La follia dei sufi che disprezzano il basso mondo (dunya)


بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo


Esaminando le condizioni di vita dei mistici e degli asceti, posso constatare che esse sono, per la maggior parte, in contraddizione con la Legge rivelata, sia perché queste persone ssono ignoranti, sia perché si abbandonano a delle innovazioni del tutto personali. Si basano su versetti coranici di cui non comprendono il senso e soprattutto su degli ahadîth che sono stati inventati apposta, e la maggior parte dei quali è inaccettabile.

Così, essi ascoltano i versetti:

وَمَا الْحَيَاةُ الدُّنْيَا إِلَّا مَتَاعُ الْغُرُورِ (185)

…la vita terrena non è che ingannevole godimento (Corano III. Âl-’Imrân, 185)

e

اعْلَمُوا أَنَّمَا الْحَيَاةُ الدُّنْيَا لَعِبٌ وَلَهْوٌ وَزِينَةٌ

Sappiate che questa vita non è altro che gioco e svago, apparenza… (Corano LVII. Al-Hadîd, 20)

Poi, sentono riportare l’hadîth: “Questo mondo non vale, per Allah, più di una pecora morta per la gente che ci vive”.

Si mostrano allora eccessivi nel loro rifiuto del mondo, e ciò senza averne esaminato la realtà profonda. In effetti, finché non si conosca la realtà di una cosa, non è permesso né di biasimarla né di lodarla.
Così, quando studiamo questo basso mondo, constatiamo che di questa vasta terra che è stata resa il luogo di soggiorno delle creature, esse traggono il loro nutrimento, e che vi sotterrano i loro morti. Una cosa che offra tali vantaggi non può essere biasimata.
Sappiamo anche che tutto ciò che vi è sulla terra: acqua, piante, animali, è utile all’essere umano e racchiude le condizioni della sua sopravvivenza. E sappiamo che questa è essa stessa un mezzo per conoscere Allah (‘azza waJalla), per obbedirGli e per servirLo. È dunque chiaro che tutto ciò che permette l’esistenza di un essere che giunga alla conoscenza di Allah (‘azza waJalla) e Lo adori, debba essere approvato e non condannato.

Da ciò, è evidente per noi che il biasimo non debba applicarsi che alle azioni dell’uomo che ignori Allah o che Gli disobbedisca in questa vita immediata. Ma se si guadagnino delle ricchezze lecite e si versi la zakât, non si deve essere rimproverati.

Sappiamo ciò che hanno lasciato alla loro morte Zubayr, Ibn ‘Awf, e altri (che Allah sia soddisfatto di loro). L’appannaggio di ‘Alî (radiAllahu ‘anhu) era di 40.000 dinâr, Ibn Mas’ûd (radiAllahu ‘anhu) ha lasciato 90.000 dinâr in eredità; Layth ibn Sa’d aveva una rendita annuale di 20.000 dinâr, Sufyân (ath-Thawrî) possedeva del denaro da investire nel commercio, e Ibn Mahdî aveva una rendita annua di 2.000 dinâr.

E anche quando l’uomo si sposi spesso e abbia numerose concubine, ciò non può essergli rimproverato: il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) aveva diverse mogli e concubine, e la maggior parte dei Sahâba (radiAllahu ‘anhum) ne avevano altrettante, o anche di più. ‘Alî (radiAllahu ‘anhu) aveva quattro spose di condizione libera e diciassette concubine-madri[1], e suo figlio al-Hasan (radiAllahu ‘anhu) sposò circa quattrocento donne.

Se ci si sposa per avere dei figli, questa è la forma più perfetta della devozione, e se è per ricercare il piacere e la gioia, la Legge lo autorizza. Il matrimonio permette, in effetti, di dedicarsi a innumerevoli atti di devozione e, in particolare, di preservare la propria purezza così come quella della propria sposa.

Mûsâ (Mosè, pace su di lui) passò dieci anni della sua nobile vita a raccogliere la dote della figlia di Shu’ayb. Se il matrimonio non avesse costituito una pratica eccellente, i Profeti non vi avrebbero consacrato una gran parte del loro tempo.

Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) diceva: “I migliori di questa Ummah sono coloro che hanno più mogli”, e aveva dei rapporti con una delle sue concubine, e subito dopo ne andava a trovare un’altra.
La concubina di Rabi’ ibn Khaytham diceva di quest’ultimo che praticava il coito interrotto.

