Un cuore sereno e un’anima acquietata. La storia di un ritorno


بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

Da bambino, ricevetti un’educazione cristiana. Nato nel 1977, da genitori cattolici praticanti, fui battezzato, feci la comunione e la cresima. Fu a partire dai 13 anni che cominciai a trascurare la pratica. Diciamo che non andavo più a messa. Ciò provocò d’altronde una viva reazione da parte dei miei genitori. Ma io trovavo veramente che tutto ciò fosse noioso e ne avevo abbastanza. Tuttavia, credevo sempre in Allah (‘azza waJalla); mi consideravo, allora, credente non praticante.

 

Direi addirittura che ho sempre creduto in Lui. Molto presto, mia madre mi parlava delle storie narrate nella Bibbia e mi insegnava qualche preghiera. Per quanto possa sembrare strano, credevo in un Dio Unico, Colui che è menzionato nella Bibbia come “Yahvé”, “Elohim”, “Dio Padre”. La nozione di trinità è sempre rimasta sfocata per me, d’altro canto non l’ho mai capita.

 

Mi ricordo che un giorno il prete (quello che mi ha assistito durante tutta la mia formazione religiosa), durante una riunione riguardante il catechismo, domandò ai genitori: “Gesù è Dio?”. Tutti, senza eccezione, esitarono, poi risposero: “No…”. Il prete innervosito replicò allora: “Ma sì! È così! Dovete accettarlo. Non comprenderete mai, finché non avrete la fede”. Già la risposta negativa unanime dei genitori mi provava che vi era qualcosa di poco chiaro nella questione.

 

Qualche anno dopo, nel 1992, i miei genitori proposero a me e a mio fratello di fare un viaggio in Terra Santa. L’idea di partenza era di compiere un pellegrinaggio cristiano. Ma mio fratello, che non ne era per niente entusiasta, insistette per compiere piuttosto una visita guidata di tutta la Palestina.

 

Fu dunque ciò che facemmo. Il nostro viaggio durò 8 giorni, i cui ultimi 3 passati a Gerusalemme. Visitammo nell’ordine: il muro del pianto, il santo sepolcro e la spianata delle moschee. Durante la visita in quest’ultimo luogo, io e mio fratello entrammo nella moschea, mentre i nostri genitori preferirono restare fuori.

Era l’ora di una preghiera, dunque non ci trattenemmo che qualche istante. Giusto il tempo perché mio fratello potesse chiedersi: “Perché tante religioni? Vorrei tanto capire…”. All’uscita della moschea, passammo per il souk, e mio fratello acquistò un piccolo tappeto che gli piaceva. In effetti era un tappeto da preghiera, ma né io, né lui, né i nostri genitori lo sapevamo allora. Quando ci ripenso, oggi, faccio fatica a rendermene conto.

 

Talvolta non posso trattenere le lacrime quando penso che ero là, nello stesso luogo in cui il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) diresse la preghiera insieme a tutti gli altri Messaggeri (pace su tutti loro)… Ero proprio in quel luogo, destinazione del “Viaggio Notturno” (Isrâ’) e punto di partenza dell’”Ascensione” (Mi’râj) verso i sette cieli. Ma ero certamente troppo giovane per rendermi conto della realtà delle cose.

 

Quando tornammo in Francia, mio fratello cominciò a fare delle ricerche e in seguito fece amicizia con un musulmano che lavorava con lui e che, tuttavia, non gli aveva mai parlato di religione. Le cose allora accelerarono e mio fratello si convertì appena tre mesi dopo il nostro viaggio, e si sposò qualche tempo dopo essere entrato nell’Islâm. La Lode spetta ad Allah (‘azza waJalla) per aver guidato mio fratello. SubhânaAllah, il suo desiderio di voler comprendere fu così esaudito.

 

Per me, invece, giunse l’adolescenza. Come per molte altre persone, fu un periodo di passaggio, durante cui ci si rimette spesso in questione. Un periodo confuso in cui se ne ha abbastanza di tutto, in cui ci si ribella. Le mie frequentazioni purtroppo non erano delle più raccomandabili. Non rivedevo mio fratello se non di rado. In quel momento ero molto lontano dalla religione.

 

In seguito, diversi elementi furono determinanti per il mio avvenire. A cominciare – nel 1996 – dalle lezioni di filosofia impartite durante l’ultima classe del liceo. Cominciavo a pormi delle domande esistenziali, ad interrogarmi in coscienza: “Chi sono io?”, “È possibile non rendersi conto di ciò che si fa?”, “Cos’è la felicità?”, ecc.

