Col niqâb alla maturità


Col niqâb alla maturità
Intervista alla sorella Amina

tratto da “Al-Mujahidah” n. 14 (marzo 2001)
(i nomi delle persone sono stati sostituiti per rispetto alla loro privacy)

La prima volta che ho parlato con Amina,l’ascoltavo e – subhanaAllah – mi sembrava di ascoltare qualcuna delle storie delle Shabiyyât!! Dapprima era riluttante nel raccontare la sua esperienza, perché, disse, non voleva sembrare una che si mette in mostra. Io penso invece che, ascoltando la sua storia, molte sorelle giovani potranno avere la forza di dichiarare apertamente la loro fede e di praticare l’Islâm.

Domanda: cara sorella, vorresti raccontarci come hai cominciato ad avvicinarti all’Islâm?

Risposta: Circa 3 anni fa, frequentando la terza superiore dell’Istituto professionale per il turismo nella mia città, feci amicizia con il rappresentante degli studenti in Consiglio d’Istituto, che era un musulmano marocchino. Avevamo un bel rapporto d’amicizia, in quanto, essendo curiosa, gli rivolgevo molte domande sulla sua cultura cosi’ distante dalla mia. Un giorno, durante il corso di educazione ambientale, questo ragazzo era nel nostro gruppo, e parlando ci chiese: “Ma voi credete in Dio?”. Io gli risposi di si’, anche se non ne avevo la piena certezza. Allora lui mi disse: “Facciamo un esempio: vedi quel cespuglio pieno di rose? Che rosa sto guardando?”. Io ne indicai una, e lui mi confermo’: “E’ giusto. Come hai fatto a scoprirlo?”. Gli risposi: “Ma che ne so? Sarà stato per caso! Perché c’ho fortuna!”. E lui: “Questa è la differenza tra voi e i musulmani: noi, quando accade ogni singolo avvenimento, pensiamo: E’ stato per volere di Allah. Invece voi parlate della fortuna…”.

Quello fu il primo episodio che mi spinse veramente a pormi delle domande/

D. E cominciasti a leggere il Corano?

R. Si’, l’estate seguente comprai il Corano e cominciai a leggerlo.

D. All’inizio che impressione ti fece?

R. Fin da subito, ebbi un profondo senso di colpa nei confronti di Dio, pensando a quanti errori avevo commesso. Infatti, anche se, essendo giovane, fino ad allora mi sembrava di non aver commesso “niente di male”, pian piano mi rendevo conto che davanti ad Allah (SWT) anche quelle che qui in occidente vengono ritenute “piccolezze” erano comportamenti sbagliati.

D. Fammi un esempio.

R. Per la prima volta pensavo “veramente” al Giorno del Giudizio. Infatti, fino a quel momento, l’avevo sempre presa alla leggera, ritenendo che la religione potesse essere veramente praticata soltanto dai vecchietti.
Io, ragazza del 2000, chiedevo aiuto a Dio soltanto nei momenti del bisogno.

D. E dopo avere studiato un po’ l’Islâm decidesti subito di praticare la religione?

R. SubhanaAllah, appena capii che l’Islâm chiede all’uomo di praticare, ossia di seguire in tutto e per tutto la Legge di Allah, la Shari’ah, sentii dentro di me come una spinta a cambiare stile di vita.

D. SubhanaAllah sorella! E’ la prima volta che sento una convertita che è riuscita a capire cosi’ presto la necessità di far seguire alla fede le azioni!

Ma avevi parlato con qualche sorella musulmana nel frattempo? Eri stata in qualche moschea?

R. No, solo col Corano.

Allah l’Altissimo dice:

In verità il tuo Signore è perdonatore e misericordioso nei confronti di quelli che commisero il male per ignoranza e poi si pentirono e si corressero (Corano XVI. An-Nahl, 119)

D. Allora cominciasti da subito a pregare?

R. Chiesi a Muhammad (quel mio compagno di scuola) un libretto per la preghiera.

D. Ma lui cosa ti disse?

R. Quando seppe della mia intenzione di diventare musulmana, ando’ di corsa a cercarmi il libretto della Salât. Era il mese di ramadân. Io cominciai a studiare e a pregare di notte, di nascosto dai miei. Quando Muhammad si rese conto che facevo sul serio, subhanaAllah mi disse che avrebbe voluto sposarmi!

D. Certamente i kuffâr che sentissero queste parole penserebbero che ti sei “convertita per amore” come dicono sempre quando is trovano davanti una italiana musulmana. Che cosa diresti per far capire loro che non è cosi’?

R. Queste sono le loro solite battutine! Al contrario, Muhammad, pur essendo marocchino, essendo vissuto in Italia fina dall’età di nove anni, non aveva mai approfondito la sua religione, ed è stato proprio vedendo una ragazza italiana che fino quasi al giorno prima era in minigonna con la sigaretta (astaghfirullah), imparare la Salât e pregare, che decise di approfondire i suoi studi islamici.

