Atika bint Zayd, la sposa dei Martiri (che Allah sia soddisfatto di lei)


بسم الله الرحمن الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo


Le sue origini

Si chiamava Atika, suo padre era Zayd Ibn Amru ibn Nawfal, e sua madre era Umm Kurayz bint Hadramy. Suo fratello, Sa’id ibn Zayd (radiAllahu ‘anhu), fu una delle dieci persone cui il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) promise che sarebbero entrate in Paradiso. ‘Umar ibn al-Khattâb (radiAllahu ‘anhu) era il cugino di suo padre.
Atika (radiAllahu ‘anha) si sposò quattro volte: sposò prima ‘Abdullah ibn Abi Bakr (che Allah sia soddisfatto del padre e del figlio), poi sposò ‘Umar ibn al-Khattâb (radiAllahu ‘anhu); in seguito sposò az-Zubayr ibn al-Awwam (radiAllahu ‘anhu). Occore notare che fu soltanto chiesta in sposa da ‘Ali ibn Abi Talib (radiAllahu ‘anhu), ma i due non si sposarono; ella invece fu poi la moglie del figlio di lui, Hussayn ibn ‘Ali (radiAllahu ‘anhu).

L’emigrata poetessa

Atika era di bell’aspetto ed era dotata di una viva intelligenza. Si era sottomessa all’Islâm a Makkah, e aveva prestato giuramento d’alleanza al Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam), avendo fatto parte del gruppo di donne Ausiliarie che avevano creduto al Profeta (Pace e benedizioni di Allah su di lui).
Atika emigrò a Madinah – la città benedetta, che Allah la protegga – dopo che il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) aveva permesso ai suoi Compagni di farlo. Raggiunse il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) per rimanere accanto a lui, guidata dai suoi insegnamenti. In effetti, Atika era una donna eloquente, una poetessa; meglio ancora, fu una delle maggiori poetesse del suo tempo. Eccelleva nella composizione di poesie elegiache, soprattutto in occasione dell’elogio dei suoi quattro mariti dopo il loro martirio. Inoltre, Ibn Kathîr nota che “fu la migliore delle donne e la più pia delle credenti”.

L’amore che ‘Abdullah (radiAllahu ‘anhu) provava per lei

Quando ‘Abdullah ibn Abi Bakr (che Allah sia soddisfatto del padre e del figlio) la vide per la prima volta, si innamorò perdutamente di lei. L’amava di uun amore profondo, si fidanzarono e poi si sposarono.
In seguito, quando ‘Abdullah e sua moglie Atika vissero insieme sotto lo stesso tetto, egli si rese conto di non riuscire più ad allontanarsi da sua moglie, nemmeno per un istante: le si attaccò in maniera esagerata, al punto tale che l’amore che provava per lei lo distolse dalla sua adorazione, facendogli compiere in ritardo le preghiere. E, ciò che è peggio, il suo potente amore nei confronti di lei finì per impedirgli di partecipare a molte campagne militari condotte dal Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) e dal padre dello stesso ‘Abdullah, Abu Bakr as-Siddiq (radiAllahu ‘anhu).
Quando Abu Bakr (radiAllahu ‘anhu) si rese conto che la ragione che impediva a suo figlio ‘Abdullah di praticare convenientemente la sua adorazione, era l’amore che quest’ultimo provava per Atika, temette che sarebbe stato in seguito mal retribuito dal suo Signore, e decise di liberare suo figlio dalla cattività di quest’amore, ordinandogli di divorziare da sua moglie. Così, si sarebbe interessato maggiormente all’Islâm e avrebbe partecipato al Jihâd, come faceva in precedenza.
È del tutto evidente che ‘Abdullah prese una tale decisione soltanto a causa della pietà e del rispetto che nutriva nei confronti di suo padre (che Allah si compiaccia di entrambi); ciò lo spinse ad eseguire gli ordini del Veridico, per poter così eseguire i suoi doveri religiosi e non subire le nefaste conseguenze della sua passione distruttiva.
Così, ‘Abdullah, soddisfando la volontà di suo padre suo malgrado, divorziò da Atika e si allontanò da lei. Ma essi erano soltanto separati fisicamente, poiché il fuoco dell’amore non si era spento nel cuore di ‘Abdullah.
Una sera, quando la notte divenne completamente oscura, ‘Abdullah si mise a pensare all’amata, e cominciò ad intonare canti di rimpianto, per allontanare la tristezza che lo animava. Siccome Abu Bakr (radiAllahu ‘anhu) si trovava casualmente sul tetto della sua casa, sentì il canto di suo figlio. Ne fu molto commosso, e provò una certa pietà per ‘Abdullah. Andò a trovarlo e gli disse che avrebbe potuto riprendere la sua sposa, se avesse voluto farlo. Sentendo le parole di suo padre, ‘Abdullah fu trasportato dalla gioia, e si recò in tutta fretta da Atika per annunciarle che voleva riprenderla come sposa.
Poi, regalò ad Atika un grande giardino che possedeva, per dimostrarle quanto l’amasse, dopo che quest’ultima gli promise che non avrebbe mai più sposato alcun uomo dopo di lui.
La coppia viveva felice, e i due sposi provavano l’uno per l’altra un amore senza pari.