Per ciò che concerne il cibo, ci aspettiamo che esso fortifichi il nostro corpo per il servizio di Allah (subhânaHu waTa’ala). È un dovere, quando si possiede una cammella, di essere buoni nei suoi confronti, affinché ci possa portare. Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) mangiava ciò che gli veniva presentato, anche se si trattava di carne, e amava il pollo. Ma ciò che preferiva erano i dolci e il miele. Non è stato riferito, al suo riguardo, che egli (Pace e Benedizioni di Allah su di lui) si sia mai privato di un alimento autorizzato.

Venne portato, un giorno, ad ‘Alî (radiAllahu ‘anhu), un dolce al miele (fâlûdhaj); ne mangiò, poi chiese cosa fosse. “È il capodanno persiano (nawrûz)!”, gli risposero. “Sarà il nostro capodanno tutti i giorni!”.

Ciò che è proibito, è mangiare ancora, dopo che ci si sia saziati, e vestirsi in modo vano e insolente. Tuttavia, alcuni uomini si sono accontentati di meno di ciò, poiché non si può mai, nel quadro di ciò che è semplicemente lecito, raggiungere la soddisfazione totale delle proprie aspirazioni. Tuttavia, il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) portò un mantello che gli era stato acquistato per ventisette cammelli, e Tamîm ad-Darî (radiAllahu ‘anhu) possedeva un mantello che era costato 1.000 dirhâm, avvolto nel quale pregava di notte.

In seguito sono giunte delle persone che hanno finto di rinunciare al mondo, e che hanno scoperto una dottrina che la passione ha fatto loro sembrare bella, e che in seguito si sono sforzati di giustificare. Ma conviene piuttosto obbedire al segno, invece che seguire una via per poi – successivamente – cercarne il segno indicatore.

Si sono divisi in varie categorie: alcuni, che hanno un contegno affettato, sono interiormente dei veri leoni rognosi. Lasciandosi andare alla concupiscenza nella solitudine, e gustando i piaceri, si mostrano agli altri, coi loro modi, come dei mistici che hanno rinunciato al mondo. Degli asceti, non hanno che la tunica, e quando si osservi il loro comportamento, si può vedere che hanno la tracotanza di Faraone!

Altri, conducono una vita interiore sana, ma sono ignoranti della Legge.

Ve ne sono poi altri che insegnano e compongono: gli ignoranti li prendono per guide della loro dottrina, e sono allora come dei ciechi che seguono un cieco.
Ma se tutti costoro avessero esaminato da vicino lo stato in cui sono vissuti il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) e i suoi Sahâbah (radiAllahu ‘anhum), non si sarebbero sviati. In effetti, certi uomini che hanno scoperto la verità, non si sono lasciati influenzare da personalità note. Al contrario, quando queste ultime si allontanavano dalla Legge, le coprivano di rimproveri.
Si riporta, a proposito di Ibn Hanbal (rahimahullah), che al-Marwazî gli chiese un giorno: “Qual è la tua opinione sul matrimonio?”.
“La Sunnah del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam)”, rispose.
L’altro continuò: “Ibrâhîm (ibn Adam) ha detto…”; ma Ibn Hanbal esclamò: “Lasciamo queste inezie!…”.
Qualcun altro gli disse: “Sarî as-Saqatî ha detto: Quando Allah creò le lettere, l’alif si mise in piedi e la bâ’ si inginocchiò”. Ma egli esclamò: “Gli uomini l’hanno sfuggito!”.

Sappi dunque che l’uomo che ha scoperto la verità non si lascia impressionare da un grande nome.
Così, qualcuno chiese ad ‘Alî (radiAllahu ‘anhu): “Pensi che dovremmo ritenere che Talha e Zubayr (radiAllahu ‘anhum) fossero nell’errore?”. Egli rispose: “Non è agli uomini che si riconosce la verità. Riconosci la verità, riconoscerai coloro che la praticano!”.
Per Allah, nelle anime si è incisa una tale ammirazione per certi uomini, che qualsiasi cosa venga riportata da loro, colui che ignora la Legge l’accetta spontaneamente.

