La cultura pop in nome dell’Islâm


بسم الله الرحمن الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

di Yvonne Ridley
(hafizahallah)

Provo un profondo malessere constatando che la cultura pop contamina alcuni cosiddetti artisti di an-nashîd. Beninteso, è con molta leggerezza che impiego il termine “artisti di an-nashîd”. Bisognerebbe piuttosto parlare di “boys bands” islamiche e di “popstars” musulmane.
Nel corso della storia, eminenti sapienti hanno spesso dichiarato che la musica è illecita; non mi ricordo di avere mai letto che i Compagni (radiAllahu ‘anhum) si esaltassero al suono della musica… Non fraintendete. Sono assolutamente favorevole al fatto che la gente si sfoghi, ma in un modo degno e appropriato al proprio contesto.
La ragione che mi spinge a esprimere il mio turbamento è la seguente: qualche giorno fa, durante un raduno nel centro di Londra, l’isteria ha sopraffatto le sorelle della fila centrale nel momento in cui una sorta di pop-mania irrompeva nella sala del concerto. E non parlo qui di stupide ragazzine senza giudizio; si trattava di sorelle di 20, 30 o 40 anni, che urlavano, gridavano, si agitavano e ballavano.
Perfino gli agenti della sicurezza, che somigliavano più a curapipe che a bulldozer, sembravano stupiti mentre tentavano di impedire alle sorelle velate di salire in piedi sulle loro sedie.
Beninteso, gli assistenti di scena hanno ancor più aggravato le cose: agitavano le braccia incoraggiando la folla, largamente composta da donne musulmane, ad “alzarsi e cantare in coro” (si chiamano “fluffers” durante i numeri di spogliarello!).

L’oggetto di questa ondata di adulazione era il britannico Sami Yusuf, che è così fiero del suo passaporto bordeaux da desiderare che tutti salutino la bandiera. È sorprendente che non abbia invitato le sue fans a cantare l’inno nazionale. Il fratello Sami ha chiesto al suo pubblico di innalzare grida di acclamazione nel caso in cui fossero fiere di essere britanniche. In seguito alla chiassosa risposta, ha dichiarato che non era abbastanza forte e ha chiesto loro di ricominciare.
Come può qualcuno trarre un qualsiasi orgoglio dall’essere britannico? La Gran Bretagna è il terzo Paese più odiato del mondo. La bandiera nazionale è rigurgitante del sangue dei nostri fratelli e sorelle di Irâq, Afghanistan e Palestina. La nostra storia gocciola del sangue del colonialismo, è incatenata allo schiavismo, alla brutalità, alla tortura e all’oppressione. Inoltre, non abbiamo mai assistito ad una partita di calcio corretta, fin da quando abbiamo vinto la Coppa del Mondo nel 1966…

Sembra che Sami abbia anche dichiarato che in uno dei punti vendita di “Brand UK” ci sono dei musulmani arruolati nella Polizia Metropolitana! Astaghfirullah! Non dimenticate che questi poliziotti applicano la strategia dello “sparare per uccidere”, e che avrebbero fatto fuori un musulmano, l’anno scorso, se soltanto fossero stati capaci di distinguere un Bengalese da un Brasiliano…
Ed è sempre questa organizzazione ad aver organizzato delle retate in più di 3.000 abitazioni musulmane dopo l’11 settembre. Mi chiedo veramente che genere di vita si conduca sul Pianeta Sami. Se è tanto orgoglioso di essere inglese, perché vive nella grande democrazia egiziana del Medioriente?

Sembra che la forma di isteria incoraggiata da Sami esista anche negli Stati Uniti; se si produce da una riva all’altra dell’Atlantico, allora deve esistere in tutto il globo e avvelenare le masse. Le “boys band” come “786” e “Mecca 2 Medina” sono anche l’oggetto di una sorta di adulazione femminile che ci si aspetterebbe di osservare piuttosto rivolta verso gli idoli del pop americano, o verso “X-Factor”.

Non vi è dubbio sul fatto che le riunioni islamiche dovrebbero incoraggiare un comportamento improntato al riserbo e alla calma.
Chi bisogna biasimare? Le sorelle scatenate? Gli organizzatori che hanno permesso questo comportamento eccessivo che reca danno all’Islâm? O gli artisti?
Abu Ali e Abu Abdul Malik, nella loro lotta per la loro fede, non cercherebbeo certamente di far gonfiare questo genere di isteria. Non più degli artisti eroici e anonimi di an-nashîd che cantano per la libertà; informatevi riguardo “Idhrib Ya Asad Fallujah” per comprendere di cosa sto parlando.
Fallujah è attualmente sinonimo di una forma di resistenza eroica che ha innalzato i Palestinesi di Jenin al rango dei Comunardi di Parigi e degli assediati di Leningrado. I militari americani hanno vietato ogni nashîd su Fallujah a causa del potere e della passione che vi sono evocati.
Tuttavia, se questi an-nashîd spingessero le sorelle a correre per le strade dondolandosi e danzando, potrebbero essere oggetto di una dissuasione, a causa delle attività illecite derivanti.

Francamente, non capisco come qualcuno nella Ummah possa lasciarsi andare a gridare di gioia per eccesso di piacere, mentre il mondo odierno presenta tanta brutalità e sofferenza. Fiumi di sangue vengono versati dalle vene dei nostri fratelli e sorelle dovunque nel mondo musulmano. Le grida e gli appelli agli eroi della musica soffocano le urla provenienti dalle galere dell’Uzbekistan, dove i nostri fratelli e le nostre sorelle vengono bruciati vivi in tinozze di acqua bollente.

Quanti si lanciano e alzano le braccia, invocando con passione la giustizia nei confronti dei nostri in Kashmir, in Afghanistan, in Cecenia, in Palestina e in Irâq? E tanti altri teatri di massacri esistono in Asia e nel mondo arabo. Contate di montare sulle sedie a teatro e condividere la vostra collera a proposito di Guantanamo e di altri gulag in cui i nostri fratelli e le nostre sorelle subiscono torture, stupri, sodomia, violenza e cremazione? O semplicemente vi allontanerete da me, la vostra sorella inquieta, per accendere la radio sul canale dei cantanti del genere di Sami Yusuf, perché costoro possano vendervi una chimera attraverso delle parole tranquillizzanti e una voce melodiosa?

Oh Musulmani, svegliatevi! La Ummah non sanguina: vive un’emorragia.

Non prestate orecchio all’illecito. Ascoltate piuttosto i gemiti della vostra famiglia mondiale.

Jazakillahu khayran alla sorella Naghat del forum Islamie
Fonte: http://yvonneridley.org/

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