato dinanzi ad Allah (subhânaHu waTa’ala) fino al Giorno della Resurrezione. Non si devono tagliare le spine, né inseguire la selvaggina, né raccogliere una cosa trovata se non per restituirla al suo proprietario che la riconosca, né cogliere i suoi datteri”. Al-’Abbâs chiese: “Oh Messaggero di Allah! Ad eccezione dell’izkhir (giunco aromatico), che si usa nelle case e in alcune industrie…”. Egli (sallAllahu ‘alayhi waSallam) gli rispose: “Ad eccezione dell’izkhir” (riportato da Bukhârî e Muslim).

Un altro hadîth degno di essere citato:
Abu Shurayh al-Adawi (radiAllahu ‘anhu) riportò: “Quando ‘Amr ibn Sa’îd inviò le truppe a Makkah, gli dissi: “O comandante! Permettimi di raccontarti che il giorno della conquista di Makkah, sentii il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) dire delle parole che le mie orecchie hanno ascoltato, il mio cuore le ha registrate, mentre i miei occhi l’hanno visto mentre parlava. Dopo aver lodato Allah (subhânaHu waTa’ala), egli (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse:“Allah (subhânaHu waTa’ala) ha reso Makkah una città sacra, ma la gente non l’ha considerata tale. Non è permesso ad un fedele che creda in Allah e nell’Ultimo Giorno di versarvi sangue o di tagliare i rami degli alberi; se qualcuno si permette di derogare – a questa legge – sotto il pretesto che il Messaggero di Allah vi ha combattuto, ditegli che Allah ha permesso al Suo Messaggero (di combattere in questo territorio sacro) ma non a voi. E Allah mi ha concesso questa autorizzazione soltanto per una frazione del giorno, poi Makkah ha ricoperto, oggi, il suo carattere sacro di ieri. Che colui che è presente trasmetta questo all’assente”.”
Fu chiesto ad Abu Shurayh: “E cosa rispose ‘Amr?”. Spiegò: “(‘Amr rispose): “Oh Abu Shurayh, so questo meglio di te… Questo territorio sacro non sarà mai un asilo né per un trasgressore né per un assassino né per un ladro” (Bukhârî e Muslim).

In quanto alla preferenza di Madinah rispetto a Makkah, secondo l’opinione della maggioranza degli Ulamâ’, o di quella di Makkah rispetto a Madinah, secondo l’Imâm Mâlik, ne parleremo più avanti.

“…e provvedi di frutti la sua gente, quelli di loro che avranno creduto in Allah e nell’Ultimo Giorno”, disse (il Signore): “E a chi sarà stato miscredente concederò un godimento illusorio e poi lo destinerò al castigo del Fuoco. Che tristo avvenire!”.

Interpretando questo versetto, Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) disse: “Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) permetteva solo ai credenti di prendere il recinto come rifugio, ad esclusione di altre persone. Allah (subhânaHu waTa’ala) allora rivelò: “Io accordo i Miei benefici tanto ai credenti che agli infedeli. È forse possibile che Io crei gli uomini senza provvedere ai loro bisogni? Ma costringerò gli infedeli, poi, al castigo del Fuoco”. Poi Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) recitò il versetto:
Sosterremo con i doni dei tuo Signore questi e quelli. I doni del tuo Signore non sono negati a nessuno (Corano XVII. Al-Isrâ’, 20)
E disse: “Ciò è simile a questi versetti:
Di’: “Coloro che inventano menzogne contro Allah non prospereranno, avranno gioia effimera nella vita terrena, quindi ritorneranno a Noi e faremo gustare loro un castigo severo per la loro miscredenza” (Corano X. Yûnus, 69-70)”

Allah (subhânaHu waTa’ala) accorda i Suoi benefici ai miscredenti perché possano godere dei beni effimeri in questo basso mondo, poi Egli (‘azza waJalla) li afferrerà come può farlo soltanto il Potente, Onnipotente, così come Egli ci dimostra in questo versetto:
E a quante città ho concesso un rinvio, anche se erano ingiuste. Quindi le afferrai. A Me tutto ritornerà (Corano XXII. Al-Hajj, 48).
È stato citato nel Sahîh che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: “Allah (subhânaHu waTa’ala) accorda una dilazione all’ingiusto, ma quando lo afferrerà non lo lascerà più”.Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) raccontò:

 

La madre di Ismâ’îl (Hâjar) fu la prima donna ad indossare una gonna lunga che strisciava dietro di sé, per cancellare le sue tracce quando fuggì da Sara, moglie di Ibrâhîm e sua co-sposa.

Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) condusse la madre di Ismâ’îl, che ancora prendeva il latte dal seno, e li lasciò presso la Casa Sacra, sotto un grande albero, al di sopra del luogo in cui attualmente vi è il pozzo di Zamzam, nella parte più elevata della Moschea; all’epoca non vi era nessuno a Makkah, e neppure una fonte d’acqua. Lasciò presso di loro un sacco di pelle contenente dei datteri e un otre pieno d’acqua, poi partì. La madre di Ismâ’îl lo seguì, dicendo: “Oh Ibrâhîm! Dove vai, lasciandoci in questa valle, dove non c’è anima viva?”. Ripeté queste parole molte volte, ma Ibrâhîm (pace su di lui) continuò a camminare, senza risponderle né voltarsi verso di lei. “È forse Allah (subhânaHu waTa’ala) Che ti ha ordinato di fare questo?” gli chiese. “Sì”, rispose. “Allora – riprese lei – Allah non ci lascerà morire”, e tornò sui suoi passi.
Ibrâhîm (pace su di lui) riprese a camminare e, giunto su un colle dove né Hâjar né suo figlio potessero vederlo, alzò le mani al cielo e invocò Allah (subhânaHu waTa’ala) con queste parole:
“Oh Signor nostro, ho stabilito una parte della mia progenie in una valle sterile, nei pressi della Tua Sacra Casa, affinché, oh Signor nostro, assolvano all’orazione. Fai che i cuori di una parte dell’umantià tendano a loro; concedi loro (ogni specie) di frutti. Forse Ti saranno riconoscenti” (Corano XIV. Ibrâhîm, 37)La madre di Ismâ’îl prese poi ad allattare suo figlio e bevve l’acqua contenuta nell’otre, finché questo fu vuoto. Ebbe sete, così come il bambino, che vide contorcersi dalla fame. Poiché non sopportava di vederlo in quello stato, si guardò attorno da tutte le parti, si diresse verso la collina più vicina, si mise in piedi, scrutò la valle, ma non vide nessuno. Scese allora dalla collina (chiamata as-Safâ) e, giunta nella valle, si rimboccò le vesti e corse come una persona sconvolta finché sorpassò la valle per arrivare sulla cima di un’altra collina, chiamata al-Marwâ. Scrutò l’orizzonte, ma non c’era nessuno. Ripeté la corsa tra le due colline, per sette volte.
È in ricordo di questo episodio che la gente fa la stessa corsa tra le due colline durante i riti del Pellegrinaggio.

 

Quando fu sulla cima di al-Marwâ (al termine della settima corsa), sentì una voce. Disse: “Ssss!” a se stessa, poi tese l’orecchio e sentì la stessa voce. Disse allora: “Ti sei fatto sentire! Se hai un mezzo di soccorso, aiutami!”. Scorse allora un Angelo vicino al luogo in cui si trova attualmente il pozzo di Zamzam. L’Angelo batté il suolo col tallone – o, seguendo una variante, con la sua ala – finché sgorgò l’acqua. Ella cominciò allora a fare un piccolo bacino attorno all’acqua, e cominciò ad attingerla per riempire il suo otre, e l’acqua sgorgava dal suolo ogni volta che ella ne prendeva…

Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) proseguì il racconto dicendo:
Il Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Che Allah abbia misericordia della madre di Ismâ’îl. Se avesse lasciato Zamzam – o, seguendo una variante: se non avesse attinto l’acqua – Zamzam sarebbe rimasta una fonte d’acqua corrente”.

Si dissetò allora, e allattò il bambino. L’Angelo le disse: “Non temete di essere perduti, poiché qui sorgerà una Casa che questo bambino costruirà con suo padre, e Allah (subhânaHu waTa’ala) non lascia perire i Suoi…”.

La Casa era su un terreno simile ad un monticello, e le acque piovane colavano a destra e a sinistra.

Rimase così finché una crovano dei Jurhum passò presso di loro – o, seguendo un’altra versione: della gente di una famiglia dei Jurhum – arrivando dalla via di “Kada”. Si accamparono nella parte più bassa di Makkah e, vedendo un uccello sorvolare il luogo, dissero: “Un uccello plana al di sopra di una fonte d’acqua, e noi sappiamo bene che non vi è acqua in questa valle”. Inviarono un esploratore – o due – che, constatato che vi era dell’acqua, tornò annunciando l’esistenza di una sorgente. Si recarono nei pressi di questa fonte e, avendo trovato la madre di Ismâ’îl lì accanto, le chiesero: “Ci permetti di accamparci vicino a te?”. “Sì – rispose lei – ma non avete alcun diritto di proprietà su quest’acqua”. “D’acccordo”, replicarono.

Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) riferì che il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), continuando la storia, disse: “Questa domanda rese felice la madre di Ismâ’îl, poiché ella amava la società. Dopo che quella gente si fu installata, mandarono a dire ai loro concittadini di raggiungerli e fare lo stesso. Questo luogo fu (così) popolato, e Ismâ’îl (pace su di lui) divenne un giovanotto, apprese la lingua araba e, crescendo, piacque molto a quella gente. Quando raggiunse l’età della pubertà, gli diedero in sposa una delle loro figlie”.

La madre di Ismâ’îl morì.
Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) venne a trovare quelli che aveva lasciato. Non avendo trovato suo figlio Ismâ’îl, domandò sue notizie a sua moglie, e quella rispose: “È uscito per cercare da mangiare – o, seguendo una variante: per cacciare qualcosa da mangiare”. Ibrâhîm (pace su di lui) si informò della loro vita e della loro condizione, ed ella rispose: “Come esseri umani, proviamo un’angoscia e una pena”, e si lamentò molto. Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) le disse allora: “Quando tornerà tuo marito, salutalo e digli di cambiare la soglia di casa”.

Ismâ’îl (‘alayhi-s-salâm) rientrò e si accorse di qualcosa di strano. Chiese a sua moglie: “Hai ricevuto qualcuno durante la mia assenza?”. “Sì – rispose lei – è venuto un vecchio (e glielo descrisse), mi ha chiesto tue notizie, e gli ho risposto, così ha voluto sapere che genere di vita conduciamo, e gli ho detto che proviamo molta pena e tristezza”. “Ha ordinato di fare qualcosa?” chiese Ismâ’îl (‘alayhi-s-salâm). “Sì, mi ha incaricato di salutarti da parte sua e di ordinarti di cambiare la soglia di casa”. “Era mio padre – replicò Ismâ’îl (pace su di lui), e mi ordina di congedarti. Torna dunque a casa dei tuoi genitori”.

Ismâ’îl (pace su di lui) ripudiò dunque sua moglie, e si sposò con un’altra donna della famiglia dei Jurhum. Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) si assentò da loro per il periodo che Allah (SubhânaHu waTa’ala) volle, poi si diresse ancora là dove viveva suo figlio Ismâ’îl (pace su di lui). Non avendolo trovato, entrò in case e chiese sue notizie alla moglie. “È uscito per procurarci di che mangiare” rispose lei. “E quale genere di vita conducete, e qual è la vostra situazione?” chiese Ibrâhîm (pace su di lui). Lei replicò: “Stiamo molto bene, viviamo nell’agiatezza”. E lodò Allah l’Altissimo. “Di che cosa vi nutrite?” chiese Ibrâhîm (su di lui la pace). “Di carne” replicò lei. “E la vostra bevanda?”. “Dell’acqua”. “Che Allah benedica la vostra carne e la vostra acqua”, rispose Ibrâhîm (pace su di lui).

Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Non c’erano a casa loro dei cereali, altrimenti Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) avrebbe chiesto ad Allah (subhânaHu waTa’ala) di benedire anche quelli”. E spiegò: “La carne e l’acqua, se fossero stati gli unici mezzi di sussistenza, altrove (cioè in un luogo diverso da Makkah), non sarebbero stati sufficienti agli uomini”.

Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) disse allora alla moglie di Ismâ’îl (‘alayhi-s-salâm): “Quando tornerà tuo marito, salutalo da parte mia e digli di conservare la soglia della sua porta”. Quando Ismâ’îl (pace su di lui) tornò a casa, chiese a sua moglie: “Hai ricevuto la visita di qualcuno?”. “Sì – rispose lei – un vecchio di bell’aspetto è venuto a trovarci – e fece il suo elogio – mi ha chiesto tue notizie, e gli ho detto che conduciamo una vita molto agiata”. “Ti ha fatto qualche raccomandazione?” chiese Ismâ’îl (pace su di lui). “Sì – replicò lei – mi ha incaricata di salutarti e ti ordina di conservare la soglia della tua porta”. “Era mio padre – disse Ismâ’îl – e tu sei la soglia, e bisogna che ti conservi presso di me”.

Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) rimase (lontano) il tempo che volle Allah (subhânaHu waTa’ala), poi tornò a trovare Ismâ’îl (‘alayhi-s-salâm), che stava intagliando delle frecce sotto un albero, accanto al pozzo di Zamzam. Quando lo scorse, si alzò e lo ricevette come un figlio riceve suo padre (dopo una lunga assenza), abbracciandolo, così come fa il padre con suo figlio. “Oh Ismâ’îl – gli disse – Allah (subhânaHu waTa’ala) mi ha ordinato di fare una cosa”. “Fai dunque ciò che Allah ti ha ordinato”. “Mi aiuterai?” domandò Ibrâhîm (pace su di lui). “Certamente sì” rispose il figlio. “Allah – riprese Ibrâhîm – mi ha ordinato di costruire una Casa in questo luogo” e designò una collina che domina i suoi dintorni.