Si riporta da Abû Yazîd (al-Bistamî): “Poiché la mia anima mancava d’energia e si sottraeva ai suoi doveri, giurai di non bere acqua per un anno!”. Ciò, se l’ha fatto davvero, è un errore molto grave, un peccato abominevole, poiché l’acqua fa penetrare il cibo nell’organismo e nulla può sostituirla. Non bevendo, ha nuociuto al suo corpo. Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), in quanto a lui, apprezzava molto l’acqua.
Come possiamo considerare una tale azione come quella di un uomo cosciente del fatto che la sua anima non gli appartiene, e che egli non ha il diritto di disporne se non con il permesso del suo Signore?

Così, si riporta che un sufi raccontò: “Mi recai a Makkah a piedi nudi, per provare il mio totale abbandono ad Allah. Le spine mi entravano nei piedi, allora li trascinavo per terra senza alzarli. Indossavo un saio con cui mi sfregavo l’occhio quando mi faceva male, ed è così che ho perso un occhio”.
Gli esempi di questo genere abbondano, e i predicatori che si rivolgono al popolo nelle strade li assimilano talvolta a miracoli e li offrono all’ammirazione del volgare, che così si immagina che l’uomo che abbia compiuto tali imprese sia superiore all’Imâm Shafi’i e all’Imâm Ahmad! Per Allah, sono invece degli errori molto gravi, dei vizi orribili, poiché Allah l’Altissimo ha detto:

وَلَا تَقْتُلُوا أَنْفُسَكُمْ إِنَّ اللَّهَ كَانَ بِكُمْ رَحِيمًا (29)

…e non uccidetevi da voi stessi. Allah è misericordioso verso di voi (Corano IV. An-Nisâ’, 29)

e il Messaggero di Allah (Pace e Benedizioni di Allah su di lui) ha detto: “La vostra anima ha dei diritti su di voi”.

Abu Bakr (radiAllahu ‘anhu), durante l’Hijrah cercava l’ombra per ripararvi il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), e quando vide una roccia, preparò un angolo per riposare alla sua ombra.

Ma dei sintomi di tali eccessi sono comparsi già presso i pii predecessori della nostra comunità, così come è stato riportato. In seguito hanno fatto scuola per due ragioni: prima di tutto l’ignoranza, poi il ricordo recente della vita monastica.
Al-Hasan (al-Basrî), rahimahullah, rimproverava il loro ascetismo a Farqad as-Sabakhî e a Mâlik ibn Dinâr. Trovarono a casa sua un piatto con della carne, commentò: “Non si tratta né delle due gallette di Mâlik, né del piatto di Farqad!”. Quando vide un grande mantello sulle spalle di Farqad, disse: “La maggior parte delle persone che sono destinate all’Inferno, o Farqad, indossa dei mantelli!”.

Spesso un predicatore abbellisce la seduta che tiene, parlando di persone che intraprendono un viaggio di devozione senza portare con sé né viveri né acqua. Ma non sa, dunque, che si tratta di una pessima azione, e che Allah (‘azza waJalla) non può essere messo alla prova? Un ignorante che desideri far atto di pentimento rischia, dopo averlo ascoltato, di partire senza provviste e di morire lungo la strada! Il predicatore avrà allora la sua parte del peccato commesso.

Spesso questi predicatori raccontano che Dhû-n-Nûn (al-Misrî) incontrò una donna nel corso del suo viaggio, che le rivolse la parola e che ella gli rispose. Ci si dimentica dunque gli ahadîth autentici: “Non è permesso ad una donna di viaggiare, di giorno o di notte, se non accompagnata da un mahram[2]“.

Riportano anche che degli uomini hanno camminato sull’acqua. E quando Ibrâhîm al-Harbî disse loro: “È falso che qualcuno abbia mai potuto camminare sull’acqua!”, gli chiesero: “Neghi dunque i miracoli compiuti dai santi venerabili?”. Risponderemo: “Non siamo tra coloro che lo negano, ma non ammettiamo se non ciò che è autentico. Gli uomini venerabili sono proprio coloro che seguono la Legge, senza obbedire alle loro opinioni personali”.

Nell’hadîht è riportato che i Figli di Israele si mostrarono recalcitranti: Allah (subhânaHu waTa’ala) fu allora implacabile nei loro confronti.
Talvolta, i predicatori invitano alla povertà, così tanto e così bene che spingono a disfarsi dei propri beni certi individui che, poi, quando si trovano nel bisogno, sono ridotti a vivere di espedienti illeciti, oppure a rischiare di cadere nella mendicità.
Quanti Musulmani hanno sofferto a causa delle loro esortazioni a vivere di poco! Eppure il Profeta (Pace e Benedizioni di Allah su di lui) disse: “Un terzo di cibo, un terzo di bevande, un terzo (dello stomaco lasciato libero) per la respirazione”. Essi invece non sono soddisfatti finché non riescano a spingere la gente a limitare eccessivamente il proprio cibo.

