Due principesse governanti nell’India Moghul

بسم الله الرحمان الرحيم

 

Iskandar Beykam era la moglie del principe Jihan Kir Muhammad, che era uno dei nipoti del fondatore della dinastia Moghul.

Suo marito era governatore del Bophal, in India. Quando egli mori’, nel 1844, la moglie assunse la reggenza. Ella gesti’ gli affari di Stato, fortificandolo con un governo equo.

In sei anni di governo riusci’ a sanare il bilancio statale, colmando il disavanzo lasciato dal marito; abbassando le aliquote delle imposte ed eliminandone alcune.

Il popolo l’amava e la sosteneva.

Gli affari dei sudditi moltiplicarono.

L’Amira, che amava molto la popolazione, si recava dappertutto, trattenendosi con la gente intere giornate, cercando di risolvere i solo problemi quotidiani.

Era severa nel gestire la sua famiglia, cosi’ come lo era nel estire gli affari di stato e nel punire chi sbagliava.

Una volta la informarono che la sua unica figlia, durante una festa nella capit, Delhi, era stata baciata da uno dei suoi ministri.

Quando lo seppe, l’Amira destitui’ il ministro, poi raso’ il capo a sua figlia e la rinchiuse in una cella del palazzo, costruita apposta per lei.

Anche il ministro fu imprigionato per tanti mesi, fino al giorno in cui venne a supplicre il perdono della governante baciandole i piedi.

Nel 1863, avendo deciso di partire per recarsi in Pellegrinaggio a Makkah, la accompagno’ un numero considerevole di membri della famiglia, del suo governo, e anche tanti poveri musulmani.

Lascio’ a regnare sua figlia Jihan, per mettere alla prova le sue capacità. Dopo il suo ritorno dall’Hajj, scrisse un libro molto interessante su questa esperienza.

Mori’ (che Allah abbia misericordia di lei) nel 1868, dopo una lunga malattia.

Dice il narratore: questa è la madre. La buona madre avrà sempre una buona discendenza.

La figlia, Amira Jihan Beykam, dopo la morte di sua madre, sali’ al trono facendo propria la filosofia e la politica di giustizia e benevolenza avviata dalla madre.

Cosi’ Allah le apri’ le porte della giustizia e della sicurezza, dello sviluppo e della facilità di vita per la popolazione.

Anch’ella diminui’ le tasse, e soprattutto aumento’ le paghe dei militari. Si recava a visitare la gente semplice, dicendo: “Io sono disposta ad ascoltare qualsiasi lamentela riguardo alla mia gestione delle cose pubbliche. Venite a palazzo oppure chiamatemi, ed io vi daro’ udienza”.

Era molto coraggiosa e determinata.

Passava intere settimane a visitare i villaggi sperduti e le scuole del suo emirato. Non si fidava delle notizie riportate, ma voleva controllare con i propri occhi che i più poveri non subissero prepotenze da parte delle classi superiori.

Eredito’ dalla madre delle qualità eccezionali: lavorava notte e giorno senza stancarsi, la si vedeva sempre in forma, mai pigra, si occupava personalmente della propria corrispondenza, senza far ricorso a segretari.

L’Amir Muhammad Sadiq chiese la sua mano. Dopo il matrimonio, lo sposo, molto religioso, le suggeri’ di indossare il velo integrale.

Ella continuo’ a gestire gli affari statali con determinazione.

In uno degli archivi coloniali inglersi è ricordato: “Questa principesa gestisce gli affari del governo nascosta dietro un velo nero.

Tuttavia, conosce tutto cio’ che accade nel suo emirato, i piccoli fatti come i grandi avvenimenti. In realtà, non abbiamo mai visto una donna di siffatta specie nell’India odierna. Il suo carattere, le sue capacità e le sue risorse umane sono maggiori di quelle di molti dei nostri attuali governanti uomini.

Ella è dotata di una prodigiosa intelligenza, le sue riflessioni sono veloci e le sue decisioni ferme. Qualsiasi essere umano che le si sieda accanto saprà di trovarsi vicino ad una persona di grande intelligenza. Nessuno è mai riuscito, nelle discussioni o nelle trattative, a superarla o vincerla”.

Suo marito, che l’amava molto, diceva di lei: “Ella è un ornamento quando ti sta accanto. E’ una delle porte verso la felicità. Nominarla in sua presenza o in sua assenza è meglio di qualsiasi legame di sangue. Cosi’ come le Hûr al-’Ayn sono migliori delle donne del mondo, cosi’ ella è la migliore delle donne di questo mondo”.

Mori’ nel 1901 (rahimahAllah).

tratto da: “Solo per le donne; per una vita matrimoniale felice”,

del prof. Fu’ad Shakir

(ed. Matabatu-t-turathu-l-Islamiyyah)

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