Il ruolo del WAQF nello sviluppo socio-economico dell’Islâm


بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

 

Non sanno dunque che è Allah che accetta il pentimento dei Suoi servi e accoglie le elemosine? Allah è Colui che accetta il pentimento, il Misericordioso (Corano IX. At-Tawba, 104)

Il Waqf (“fondazione pia”, pl. Awqâf) è un istituto del diritto Islamico attraverso cui il proprietario di un bene lo vincola per sempre al servizio della Ummah; il suo scopo è ben definito ed è inalienabile. Ad esempio possono essere istituiti in waqf una moschea, una scuola, un ospedale, un terreno agricolo, un pozzo, un cavallo per il Jihad, una mucca da latte, un cammello, una somma di denaro investita, un negozio, ecc. I ricavi di questi beni e attività vengono vincolati al sostentamento di poveri, orfani, famiglie dei martiri, mujahidin, ecc., così come dice Allah (SWT):

 

Le elemosine sono per i bisognosi, per i poveri, per quelli incaricati di raccoglierle, per quelli di cui bisogna conquistarsi i cuori, per il riscatto degli schiavi, per quelli pesantemente indebitati, per (la lotta sul) sentiero di Allah e per il viandante. Decreto di Allah! Allah è saggio, sapiente. (Corano IX. At-Tawba, 60)

Il Waqf è un’istituzione che l’umanità ha conosciuto fin dall’inizio, poiché Allah (SWT) ha creato l’essere umano perché amasse il bene e l’ha fatto vivere in una comunità in cui gli individui si aiutano tra loro. Così come dice Allah (SWT):

 

Non gli abbiamo indicato le due vie (najjidayn)? (Corano XC. Al-Balad, 10)

Allah (SWT) ha ispirato all’umanità di amare e impegnarsi per il prossimo.

Così, i popoli che ci hanno preceduto (come i Cristiani e gli Ebrei) erano soliti istituire fondazioni pie per il mantenimento di chiese e sinagoghe; i greci e i romani lo facevano per il sostentamento delle biblioteche.

L’evoluzione maggiore di tale istituto si può trovare nelle società islamiche, dove ogni bisogno sociale è sempre stato sostenuto dagli Awqâf.

Un enorme sviluppo degli Awqâf era presente fin dal tempo dei Sahaba (r), che li istituivano per i loro eredi, investendo delle somme di denaro che sarebbero state successivamente utilizzate per pagare gli studi di figli e nipoti, ecc.

Ma il maggiore sviluppo avvenne dal 3° secolo dell’Hijrah in poi; a quell’epoca non si trovava alcun bene di pubblica utilità che non fosse istituito in Waqf; gli orfanotrofi, gli asili nido, le scuole, gli ospedali, i pozzi, gli allevamenti di piccioni, le moschee, erano tutti sostenuti con proventi degli Awqâf. Nessun’altra società dell’epoca si occupava di garantire l’istruzione e l’assistenza sanitaria per tutti i cittadini, ricchi e poveri.[1]

Ibn Jabîr (4° sec. H.), nel corso del suo viaggio in Siria e in Egitto, dove si era recato a studiare, si vide assegnare un’abitazione e tutto ciò che gli occorreva per studiare (libri, ecc.), tanto che egli scriveva ai suoi amici studenti rimasti nell’Andalusia di recarsi anche loro a Damasco e al Cairo, dove avrebbero trovato un’ottima accoglienza e la possibilità di mantenersi agli studi.

Ibn Khaldun (8° sec. H.), durante il suo esilio, visitò il Cairo. Testimoniò come gli Awqâf si occupassero del sostentamento degli studenti bisognosi, sia quelli scapoli che quelli con famiglia[2].

Così la giustizia sociale e il mutuo soccorso vennero sviluppati nelle società islamiche molto più che in qualsiasi altra società, dagli esordi fino all’epoca ottomana, finché Allah (SWT) inviò la più grande catastrofe della storia della Ummah, quando i colonizzatori invasero le terre Musulmane, saccheggiando tutte le ricchezze degli Awqâf e rubando anche le nostre ricchezze intellettuali (che Allah li maledica per sempre).