Abû Tâlib al-Makkî, nella sua opera intitolata: “Il nutrimento dei cuori” (Qût al-qulûb) racconta che vi era tra loro un uomo che pesava il proprio cibo con un dattero fresco; ma ogni giorno esso si seccava un po’ di più…
Io stesso, in gioventù, sono stato tra coloro che guidavano la loro condotta sulle sue parole; i miei intestini si restrinsero e ciò provocò una malattia durata diversi anni.
Come credere che ciò sia una cosa che la saggezza possa rendere necessaria o che la Legge debba consigliare?
La cavalcatura dell’essere umano, sono soltanto le sue forze; se si sforza di ridurle, sarà troppo debole per compiere i suoi atti di devozione.
E soprattutto non dite: “È impossibile raggiungere la liceità perfetta, per questo la rinuncia è necessaria, per evitare di cadere nelle cose dubbie”. Il credente deve soltanto operare una scelta tra ciò che guadagna, questo è ciò che è lecito. Non gli si potrà imputare ciò che avranno potuto fare altri, precedentemente, con il denaro da lui guadagnato. Così, supponiamo che entrando nei paesi cristiani troviamo del denaro destinato alle bevande alcoliche e il salario della lussuria; tutto ciò ci sarebbe lecito in quanto bottino (ghanîma)[3]. Intendete forse per “lecito” una purezza tale per cui la pepita d’oro non abbia assunto, in nessun momento da quando è stata estratta dalla miniera, una qualifica che si possa condannare?
È un caso che il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) non ha preso in considerazione. Sapete certamente che era proibito donargli l’elemosina, ma quando ricevette da Barîra[4] un pezzo di carne, gli fu possibile mangiarla, precisamente perché il suo statuto legale era cambiato.
Ahmad ibn Hanbal (rahimahullah) ha detto: “Detesto le restrizioni alimentari. Alcuni se le impongono, e poi sono incapaci di compiere i loro doveri religiosi”.
Com’è vero questo! Colui che si nutra in maniera frugale continuerà a dimagrire, finché diventerà incapace, in un primo tempo, di compiere le preghiere supererogatorie, poi di compiere i suoi doveri religiosi, infine di gestire gli affari della sua famiglia e di farla vivere decentemente…

Non devi dunque essere atterrito dagli ahadîth che ci incitano a sopportare pazientemente la fame: il loro scopo è sia di invitarci a digiunare legalmente, sia di impedirci di ricercare la sazietà, ma per ciò che riguarda il fatto di ridurre il nostro cibo in modo permanente, ciò influirebbe negativamente sulle nostre forze fisiche, dunque non è lecito.

Tra questa gente da stigmatizzare, vi sono coloro che sono dell’opinione di non mangiare la carne, mentre il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) avrebbe voluto mangiarne tutti i giorni.

Ascoltami dunque senza parzialità, e non mi replicare citando i nomi di uomini rispettabili; tu dici, in effetti: Bishr ha detto, Ibrâhîm ibn Adam ha detto… ma colui che invoca il nome del Profeta (Pace e Benedizioni di Allah su di lui) e dei suoi Sahâbah (che Allah sia compiaciuto di tutti loro) ha un argomento migliore.

Vi sono tuttavia nelle azioni di queste persone degli aspetti a cui accorderemo un pregiudizio favorevole.
Mi intrattenevo un giorno, con uno dei nostri maestri, sul fatto che alcuni uomini venerabili avevano – così come è riportato – sotterrato i loro libri.
“Perché l’hanno fatto?”, gli domandavo.
“La cosa migliore che possiamo fare” mi assicurò, “è di tacere”.
Voleva dire, con queste parole, che questa azione era dovuta alla loro ignoranza. In quanto a me, spiegherò così la loro condotta: può essere che nei libri sotterrati si trovasse una forma di opinione personale, e non abbiano trovato conveniente che altri la seguissero. Nell’hadîth di Ahmad ibn Abî-l-Hawârî, è riportato che egli prese i suoi libri, li gettò in mare ed esclamò: “Che bella guida che sono io!!”.
Eh! Non abbiamo più bisogno di guida, poiché siamo già arrivati a destinazione. Di quest’uomo potremmo dire, accordandogli un pregiudizio favorevole, che non fosse soddisfatto dei propositi racchiusi in quei libri. Ma se si fosse trattato di scienze autentiche, questa sarebbe stata una distruzione delle più criminali.

