Donne musulmane erudite in scienze degli ahadîth


بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

 

 

 

La storia menziona poche iniziative intellettuali, almeno prima dei tempi moderni, da parte di donne che abbiano giocato un ruolo attivo e importante in cooperazione con gli uomini. Le scienze degli ahadîth costituiscono tuttavia a questo riguardo un’eccellente eccezione. L’Islâm, religione che, a differenza del cristianesimo, rifiuta di attribuire un genere a Dio[1], e non ha mai nominato un’élite sacerdotale maschile come intermediaria tra la creatura e il Creatore, gestisce la vita con la certezza che, nonostante il fatto che la donna e l’uomo siano dotati naturalmante di ruoli complementari piuttosto che identici, nessuna spiritualità superiore sia inerente alla mascolinità[2]. Così, la comunità musulmana affidava volentieri affari dello stesso valore secondo la prospettiva divina (agli uomini così come alle donne). E’ unicamente questa considerazione che spiega perché l’Islâm produsse un gran numero di eminenti donne sapienti, sulla testimonianza e il giudizio illuminato delle quali una buona parte del suo edificio riposa, ciò che lo particolarizza rispetto alle religioni attualmente presenti in occidente.

Fin dai primordi dell’Islâm, le donne vi ebbero una parte importante, nella preservazione e la cultura degli ahadîth, e tale responsabilità perdurò attraverso i secoli. In ogni periodo della storia islamica, vissero numerose onorevoli donne esperte in tradizione profetica (hadîth), considerate con reverenza e rispetto dai loro fratelli nella fede. Numerose schede sono loro consacrate nei dizionari biografici.

Durante la vita del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) molte donne non solo furono l’esempio dell’evoluzione di numerose tradizioni (ancestrali), ma furono anche molto attive nella trasmissione (dell’insegnamento profetico) per le loro sorelle e i loro fratelli nella religione[3]. Dopo la morte del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), molte donne musulmane che gli erano vissute accanto (Sahâbiyât, che Allah si compiaccia di tutte loro), in particolare le sue spose, furono considerate come delle custodi vitali della conoscenza, e furono incitate ad impegnarsi nell’insegnamento dagli altri Compagni, con i quali dividevano volentieri il ricco bagaglio che avevano accumulato al fianco del Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui).

I nomi di Hafsah, Umm Habiba, Maymûna, Umm Salama e ‘Aisha (radiAllahu ‘anhunna) sono familiari a tutti gli studiosi di scienze degli ahadîth come facenti parte dei primi e più eminenti dei trasmettitori[4]. ‘Aisha (radiAllahu ‘anha), in particolare, è una delle figure più importanti di tutta la storia della letteratura degli ahadîth, non solo in quanto fu tra coloro che riportarono il più grande numero di ahadîth, ma anche come una delle interpreti più attente.

Durante il periodo dei Successori (Tabi’in), le donne occuparono importanti ruoli come tradizionaliste. Hafsa (rahmatullah ‘alayha), la figlia di Ibn Sirîn[5], Umm ad-Darda (rahmatullah ‘alayha, morta nell’81 H. / 700 d.C.) e ‘Amra bint ‘AbdurRahman furono alcune delle donne tradizionaliste più importanti di questo periodo. Iyas ibn Mu’awiya (rahmatullah ‘alayhi), un importante tradizionalista del suo tempo e un giudice dalle competenze e dai meriti incontestati, stimava Umm ad-Darda (r.a.) superiore a tutti gli altri tradizionalisti di questo periodo, ivi compresi i celebri maestri degli ahadîth quali al-Hasan al-Basri e Ibn Sirin (r.a.)[6]. ‘Amra (r.a.) era considerata una grande autorità in materia di tradizioni riportate da ‘Aisha (radiAllahu ‘anha). D’altronde, il califfo Umar ibn ‘Abdul’Azîz (rahmatullah ‘alayhi) diede l’ordine ad uno dei suoi studenti, Abu Bakr ibn Hazm (r.a.), il celebre giudice di Madinah, di mettere per iscritto tutte le tradizioni conosciute sotto la sua autorità[7].

