Abdullah Quilliam: un convertito inglese e la sua moschea dimenticata dalla Storia…


بسم الله الرحمان الرحيم


Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

 


Una casa in rovina a Liverpool nasconde un curioso segreto: i resti della prima moschea della Gran Bretagna, distrutti da atti di vandalismo.
Ora, la città ha deciso di restaurarla, e di onorare l’avvocato che la costruì.
Il giornalista Michael Savage ha scoperto la sua storia straordinaria…

Il numero 8 di Brougham Terrace a Liverpool è una villetta a schiera abbandonata. La sua facciata imbiancata a calce è sudicia, la sua porta d’entrata è tutta rigata e rigonfia, e le porte di servizio sono coperte di graffiti. I piccioni hanno occupato il tetto. Lo stato dell’interno è anche peggio. Larghi cerchi arancioni di funghi si arrampicano sui muri. Delle tegole rotte sono sparse per terra.

Nulla suggerisce che il numero 8 di Brougham Terrace abbia qualcosa di speciale. Ma al di sotto della polvere e della muffa, vi è una costruzione di uno stradordinario significato storico e sociale. Questa fu la prima vera moschea in Gran Bretagna.

E dopo anni di negligenza, sarebbe infine sul punto di ricevere il trattamento di restauro che merita sicuramente, visto il suo posto nella storia della nazione. Il vescovo di Liverpool ha fatto appello perché si agisca. I governi saudita e kuwaitiano vorrebbero aiutare a finanziare un progetto che costerebbe 2,4 milioni di sterline (circa 3,6 milioni di € ndt).

Mentre Liverpool si prepara a divenire la capitale europea della cultura l’anno prossimo, la situazione critica della moschea dimenticata attira di nuovo l’attenzione. Ciò, a sua volta, getta luce sul personaggio sorprendente che la fondò nel giorno di Natale del 1889.

William Quilliam era un avvocato. Ma alla fine del XIX° secolo in Gran Bretagna non vi erano avvocati che gli somigliassero. Si dice che andasse in Tribunale indossando un abito cerimoniale turco. Altri sostengono che viaggiasse per Liverpool su un cavallo arabo bianco, o che discendesse da un luogotente che aveva combattuto con Nelson a Trafalgar.

Simili storie possono ben essere apocrife, tuttavia Quilliam fu un uomo la cui vita non ha bisogno di abbellimenti. Poche personalità religiose difesero la loro fede come fece l’uomo che divenne lo shaykh Abdullah Quilliam. Lo fece nonostante le ostilità che dovette spesso affrontare da parte dei suoi stessi concittadini. Fu nominato shaykh della Gran Bretagna dall’ultimo Califfo ottomano, convertì centinaia di persone alla sua religione e fu onorato dal Sultano del Marocco, lo Shah di Persia e il Sultano d’Afghanistan. La moschea all’8 Brougham Terrace fu la sua realizzazione suprema.

Nato nel 1856, Quilliam era il figlio di un ricco orologiaio e divenne avvocato dopo una formazione all’Istituto di Liverpool. Ma la carriera giuridica ebbe i suoi diritti su Quilliam, che si ammalò, e nel 1882 partì per riposarsi nel sud della Francia. Mentre si rimetteva, decise di attraversare il Mediterraneo in direzione del Marocco e dell’Algeria, e fu laggiù che cominciò ad essere affascinato dall’Islâm. All’età di 31 anni si convertì alla religione, cambiò il suo nome in Abdullah e si procurò un uistiti come animale da compagnia.

“Non andava mai da nessuna parte senza questa scimmia”, racconta la nipote di Quilliam, Patricia Gordon. “Aveva l’abitudine di sedersi sulla sua spalla. Aveva un piccolo fez speciale per lei e la portava con sé al Museo Britannico, dove studiava. Quando entrava in una sala, tutti zittivano. Era un carattere molto pittoresco”.

Il suo amore per gli animali esotici trasformò la sua casa in uno zoo – si dice che ospitasse uno sciacallo, un lupo, una volpe e addirittura un coccodrillo.