Se ho potuto fornire questa interpretazione, è perché essa è valida per quanto riguarda i sapienti che si possono contare tra loro. In effetti, ci è stato riportato che Sufyân ath-Thawrî aveva raccomandato che i suoi libri venissero sotterrati, poiché rimpiangeva di aver scritto delle cose ricevute da alcune persone, e spiegava: “È l’amore per gli ahadîth che mi ci ha spinto”.
Ciò, perché scriveva fondandosi su delle autorità deboli e non riconsociute. Diciamo che aveva raccomandato di sotterrare tutto, a partire dal momento in cui non riusciva più a distinguere tra ciò che era autentico e ciò che non lo era.
Alla stessa maniera, l’uomo è autorizzato a sotterrare i suoi libri quando vi trovi delle idee corripondenti a delle opinioni che furono le sue in passato, ma su cui poi egli sia ritornato.

Questo è un modo di interpretare l’attitudine dei sapienti, ma per quanto riguarda gli asceti, che non hanno visto in ciò altro che l’aspetto esteriore, e che hanno sotterrato dei libri di valore perché essi non li distraessero dalla loro devozione, vi è stata stupidità da parte loro. Hanno tentato, in effetti, di spegnere una lampada che poteva illuminarli, senza parlare dell’azione criminale cui si sono abbandonati distruggendo indebitamente una ricchezza.

Yûsuf ibn Asbât fa parte di coloro che si sono impegnati a distruggere i libri di scienza; in seguito non poté evitare di riportare delle tradizioni, ma in uno stato di totale confusione, e fu così contato tra i trasmettitori mediocri.

Shu’ayb ibn Harb raccontò: Ho chiesto a Yûsuf ibn Asbât: “Cosa ne hai fatto dei tuoi libri?”, ed egli mi ha spiegato: “Sono andato sull’isola, e quando la marea si è ritirata, li ho sotterrati nella sabbia; quando è salita la marea, sono ripartito”.
“Cosa ti ha spinto a farlo?”, gli ho chiesto. “Volevo conservare la mia concentrazione di spirito”.

Io ritengo che si trattasse apparentemente di libri contenenti una scienza utile, ma la sua ignoranza lo condusse a tale eccesso che egli credeva opportuno, ma non lo era. La cosa non avrebbe presentato alcun carattere di gravità se i suoi libri fossero stati della stessa natura di quelli di ath-Thawrî, in cui si trovavano degli ahadîth ricevuti da trasmettitori deboli, e in cui divenisse difficile distinguere il buono dal cattivo.
Ma il fatto che abbia voluto cercare una scusa nella sua volontà di non lasciarsi distrarre prova sicuramente che le sue opere non erano di tal genere.
Vedete dunque dove la mancanza di scienza conduce la gente del bene!

Abbiamo appreso che qualcuno che si ammira e di cui si visita la tomba, aveva urinato sui bordi del Tigri, poi aveva proceduto ad una lustrazione pulverale (tayammûm). “Ma l’acqua è li vicino!”, gli dissero. Ma egli rispose: “Ho timore di non giungervi!”.

Se tale attitudine dimostra un ottimismo moderato a breve termine, nondimeno i giureconsulti, quando sentono riportare dei tali propositi su di lui, se ne burlano apertamente, poiché la lustrazione pulverale non è valida se non nel caso in cui l’acqua manchi. È un’assurdità, quando vi sia in prossimità dell’acqua, sfregarsi le mani con la sabbia. Inoltre, non era nemmeno necessario che l’acqua si fosse trovata proprio accanto al tradizionista; anche se fosse stata distante diversi cubiti, avremmo potuto dire che era “in prossimità”. Il tayammûm è dunque senza effetto e non ha, quindi, alcun valore.

Chiunque mediti su questi fatti comprende che un solo dottore della Legge, anche se i suoi discepoli siano poco numerosi, anche se, alla sua scomparsa, i suoi partigiani non facciano più sentire la loro voce, ha più valore di migliaia di queste persone attorno alle quali il popolo si accalca per ottenere una benedizione, e di cui folle innumerevoli seguono le spoglie.