Dopo di loro, ‘Abida al-Madaniyyah (r.a.), ‘Abda bint Bishr (r.a.), Umm Umar ath-Thaqafiyya (r.a.), Zaynab (r.a.) (la nipote di ‘Ali ibn ‘Abdullah ibn ‘Abbas), Nafisa bint al-Hasan ibn Ziyad (r.a.), Khadija Umm Muhammad (r.a.), ‘Abda bint ‘AbdurRahman (r.a.), così come numerose altre, eccelsero nei corsi pubblici in materia di ahadîth. Queste pie donne provenivano da diversi orizzonti, dimostrando così che né il rango sociale, né il sesso erano degli ostacoli all’acquisizione della scienza islamica. Per esempio, ‘Abida (r.a.) era una schiava di Muhammad ibn Yazid (r.a.). Apprese un gran numero di ahadîth presso i professori di Madinah, poi fu donata dal suo padrone a Habib Dahhun (r.a.), il famoso tradizionalista della Spagna, quando egli visitò la città santa durante il suo Pellegrinaggio. Egli fu così impressionato dalla sua conoscenza che l’affrancò, la sposò, e la portò in Andalusia. Si dice che ella riportò diecimila ahadîth sotto l’autorità dei suoi professori medinesi[8].

Zaynab bint Sulayman (r.a., deceduta nel 142 H / 759 d.C.), al contrario, era nata principessa. Suo padre era il cugino di as-Saffah, il fondatore della dinastia degli Abbasidi, e fu governatore di Basra, dell’Oman e del Bahrein sotto il califfato di al-Mansur[9]. Zaynab, che ricevette un’educazione raffinata, acquisì una padronanza degli ahadîth, distinguendosi così come una delle donne tradizionaliste più reputate del suo tempo, e contò numerosi uomini importanti tra i suoi allievi[10].

Questa associazione di uomini e donne nella cultura della tradizione profetica continuò quando le famose antologie di ahadîth furono compilate. Un esame di questi testi rivela che tutti i primi compilatori importanti delle tradizioni ricevettero molti di questi testi da donne shuyukh (insegnanti esperte); ciascuna collezione maggiore dà i nomi di donne come autorità immediate dell’autore. Quando questi testi furono compilati, le stesse donne tradizionaliste ne possedevano una perfetta conoscenza, e davano dei corsi a delle grandi classi di allievi, ai quali presentavano le loro proprie ijaza (autorità di trasmissione).

Nel quarto secolo, i corsi di Fatima bint ‘AbdurRahman (r.a.) (deceduta nel 312 H. / 924 d.C., conosciuta come as-Sufiyyah per la sua formidabile pietà), di Fatima (r.a.), nipote di Abu Dâwûd, notissimo autore delle Sunan, di Amat al-Wahid (r.a., deceduta nel 377 H. /987 d.C.), figlia del giurista eminente Abu Bakr Ahmad (deceduto nel 350 H / 961 d.C.) e Jumua bint Ahmad attiravano un uditorio deferente[11].

Delle donne continuarono ad essere importanti sapienti degli ahadîth durante il quinto e il sesto secolo dell’Hijrah. Fatima bint al-Hasan ibn Ali ibn al-Daqqaq al-Qushayri (r.a.) era stimata non soltanto per la sua pietà e la sua padronanza dell’arte della calligrafia, ma anche per la sua conoscenza degli ahadîth e della qualità degli isnâd (catene di trasmissione degli ahadîth) che conosceva[12]. Ancora più notevole fu Karima al-Marwaziyya (r.a., morta nel 463 H/ 1070 d.C.), che era considerata come l’autorità di riferimento del Sahîh al-Bukhârî del suo tempo. Abu Dharr (r.a.) di Herat, uno dei capofila degli eruditi di quest’epoca, aveva in così gran stima la sua erudizione che raccomandava ai suoi studenti di studiare il Sahîh esclusivamente presso di lei. Ella figura così al centro della trasmissione di quest’opera essenziale dell’Islâm (il Sahîh)[13]. In realtà, scrive Goldziher, “il suo nome appare con una straordinaria frequenza nelle ijâza per la narrazione di questo libro”[14]. Al-Khatib al Baghdadi (r.a.)[15] e al-Humaydi (r.a., 428 H./1036 d.C. – 488 H. / 1095 d.C.) facevano parte dei suoi allievi.[16]