Secondo la Shari’ah, la ricchezza è un mezzo per servire Allah (SWT), tramite il sostentamento dei poveri e l’assistenza dei deboli, tramite la zakat, la sadaqa e gli stessi awqâf, così come dice Allah (SWT):

 

Preleva sui loro beni un’elemosina tramite la quale li purifichi e li mondi e prega per loro. Le tue preghiere saranno un sollievo per loro. Allah tutto ascolta e conosce. (Corano IX. At-Tawba, 103)

 

Allah vanifica l’usura e fa decuplicare l’elemosina. Allah non ama nessun ingrato peccatore. (Corano II. Al-Baqara, 276)

Così come dice Allah (SWT):

 

Ricchezze e figli sono l’ornamento di questa vita. Tuttavia le buone tracce che restano sono, presso Allah, le migliori quanto a ricompensa e (suscitano) una bella speranza. (Corano XVIII. Al-Kahf, 46)

 

Allah (SWT) ha detto anche:

 

Tutti i beni che vi sono stati concessi non sono che un prestito di questa vita, un ornamento per essa, mentre quello che è presso Allah è migliore e duraturo. Non comprendete dunque? (Corano XXVIII. Al-Qasas, 60)

Allah (SWT), narrando la storia di Qârûn, dice:

 

…Poi uscì, (mostrandosi) al suo popolo in tutta la sua pompa. Coloro che bramavano questa vita dissero: “Disgraziati noi, se avessimo quello che è stato dato a Qârûn! Gli è stata certo data immensa fortuna!”. Coloro che invece avevano avuto la scienza dissero: “Guai a voi! La ricompensa di Allah è la migliore, per chi crede e compie il bene”. Ma essa viene data solo a quelli che perseverano. (Corano XXVIII. Al-Qasas, 79-80)

Nello stesso modo, Allah (SWT) rivolge la parola alla migliore delle Sue creature, il Profeta Muhammad (s), dicendogli:

 

Non volgere lo sguardo ai beni effimeri che abbiamo concesso ad alcuni di loro per metterli alla prova. Il compenso del tuo Signore è certamente migliore e più duraturo! (Corano XX. Tâ-Hâ, 131)

 

Con il termine “compenso”, in questa aya non si intende solo il Paradiso che verrà raggiunto dopo la morte, ma anche il benessere nella vita terrena, che darà la possibilità di accedere al bene nell’Aldilà.

Allah (SWT) dice anche:

 

Abbiamo abbellito, agli (occhi degli) uomini, le cose che essi desiderano: le donne, i figli, i tesori accumulati d’oro e d’argento, i cavalli marchiati, il bestiame e i campi coltivati; tutto ciò è solo godimento temporaneo della vita terrena, mentre verso Allah è il miglior ritorno. Di’: “Posso insegnarvi qualcosa meglio di ciò? Per quelli che sono timorati ci sono, presso il Signore, giardini nei quali scorrono ruscelli ed essi vi resteranno in eterno, e spose purissime e il compiacimento di Allah”. Allah osserva i Suoi servi.(Corano III. Âl-’Imrân, 14-15)

 

Così, anche il nostro Profeta Muhammad (s) insegnò, tramite la sua Sunnah, a ricercare l’Âkhira (Aldilà) attraverso il Dunya (questo mondo), lavorando, costruendo, investendo, cosicché la ricchezza diventi il mezzo con cui attraversare il mare per raggiungere la riva opposta. Per il Musulmano, infatti, l’obiettivo finale non è questo mondo, ma l’Aldilà, che però non si può raggiungere senza operare quaggiù.

La concezione della ricchezza nell’Islam è molto diversa rispetto al pensiero capitalista. Il capitalismo ha cantato vittoria per la morte del suo fratello comunista, ma inshaAllah ben presto verrà seppellito con lui.

Il Musulmano deve sapere che l’individuo non è creato per la passione nel mangiare o nel sesso, né solo per accumulare la ricchezza nel dunya, senza tenere conto della destinazione finale; le ricchezze ci vengono donate per vivere in pace e tranquillità, per la dignità della Ummah, ma l’obiettivo finale è l’adorazione di Allah (SWT), poiché l’Altissimo ha detto:

 

Non ho creato i jinn e gli uomini se non perché Mi adorassero. Non chiedo loro nessun sostentamento e non chiedo che Mi nutrano. In verità Allah è il Sostentatore, il Detentore della forza, l’Irremovibile. (Corano LI. Adh-Dhâriyât, 56-58)

 

Così, l’Islam ha vietato di cercare il guadagno distruggendo la terra o facendo del male alle creature di Allah (SWT) o attaccando la morale della società, o sviando dalla Via di Allah (SWT). L’Islam ha vietato di fare commercio di statue, alcool, carne di porco, droghe, e tutto ciò che nuoce alla salute, alla religione, all’intelletto o al comportamento morale dell’essere umano. L’Islam ha vietato molto severamente di arricchirsi attraverso speculazioni, raggiri, truffe, così come ha detto Allah (SWT):

 