Il martirio del suo primo marito

La felicità, sulla terra, non è mai eterna: ‘Abdullah partecipò alla campagna militare di Ta’if in compagnia del Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) e dei suoi Compagni. Fu colpito da una freccia che lo fece accasciare e morì all’istante. Che Allah abbia misericordia di lui e gli faccia raggiungere i pii martiri deceduti prima di lui!
Quando sua moglie Atika venne a conoscenza della notizia della morte di suo marito, lo pianse amaramente, e si mise a fare il suo elogio, componendo delle poesie che erano il riflesso dell’amarezza del suo cuore.

Il suo matrimonio con ‘Umar ibn al-Khattâb (radiAllahu ‘anhu)

Atika (radiAllahu ‘anha) non smetteva di piangere il suo amato marito, anche dopo che finì il suo periodo di attesa legale (‘idda). In seguito, ‘Umar ibn al-Khattâb (radiAllahu ‘anhu) la chiese in sposa, ma ella gli fece parte della promessa che aveva fatto ad ‘Abdullah. Il giusto ‘Umar le rispose: “Ma così stai rendendo illecito ciò che Allah ha permesso di fare”. Atika si recò da ‘Ali ibn Abi Talib (radiAllahu ‘anhu) per chiedergli una fatwa riguardo questa situazione. ‘Ali le rispose: “Non devi far altro che restituire ciò che ‘Abdullah ti aveva regalato ai suoi eredi, e potrai sposare chi vuoi”.
Atika non doveva far altro che seguire il consiglio di ‘Ali, così sposò ‘Umar. Visse con lui e riuscì ad attingere dal suo sapere, apprendendo moltissimo dall’austerità che caratterizzava quest’uomo (che Allah sia soddisfatto di lui).
‘Umar, in quanto a lui, era felice di vivere con Atika, le dava il permesso di andare a compiere la salât con lui in moschea, e mai le proibì di partecipare alla preghiera comune.
Quando Abu Lu’lu’a ferì a morte ‘Umar con un coltello avvelenato, quest’ultimo rese l’anima, e sua moglie Atika compose per suo marito delle poesie elegiache, riflesso della sua enorme tristezza per la morte del pio sposo (che Allah sia soddisfatto di lui).