Oltre a Karima (r.a.), alcune altre donne tradizionaliste “occupano un posto eminente nella storia della trasmissione del testo del Sahîh”[17]. Tra esse, dobbiamo menzionare in particolare Fatima bint Muhammad (r.a., deceduta nel 539 H. / 1144 d.C.), Shuda “la Scrittrice” (r.a., morta nel 574 H./1178 d.C.) e Sitt al-Wuzara’ bint Umar (r.a. deceduta nel 716 H./1316 d.C.)[18].
Fatima trasmetteva il libro sotto l’autorità del grande tradizionalista Said al-Ayyar (r.a.), e ricevette da parte dello specialista di ahadîth il prestigioso titolo di Musnida Isfahan (l’eminente autorità di ahadîth di Isfahan). Shuhda era una famosa calligrafa e una tradizionalista di grande reputazione; le biografie la descrivono come “la calligrafa, la grande autorità in scienza degli ahadîth, e la fierezza delle donne”. Il suo bisnonno era stato mercante di aghi, e ciò le valse il soprannome di “al-Ibri”. Ma suo padre, Abu Nasr (r.a., deceduto nel 506 H./1112 d.C.) fu preso dalla passione per gli ahadîth, e si diede da fare per studiarli con diversi maestri nella materia[19]. Sottomettendosi alla Sunna, diede a sua figlia una solida educazione, assicurandosi che studiasse presso numerosi tradizionalisti riconosciuti.

Ella sposò Ali ibn Muhammad (r.a.), una figura importante con interessi letterari, che più tardi divenne buon amico del califfo al-Muqtadi e fondò una scuola e un circolo sufi, per i quali contribuì generosamente. Sua moglie tuttavia divenne più nota, a causa delle sue conoscenze in materia di ahadîth e dei loro isnâd[20]. I suoi corsi sul Sahîh al-Bukhârî e altre collezioni di ahadîth attiravano enormi folle di studenti; alcuni si spacciarono addirittura falsamente come dei suoi allievi[21].

Sitt al-Wuzara’ (r.a.) era ugualmente riconosciuta come un’autorità sul Bukhârî. Oltre alla sua padronanza acclamata del diritto islamico, era considerata la “musnida della sua epoca”, impartiva corsi sul Sahîh e altri testi a Damasco e in Egitto[22]. Umm al-Khayr Amat al-Khaliq (r.a.) (811 H./ 1408 d.C. – 911 H. 1505 d.C.), considerata come l’ultimo grande sapiente in materia di ahadîth dell’Hijâz[23], assicurava ugualmente dei corsi sul Sahîh. ‘Aisha bint Abd al-Hadi (r.a.) era un’altra specialista del Bukhârî[24].

Oltre a queste donne che sembravano essersi specializzate nel grande Sahîh dell’Imâm al-Bukhârî, altre orientarono la loro perizia su altri testi.

Umm al-Khayr bint Ali (r.a., deceduta nel 532 H./1137 d.C.) e Fatima al-Shahrazuriyya (r.a.) impartivano dei corsi sul Sahîh di Muslim[25]. Fatima al-Jawzdaniyya (r.a., morta nel 524 H. / 1129 d.C.) trasmetteva ai suoi studenti i tre Mu’jams di at-Tabarani[26]. Zaynab di Harran (r.a., deceduta nel 1289 d.C.) insegnava ai suoi studenti, attratti in folle dai corsi tenuti da lei, il Musnad di Ahmad ibn Hanbal (r.a.), la più vasta compilazione di ahadîth[27]. Juwayriya bint Umar (r.a., deceduta nel 783 H./1381 d.C.) e Zaynab bint Ahmad ibn Umar (r.a., deceduta nel 722 H./1322 d.C.), che avevano molto viaggiato per sviluppare la loro scienza degli ahadîth, tennero delle conferenze in Egitto così come a Madinah, e narrarono ai loro studenti le raccolte di ad-Darimi (r.a.) e di Abd ibn Humayd (r.a.). Si dice anche che gli studenti venissero da molto lontano per assistere ai loro dibattiti[28]. Zaynab bint Ahmad (r.a., morta nel 740 H./1339 d.C.), solitamente nota sotto il nome di Bint al-Kamal, acquisì una quantità di diplomi. Insegnava il Musnad di Abu Hanifa (r.a.), il Shamail di at-Tirmidhi (r.a.) e lo Sharh Ma’ani al-Athar di at-Tahawi (r.a.), che aveva appreso da un’altra tradizionalista, Ajiba bint Abu Bakr (r.a., morta nel 740 H./ 1339 d.C.)[29]. “Sulla sua autorità è basata – dice Goldziher – l’autenticità del manoscritto GOTHA… nello stesso isnâd, numerose donne erudite che si erano interessate a questo argomento vengono citate”[30]. In sua compagnia, in particolare, il famoso viaggiatore Ibn Battuta (r.a.) studiò le tradizioni durante il suo soggiorno a Damasco[31]. Ibn Asakir (r.a.), il celebre storico di Damasco, che riferì di aver studiato presso 1200 uomini e 80 donne, ottenne l’ijaza da Zaynab bint AbdurRahman (r.a.) per il Muwatta dell’Imam Malik[32]. Jalal al-Din al-Suyuti (r.a.) studiò la Risala dell’Imam Shafi’i (r.a.) presso Hajar bint Muhammad (r.a.)[33]. Afif al-Din Junayd (r.a.), tradizionalista del nono secolo dopo l’Hijrah, lesse le Sunan di ad-Darimi (r.a.) con Fatima bint Ahmad ibn Qasim (r.a.)[34].