O voi che credete, non divorate vicendevolmente i vostri beni, ma commerciate con mutuo consenso… (Corano IV. An-Nisâ’, 29)

 

L’Islam ha anche proibito espressamente la corruzione:

 

Non divoratevi l’un l’altro i vostri beni, e non datene ai giudici affinché vi permettano di appropriarvi di una parte dei beni altrui, iniquamente e consapevolmente. (Corano II. Al-Baqara, 188)

 

L’Islam protegge la ricchezza del debole, che si tratti di un orfano, di uno schiavo o di una donna, così come dice Allah (SWT):

 

Non avvicinatevi se non per il meglio ai beni dell’orfano, finché non abbia raggiunto la maggiore età… (Corano VI. Al-An’âm, 152)

 

“per il meglio” significa il modo migliore di investire questi beni, proteggendoli e conservandoli, finché questo orfano sia grande e possa recuperarli. Così come Allah (SWT) ha ammonito:

 

Restituite agli orfani i beni loro e non scambiate il buono con il cattivo, né confondete i loro beni coi vostri, questo è veramente un peccato grande.(Corano IV. An-Nisâ’, 2)

 

Allah (SWT) ammonisce severamente coloro che mangiano i beni degli orfani, dicendo che riserva loro un castigo immenso:

 

In verità coloro che consumano ingiustamente i beni degli orfani non fanno che alimentare il fuoco nel ventre loro, e presto precipiteranno nella Fiamma. (Corano IV. An-Nisâ’, 10)

 

Quando venne rivelata questa aya, i Sahaba (r), che erano così timorati del loro Signore, divisero i loro beni da quelli degli orfani sotto la loro tutela, fino al punto di dividere anche il cibo e le bevande. Ciò sarebbe però stato troppo pesante da gestire; questa situazione avrebbe potuto divenire un danno sia per l’orfano che per il tutore che per tutta la società. Quando andarono ad avvertire il Profeta Muhammad (s) di ciò che avevano fatto, Allah (SWT) rivelò dunque:

 

…E ti interrogano a proposito degli orfani. Di’: “Far loro del bene è l’azione migliore. E se vi occupate dei loro affari, considerate che sono vostri fratelli!”. Allah sa distinguere chi semina il disordine da chi fa il bene. Se Allah avesse voluto, vi avrebbe afflitti. Egli è potente e saggio! (Corano II. Al-Baqara, 220)

 

Per quanto riguarda la protezione accordata dall’Islam alle ricchezze della donna, il Sublime Corano è intervenuto per difenderle dalla violenza e dalla prepotenza dell’uomo, che erano quotidiane nei tempi della Jahiliyya, così come ancora oggi nei Paesi occidentali o in quei Paesi cosiddetti islamici che però non applicano la Legge di Allah (SWT). Dice Allah (SWT):

 

E date alle vostre spose la loro dote. Se graziosamente esse ve ne cedono una parte, godetevela pure e che vi sia propizia. (Corano IV. An-Nisâ’, 4)

 

Così, l’Islam non permette all’uomo di impossessarsi delle ricchezze della donna, nemmeno della dote da lui stesso versata, a meno che la moglie non gliele ceda volontariamente. Così Allah (SWT) vieta pure di riprendersi il dono nuziale in caso di divorzio:

 

Se volete cambiare una sposa con un’altra, non riprendetevi nulla, anche se avete dato ad una un qintâr d’oro: il riprendere sarebbe un oltraggio e un peccato evidente. (Corano IV. An-Nisâ’, 20)

 

Così come ha ordinato di proteggere le ricchezze dei deboli, l’Islam ha ordinato all’uomo di proteggere le proprie ricchezze, contro chiunque le minacci, sia esso un tiranno, un ladro o chiunque altro. La vita umana è sacra, eppure è considerato martire colui che muore per difendere le proprie ricchezze. Dunque non è vero ciò che sostengono i sufi, secondo i quali il mondo materiale non avrebbe alcun valore. Al contrario, è importante assicurarsi i beni materiali per conseguire, attraverso di essi, l’obiettivo dell’Aldilà e una vita degna in questo mondo. Così come ha detto Allah (SWT):

 

La ricchezza appartiene ad Allah, al Suo Messaggero e ai credenti, ma gli ipocriti non lo sanno. (Corano LXIII. Al-Munâfiqûn, 8 )

 

Dice inoltre Allah (SWT):

Colui Che li ha preservati dalla fame e li ha messi al riparo da (ogni) timore.(Corano CVI. Quraysh, 4)

 

Ciò significa che le ricchezze servono al Musulmano per mangiare, vestirsi, per mantenere la propria abitazione e per procurarsi le armi per difendersi dai nemici di Allah (SWT), nemici della religione. Dice Allah (SWT):