Allora Ibrâhîm (pace su di lui) pose le fondamenta della Casa, Ismâ’îl (pace su di lui) gli portava le pietre e il padre costruiva. Quando la costruzione ebbe raggiunto una certa altezza, Ismâ’îl (pace su di lui) continuò a portargli le pietre. Entrambi, durante il lavoro, invocavano Allah l’Altissimo con queste parole: “Oh Signor nostro, accettala da noi! Tu sei Colui che tutto ascolta e conosce!…”

Altri racconti sono stati riportati su questa vicenda, e non differiscono dal precedente se non per piccoli particolari.

‘Aisha (radiAllahu ‘anha), la sposa del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) gli chiese qualcosa a proposito della Casa, ed egli le rispose: “Non sai che il tuo popolo, costruendo la Ka’bah, non ha seguito le fondamenta di Ibrâhîm?”. Ella allora gli chiese: “Non la riedificherai sulle fondamenta di Ibrâhîm?”, ma egli (pace e benedizioni di Allah su di lui) replicò: “Lo farei, se non fosse per la recente conversione del tuo popolo” (Bukhârî).

‘Abdullah ibn ‘Umar (che Allah si compiaccia del padre e del figlio) disse: “Se ‘Aisha (radiAllahu ‘anha) avesse sentito queste parole dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) non penso che avrebbe evitato di toccare le due colonne che seguono immediatamente il muro di cinta. Sembrerebbe che la Casa non sia stata elevata sulle fondamenta che pose Ibrâhîm (pace su di lui)”.
Seguendo un’altra versione, riportata da Muslim, il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) rispose ad ‘Aisha (radiAllahu ‘anha): “Se i tuoi concittadini non fossero appena usciti dall’età dell’ignoranza (jahiliyyah), avrei ordinato di distruggere la Casa e di livellare il suolo, di far entrare (a far parte dell’edificio) tutto ciò che è rimasto fuori, spendendo a questo fine tutto il tesoro della Ka’bah”.

La costruzione della Ka’bah da parte dei Quraysh dopo Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) e cinque anni prima dell’inizio della RivelazioneIl Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) partecipò alla costruzione della Ka’bah all’età di trentacinque anni, trasportando le pietre. Muhammad ibn Ishâq raccontò questo episodio nella sua opera “as-Sîra” (La Biografia del Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui):

 

Quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) aveva trentacinque anni, i notabili dei Quraysh discussero sulla ricostruzione della Ka’bah, ma avevano paura di distruggerla, perché era una costruzione molto solida, e la sua altezza superava l’altezza di un uomo. Volevano alzare ulteriormente i muri e aggiungere un tetto, poiché alcuni uomini avevano rubato il tesoro che vi si trovava dentro.

Un vascello appartenente ad un mercante Bizantino era naufragato sulla costa di Jeddah. I Quraysh presero il legno di questo vascello e si prepararono a ricoprire la Ka’bah di un tetto, poiché c’era presso di loro un falegname copto che aveva suggerito loro quest’idea ed era pronto a realizzarla.

Un serpente usciva spesso dal fondo della Ka’bah, si arrampicava sui muri e si mostrava agli uomini che lo temevano molto, poiché, a chiunque osasse avvicinarglisi, mostrava i suoi canini e tentava di morderlo. Un giorno, mentre il serpente stava così, Allah (subhânaHu waTa’ala) inviò un uccello che lo prese tra le zampe e lo portò lontano. I Quraysh allora esclamarono: “Speriamo che Allah (subhânaHu waTa’ala) gradisca il nostro progetto, abbiamo un falegname competente e delle assi di legno, e Allah (subhânaHu waTa’ala) ci è stato sufficiente contro il male di questo serpente”.

I Quraysh decisero allora di demolire la Ka’bah, per poi ricostruirla. Ibn Wahb (lo zio materno del padre del Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui)) prese una delle pietre per toglierla, ma essa subito tornò al suo posto sfuggendogli di mano. Allora egli esclamò: “Oh Quraysh! Non spendete per la costruzione della Ka’bah se non quello che avete acquisito lecitamente, che non sia né il denaro guadagnato da una prostituta, né usura, né proveniente da un danno (causato ad altri)”.