Zaynab bint al-Sha’ri (r.a., 524 H./1129 d.C. – 615 H./1218 d.C.) faceva anch’ella parte dei tradizionalisti rinomati. Studiò l’hadîth presso altri illustri tradizionalisti prima di insegnare a numerosi studenti – tra cui alcuni furono famosi come ibn Khallikan (r.a.), autore del celebre dizionario biografico Wafayat al-Ayan[35]. Karima la Siriana (r.a., morta nel 641 H./1218 d.C.) veniva descritta come la maggiore autorità in materia di ahadîth in Siria della sua epoca. Espose numerose opere sugli ahadîth sotto l’autorità di numerosi professori[36].

Nel suo saggio al-Durar al-Karima[37], Ibn Hajar (r.a.) fornisce brevi indicazioni biografiche riguardanti circa 170 donne rinomate dell’ottavo secolo, la maggior parte delle quali sono tradizionaliste, e sotto la direzione delle quali l’autore stesso studiò[38]. Alcune di queste donne erano riconosciute come le migliori tradizionaliste della loro epoca. Juwayriya bint Ahmad (r.a.), per esempio, alla quale abbiamo già fatto riferimento, studiò una serie di lavori sulla tradizione presso dei sapienti uomini e donne, che insegnavano nelle grandi facoltà dell’epoca. In seguito, continuò ad impartire dei corsi celebri sulle discipline islamiche. “Alcuni dei miei stessi professori, così come numerosi miei contemporanei, assistevano ai suoi corsi”, racconta Ibn Hajar[39]. ‘Aisha bint Abd al-Hadi (r.a., 723 H./816 H.), anch’ella menzionata più in alto, che fu a lungo professore di Ibn Hajar (r.a.), era considerata come la più raffinata tradizionalista del suo tempo. Degli studenti arrivavano talvolta da molto lontano per potersi sedere ai suoi piedi e studiare le verità della religione[40]. Sitt al-Arab (r.a., morta nel 760H./1358 d.C.) aveva insegnato al notissimo tradizionalista al-Iraqi (r.a., morto nel 742 H./1341 d.C.), e a numerosi altri che avevano completato una larga parte delle loro conoscenze presso di lei[41]. Daqiqa bint Murshid (r.a., deceduta nel 746 H./1345 d.C.), un’altra tradizionalista encomiabile, ricevette la propria istruzione da diverse altre donne.

Le notizie riguardanti le donne tradizionaliste del nono secolo sono compilate in un testo di Muhammad ibn AbdurRahman al-Sakhawi (830 H./ 1427 d.C. – 897 H./ 1489 d.C.), al-Daw al-Lami’, che è un dizionario biografico delle eminenti personalità del nono secolo[42]. Il Mu’jam al-Shuyukh di Abd Al-Aziz ibn Umar ibn Fahd (812 H./ 1409 d.C. – 871 H./ 1466 d.C.), compilato nell’861 dopo l’Hijrah, era consacrato alle notizie biografiche di più di 1100 degli insegnanti dell’autore, ivi comprese 130 donne sapienti presso le quali egli aveva studiato[43]. Alcune di esse furono riconosciute per la precisione e l’erudizione dei loro lavori e formarono grandi sapienti delle generazioni seguenti. Umm Hani Maryam (r.a., 778 H./1376 d.C. – 871 H./1466 d.C.) per esempio apprese a memoria il Corano fin dalla più giovane età, poi tutte le scienze islamiche allora insegnate, ossia la teologia, il diritto, la storia e la grammatica; in seguito, viaggiò per completare le sue conoscenze in materia di ahadîth presso i migliori tradizionalisti della sua epoca dal Cairo a Makkah. Era anche stimata per il suo dono nell’arte della calligrafia, la sua padronanza della lingua araba e il suo istinto naturale per la poesia, così come per il suo stretto rispetto dei doveri religiosi (compì l’Hajj non meno di tredici volte). Suo figlio, che divenne un sapiente noto del decimo secolo, le votava una grande venerazione e l’accompagnò costantemente durante gli ultimi giorni della sua vita. Proseguì un programma intensivo alla grande scuola del Cairo, rilasciando delle ijâza a numerosi sapienti. Lo stesso Ibn Fahd studiò numerosi lavori tecnici sugli ahadîth presso di lei[44].