 

Egli è Colui Che vi ha fatto remissiva la terra: percorretela in lungo e in largo, e mangiate della Sua provvidenza. Verso di Lui è la Resurrezione.(Corano LXVII. Al-Mulk, 15)

 

Quindi il Musulmano deve sapere che la ricchezza è una cosa preziosa, però occorre ricordare sempre che essa è stata creata per il Musulmano, e non il Musulmano per la ricchezza. Perciò, se un colonialista o un tiranno vuole strappare quella ricchezza che potrebbe essere utile alla Ummah, l’Islam permette anche di morire per difenderla, così come riferito nell’hadith riportato da Muslim e riferito da Abu Hurayra (r), secondo cui una persona venne dal Profeta (s) e chiese: “O Messaggero di Allah, se vedo che un uomo viene per rubarmi i miei averi, cosa devo fare?”. Il Profeta (s) rispose: “Non lasciarglieli prendere”. L’uomo chiese: “E se mi attacca per prenderli?”. Il Profeta (s) rispose: “Combattilo”. L’uomo chiese ancora: “E se mi uccide?”. “Allora sarai un martire”. L’uomo domandò: “E se io ammazzo lui?”. “Lui andrà all’Inferno”.

Secondo un altro hadith riportato nei Sahihayn, e riferito da ‘Abdullah ibn ‘Umar (r), il Profeta (s) disse: “Chiunque muoia difendendo le proprie ricchezze è un martire”

Così abbiamo spiegato, con l’aiuto di Allah, l’importanza della ricchezza nella Ummah Islamica, che l’Islam ha accordato solo per il bene della Comunità, per una convivenza pacifica. Infatti attraverso di essa si può aiutare il povero perché non sia costretto a rubare, si può curare il malato, la forza militare può disporre di mezzi per respingere sia i nemici interni sia quelli che minacciano la sicurezza dello Stato Islamico dall’esterno, si può educare la popolazione, insegnare la scienza, la tecnologia e la disciplina.

Per questo il Waqf ha un ruolo centrale nella Comunità Islamica, perché distribuisce questa ricchezza equamente, aiuta i bisognosi, assiste i poveri, assicura l’ordine pubblico, protegge i credenti e garantisce quello che oggi si può chiamare il Welfare.

Per questo nella storia il Waqf si dimostrò il principale se non l’unico strumento con cui non solo sovrani, governatori e funzionari di alto grado, ma anche gerarchi militari dei mujahidin, ricchi commercianti, proprietari terrieri e persone agiate di entrambi i sessi fornivano a sé e ai propri concittadini i servizi pubblici basilari sia essenziali sia accessori. Agli Awqaf erano affidate la costruzione di moschee e di altri edifici di culto con tutto l’apparato collegato (hammam, madrasa, ecc.) e il compenso di tutto il personale responsabile, dall’Imam fino al Muazzin, per non parlare dello stipendio ai docenti, sia grandi professori che semplici maestri, e delle borse di studio per gli allievi. Il Waqf provvedeva anche all’assistenza di poveri e meno poveri, attraverso ospedali, mense pubbliche e opere di pubblico soccorso. Senza contare numerose attività di interesse collettivo, come costruzioni di strade e di ponti, lo scavo di pozzi, il sistema di distribuzione delle acque, anch’esse finanziate dal Waqf. Oltre a ciò gli Awqâf favorivano lo sviluppo economico: caravanserragli, bazar, depositi e altri impianti direttamente connessi al commercio e all’artigianato o destinati al loro sostegno erano quasi sempre finanziati dall’istituzione del Waqf.

Dall’epoca del secondo Califfo, ‘Umar ibn al-Khattâb (r), fino al collasso dell’Impero Ottomano, l’istituzione del Waqf ha sempre accompagnato lo sviluppo economico e sociale della Ummah.

Malgrado le devastanti conseguenze causate dall’ingresso del nemico colonialista nelle terre Islamiche, il Waqf continua a servire la Ummah e inshaAllah sarà sempre così fino alla fine dei tempi. Non dobbiamo poi dimenticare il vergognoso saccheggio attuato da alcuni governi fantoccio dei nostri giorni. Tuttavia, attualmente vi è una rinascita delle istituzioni finanziarie Islamiche che porterà ad un rinnovato sviluppo degli Awqâf. In alcune zone del mondo Islamico, come ad esempio nel Caucaso o nei Balcani, in Indonesia, in Marocco, in Algeria c’è ancora una significativa presenza degli Awqâf; ma la vera rinascita di queste istituzioni si può notare in Sudan, Kuwait, Arabia Saudita e Malesia.