Per facilitare il compito, i Quraysh affidarono un lato della Ka’bah a ciascuna tribù, nel modo seguente: l’entrata principale ai Bani ‘Abd Manaf e Zuhra, la parte compresa tra la colonna nera e la colonna yemenita ai Bani Makhzum e altre tribù dei Quraysh, il tetto ai Bani Jumah e Sahm e l’accesso al recinto ai Bani ‘Abdu-d-Dar Ibn Qassy, Bani Asad ibn ‘Uzza ibn Qassy e Bani Ady ibn Ka’b ibn Luay, che venivano chiamati “al-Hatim”.

Siccome gli uomini paventavano la demolizione della Ka’bah, Al-Walid ibn al-Mughira disse loro: “Comincerò io per primo”. Prese il piccone, si mise in piedi sul muro e disse: “Mio Dio, non prendertela con noi. Mio Dio, non vogliamo che qualcosa di ancora migliore”, poi demolì la parte compresa tra le due colonne.
La gente attese tutta la notte dicendosi: “Aspettiamo, se ci accadesse qualche disgrazia, potremmo sempre ricostruire questa parte così com’era, altrimenti vorrà dire che Allah (subhânaHu waTa’ala) sarà soddisfatto del nostro lavoro, e allora continueremo”.
Al mattino, visto che ad al-Walid non era successo nulla, egli continuò la demolizione e tutti gli altri fecero lo stesso. Arrivati alle fondamenta originarie (quelle di Ibrâhîm, pace su di lui) trovarono delle pietre di colore verde, deformate e dentellate, in modo tale che le une erano incastrate nelle altre. Mi è stato riferito – scrisse Ibn Ishâq – che un Quraysh infilò qualcosa tra due delle pietre, per fare leva e toglierne una, ma appena la pietra si mosse tutta Makkah cominciò a tremare. Allora gli uomini non toccarono più le fondamenta.
Poi, le tribù dei Quraysh portarono le pietre da tutte le parti e, quando i muri della Ka’bah raggiunsero l’altezza in cui doveva essere posta la Pietra Nera, le tribù cominciarono a disputarsi il diritto di porla al suo posto originario. La discussione li stava quasi spingendo a darsi battaglia: gli uomini della tribù Abdu-d-Darr portarono una scodella piena di sangue, conclusero un’alleanza con i Bani Ady ibn Ka’b ibn Luay in cui si impegnavano a combattere le altre tribù fino alla morte e immersero le mani in questo sangue. Per questa ragione furono soprannominati “Quelli che leccano il sangue”.

I Quraysh rimasero così per quattro o cinque notti, poi si riunirono nel Tempio Sacro, discussero e decisero di agire con equità gli uni verso gli altri. Gli storici dicono che Abu Umayma ibn al-Mughira, che era il più vecchio di loro, disse: “Oh Quraysh! Prendete come giudice il primo uomo che entrerà in questo tempio e fate quel che vi proporrà”. Siccome il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) fu proprio quest’uomo, esclamarono: “Ecco Al-Amîn! Accetteremo il suo giudizio”. Avendolo messo al corrente delle loro divergenze, egli (pace e benedizioni di Allah su di lui) chiese loro di portare un mantello, sul quale posò la Pietra Nera con la sua stessa mano, poi disse: “Che ciascuna tribù prenda un’estremità di questo mantello, poi sollevatelo tutti insieme”. Essi eseguirono, e quando la Pietra Nera fu proprio accanto al punto in cui doveva essere posta, la prese con la sua mano, la mise a posto e ci batté sopra. (Bisogna sapere che i Quraysh chiamavano il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) “Al-Amîn” (il Fedele, il degno di fiducia) fin da prima dell’inizio della Rivelazione, a causa della sua onestà).

Al tempo del Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) la Ka’bah aveva un’altezza di diciotto cubiti, ed era coperta da un tessuto chiamato “Qubati”, ma più tardi questa fodera fu sostituita da un’altra, cucita con un tessuto rigato chiamato “Burd”. Al-Hajjaj ibn Yûsuf fu il primo a ricoprirla con un tessuto di seta.

La Ka’bah rimase così finché fu bruciata, quando ‘Abdullah ibn Zubayr (radiAllahu ‘anhu) assunse il comando alla fine dell’anno 60 dell’Hijrah, al termine del comando di Yazid ibn Mu’awiyya, quando la gente assediò Ibn Zubayr, che demolì la Ka’bah e la ricostruì sulle fondamenta di Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm), penetrando nel recinto e facendo due porte, una sul lato est e l’altra sul lato ovest, così com’era in origine, e come aveva sentito confermare dalla bocca della sua zia materna, ‘Aisha (radiAllahu ‘anha), che l’aveva sentito dire dal Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam). La Ka’bah rimase così sotto il comando di Ibn Zubayr (radiAllahu ‘anhu), finché egli fu ucciso da al-Hajjaj, e quest’ultimo la riedificò così com’era prima che Ibn Zubayr avesse spostato i suoi limiti, dopo aver ricevuto l’ordine di ‘AbdulMalik ibn Marwan.