Cos’è dunque l’uomo di qualità, se non qualcuno che eserciti un’influenza determinante, un sapiente che comprenda lo scopo della Legge religiosa e se ne ispiri per emettere delle opinioni giuridiche (fatâwâ)?[5]

Proteggici, mio Dio, dall’ignoranza e dall’ammirazione incondizionata che si prova nei confronti dei predecessori e che ci spinge ad un’imitazione servile! Chiunque si abbeveri alla fonte, non può che trovare delle impurità in ogni altro posto!

E la prova più grave risiede nelle lodi della gente del popolo: come sono sviati! ‘Alî (radiAllahu ‘anhu) l’aveva ben detto: “Lo sbattere dei piedi dietro gli sciocchi fa loro completamente perdere la ragione”.
Abbiamo visto e inteso gente del popolo cantare le lodi di un uomo in questi termini: “Non dorme di notte, non mangia di giorno, non ha rapporti con sua moglie e non gusta alcuno dei piaceri della vita; il suo corpo è così magro e le sue ossa così delicate che deve fare la preghiera seduto. È ben superiore ai sapienti che mangiano e gioiscono!”.

Ecco, per loro, il colmo della scienza! Ma se avessero appreso qualcosa, saprebbero che – se il mondo fosse trasformato in una palla, il sapiente che emetta delle fatâwâ riferendosi soltanto ad Allah (‘azza waJalla) e che insegni agli uomini la Legge divina (Shari’ah), non ne farebbe che un boccone!
Una sola delle sue lezioni, grazie alle quali egli mostri la via che conduce ad Allah (‘azza waJalla), è migliore e vale di più delle pratiche di questi devoti durante tutta la loro vita. “Un solo faqîh” ha dichiarato Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu), “è più efficace contro Iblîs di mille devoti”.

Ma coloro che mi stanno ascoltando non devono pensare che io voglia fare l’elogio delle persone che non mettono la loro fede in pratica. In verità, non lodo altri che gli uomini che agiscono in accordo alla loro fede, conoscendo al contempo il loro proprio interesse al meglio: ve ne sono alcuni che si trovano bene conducendo una vita rude, come Ibn Hanbal; altri amano una vita delicata, come Sufyân ath-Thawrî, malgrado il suo spirito di scrupolo, o l’Imâm Mâlik, nonostante il suo spirito religioso, o l’Imâm Shafi’i, malgrado la vastità del suo sapere.
L’uomo non deve sentirsi obbligato a fare ciò che altri sono capaci di fare, ma di cui egli è incapace; egli solo sa ciò che gli è adatto. Rabî’a ha detto: “Se la tua felicità risiede nel fâlûdhaj, non devi far altro che mangiarne!”.

E non essere, lettore, tra coloro che si preoccupano delle apparenze della rinuncia; talvolta colui che vive nella voluttà non la desidera, ma cerca ciò che gli è più adatto. Non tutti i corpi, infatti, sopportano un’esistenza grossolana, soprattutto quelli che hanno dovuto subire delle difficoltà e che il pensiero ha prosciugato o la miseria provato. Trattando la nostra anima senza benevolenza, trascuriamo il dovere che ci è imposto di essere buoni nei suoi confronti.

Questo è un resoconto che sarebbe stato molto lungo se l’avessi commentato citando le tradizioni e tutto ciò che è stato riportato sull’argomento. Ma l’ho scritto rapidamente, così come si presentava al mio spirito.

Imâm Ibn al-Jawzî
(rahimahullah)

“Sayd al-Khâtir”

NOTE:

[1] Umm al-walad (letteralmente: la madre del bambino): si tratta di una schiava concubina che, avendo dato uno o più figli al suo padrone, alla morte di quest’ultimo diviene libera.
[2] Parente di grado impedente il matrimonio
[3] Durante il Jihâd
[4] La schiava liberata di ‘Aisha (radiAllahu ‘anha)
[5] Per emettere un’opinione giuridica, il muftî deve possedere determinate qualità. L’Imâm Ahmad, ad esempio, diceva che per emettere utilmente una fatwâ occorre conoscere almeno 500.000 ahadîth

Advertisements

As-salamu 'alaykum waRahmatullahi waBarakatuHu. Benvenuto/a su questo blog. I commenti costruttivi saranno visibili appena il gestore del blog li avra' approvati inshaa Allah.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...