In gioventù, sono stato incitato a seguire la via degli asceti…


بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

 

In gioventù, sono stato incitato a seguire la via degli asceti, praticando digiuno e preghiera in modo continuo. La solitudine aveva un grande fascino su di me: vi guadagnavo un cuore puro e la mia perspicacia si affrettava a cogliere tutte le occasioni per compiere opere buone. Vivevo in una sorta di familiarità con Allah (che Egli sia Esaltato e Magnificato) e godevo della dolcezza della Sua intimità.

Finché un certo alto personaggio apprezzò i miei propositi; mi attirò allora presso di sé, e la mia natura si lasciò trasportare. Allora perdetti tale dolcezza. Poi un altro cercò di attirarmi a sé, ma mi guardai dal frequentarlo e diffidai dei suoi pasti per timore della presenza di alimenti impuri. La mia condizione era ancora sopportabile.

Ma giunse l’interpretazione personale e mi lasciai andare nei limiti delle azioni tollerate.

La chiarezza che in precedenza mi guidava, la quiete in cui vivevo, allora mi abbandonarono. La frequentazione del mondo assorbì il mio cuore al punto che ogni luce finì per spegnersi.

La nostalgia di ciò che avevo perduto riempiva di sgomento i miei ascoltatori: si pentivano, si emendavano, ed io lasciavo le sedute lacerato dalla contrizione che regnava in me. Il mio dolore aumentò con la malattia, e non fui capace di curare la mia anima. Andavo a cercare rifugio presso le “tombe dei santi” e imploravo la mia guarigione.

La clemenza del mio Signore nei miei confronti mi condusse verso la solitudine, malgrado la mia ripugnanza, finché il mio cuore mi fu infine restituito. Egli mi mostrò il vizio celato in ciò che avevo seguito; guarii infine dalla mia leggerezza e, nell’intimità della solitudine, esclamai: “Signore, come potrei dimostrarTi la mia riconoscenza? In quali termini potrei lodarTi? Poiché Tu non mi hai rimproverato per la mia incoscienza. Tu mi hai risvegliato, Tu hai ristabilito il mio equilibrio malgrado la repulsione della mia natura. Come sono stato arricchito da ciò che mi è stato strappato, poiché in questo modo ho trovato rifugio presso di Te! Com’è stato fecondo il mio ripiegamento, poiché, grazie ad esso, ho potuto guadagnare la solitudine in Te! Come sono ricco, dato che Tu mi hai distaccato da ogni cosa, avvicinandomi a Te! Come sono in buona compagnia, poiché Tu mi hai fatto fuggire le creature! Ah! Come rimpiango questo tempo che ho perduto senza servirTi! Come deploro questi momenti passati senza obbedirTi”.

Quando all’alba mi svegliavo, il fatto di aver dormito tutta la notte non mi faceva soffrire, e quando il giorno terminava, aver perso tutte quelle ore non mi torturava. Ignoravo che tale insensibilità proveniva dalla gravità del mio stato.

Ormai, i venti di pace soffiano leggermente e non ne provo sofferenza: ne deduco dunque di essere in buona salute. Oh Tu, il Più grande dei Dispensatori, rendi la mia salute ancora più perfetta!

Ah, povero ubriaco, che non conosce l’ampiezza dello scandalo che una volta risvegliato! Hai strappato, nell’ebrezza, un vestito che sarà difficile da rappezzare. Ecco, è una merce perduta.

Ah! Com’è disgraziato il marinaio che soffre sulle onde del nord, recupera contro il vento per un momento, e poi si lascia vincere dal sonno e si risveglia nello stesso porto che ha lasciato!

Oh tu, che leggi la mia messa in guardia contro l’incostanza, sono ancora – anche se in effetti ho tradito la mia anima – capace di consigliare i miei fratelli.

State dunque in guardia, fratelli, dal mostrarvi condiscendenti nei riguardi di cose contro la cui confusione non siete garantiti. Satana, dapprima, vi presenta sotto un aspetto positivo ciò che è oggetto di semplice tolleranza, ma vi trascinerà infine verso il peccato.

Esaminate l’esito, analizzate la situazione.

Talvolta vi mostrerà uno scopo onesto, ma la via che vi conduce vi farà deviare. Vi sarà allora sufficiente tenere a mente cosa insegna l’esperienza del vostro padre, Âdam (‘alayhi-s-salâm):

Gli sussurrò Satana: “Oh Adamo, vuoi che ti mostri l’albero dell’eternità e il regno imperituro?” (Corano XX. Tâ-Hâ, 120)

Adamo (pace su di lui) non vide altro che lo scopo, ossia l’eternità, ma sbagliò via. Questa è una delle trappole più abili di Shaytân (a’udhubillah), trappole che tende ai sapienti.

Essi si lanciano nella spiegazione delle conseguenze delle buone azioni, ma si precipitano verso i danni provocati da quelle cattive.

È ciò che accade al sapiente a cui venga detto: “Recati da quel tiranno, intercedi in favore della vittima”. Ma nel momento in cui entra, vede molteplici peccati e la sua fede ne risulta scossa. Può anche accadere che cada in qualche tranello, che lo condurrà a diventare più ingiusto ancora di quel tiranno.

Colui che non sia sicuro della propria fede, che stia in guardia dalle imboscate: sono così ben mascherate!

L’isolamento è la cosa più salutare per l’uomo che abbia timore, soprattutto in un’epoca in cui il bene è scomparso, in cui il male prospera, in cui i Sapienti non hanno più alcuna influenza sui dirigenti.

Chiunque si rechi presso questi ultimi, si trova implicato con essi in azioni illecite e non può trarli lontano dalla situazione in cui si trovano.

Osservate dunque i Sapienti che lavorano per i governanti, nei posti di responsabilità statali; vedrete che sono privati dei vantaggi della conoscenza. Sono divenuti delle sorte di guardiani.

Non vi è che una cosa da fare: isolarsi dagli uomini, evitare ogni falso pretesto per entrare in contatto con essi. Meglio agire a proprio profitto che rendere servizio agli altri arrecando pregiudizio a se stessi.

State in guardia, state in guardia dalle interpretazioni fallaci e dai giudizi viziosi! Siate pazienti, siate pazienti per tutto ciò che concerne l’isolamento. Se vi isolate col vostro Signore, Egli vi aprirà la porta della Sua conoscenza. Allora ogni difficoltà si appianerà, ogni amarezza si addolcirà, ogni pena si dissiperà, e raggiungerete lo scopo.

È Allah (‘azza waJalla) Che, per Sua Grazia, accorda la riuscita. Non vi è forza né potenza se non in Lui…

Imâm Ibn al-Jawzî

(Rahimahullah)

Sayd al-Khâtir

(La caccia alle idee fuggitive…)

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