D. Quanto ci hai messo ad imparare la Salât?

R. Una settimana.

D. SubhanaAllah, ma come hai fatto?

R. In un hadîth Qudsî Allah l’Altissimo dice: “Quando il servo s’avvicina a Me di un palmo, Io M’avvicino a lui d’un cubito; e se egli s’avvicina a Me d’un cubito, Io M’avvicino a lui d’un braccio, e se egli viene verso di Me camminando, Io vado verso di lui a passo veloce”.

D. Quando hai pronunciato la Shahâdah?

R. Nel gennaio del ’99

D. E con la tua famiglia com’è andata?

R. Dice Allah (SWT):

O voi che credete, non prendete per alleati i vostri padri e i vostri fratelli se preferiscono la miscredenza alla fede. Chi di voi li prenderà per alleati sarà tra gli ingiusti (Corano IX. At-Tawba, 23)

Quindi, ogni loro avversione nei miei confronti aumentava la mia fede (Imân), perché sapevo che si trattava di una prova che mi aveva mandato Allah. Addirittura, sono arrivati a cacciarmi di casa.

D. SubhanaAllah, ma dove sei andata?

R. Alhamdulillah, in quel momento ero già sposata, e sono andata a vivere dai miei suoceri con mio marito.

D. Ma come mai allora vivevi ancora in famiglia?

R. E’ una storia un po’ lunga. Io e Muhammad ci siamo sposati in moschea subito dopo la mia conversione, ma siccome ero ancora minorenne, non potevo andare a vivere a casa sua, per non mettere nei guai i miei suoceri… Infatti i miei genitori ci hanno anche denunciati, ma naturalmente le accuse sono cadute nel vuoto, perché per la legge italiana “non” eravamo marito e moglie, dato che il matrimonio islamico non vale!! I miei genitori non avrebbero avuto nulla da dire se la loro figlia minorenne avesse avuto “il ragazzo”, o anche più di uno, ma il fatto che si fosse sposata in moschea li faceva vergognare, astaghfirullah!!

D. E dunque tuo marito lo vedevi solo a scuola?

R. No, mio marito, dato che si era fatto una famiglia, si era messo a lavorare, dunque non ci vedevamo mai, perché mio padre mi accompaganva in macchina davanti alla scuola e mi veniva a prendere.

D. E tutto questo quanto è durato?

R. Alhamdulillah solo un paio di mesi, ma per me erano tanti, perché Muhammad mi avrebbe potuto aiutare nello studio dell’Islam, e darmi dei consigli su come comportarmi con gli altri, sostenermi riguardo all’hijâb, ecc…

Alla fine la smisero con quell’atteggiamento, perché vedevano che non serviva a nulla. pero’, nei mesi seguenti, continuarono ad ostacolarmi per cio’ che riguardava la pratica dell’Islam e cercavano di allontanarmi da mio marito, anche se alhamdulillah ci vedevamo di nascosto.

D. Ma mettevi già il velo?

R. In quel momento no. Mettevo il foulard, ma ero costretta a togliermelo prima di entrare a casa. Quando qualcuno racconto’ a mia madre di avermi vista nella strada con l’hijâb, mia madre mi picchio’.

Io mi chiusi in camera a pregare, lei mi scopri’ e mi picchio’ di nuovo.

Cercai di mantenere la calma ricordando che Allah ci avvisa, nel Corano:

Sicuramente vi metteremo alla prova con terrore, fame e diminuzione dei beni, delle persone e dei raccolti. Ebbene, da’ la buona novella a coloro che perseverano, coloro che quando li coglie una disgrazia dicono: “Siamo di Allah e a Lui facciamo ritorno”… (Corano II. Al-Baqara, 155-156)


D. Ed è stato in quel momento che ti ha cacciata?

R. Non proprio. Io le dissi che, se mi avesse accettata col foulard, avrei aspetato di finire la scuola prima di mettermi il niqâb (come volevo fare) e di andare a vivere con mio marito, altrimenti me ne sarei andata subito. Lei mi minaccio’ un po’ pesantemente… Mancava poco perché arrivassi ai 18 anni, dunque cercai di avere Sabr? pero’, appena diventata maggiorenne, i miei genitori mi obbligarono ad andarmene, e dunque andai a vivere con Muhammad a casa dei suoi genitori e misi il niqâb.

D. E come eri arrivata a questa decisione? Andando a scuola, non hai avuto problemi? Ti faccio questa domanda, perché moltissime sorelle giovani hanno paura addirittura a mettersi il foulard a scuola! Tu come ti sei organizzata da munaqqaba?