Per Quilliam, la sua conversione fu soltanto l’inizio del suo rapporto elevato e fiero con l’Islâm. Si accorse ben presto di avere il talento per convincere gli altri dei meriti della religione islamica; cominciò col dare lezioni sulla sua nuova religione, poi fondò la Moschea e l’Istituto di Liverpool nella piccola casa di Brougham Terrace, via di West Derby, nel 1889.

Durante i dieci anni che seguirono il suo ritorno in città, riunì attorno a sé circa 150 Musulmani, pressoché tutti convertiti britannici. Degli scienziati e dei professionisti facevano parte del suo gruppo, insieme ai suoi figli e a sua madre, la quale, in precedenza, aveva trascorso gran parte della sua vita come attivista cristiana. Fondò anche due giornali, “La Falce di Luna” e “La Rivista Islamica”, che uscivano da una stampante nella cantina di casa sua. Entrambi furono diffusi a livello internazionale.

Ma la missione di Quilliam non si fermò alla pubblicazione. Aiutò ad alleviare i problemi sociali a Liverpool, fondando la Casa della Medina, che si occupava dei bambini illegittimi, trovando loro dei genitori adottivi. Fondò il Collegio Musulmano, un’associazione di dibattiti settimanali, e scrisse un libro sui cantici musulmani in Inglese.

Trovò anche il tempo per scrivere un libro, “La Fede dell’Islâm”, che fu pubblicato nel 1899 da un piccolo editore locale, e fu poi tradotto in 13 lingue, e di cui si susseguirono tre edizioni. Quilliam sosteneva orgogliosamente che fosse stato letto dalla regina Vittoria e dal governatore d’Egitto.

Ma non tutti apprezzavano il vigore di Quilliam. Poco dopo la sua conversione all’Islâm, fu cacciato di casa dal proprietario dell’alloggio, che era in collera per il suo rigetto del Cristianesimo. La data d’uscita del suo libro coincise con l’astio estremamente aggressivo che alcuni esponenti della comunità cristiana gli votarono. “Il conflitto in corso col Sudan (il Sudan fu invaso dalla Gran Bretagna nel 1898, ndt) voleva dire che ogni menzione dell’Islâm in Gran Bretagna era come agitare un tessuto rosso davanti al toro” precisa il professor Humayun Ansari, un esperto della storia islamica britannica al Collegio Royal Holloway a Londra.

Quilliam non fu mai qualcuno facile da convincere, e lanciò una serie di attacchi contro il governo britannico. Quando il Primo Ministro, William Gladstone, dovette tenere un discorso a Liverpool, incitando ad agire contro l’Impero Ottomano per il suo trattamento degli Armeni, Quilliam si lanciò nella difesa del Califfo. Riunì la sua comunità alla Moschea per pronunciare un discorso opposto, nel corso del quale dichiarò che l’Occidente era stato ben contento di ignorare le “atrocità cristiane” altrove.

“Un Americano fa esplodere una bomba delle strade affollate di Costantinopoli, uccidendo donne e bambini innocenti, e – poiché si dichiara Cristiano – viene esaltato in Inghliterra come un eroe e un patriota!” scrisse Quilliam. “Un Afghano si batte per la sua patria nel Khyber Pass e, poiché è Musulmano, viene denunciato come traditore e ribelle”.

Secondo il professor Ansari, Quilliam pagò un prezzo per la sua posizione: “Certamente, era votato ad una causa, ma ciò dimostra che era un uomo coraggioso, pur essendo una figura controversa. Benché altri inglesi si fossero convertiti, essi avevano la tendenza ad adottare un basso profilo. Quilliam, all’opposto, era ben più diretto e diffidente, e ciò faceva di lui un personaggio pubblico di alto livello nel dibattito culturale”.

Non sorprende che Quilliam sviluppò rapporti difficili con la stampa. Il giornale di Liverpool descrisse il suo tentativo di convertire la città all’Islâm come “stupida e inopportuna”. Divenne un commentatore regolare nelle pagine delle lettere al giornale, cercando di correggere quella che considerava una visione popolare scorretta dell’Islâm, proveniente dai miti datanti dall’epoca delle Crociate.