Il suo matrimonio con Az-Zubayr (radiAllahu ‘anhu)

Atika (radiAllahu ‘anha) portò il lutto durante la ‘idda, poi, appena Az-Zubayr ibn al-Awwam (radiAllahu ‘anhu) seppe che il suo periodo di attesa era giunto al termine, le propose di sposarlo, ed ella acconsentì.
Az-Zubayr era in effetti un uomo abbastanza geloso. Dato che sua moglie era un po’ grassa, le vietava di recarsi alla moschea (per timore che altri la riconoscessero). Ella allora replicò: “Dovrò allora impedire a me stessa di elevare le preghiere, così com’ero abituata a fare con il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam), Abu Bakr e ‘Umar, per la semplice ragione che tu sei geloso?”. Il marito, a queste parole, le rispose che non glielo avrebbe più impedito. Poi, Az-Zubayr compì le abluzioni e uscì prima di lei, recandosi alla moschea per compiere la salât. Per la strada, fece in modo di vederla senza che ella se ne accorgesse, poi, quando lei fu alla sua altezza, le diede una manata sul posteriore, e proseguì il cammino verso la moschea. In quanto ad Atika, rientrò immediatamente a casa. Quando az-Zubayr ebbe terminato la salât, tornò a casa e, alla vista della moglie, le chiese: “Ma io non ti ho vista alla moschea, come mai?…”, e Atika gli raccontò quel che era accaduto per la strada, concludendo che avrebbe preferito, d’ora in avanti, rimanersene in casa a pregare, dato che per la strada vi erano un sacco di persone impudenti!
Az-Zubayr fu soddisfatto delle parole di sua moglie, e in questo modo riuscì a raggiungere il suo scopo senza polemiche.
In seguito, Az-Zubayr (radiAllahu ‘anhu) uscì, il giorno della Battaglia del Cammello “Al-Jamal”, nell’esercito di Mu’awiya per fronteggiare ‘Ali (radiAllahu ‘anhu); ma in seguito, quando ‘Ali gli rammentò le parole del Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam), secondo cui chi avesse combattuto ‘Ali sarebbe stato nel numero degli ingiusti, Az-Zubayr abbandonò il campo di battaglia e si mise a pregare. Ibn Jarmuz, che lo vide mentre stava compiendo la salât, lo uccise sul colpo; poi si recò da ‘Ali per annunciargli la notizia, supponendo che quest’ultimo gli avrebbe fatto i complimenti… Ma quando Ibn Jarmuz chiese l’autorizzazione di vederlo, ‘Ali rifiutò di incontrarlo, e disse: “Ho sentito il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) dire: “Ogni Profeta ha il suo apostolo, e il mio apostolo è Az-Zubayr”.
Secondo un’altra versione, trasmessa da Zirr ibn Hubaysh, quando fu annunciato ad ‘Ali che l’assassino di Az-Zubayr era alla porta e chiedeva di incontrarlo, egli rispose: “Che l’uccisore del figlio di Safiyya sia destinato al fuoco”, affermando poi di aver sentito il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) dire: “Ogni Profeta ha il suo apostolo, e il mio apostolo è Az-Zubayr”.
La medesima versione è trasmessa anche da Assim, da Zirr.
Infatti, quando Ibn Jarmuz apprese ciò che ‘Ali (radiAllahu ‘anhu) aveva detto di lui, si suicidò.
Atika portò di nuovo il lutto, e compose delle poesie elegiache.

Il suo matrimonio con Hussayn (radiAllahu ‘anhu)

Quando la ‘idda di Atika terminò, ‘Ali ibn Abi Talib (radiAllahu ‘anhu) le propose di sposarlo, ma ella affermò: “O Amîr al-Mu’minîn, ma tu sei il migliore degli uomini e il capo dei Musulmani, e io non desidero vederti morire”. ‘Ali allora rinunciò a queste nozze. È narrato, da ‘Abdullah ibn ‘Umar (che Allah sia soddisfatto del padre e del figlio) che egli disse: “Chiunque voglia morire martire, che sposi dunque Atika!”, e tale dichiarazione divenne celebre e si diffuse tra la gente. Hussayn (radiAllahu ‘anhu), senza curarsi di ciò che dicevano coloro che lo circondavano, si fidanzò con Atika e la sposò.
Può darsi che la voce diffusa tra la gente fosse vera, poiché in effetti Hussayn (radiAllahu ‘anhu) cadde martire a Karbala’, il giorno in cui la casa del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) dovette subire la più orribile carneficina che possa esistere…
In verità, Atika assistette all’assassinio del marito, Hussayn, dinanzi ai suoi stessi occhi, e una volta ancora compose per lui l’elogio in segno d’addio. Fu lei a togliere dal suo petto la spada che lo aveva ucciso, poi lo abbracciò per l’ultima volta.
Dopo la fine della ‘idda, Atika promise a se stessa di non sposare nessun altro uomo, e quando Marwan ibn al-Hakam le propose di fidanzarsi con lui, ella rifiutò dicendo: “Non potrei mai essere la suocera del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam)”. Non violò questo giuramento fino alla morte, avvenuta nell’anno 40 dell’Hijrah.