Questa modifica fu raccontata da Muslim, sulla testimonianza di ‘Ata’:
Quando la Casa fu bruciata al tempo di Yazid ibn Mu’awiyya, dopo l’incursione degli abitanti di Shâm (attuale Siria), Ibn Zubayr (radiAllahu ‘anhu) la lasciò così com’era. Quando arrivarono degli uomini a Makkah durante la stagione del Pellegrinaggio, Ibn Zubayr (radiAllahu ‘anhu), volendo eccitarli contro gli abitanti di Shâm, disse loro: “Oh gente! Datemi la vostra opinione riguardo la Ka’bah, dovrei demolirla per poi ricostruirla, oppure lasciarla così com’è, limitandomi a ripararla?”. Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) gli rispose: “Mi è venuta un’idea, si tratta di restaurarla soltanto, lasciandola così com’era, una Casa, come il giorno in cui gli uomini avevano abbracciato l’Islâm e in cui Allah (subhânaHu waTa’ala) aveva inviato il Suo Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) per portare il Messaggio”. Ibn Zubayr (radiAllahu ‘anhu) protestò: “Se la casa di uno di voi fosse bruciata, egli avrebbe certamente voluto rinnovare la sua costruzione. Cosa dire allora nel caso in cui si tratti della Casa di Allah, a Lui la Potenza e la Gloria? Domanderò ad Allah di ispirarmi (una soluzione) per tre volte, poi vedrò il da farsi”.
Quando furono passate tre notti, Ibn Zubayr (radiAllahu ‘anhu) aveva già preso la decisione di demolire la Ka’bah.
Gli uomini temevano che un castigo si abbattesse su di loro o su colui che avesse inferto il primo colpo. In quel momento un uomo scalò il muro e cominciò a gettare una pietra dopo l’altra, e siccome non gli accadeva nulla (di male), gli altri uomini osarono imitarlo e la demolizione fu completa, la Casa fu rasa al suolo.
Durante la ricostruzione, Ibn Zubayr (radiAllahu ‘anhu) piantò le colonne tutto intorno, incurvando l’area finché i muri raggiunsero una certa altezza. Disse: “Ho sentito ‘Aisha (radiAllahu ‘anha) dire: “Se la gente non avesse lasciato da poco il politeismo, e il denaro non mi mancasse per ricostruire la Ka’bah, una volta demolita, le avrei annesso un recinto di cinque cubiti e costruito due porte: la prima per entrare e la seconda per uscire”. In quanto a me, possiedo il denaro necessario e non temo gli uomini”.

Ibn Zubayr (che Allah sia soddisfatto del padre e del figlio) aggiunse cinque cubiti al recinto e ricostruì la Casa sulle fondamenta apparse agli uomini, poi aumentò l’altezza, che era di diciotto cubiti, di altri dieci, infine costruì due porte, una per l’entrata e una per l’uscita.
Quando al-Hajjaj uccise Ibn Zubayr (radiAllahu ‘anhu), scrisse ad ‘AbdulMalik, informandolo dello stato attuale della casa e del fatto che essa era stata ricostruita sulle vecchie fondamenta e che gli uomini probi di Makkah avevano visto Ibn Zubayr ricostruirla senza impedirglielo.
Ma ‘AbdulMalik rispose: “Non siamo soddisfatti di ciò che ha fatto Ibn Zubayr. Lasciate l’altezza della Ka’bah così com’è; in quanto all’aggiunta del recinto, riportatelo alle dimensioni originarie, e murate la (seconda) porta che egli aveva aperto”.

La buona tradizione consiste nell’approvare tutto ciò che ‘Abdullah ibn Zubayr (radiAllahu ‘anhu) aveva fatto, poiché questo era il desiderio del Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam), che non lo mise in pratica solo per timore che la gente lo disapprovasse, dato che la loro conversione era ancora recente. Ma questa tradizione – Sunnah – era sconosciuta a ‘AbdulMalik ibn Marwan; in seguito, quando gli venne riferito l’hadîth del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) riferito da ‘Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei), dichiarò: “Avrei voluto lasciare la Casa così com’era…”. Ciò dimostra che il comportamento di Ibn Zubayr (radiAllahu ‘anhu) era il migliore.