R. Dice Allah l’Altissimo:

Quando Allah e il Suo Inviato hanno decretato qualcosa, non è bene che il credente o la credente scelgano a modo loro. Chi disobbedisce ad Allah e al Suo Inviato palesemente si travia (Corano XXXIII. Al-Ahzâb 36)

Studiando la vita del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), naturalmente ho studiato anche la vita delle sue spose, le Madri dei Credenti. Sappiamo che queste donne benedette, che devono essere l’esempio da seguire per ogni musulmana in ogni tempo, si velavano completamente. Dice Allah:

O Profeta, di’ alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli, cosi’ da essere riconosciute e non essere molestate. Allah è perdonatore, misericordioso. (Corano XXXIII. Al-Ahzâb, 59)

Certamente, il niqâb deve essere il compimento di un percorso di fede, perché coprirsi non basta: occorre migliorare costantemente il proprio comportamento islamico e la pratica religiosa; la Salât, il digiuno, ecc.
Comunque, per quanto ti prendano magari in giro, per la strada, se c’è una donna munaqqaba su un mariciapiede e una in minigonna su quello opposto, gli uopmini dicono “quella signora” parlando della prima, e quella in minigonna la chiamano in un altro modo…

D. E a scuola come hai fatto?

R. Diciamo che tutta la scuola si è divisa in due gruppi, sia per cio’ che riguardava i professori,che per i compagni. Alcuni cercarono di venirmi incontro, dicendomi che, pur non condividendo la mia scelta, era doveroso rispettarla. Altri mi presero in giro, e qualche professore cerco’ in tutti i modi di mettermi i bastoni tra le ruote, soprattutto in vista della maturità.

D. SubhanaAllah, penso sia il primo caso in Italia di esame di maturità con il niqâb. E com’è andata?

R. Alhamdulillah il presidente della commissione esaminatrice era una professoressa, cosi’ ho fatto vedere il viso solo a lei. L’esame alhamdulillah è andato bene, ho fatto la tesina su “pregiudizi e stereotipi sulle donne musulmane” e alla fine ho preso 81/100.

D. SubhanaALlah! E alla fine i tuoi genitori non sono stati contenti? Avranno capito che la tua era una decisione presa seriamente! Ora li vedi?

R. Dopop che è nata la mia bambina, ci siamo un po’ riavvicinati; io cerco di mantenere i legami di parentela, perché il rispetto per i genitori ci è stato ordinato da Allah (SWT) nel Corano, anche quando essi siano miscredenti…

Diciamo che all’inizio cercavo in tutti i modi di far loro “Da’wah”, perché l’essere diventata musulmana era per me una gioia cosi’ grande che volevo condividerla con tutti… Mi sembrava che l’Imân potesse soltanto accrescersi cercando di condividere la grande pace che avevo trovato con tutti quanti.Credevo impossibile che qualcuno, dopo essere venuto a conoscenza dei contenuti del Corano, potesse rifiutarlo! I miei argomenti mi sembravano molto convincenti, parlavo col cuore, eppure, semplicemente, non venivo ascoltata! Poi, un giorno, sentii la conferenza di un fratello e capii una cosa fondamentale. Questo fratello diceva che, se tu hai davanti a te una persona assetata, e hai l’acqua, vorresti dargliela… Eppure, se questa persona non ha un recipiente in cui raccoglierla, tu non puoi versargliela in testa, perché lo irriti e non lo disseti…

Da quel momento, ho capito che, pur essendo nostro dovere fare Da’wah, bisogna avere presente che non tutti ascolteranno; infatti, Allah Ta’ala ci ha spiegato che Egli guida chi vuole…

D. E per tua figlia, cosa chiedi ad Allah ta’ala? Come pensi di affrontare le difficoltà di educare i nostri bambini in questa società non-musulmana?

R. InshaAllah mio marito ed io abbiamo il desiderio di andare a vivere, appena possibile, in un Paese Islamico. Se cio’ non ci sarà ,possibile, chiedo ad Allah Ta’ala di aiutarmi ad educare i miei figli soprattutto riuscendo ad essere un esempio per loro. Infatti, se i bambini crescono in un ambiente religioso, se vedono la mamma e il papà che pregano, digiunano, ecc. anche loro saranno naturalmente portati a divenire buoni Musulmani.

Alhamdulillah, in questo periodo stiamo ancora vivendo a casa dei miei suoceri, che mi hanno tanto aiutata. Infatti, essendo italiana, ho imparato un sacco di cose vivendo in una casa organizzata islamicamente. Comunque, inshaAllah cerchiamo una casa per noi, anche se, come ti ho detto, spero di andare presto in un altro Paese inshaAllah.

D. Che cosa vorresti consigliare alle altre sorelle italiane?

R. Vorrei consigliare loro di avere timore solo di Allah. Non abbiate paura di indossare l’hijâb, anche a scuola, anche quando magri un professore vi insulta o vi schernisce. Sappaite che, come dice Allah Ta’ala nel Corano, ognuno di noi avrà delle prove da superare per dimostrare la sua fede. Pero’, alla fine chi si tiene stretto al Corano e alla Sunnah, inshaAllah trionferà in questa vita e nell’Altra.

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One thought on “Col niqâb alla maturità

  1. assalam aleikum sorella!!! ti stimo tantissimo!!!!! sei un esempio di sabr!! che Allah ti accompagni sempre in questo meraviglioso cammino che hai intrapreso!!

As-salamu 'alaykum waRahmatullahi waBarakatuHu. Benvenuto/a su questo blog. I commenti costruttivi saranno visibili appena il gestore del blog li avra' approvati inshaa Allah.

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