Il diritto al mantenimento, all’allattamento, alla custodia e all’educazione dei propri figli


بسم الله الرحمان الرحيم

 

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo
 

 

Uno dei princìpi dell’Islam consiste nell’accordare la più grande importanza al neonato, maschio o femmina che sia.
Il padre è tenuto a garantire ai propri figli il cibo e un’abitazione fin dalla loro nascita, e a dire il vero anche prima, poi-ché l’Islam obbliga il padre ad assicurare la casa e il cibo alla moglie incinta, anche in caso di divorzio definitivo. Quest’ultima disposizione è giustificata dall’importanza accordata al bambino e al feto, così come raccomandato da Allah (SWT) nel versetto:

…Se sono incinte, provvedete al loro mantenimento fino a che non abbiano partorito… (Corano LXV. At-Talaq (Il Divorzio), 6)

Ibn Kathir commenta questo versetto dicendo: “Diversi teologi, come ad esempio Ibn ‘Abbas (r) e altri, ritengono che il versetto riguardi la donna definitivamente divorziata e in stato interessante. Suo marito deve mantenerla fino al parto. Quanto a colei che è divorziata in modo revocabile, il marito deve nutrirla, che sia incinta oppure no” (Tafsir – Commento al Corano – di Ibn Kathir).
Dopo il parto, anche il periodo dell’allattamento è a carico del padre del bambino, secondo il comandamento di Allah (SWT) che dice:

…Se allatteranno per voi, date loro un compenso e accordatevi tra voi conveniente-mente… (Corano LXV. At-Talaq (Il Divorzio), 6)

Ahmad Al-Maraghi interpreta il versetto nel modo seguente: “Se la moglie è divorziata irrevocabilmente e allatta volon-tariamente il bambino, mentre ha il diritto di non farlo, è logico che riceva un salario appropriato. Questo versetto stabi-lisce il diritto dei bambini ad essere mantenuti dal padre, sia per il periodo dell’allattamento che, (in seguito), per quanto riguarda il cibo” (Tafsir di Al-Maraghi).
M. Madhkour definisce l’allattamento come “il cibo” del bebè, ossia la sua “pensione alimentare”, che è a carico del padre.

Per quanto riguarda la durata dell’allattamento, nel corso del quale si ha diritto alla pensione, Allah (SWT) l’ha fissata a due anni completi:

Per coloro che vogliono completare l’allattamento, le madri allatteranno per due anni completi. Il padre del bambino ha il dovere di nutrirle e di vestirle in base alla consuetudine… (Corano II. Al-Baqara (La Giovenca), 233)

Ibn Kathir scrive nel suo Tafsir: “Vi è qui un incitamento rivolto da Allah (SWT) alle madri d’allattare i figli, smettendo dopo due anni, poiché dopo questa età (l’allattamento) risulta superfluo. Il padre è tenuto, per tutto questo tempo, ad assicurare il nutrimento e l’abbigliamento alla madre che allatta, conformemente ai criteri in uso nel Paese in cui si trova, senza abuso né parsimonia e secondo i suoi mezzi”.
Questa durata è ben definita per un allattamento completo.
Del resto, la scienza moderna raccomanda di offrire il seno al neonato il più a lungo possibile, possibilmente fino ai due anni.
Il Profeta (s) mise in evidenza come il periodo consigliato per l’allattamento fosse in rapporto all’evoluzione anatomica del bebè. Disse infatti: “Non vi è allattamento (migliore) di quello che consolida le ossa (del bebè) e (lo) rende bello in carne” (Sharh Abu Dawud).
Così, possiamo notare la sollecitudine divina nei confronti del neonato e del suo allattamento.
La legislazione islamica provvede a fornire garanzie sufficienti per un allattamento efficace per un tempo definito.
La scienza moderna ha stabilito solo recentemente che nessun cibo al mondo può eguagliare il latte materno.
La saggezza divina e la grandezza dell’Islam sono chiaramente dimostrate dai versetti citati sopra, che trattano dell’al-lattamento e dei suoi benefici sulla salute del bambino.
Le organizzazioni internazionali, tra le quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), non smettono di cercare di sensibilizzare la gente, riguardo i grandi benefici dell’allattamento, utilizzando ogni mezza per incoraggiare questa pra-tica, ma invano.