Ci sono anche nuove fiorenti istituzioni, come ad esempio al-Waqf al-Istithmariya (Waqf di investimento) che sono molto presenti nei mercati economici moderni, nelle borse valori di tutto il mondo ed hanno avuto negli ultimi anni dei successi incalcolabili a livello di guadagni. Questi successi economici hanno incrementato l’odio e l’invidia degli Usa verso queste fondazioni islamiche, che li hanno spinti a promuovere delle accuse infondate contro i Musulmani abusando come al solito della loro influenza nelle istituzioni internazionali.

Ricordiamo che negli Usa gli endowment (fondazioni), che hanno la stessa natura del Waqf, controllano il 70% delle scuole e delle università americane. La stessa Cia usa un tipo di fondazione denominato NET (Fondo Nazionale per la Democrazia), che viene utilizzato, a dispetto del suo nome, per rovesciare governi stranieri ostili alla politica Usa, diffondendo false informazioni, finanziando partiti estremisti, ecc. così come fece ad esempio in Albania contro il governo di Berisha negli anni ’90 e in molti altri Paesi dell’est, del Sudamerica e dell’Africa.

Gli Usa, come sempre, vogliono il benessere per se stessi, ma non per gli altri popoli, particolarmente quelli Musulmani. Anche per questo noi Musulmani dobbiamo lottare per far tornare nei nostri Paesi l’applicazione dell’economia islamica, che sarà la nostra salvezza, la nostra ‘izza (orgoglio islamico).

Invece di aspettare l’aiuto della Fogna monetaria internazionale, o quello della banca mondiale, o del WTO, tutte sigle create dai colonialisti per distruggere i nostri Paesi, sarebbe meglio rivolgersi alla Shari’ah, poiché la Legge di Allah (SWT) sarà sempre di beneficio per i Credenti e per tutta l’umanità.

Così come disse ‘Umar ibn al-Khattab (r): “Allah (SWT) ci ha onorati con questa religione, l’Islam. A chi cercherà l’onore (‘izza) al di fuori dell’Islam, Allah (SWT) lo umilierà  per sempre”.

Il Profeta Muhammad (s) disse: “Vi sarà sempre nella mia Ummah un gruppo che si terrà stretto alla verità e vi si conformerà, senza preoccuparsi né di coloro che si opporranno ad essi (tra i nemici), né di coloro che li tradiranno (tra i loro) e ciò fino al Giorno del Giudizio”. (Bukhari, Muslim).
O Allah, Tu Che sei Onnipotente, guidaci sulla Retta Via, riempi di Baraka le nostre vite, le nostre famiglie, i nostri figli. Amin.

 

Signore, perdona i nostri errori e gli eccessi che abbiamo commesso, rinsalda le nostre gambe e dacci la vittoria sugli infedeli (Corano III. Âl-’Imrân, 147)

 

Che la Pace e le Benedizioni di Allah siano sul Suo Profeta Muhammad, su tutta la Sua Famiglia, su tutti i suoi Compagni e su tutti coloro che li seguono fino al Giorno del Giudizio

shaykh ‘AbdulQadir FadlAllah M.


NOTE

[1] Come possiamo notare, nei tempi d’oro dell’Islam, vi erano già le istituzioni che oggi vengono chiamate del “Welfare” e che l’occidente ha copiato da noi. Oggigiorno negli Usa il 70% delle università e degli ospedali sono gestiti dalle associazioni religiose e caritatevoli, che sostengono il sistema americano. La stessa America però combatte le associazioni islamiche che vogliono sradicare la povertà e l’ignoranza nei Paesi Musulmani, poiché non può accettare che l’attuale divario tra ricchi e poveri venga superato in quello che gli Usa chiamano “Terzo mondo”. A questo scopo, soprattutto dopo l’11 settembre, moltissime associazioni caritatevoli e fondazioni Islamiche sono state accusate di finanziare il “terrorismo”.
[2] Anche il grande Sapiente Ibn Hajar al-Asqalani (autore di “al-Fath al-Bari”, commentario del Sahih di Bukhari) fu mantenuto agli studi da un Waqf vincolatogli da sua madre.

Ibn Jawzi investì del denaro ricavato dalla vendita dei suoi beni per potersi mantenere agli studi.

L’Imam Suyuti fu fatto studiare da un Waqf.

L’Imam Abu Hanifa (fondatore dell’omonimo madhhab) aveva investito dei soldi che permettevano a lui e alla sua famiglia di mantenersi mentre egli studiava e insegnava.

 

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