 

Ciò di sicuro mi permise di acquisire uno spirito critico. Mi ponevo sempre più domande. Ma numerosi sono i temi filosofici intimamente legati alla religione. Inconsciamente, mi riavvicinavo a poco a poco alla mia educazione religiosa. Poi, un anno dopo, lessi un libro: “La Bibbia – Il codice segreto, questo libro parla di un codice trovato più esattamente all’interno della Torah, un codice che svela dei messaggi riguardanti avvenimenti passati e futuri.

Il libro parlava di una fine del mondo ormai prossima, negli anni a venire. Anche se attualmente sono molto scettico riguardo alla realtà di questo codice, in quel momento quel libro mi angosciò veramente. Realizzai che, se la fine era prossima, dovevo assolutamente agire, avvicinarmi ad Allah e dunque tornare alla mia religione. In quel momento avevo iniziato a frequentare matematica superiore, e vista la forte pressione che si subisce in queste classi, mi dicevo: “Perché continuare? Perché lottare se la fine arriva domani?”.

Mi venne anche il mente di abbandonare tutto per seguire degli studi teologici. Solo molto più tardi compresi che una tale reazione non aveva senso. In un hadîth riportato dall’Imâm Ahmad e Bukhârî (che Allah abbia misericordia di entrambi), da Anas (radiAllahu ‘anhu), il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Se l’Ora giunge mentre uno di voi ha in mano un piantone, se può piantarlo prima di alzarsi, che lo pianti”.

 

Il credente non ha paura della morte e conosce ciò che è riservato alla gente pia nella vita futura. È per questo che ha questa cura di agire fino in fondo.

In parallelo, cambiai liceo e frequentazioni. Cominciai a riavvicinarmi lentamente alla mia famiglia. Inoltre, andavo a trovare più spesso mio fratello.

 

Durante gli anni seguenti, fui testimone del suo comportamento e della sua pratica. Ero contento di avere con lui delle discussioni sull’Islâm, soprattutto perché la visione che avevo di questa religione attraverso mio fratello pareva veramente differente da quella presentata dai mass media. Mi invitava per le feste (‘Aid). Vedevo la fede risplendere in lui e realizzare gli alti valori morali insegnati dall’Islâm.

 

Anche nella mia famiglia, tutti erano d’accordo nel dire che l’Islâm gli aveva fatto molto bene. Malgrado tutto ciò, non ero convinto. Mi dicevo: “Mio fratello, è il solo a pensare così”. Accanto a ciò, vedevo i problemi nelle periferie, dove la popolazione è essenzialmente immigrata: delinquenza, violenza, associazione a delinquere. Sentivo spesso parlare di problemi in certi paesi detti “musulmani”, come in Algeria: uccisioni, attentati. Fui molto impressionato dal film “Mai senza mia figlia”. Tutto ciò dunque suscitava in me una certa reticenza nei confronti dell’Islâm.

Ma certamente era una reticenza dovuta ai mezzi di informazione, poiché non avevo mai avuto l’occasione di incontrare dei musulmani (a parte mio fratello) durante gli anni di scuola, né altrove. Dove abitavamo, la popolazione musulmana era molto scarsa, direi quasi inesistente.

 

Finalmente, decisi di ritornare alla religione. Dapprima mi rivolsi al cattolicesimo, riprendendo a frequentare la messa e moltiplicando le preghiere individuali, ma ben presto mi trovai a sbattere contro un muro.

 

Tutto l’aspetto cerimoniale della messa mi sembrava talmente noioso. Uno spirito critico mi spingeva a porre certe domande: Come definire chiaramente la “trinità”? Come potrebbe Gesù essere allo stesso tempo uomo e Dio? Come mai Gesù (pace su di lui e su sua madre) disse: “Non sono venuto per abolire la Legge, ma per compierla”, e accanto a ciò, Paolo giudica questa Legge inutile (ed egli stesso, Paolo, è all’origine del dogma cristiano, quando non fu discepolo di Gesù, né lo conobbe durante la sua vita sulla terra)?

Ma quando cercavo di approfondire l’argomento, avevo solo diritto, sempre, alla stessa risposta: “Ascolta, qualche volta non bisogna fare troppe domande; tu devi avere fede in Gesù, e allora comprenderai. Ti è sufficiente credere in lui per essere salvo. Alcune cose restano misteriose, ma è proprio così che la nostra fede si accresce”.