Più tardi, il califfo Harûn ar-Rashîd – o suo padre Al-Mahdi – chiese l’opinione dell’Imâm Mâlik (rahimahullah) riguardo l’eventuale demolizione della Ka’bah e della sua ricostruzione secondo il progetto di Ibn Zubayr (radiAllahu ‘anhu), ma egli rispose: “Oh Principe dei Credenti! Non fare in modo che la Ka’bah di Allah diventi un gioco per i re, accordando loro il diritto di demolirla quando piacerà loro!”. Ar-Rashîd ritornò dunque sulla propria idea (riferito da ‘Iyad e an-Nawawi).

La Ka’bah non smetterà di essere così com’è attualmente fino alla fine del mondo, quando sarà distrutta da un Abissino, così come dimostra un hadîth riferito da Abu Hurayra (radiAllahu ‘anhu), che sentì il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) dire: “La Ka’bah sarà distrutta da un Abissino soprannominato dhu-s-Sawiyqatayn (quello dalle gambe sottili)” (Bukhârî, Muslim).

Un altro hadîth riportato da ‘Abdullah ibn ‘Amr ibn al-’As (radiAllahu ‘anhu) conferma il primo. Egli disse: Ho sentito il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) dire: “Un uomo dell’Abissinia dalle gambe sottili distruggerà la Ka’bah, si impadronirà dei suoi ornamenti (tesori) e strapperà la sua fodera. È come se lo vedessi accanto a me, calvo, coi piedi difformi, mentre colpisce la Ka’bah col suo piccone” (Imâm Ahmad).

Questo avvenimento avrà luogo dopo l’avvento di Ya’jûj waMa’jûj (Gog e Magog), come è stato riportato nei Sahîhayn (Bukhârî e Muslim).

E Allah è il Più Sapiente!

(Tornando ai versetti che stavamo commentando):

Ibrâhîm e Ismâ’îl (pace su entrambi) supplicarono il Signore con queste parole:Oh Signor nostro, fai di noi dei musulmani e della nostra discendenza una comunità musulmana (un popolo a Te sottomesso)…, cioè dei Credenti che Ti saranno sottomessi, Ti adoreranno senza nulla associarTi. As-Suddy disse che la posterità sarà limitata agli Arabi, ma Ibn Jarîr (Tabari) lo contraddisse, dichiarando che si tratta degli Arabi e di altri, poiché tra loro vi sarebbero stati i Figli di Israele, secondo il versetto: E tra il popolo di Mûsâ c’è gente che si dirige con la verità e in base ad essa agisce con giustizia (Corano VII. Al-A’râf, 159).

Conclude l’autore di quest’opera (Ibn Kathîr): Le parole di Ibn Jarîr (Tabari) in effetti non contraddicono quelle di as-Suddy, essendo chiaro che il versetto concerne in particolare gli Arabi. È per questo che Allah (subhânaHu waTa’ala) dice nel versetto seguente: Oh Signor nostro, suscita tra loro un Messaggero che reciti i Tuoi versetti e insegni il Libro e la saggezza, e accresca la loro purezza… (Corano II. Al-Baqara, 129), e questo Messaggero non sarà altri che Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam)!
Allah l’Altissimo dà conferma di ciò anche nel versetto: Egli è Colui Che ha inviato tra gli illetterati un Messaggero della loro gente… (Corano LXII. Al-Jumu’a, 2), ma ciò non esclude che egli (pace e benedizioni di Allah su di lui) sia stato inviato a tutti gli uomini, perché dicesse loro: “Uomini, io sono un Messaggero di Allah a voi tutti inviato…” (Corano VII. Al-A’râf, 158). La stessa cosa è testimoniata da altri versetti coranici, così come da altre prove decisive.

Questa invocazione fatta da Ibrâhîm e Ismâ’îl (pace su entrambi) concerne, in verità, tutti i Credenti fedeli, così come dimostra questo versetto: (coloro che) dicono: “Signore, accordaci la gioia degli occhi nelle nostre spose e nei nostri figli e fai di noi una guida per i timorati (di Allah)” (Corano XXV. Al-Furqân, 74).
Questo è uno dei segni del compiacimento di Allah (subhânaHu waTa’ala), quando Egli accorda agli uomini una posterità che adorerà il Signore soltanto, senza nulla associarGli. È per questo che Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) promise a Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) di fare di lui un dirigente, un modello da seguire, ma la Sua alleanza non sarà mai accordata agli ingiusti.

Ibrâhîm (pace su di lui) implorò Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) dicendo: “…Preserva me e i miei figli dall’adorazione degli idoli…” (Corano XIV. Ibrâhîm, 35).
Il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam), in un hadîth autentico, disse: “Alla sua morte, le opere del figlio di Adamo cessano, tranne queste tre: una elemosina che continua, una scienza utile e un figlio virtuoso che preghi Allah per lui…” (Muslim).