Bai Khatun (r.a.), sua contemporanea siriana (morta nell’864 H./1459 d.C.), avendo studiato le tradizioni con Abu Bakr al-Mizzi (r.a.) e con altri tradizionalisti, e avendo ottenuto le ijâza da un gran numero di maestri dell’hadîth, uomini e donne, impartiva corsi sull’argomento in Siria e al Cairo. Si racconta che traesse grande gioia dall’insegnamento[45]. ‘Aisha bint Ibrahim (r.a., 760 H./1358 d.C. – 842 H./1438 d.C.), conosciuta nei circoli accademici come Ibnat al-Sharaihi, studiò anch’ella le tradizioni, tra l’altro, a Damasco e al Cairo, e impartiva corsi ai quali eminenti sapienti assistevano volentieri[46]. Umm al-Khayr Saida (r.a.) di Makkah (morta nell’850 H./1446 d.C.) beneficiò dell’insegnamento degli ahadîth di numerosi tradizionalisti in diverse città, guadagnando un’invidiabile reputazione di sapiente[47].

Da ciò che può essere rilevato dopo diverse ricerche nelle referenze, si evince che il coinvolgimento delle donne nello studio degli ahadîth e delle discipline islamiche in generale sembra essere declinato considerevolmente a partire dal decimo secolo dell’Hijrah. Libri come al-Nur al-Safir di al-Aydus (r.a.), il Khulasat al-Akhbar di al-Muhibbi (r.a.) e al-Suluh al-Wabila di Muhammad ibn Abd Allah (r.a.) – che sono i dizionari biografici di eminenti personalità rispettivamente del decimo, undicesimo e dodicesimo secolo – non fanno menzione che di una misera decina di tradizionaliste donne. Sarebbe tuttavia sbagliato dedurre da ciò che l’interesse delle donne per gli ahadîth diminuì a partire dal decimo secolo. Alcune tradizionaliste che si erano fatte un nome durante il nono secolo, continuarono nel corso del decimo a servire la Sunna. Asma bint Kamal al-Din (r.a., morta nel 904 H./1498 d.C.), godeva di una grande influenza presso alcuni sultani e loro rappresentanti, ai quali spesso faceva delle raccomandazioni… che si dice fossero sempre applicate. Impartì corsi sugli ahadîth e formò delle donne nelle diverse scienze islamiche[48]. ‘Aisha bint Muhammad (r.a., morta nel 906 H./1500 d.C.), moglie del celebre giudice Muslih al-Din, insegnò le tradizioni a numerosi studenti e fu nominata professoressa alla scuola Salihiyya di Damasco[49]. Fatima bint Yusuf di Aleppo (r.a., 870 H./1465 d.C. – 925 H./1519 d.C.) era considerata come uno degli eccellenti sapienti del suo tempo[50]. Umm al-Khayr (r.a.) consegnò un’ijâza ad un pellegrino di Makkah nell’anno 938H./1531 d.C.[51]

L’ultima donna tradizionalista di primo piano che ci è nota fu Fatima al-Fudayliya (r.a.), conosciuta anche come al-Shaykha al-Fudayliya. Nacque verso la fine del dodicesimo secolo musulmano; molto presto eccelse nell’arte della calligrafia e nelle diverse scienze islamiche. Nutrì un interesse speciale per gli ahadîth, lesse molto sull’argomento e ricevette i diplomi da un buon numero di sapienti, acquisendo la giusta e meritata reputazione di essere un’importante tradizionalista. Verso la fine della sua vita, si trasferì a Makkah, dove fondò una ricca biblioteca pubblica. Nella città santa, eminenti tradizionalisti assistettero ai suoi corsi e ricevettero i loro certificati da lei. Tra essi possiamo menzionare in particolare shaykh Umar al-Hanafi (r.a.). Ella morì nel 1247 H./1831 d.C.[52].

