Oh Allah, facci vedere le cose come sono!

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

Troviamo nella tradizione: “Oh Allah, facci vedere le cose come sono!”.

Ammirevole parola! Gli uomini, per la maggior parte, non vedono le cose nella loro verità. Così, osservano l’effimero come se fosse eterno e sono totalmente incapaci di immaginare, anche quando ne siano vagamente coscienti, che tutto ciò che fa parte della loro vita dovrà terminare.

Poiché l’occhio è occupato a registrare unicamente ciò che lo colpisce. Vede forse la cessazione del piacere e la perennità del peccato che esso comporta?

Se il ladro vedesse la sua mano tagliata, l’oggetto che sta per afferrare non avrebbe, ai suoi occhi, più alcuna importanza. E colui che ammucchia le ricchezze senza distribuirle, non le vede nella loro realtà, poiché esse sono un mezzo e non un fine; quando vediamo il piacere con occhi concupiscenti, non lo vediamo veramente, poiché in esso si trovano tutti i difetti possibili e, in più, come risultato, un castigo che giungerà alla sua ora e uno scandalo immediato.

Osserviamo dunque la maggior concupiscenza della carne, il coito.

Sappiamo che lo sperma non si costituisce se non dopo che abbiamo assorbito cibo e bevande. Riflettere sul cibo significa assistere al lavoro agricolo, e vedere la terra scavata da un aratro, quest’ultimo tirato dai buoi.

Ma l’aratro? È un vomere di ferro legato a due pezzi di legno con delle corde. Guardiamo bene queste corde: assistiamo alla semina della canapa, guardiamo come la si pettina, come la si intreccia. Questo ferro: osserviamo come viene estratto dalla miniera, e come viene trasformato. Questo legno: lo vediamo crescere, poi lo vediamo lavorato. Infine, è il grano che vediamo germogliare, assistiamo alla raccolta, alla spulatura, lo vediamo macinato, impastato, cotto. Ma avremmo potuto anche osservare l’uomo che ha preparato il forno, e colui che ha portato le sterpaglie destinate ad alimentare il fuoco.

E gli uomini che hanno contribuito alla presentazione di questo cibo, quando ci riflettiamo, possiamo constatare che sono una legione, tanto che possiamo dire di non poter inghiottire un boccone senza che alla sua preparazione abbiano partecipato almeno trecento persone!

E quando mastichiamo questo boccone, riflettiamo all’impianto dei canini che lo strappano, e dei molari che lo maciullano, alla saliva che lo umetta per impastarlo, alla lingua che ne fa una palla, ai muscoli della gola, alcuni dei quali si alzano, mentre altri restano immobili per facilitare la deglutizione.

Poi lo stomaco si appropria di questo boccone, lo conduce al fegato che si mette a digerirlo. Esso è poi trasformato in sangue, la parte fecciosa è espulsa verso l’intestino e quella liquida verso la vescica.

Poi, di ciò che è passato nel sangue, la parte più pura e più limpida è destinata al fegato, al cervello, al cuore, e l’elemento più generoso è inviato verso i testicoli, pronto a creare un essere umano.

Quando i fuochi del desiderio si accendono, sgorga questa goccia di sperma, che la Shari’ah ha dichiarato pura, come sono dichiarati puri l’utero e il luogo in cui il pene si trova durante il coito, poiché è grazie a tutto ciò che si crea l’essere umano adoratore del Dio Unico.

Questo individuo non può essere creato se non in seguito a sforzi considerevoli, e grazie a tutte queste meravigliose operazioni cui ho fatto allusione, senza tuttavia elencarle al completo.

Chiunque abbia compreso ciò, potrà ancora permettersi di sciupare questa goccia di sperma in rapporti illeciti? Accoppiarsi in maniera impura, sì da perdere questa goccia invano?

Compromettere la sua dignità, scoprire un corpo proibito, tradire un fratello musulmano – se la sua complice è sposata – subire l’onta di fornicare con lei, che è come sua sorella o sua figlia? Ecco un esempio di lordure – quanto numerose! – che attendono l’uomo adultero, e il cui decimo del decimo non può essere giustificato per il piacere di un istante.

E se questa donna rimane incinta di lui, mentre è sposata con un altro uomo a cui addosserà la paternità, avrà causato un’appropriazione indebita dell’eredità, e tale onta si trasmetterà poi di generazione in generazione.

In quanto al rancore divino, esso è noto:

وَلَا تَقْرَبُوا الزِّنَا إِنَّهُ كَانَ فَاحِشَةً وَسَاءَ سَبِيلًا (32)

Non ti avvicinare alla fornicazione. È davvero cosa turpe e un tristo sentiero(Corano XVII. Al-Isrâ’, 32)

 

E il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Non vi è peccato più grave, dopo il politeismo, che quello di deporre una goccia di sperma in un utero che non gli sia lecito”.

Chiunque sia dotato di intelletto capisce bene che il ruolo della goccia di sperma è quello di creare degli adoratori del Dio Unico. Senza l’apparizione del desiderio, il coito non avrebbe luogo, poiché si tratta del contatto di parti che non possono essere apprezzate né per la loro forma, che non è bella, né per il loro odore, che non è buono. È soltanto il desiderio che chiude gli occhi dell’uomo, perché la sua discendenza sia assicurata, ma non è che un caso.

Chiunque cerchi di soddisfarlo dimenticando il crimine che commette nella zinâ’, non vede le cose come esse sono veramente.

Imâm Ibn al-Jawzi
(Rahimahullah)

Sayd al-Khâtir

(La caccia alle idee fuggitive…)

Annunci

As-salamu 'alaykum waRahmatullahi waBarakatuHu. Benvenuto/a su questo blog. I commenti costruttivi saranno visibili appena il gestore del blog li avra' approvati inshaa Allah.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...