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Il diritto alla custodia del bambino è stato regolamentato, in caso di divorzio o di separazione.
L’interesse del bambino è alla base di questo diritto; la madre ne beneficia in maniera prioritaria in ragione del bisogno di tenerezza e di calore materno che generalmente il bambino e la bambina provano nell’infanzia.
‘Abdullah ibn ‘Umar (r) raccontò che, un giorno, una donna si presentò dal Profeta (s) e gli disse: “O Messaggero di Allah! Il mio bambino, che vedi qui, io l’ho portato nel mio ventre, l’ho coccolato nel mio grembo, l’ho nutrito col mio seno, ed ecco che ora suo padre mi ripudia e me lo vuole portare via!”. Il Profeta (s) le rispose: “Tu hai più diritto di lui (alla custodia del bambino), finché non ti risposi!” (Sunan Abu Dawud).
Per questo, i teologi attribuiscono il diritto di tutela prioritariamente alla madre, facendo chiaramente notare che, in questo dominio, la parentela materna prevale su quella paterna.
Questo diritto accordato alla madre è ampiamente giustificato.
Madhkour dice a questo riguardo: “Allah (SWT), nella Sua Infinita Saggezza, ha concesso il diritto di custodia dei bam-bini alla madre, poiché l’amore di questa per i suoi figli è senza limite; la madre si attacca a loro, si dedica a loro e si sacrifica nel loro interesse, senza preoccuparsi della propria salute e senza risparmiare alcuno sforzo.
Il bambino, specialmente in tenera età, ha bisogno del tenero calore femminile, e la mamma è la più adatta a vegliare pazientemente su di lui, circondandolo di ogni cura necessaria. Così, è stato concesso il diritto di custodia alla madre, tranne che in caso di necessità.
Al padre spetta il diritto di custodia quando la fase dell’infanzia è finita, poiché a quest’età si sente il bisogno di essere orientati, consigliati e protetti. Allora, il padre può prendersi carico del bambino più della madre.”

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Gli Arabi dell’epoca preislamica odiavano le figlie femmine – e molti le odiano ancora oggi – ma Allah (SWT) ci mette in guardia contro questo tipo di comportamento, invitandoci, in diverse maniere, ad occuparci delle nostre figlie, ad educarle bene, ad istruirle e ad amarle. Non è esagerato dire che il fatto di preferire sistematicamente i figli maschi sia un’attitudine negativa che, a lungo andare, porterà ad una negligenza colpevole nei confronti delle figlie.
Il Profeta (s) disse: “Colui che si prende carico di due giovani schiave fino alla pubertà, si presenterà il Giorno del Giudizio in mia compagnia così (e unì l’indice e il medio)”. (“Sharh Sahih Muslim” – Nawawi).
Questo hadith è un incitamento ad allevare bene le figlie e un’esortazione a prendersi cura di loro su tutti i piani: educa-zione, istruzione, ecc.
La ricompensa per queste cure è assicurata da Allah (SWT), che darà ad un tale padre successo in questo mondo e nel-l’Aldilà, introducendolo in Paradiso, nel rango più elevato, il Firdaws; e in compagnia di chi? Del migliore uomo che la Terra abbia conosciuto, il Profeta Muhammad (s).
Un altro hadith con lo stesso significato è riportato dall’Imam Ahmad Ibn Hanbal: Il Profeta (s) disse: “Colui che si fa carico di due o tre figlie o di due o tre sorelle fino alla loro pubertà, o fino alla sua morte, sarà con me così, come questi due (e mostrò l’indice e il medio)” (“Al-Musnad”).
Il Profeta (s) con questo hadith ha voluto esortarci a preservare la dignità di figlie e sorelle, proteggendole dai rischi della vita.
Inoltre, la legislazione islamica le ha protette con garanzie supplementari, al fine di evitare che vengano loro preferiti i figli maschi, inculcando loro un complesso di inferiorità. Il Profeta (s) infatti disse: “Colui che avrà avuto una figlia, e non l’avrà sotterrata viva, non l’avrà umiliata, né le avrà preferito un figlio maschio, Allah (SWT) lo farà entra-re in Paradiso”. (Abu Dawud).
‘Aisha (r), la moglie del Profeta (s), riportò:
Una povera donna mi venne a trovare portando in braccio due bambine. Le regalai tre datteri. Ella ne offrì uno a ciascuna bambina e si apprestava a portarne uno alla bocca, quando le sue figlie le chiesero ancora da mangiare. Allora divise il dattero in due e ne diede una metà a ciascuna delle due bambine. Io fui ammirata dal gesto della madre e ne parlai al Messaggero di Allah (s), che mi disse allora: “Certamente, Allah (SWT) le ha fatto meritare, per questo dattero, il Paradiso, o le ha risparmiato l’Inferno”. (“Sharh Sahih Muslim – Nawawi).
dal libro: “Diritti e doveri della donna nell’Islam”
della dott.ssa Fatima Naseef
La sorella saudita Fatimah Naseef (per anni direttrice del dipartimento di studi islamici all’Università di Jeddah), è l’autrice di una tesi universitaria sui diritti e sui doveri della donna Musulmana alla luce del Sublime Corano e della Nobile Sunnah.

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