Attraverso la storia, l’erudizione delle donne sapienti nell’Islâm non si limitava ad un semplice interesse per le tradizioni o a dei corsi particolari dispensati a qualche singolo. Passarono in effetti sui banchi degli studenti prima di divenire insegnanti nelle istituzioni della pubblica istruzione, accanto ai loro fratelli nella fede. I colofoni di numerosi manoscritti le rappresentano a volte come studentesse partecipanti a corsi magistrali, a volte come professoresse titolari. Per esempio, l’atto dei volumi 238-40 di al-Mashikhat ma al-Tarikh di Ibn al-Bukhârî (r.a.) mostra diverse donne che seguivano un corso di undici lezioni al quale assistettero più di cinquecento studenti alla moschea di Umar a Damasco nell’anno 687 H./1288 d.C. Un altro atto del volume 40 dello stesso manoscritto mostra delle studentesse, i cui nomi sono specificati, ad un corso di sei lezioni sul libro, dispensate da Ibn Al-Sayrafi (r.a.) ad una classe di più di duecento studenti ad Aleppo nell’anno 736 H./1336 d.C. Nel volume 250, scopriamo che una celebre tradizionalista, Umm Abd Allah, impartiva corsi di cinque sedute sul libro ad una classe mista di più di cinquanta studenti, a Damasco, nell’anno 837 H./ 1433 d.C.[53]

Diverse note sul manoscritto del Kitab al-Kifaya di al-Khatib al-Baghdadi, così come una serie di trattati sugli ahadîth mostrano Ni’ma bint Ali, Umma Ahmad Zaynab bint al-Makki e altre donne tradizionaliste dispensanti dei corsi su questi due libri, sia sole, sia congiuntamente con dei tradizionalisti uomini, nelle principali scuole, quali la Aziziyya Madrasa e la Diyaiyya Madrasa. Ahmad, il figlio del celebre generale Salah ad-Din (Saladino) seguì qualcuno di questi corsi[54]

dottor Muhammad Zubayr Siddiqi

(adattamento dell’articolo alla lingua francese:
Oumayma, dal sito Musulmane et fière de l’être)

 

NOTE:

[1] Maura O’Neill, “Women Speaking, Women Listening” (Maryknoll, 1990), 31: “I Musulmani non hanno fatto ricorso ad un Dio maschio come mezzo cosciente o incosciente nella costruzione del ruolo dei due sessi”.
[2] Per una sintesi globale sulla questione dello statuto delle donne nell’Islâm, vedere M. Boisers, L’Humanisme de l’Islâm (3ème édition, Paris, 1985), 104-110
[3] al-Khatib, Sunna, 53-54, 69-70
[4] al-Khatib, Sunna, 18, 21
[5] Ibn Sa’d, VIII, 355
[6] Suyuti, Tadrib, 215
[7] Ibn Sa’d, VIII, 353
[8] Maqqari, Nafh, II, 96
[9] Wustenfeld, Genealogische Tabellen, 403
[10] al-Khatib al-Baghdadi, Tarikh Baghdad, XIV, 434f
[11] al-Khatib al-Baghdadi, Tarikh Baghdad, XIV, 441-444
[12] Ibn al-Imad, Shadharat al-Dhahah fi Akhbar man Dhahah (Cairo, 1351), V, 48; Ibn Khallikan, n° 413.
[13] Maqqari, Nafh, I, 876; citato in Muslim Studies di Goldziher, II, 366
[14] Godziher, Muslim Studies, II, 366. “E’ comunissimo in effetti trovare nell’ijâza di trasmissione del Bukhârî il nome di Karima al-Marwaziyya tra gli altri nomi della lunga catena di trasmissione” (ibid.)
[15] Yaqut, Mu’jam al-Ubada’, I, 247
[16] COPL, V/i, 98f
[17] Goldziher, Muslim Studies, II, 366
[18] Ibn al-Imad, IV, 123. Sitt al-Wuzara’ era anche un’eminente giurista. Dei giuristi la invitarono al Cairo affinché emettesse la sua fatwa su una spinosa questione
[19] Ibn al-Athir, al-Kamil (Cairo, 1301), X, 346
[20] Ibn Khallikan, n° 295
[21] Goldziher, Muslim Studies, II, 367
[22] Ibn al-Imad, VI. 40
[23] Ibid. VIII, 14
[24] Ibn Salim, al-Imad (Hyderabad, 1327), 36
[25] Ibn al-Imad, IV, 100
[26] Ibn Salim, 16
[27] Ibn Salim, 28f.
[28] Ibn al-Imad, VI, 56
[29] Ibn al-Imad, 126; Ibn Salim 14, 18; al-Umari, Qitf ath-Thamar (Hyderabad, 1328), 73
[30] Goldziher, Muslim Studies II, 407
[31] Ibn Battuta, Rihla, 253
[32] Yaqut, Mu’jam al-Buldan, V, 140 f.
[33] Yaqut, Mu’jam al-Ubada, 17f.
[34] COPL, V/i, 175f.
[35] Ibn Khallikan, n° 250
[36] Ibn al-Imad, V, 212, 404
[37] Numerosi manoscritti di quest’opera sono stati preservati nelle biblioteche. Fu pubblicata a Hyderabad nel 1348-50. Il volume VI del Shadharat al-Dhahab di Ibn al-Imad, un vasto dizionario biografico degli eminenti sapienti musulmani dal primo al decimo secolo dell’Hijrah è anch’esso basato su questo testo.
[38] Goldziher, abituato ad un ambiente esclusivamente maschile nelle università europee del diciannovesimo secolo, fu sconcertato dalla scena descritta da Ibn Hajar. Cfr. Goldziher, Muslim Studies, II, 367: “Alla lettura del fantastico lavoro biografico di Ibn Hajar Al-Asqalani sui sapienti dell’ottavo secolo, vi è di che meravigliarsi dinanzi al numero di donne sapienti alle quali l’autore ha consacrato i suoi articoli”
[39] Ibn Hajar, al-Durar al-Karima fi Ayan al-Mi’a al-Thamina (Hyderabad, 1348-50), I, n° 1472
[40] Ibn al-Imad, VIII, 120 f.
[41] Ibid, VI, 208. Al-Iraqi (la più celebre autorità in materia di ahadîth dell’Ihya Ulum al-Din di Ghazali) assicurò che suo figlio studiò presso di lei
[42] esiste un compendio realizzato da Abd as-Salam e Umar ibn al-Shamma’ (cfr. Brockelmann, Geschichte der arabischen Litteratur, second ed. – Leiden 1943-49 d.C. – II, 34). Un manoscritto in cattivo stato di quest’ultimo è conservato alla biblioteca O.P. a Patha (COPL, XII, n° 727)
[43] Ibidem
[44] Sakhawi, al-Saw al-Lami li-Ahl al-Qam al-Tasi (Cairo, 1353-55), XII, n° 980
[45] Sakhawi, al-Saw al-Lami li-Ahl al-Qam al-Tasi (Cairo, 1353-55), XII, n° 58
[46] Sakhawi, al-Saw al-Lami li-Ahl al-Qam al-Tasi (Cairo, 1353-55), XII, n° 450
[47] Sakhawi, al-Saw al-Lami li-Ahl al-Qam al-Tasi (Cairo, 1353-55), XII, n° 901
[48] al-Aydarus, al-Nur al-Safir (Baghdad, 1353), 49
[49] Ibn Abi Tahir, vedi COPL, XII, n° 665ff.
[50] Ibn Abi Tahir, vedi COPL, XII, n° 665ff.
[51] Goldziher, Muslim Studies, II, 407
[52] al-Suhuh al-Wabila, vedi COPL, XII, n° 785
[53] COPL, V/ii, 54
[54] COPL, V/ii, 155-9, 180-208. Per alcuni manoscritti annotati particolarmente ricchi conservati alla biblioteca Zahiriya di Damasco, vedere l’articolo di Abd al-Aziz al-Maymani in al-Mabahith al-Ilmiyya (Hyderabad: Da’irat al-Ma’arif, 1358), 1-14

As-salamu 'alaykum waRahmatullahi waBarakatuHu. Benvenuto/a su questo blog. I commenti costruttivi saranno visibili appena il gestore del blog li avra' approvati inshaa Allah.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...