Mostraci i riti (del Pellegrinaggio): questa parte del versetto è stata interpretata da Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) come segue:
Dopo che furono mostrati a Ibrâhîm (pace su di lui) i riti dell’Hajj, e volendo compiere il percorso tra Safâ e Marwâ, il demonio si preparò a sbarrargli il cammino, ma Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) lo precedette, poi Jibrîl (l’Angelo Gabriele, su di lui la pace) lo condusse a Minâ e gli disse: “È qui che la gente dovrà fare la sosta”. Poi, siccome Ibrâhîm (pace su di lui) si dirigeva verso le Jamarat di al-’Aqaba per gettare i sassolini, Shaytân (audhubillah) voleva impedirglielo, ma egli gli gettò sette sassolini e lo fece fuggire. Arrivato alla Jamarat “mediana”, sempre accompagnato da Jibrîl (‘alayhi-s-salâm), il demonio tentò ancora di impedirglielo, ma Ibrâhîm (su di lui la pace) gli gettò ancora sette sassolini, e così via fino alla fine, nei pressi della Jamarat “più lontana”, dove Ibrâhîm (pace su di lui) gettò (ancora) sette sassolini contro Shaytân (audhubillah).
Jibrîl (pace su di lui) infine mostrò ad Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) il Monumento Sacro e ‘Arafat.

“…Oh Signor nostro, suscita tra loro un Messaggero che reciti i Tuoi versetti e insegni il Libro e la saggezza, e accresca la loro purezza. Tu sei il Saggio, il Possente” (Corano II. Al-Baqara, 129)

Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) implorò Allah (che Egli sia Esaltato) perché inviasse agli abitanti del territorio sacro un Messaggero della sua posterità, e questa implorazione concordava con quanto Allah (subhânaHu waTa’ala) aveva già predestinato. Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) fu inviato a tutti gli esseri umani senza distinzione, e anche ai jinn.

Abu Umama (radiAllahu ‘anhu) raccontò: Chiesi al Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui): “Come fu annunciata la tua venuta?”, ed egli (pace e benedizioni di Allah su di lui) mi rispose: “Fu l’invocazione di Ibrâhîm, la lieta novella di ‘Îsâ (Gesù), e mia madre, quando mi concepì, vide una luce che usciva da lei per illuminare i palazzi di Shâm” (Imâm Ahmad).

Questo hadîth significa che Ibrâhîm (pace su di lui) fu il primo a parlare di lui, la sua menzione non smise di essere trasmessa agli uomini, finché ‘Îsâ ibnu Maryam (Gesù figlio di Maria, pace su di lui e su sua madre), l’ultimo Profeta inviato ai Figli di Israele, si alzò tra loro per ammonirli, dicendo: “Oh Figli di Israele, io sono veramente un Messaggero di Allah a voi tutti (inviato), per confermare la Torâh che mi ha preceduto, e per annunciarvi un Messaggero che verrà dopo di me, il cui nome sarà “Ahmad”…” (Corano LXI. As-Saff, 6).
Per questo il Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Io sono l’invocazione di Ibrâhîm e la lieta novella di ‘Îsâ…”.

Disse anche (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “…Mia madre, quando mi concepì, vide una luce che usciva da lei per illuminare i palazzi di Shâm”, e ciò è stato commentato dicendo: Sua madre vide ciò in sogno e lo raccontò ai suoi concittadini, e questa notizia si propagò tra loro, e non era se non un annuncio della sua venuta.
In quanto all’illuminazione dei palazzi di Shâm (grande Siria) in particolare, si trattava di un’allusione alla stabilità della sua religione in questo Paese fino alla fine dei tempi. È per questo che tale regione sarà, prima dell’Ora Suprema, il feudo dell’Islâm, in cui ‘Îsâ ibnu Maryam (pace su di lui e su sua madre) scenderà, a Damasco, vicino al Manara occidentale. È stato riportato a questo proposito nei Sahîhayn che il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse:“Una parte della mia Ummah non cesserà di combattere per difendere la verità, e trionferà, fino al Giorno della Resurrezione. ‘Îsâ ibnu Maryam discenderà nei pressi del minareto bianco a Damasco…”. Nella versione riportata da Bukhârî c’è un’aggiunta: “…mentre si troveranno nel Paese di Shâm”.

Questo Profeta (Muhammad, che Allah lo benedica e l’abbia in Gloria) insegnerà il Corano e la Sunnah agli uomini e li purificherà, e ciò significa – secondo la spiegazione di Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu), la sottomissione ad Allah l’Altissimo e la sincerità nel culto.

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