Scrisse: “Quando noi consideriamo quanto l’Islâm sia legato all’impero britannico, e i diversi milioni di cittadini Musulmani che vivono sotto lo stesso regno, è incredibile che così poche cose siano note a proposito di questa religione. Di conseguenza, la grande ignoranza della gente a proposito di questo argomento fa sì che essi possano essere facilmente indotti in errore, e che il loro giudizio sia falsato”.

La sua posizione franca rese anche la sua moschea obiettivo di aggressione. Durante uno scontro, una folla di 400 manifestanti si riunì dinanzi alla costruzione gettando fango, pietre e verdure marce a coloro che lasciavano la sala di preghiera. Nel 1895, un gruppo minacciò Quilliam di bruciarlo vivo.

Questi sforzi per promuovere l’Islâm gli procurarono degli elogi e degli amici potenti attraverso il mondo musulmano. Lo Shah di Persia lo nominò console per il suo Paese. Nel 1894, il Sultano Abdul Hamid II, l’ultimo Califfo ottomano, conferì a Quilliam il titolo di “shaykh al-Islâm in Gran Bretagna”. Il Sultano d’Afghanistan gli donò 2.500 sterline come “regalo personale”, per aiutarlo a sostenere le sue opere caritatevoli.

All’alba del nuovo secolo, Quilliam aveva sviluppato dei piani ambiziosi per costruire una moschea dal nulla, completa di cupola e minareto. Ma, fedele al suo carattere eccentrico, prese l’improvvisa decisione, nel 1908, di lasciare la Gran Bretagna, dirigendosi misteriosamente verso est e non tornando che poco tempo prima di morire, nel 1932.

Quando Quilliam lasciò la Gran Bretagna, portò con sé l’energia che aveva sostenuto la sua missione, effettuata da solo con grande successo. Prive della sua direzione, le istituzioni da lui fondate regredirono, compresa la moschea. Essa finì nelle mani del Consiglio Municipale di Liverpool. Quando le autorità si ritirarono, la moschea cadde ancora più in rovina, “probabilmente perché l’acqua penetrò, dopo che i ladri avevano asportato il piombo del tetto”, dice Galib Khan, un membro dirigente del gruppo che progetta di restaurare la moschea.

Mohammad Akbar Ali, il presidente dell’ “Associazione Abdullah Quilliam”, fondata per la campagna di restauro, aggiunge: “Quilliam l’aveva inaugurata ufficialmente il giorno di Natale del 1899, con una colazione speciale offerta a 130 bambini della città”.

Una colletta di denaro organizzata il mese scorso ha visto la presenza degli ambasciatori dell’Arabia Saudita e del Kuwait. Ma per Mohammad Akbar Ali, vi è una volontà più ampia dietro al tentativo di raccogliere del denaro britannico per restaurare l’eredità di Abdullah Quilliam.

“Una parte del problema affrontato oggi dai giovani Musulmani britannici è la mancanza di eredità islamica che possano veramente considerare come la loro”, dice. “Quando i Musulmani nati ed educati nel Regno Unito vogliono rivisitare le loro radici islamiche, si volgono ai paesi dei loro antenati, come l’India, il Pakistan o l’Arabia Saudita. Ma Quilliam è la prova che la Gran Bretagna ha la sua propria eredità islamica. Restaurare questa moschea con del denaro britannico, che sia quello del governo o della comunità musulmana, agirebbe come un simbolo forte dell’Islâm britannico. È un’eredità religiosa di cui tutti i Musulmani britannici possono essere fieri”.

Il vescovo di Liverpool, il venerabile reverendo James Jones, è ora il direttore della campagna di raccolta fondi. Ammette che il fatto che gli abbiano domandato di sostenere la causa ha rappresentato per lui una “sfida teologica”, ma si è sentito obbligato dall’esempio di Quilliam: “Una delle sfide del mondo d’oggi è quella di concentrarsi sui buoni esempi delle religioni degli uni e degli altri, per trovare una base comune”, dice. “Quilliam fu un uomo che compì un enorme numero di opere buone, che tutti i capi religiosi dovrebbero apprezzare, e la campagna per restaurare il suo istituto merita di essere sostenuta, a livello nazionale e locale”.

2 agosto 2007

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