 

Da quel momento, cominciai a fare delle ricerche succinte su altre religioni. Avevo d’altronde letto “La Via del Musulmano”, dello shaykh Abu Bakr Jabir al-Jazairi. Un libro che mi era capitato tra le mani per destino di Allah… Anche se oggi vi faccio spesso riferimento, al primo momento non mi aveva convinto assolutamente. Di certo, non ero pronto a comprendere alcuni passaggi, per cui attraverso questo libro percepivo un Islâm che si riassumeva in un insieme di cose lecite o illecite.

Fu allora che mio fratello mi parlò di un libro che aveva letto. Un libro che parlava tra le altre cose dei dati scientifici contenuti nel Corano, e scoperti alla luce delle più moderne ricerche. Ciò mi pareva interessante, perciò lo lessi: “La Bibbia, il Corano e la scienza”, di Maurice Bucaille. Fu allora che avvenne come uno scatto. Non fu il passaggio sulle verità scientifiche contenute nel Corano che lo provocò, poiché mi convertii prima di aver finito di leggere il libro.

Avvenne semplicemente questo: le prime pagine mi donarono la certezza che il Corano era un richiamo, che seguiva i Libri rivelati in precedenza e che guidava sulla Retta Via, che era lo stesso messaggio trasmesso da tutti i Profeti fin dalla notte dei tempi, e che l’Islâm inglobava tutte le altre religioni. Avevo tra le mani delle risposte alle domande che mi ponevo da così tanto tempo, delle risposte che il cattolicesimo non mi aveva mai potuto dare.

 

Dopo di ciò, nel mese di maggio dell’anno 2000, pronunciai la Shahâdah, la testimonianza di fede, dinanzi a mio fratello, e gli chiesi di accompagnarmi il prima possibile in moschea, per conoscere la comunità.

 

Otto anni erano passati tra questo momento e il nostro viaggio in Palestina…

Oggi sono Musulmano, e ringrazio infinitamente Allah (che Egli sia Esaltato e Magnificato) per avermi guidato dalle tenebre verso la Luce.

 

 

“Signor nostro, non lasciare che i nostri cuori si perdano dopo che li hai guidati e concedici misericordia da parte Tua. In verità Tu sei Colui che dona…” (Corano III. Âl-’Imrân, 8)

 

Due cose mi hanno realmente stupito, direi affascinato, dopo la mia conversione. Ne ho parlato con mio fratello. Prima di tutto gli ho detto: “È incredible, con 5 preghiere al giorno, si pensa tutto il tempo ad Allah (‘azza waJalla), e si prova come una certa prossimità al proprio Creatore. Sento una grande serenità nel mio cuore”.

 

Guardando indietro, mi chiedo come ho potuto vivere restando dei giorni, addirittura delle settimane, senza pensare una sola volta ad Allah!? Comprendo ora a cosa è dovuta questa tristezza, questa ansia, questa sofferenza sui visi delle persone che mi circondano nella vita quotidiana.

 

Il secondo punto riguarda la preghiera del venerdì. Quando venni a sapere che essa è costituita soltanto da un sermone e dalla preghiera, mi dissi: “Incredibile, i musulmani vanno veramente all’essenziale”. Anche se, quando andavo a messa, apprezzavo le letture e il sermone del prete, l’aspetto cerimoniale e i canti erano per me davvero pesanti, e tutto ciò mi sembrava assolutamente inutile.

Realizzo ora che, allontanandomi dalla Chiesa, non avevo, in realtà, rigettato la vera religione di Allah; non avevo rigettato che la religione della Chiesa, con tutte le innovazioni che essa ha subito nel corso dei secoli.

 

Infine, se dovessi guardarmi indietro e fare un bilancio di tutto ciò, direi:

Il mio ritorno all’Islâm è incontestabilmente la più bella cosa che mi sia capitata nella vita.

 

Troppo numerosi sono i benefici e i valori che mi ha portato questa religione, perché io possa enumerarli qui. Ne citerò tuttavia due, di gran lunga i più importanti: Un cuore sereno e un’anima acquietata.

 

Oh Allah, veramente non so come ringraziarTi della Grazia che mi hai fatto e di tutti i benefici che mi accordi!

 

Abdoul-Malik (Fabrice)

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