La sposa dei martiri

Che Allah abbia misericordia di Atika bint Zayd, che fu sposa di quattro martiri: ‘Abdullah ibn Abi Bakr, ‘Umar ibn al-Khattâb, az-Zubayr ibn al-Awwam e Hussayn ibn ‘Ali ibn Abi Talib (che Allah sia soddisfatto di tutti loro).
Atika subì molte prove e dolori, soprattutto alla morte dei suoi sposi. Tale fu la volontà di Allah (‘azza waJalla), Che aveva tracciato per lei questo destino inesorabile; nessuno dovrebbe in effetti opporsi alla volontà divina, poiché il Signore Supremo è il Solo Padrone dei cieli e della terra, e l’Unico Governatore.

Allah (azza waJalla) dice nel Suo Libro:

Ma voi lo vorrete solo se lo vorrà Allah, il Signore dei mondi (Corano LXXXI. At-Takwîr, 29)

Dunque, tutta la volontà appartiene ad Allah, Lode a Lui, il Signore dell’Universo, l’Onnipotente.
Si narra che, quando ‘Umar (radiAllahu ‘anhu) sposò Atika (radiAllahu ‘anha), invitò molti dei suoi Compagni, tra cui ‘Ali ibn Abi Talib (radiAllahu ‘anhu). ‘Ali ad un certo punto gli disse: “Ho bisogno di parlare a tua moglie, ti prego di chiederle di velarsi”. ‘Umar andò allora da sua moglie, dicendole che ‘Ali doveva parlarle. Atika si velò interamente, cosicché soltanto le sue dita erano scoperte, e si presentò dinanzi ad ‘Ali, che le chiese chi fosse l’autore di una certa poesia, quella stessa che proprio lei aveva composto alla morte del suo primo marito, ‘Abdullah ibn Abi Bakr (radiAllahu ‘anhuma), e nella quale giurava che non avrebbe mai amato nessun altro. ‘Umar disse allora ad ‘Ali: “Guai a te, ‘Ali! Perché vuoi mettere in imbarazzo mia moglie?”.
‘Ali gli rispose: “Soltanto, lei ha giurato quel che non avrebbe potuto compiere in seguito, e Allah (‘azza waJalla) dice nel Suo Libro:
O credenti, perché dite quel che non fate? Presso Allah è grandemente odioso che diciate quel che non fate (Corano, LXI. As-Saff, 2-3)
Ho detto soltanto ciò che avevo nel cuore”.
‘Umar si rivolse allora ad ‘Ali dicendogli: “Oh Ibn Abi Talib, non sai forse che il matrimonio è ciò che Allah raccomanda di più?”
Dopo la morte di Hussayn (radiAllahu ‘anhu) Atika condusse una vita pia e devota, uscendo di casa soltanto in caso di necessità. Rifiutò tutti coloro che le avevano proposto di sposarla, in seguito, e passò il resto dei suoi giorni staccandosi dal mondo di quaggiù.
Quando la morte la colse, raggiunse il suo Signore; che Allah abbia misericordia di Atika e sia soddisfatto di lei.

Tratto da:
“Donne attorno al Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam)”,
di M.A. Baydoun,
edizioni: Dar al-Kutub al-Ilmiyyah (Libano)

jazakillahu khayran Oum Ibrahim

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