Il Corano che possediamo oggi e’ l’originale


بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

 

Come rispondere ad una delle polemiche dei cosiddetti ‘orientalisti’, quando dicono che l’attuale redazione del Sublime Corano non sarebbe l’originale, poiché esso è stato messo per iscritto sotto il Califfato di ‘Uthman (r).

 

di Shaykh Zakir Naik

Allah (SWT) stesso ci ha promesso di conservare integralmente il Sublime Corano:

 

إِنَّا نَحْنُ نَزَّلْنَا الذِّكْرَ وَإِنَّا لَهُ لَحَافِظُونَ (9)

 

Noi abbiamo fatto scendere il Monito, e Noi ne siamo i custodi (Corano XV. Al-Hijr, 9)

 

Uno dei ‘miti’ più comuni riguardanti il Sublime Corano (da parte degli orientalisti) è che ‘Uthman ibn ‘Affan (r), il terzo Califfo dell’Islam, avrebbe ‘autenticato’ e ‘compilato’ un Corano, scegliendo tra una vasta gamma di copie contraddittorie. Al contrario, il Sublime Corano, riconosciuto come Parola di Allah (SWT) dai Musulmani di tutto il mondo, è lo stesso Corano rivelato al Profeta Muhammad (s). Fu autenticato e trascritto sotto la sua personale supervisione. Esamineremo una ad una le origini di questo falso ‘mito’ che considera ‘Uthman (r) il ‘redattore’ del Sublime Corano.

1. Il Profeta Muhammad (s) stesso supervisionò e autenticò il testo scritto del Sublime Corano.

Ogni volta che il Profeta (s) riceveva una parte della Rivelazione, prima di tutto la memorizzava personal-mente, poi recitava la Rivelazione ricevuta e istruiva i suoi Sahaba (r), e anch’essi la memorizzavano. Il Profeta (s) chiedeva immediatamente agli scrivani (segretari) di mettere per iscritto la Rivelazione ricevuta, e poi la riesaminava personalmente. Il Profeta Muhammad (s) era ‘Ummi’ (illetterato), non sapeva né leggere né scrivere, tuttavia dopo aver ricevuto ciascun versetto lo ripeteva ai suoi Sahaba (r), lo faceva trascrivere, e poi se lo faceva rileggere, e in questo modo controllava che ogni parola fosse conservata. Se c’era un errore nella trascrizione, il Profeta (s) immediatamente lo correggeva, il testo veniva riscritto e poi gli veniva riletto. Allo stesso modo, egli (s) correggeva e autenticava la porzione di Sublime Corano memorizzata e conservata da molti atri Sahaba (r). In questo modo, tutto il Sublime Corano fu messo per iscritto sotto la supervisione personale del Messaggero di Allah (s) da parte di molti eminenti Sahaba (r).

2. L’ordine in cui sono poste le Sure del Sublime Corano è conseguenza di un’ispirazione divina.

Il Sublime Corano fu rivelato poco per volta, in un periodo di tempo di 21/22 anni, come e quando era necessario. Il Corano non fu compilato dal Profeta (s) nell’ordine cronologico in cui era stato rivelato; la sequenza e l’ordine del Sublime Corano (cioè l’ordine in cui è posta ciascuna Surah e ciascun versetto all’interno di esse) è anch’esso frutto di un’ispirazione Divina, trasmessa direttamente al Profeta (s) dall’Angelo Jibril (Gabriele *). Ogni volta che una nuova parte della Rivelazione veniva recitata, il Profeta (s) comunicava ai suoi Sahaba (r) anche in quale Surah e dopo quale versetto questa nuova Rivelazione era posta.

Durante il mese di Ramadan di ogni anno, tutte le parti del Corano rivelate fino a quel momento venivano riconfermate dal Profeta (s) stesso, che recitava interamente la Scrittura all’Angelo Jibril (*). Durante l’ultimo Ramadan della sua vita terrena, il Sublime Corano venne recitato completamente per due volte dal Profeta (s), sotto il controllo di Jibril (*).

E’ perciò chiaro ed evidente che il Sublime Corano fu compilato e autenticato dal Messaggero di Allah (s) stesso durante la sua vita terrena, sia nella sua forma scritta che nella memoria di moltissimi Sahaba (r).

3. Il Corano copiato su materiali comuni

Il Corano era dunque già stato completamente messo per iscritto, con la corretta sequenza dei versetti, du-rante la vita del Messaggero di Allah (s). Tuttavia, le varie parti erano state scritte su diversi frammenti, pezzi di cuoio, pietre sottili e piatte, foglie di palma, ossa, ecc.

Dopo la morte del Profeta (s), Abu Bakr (r), il primo Califfo dell’Islam, ordinò che il Corano venisse ricopiato dai differenti materiali su uno stesso, comune materiale, che potesse essere ridotto in forma di ‘foglio’. Tutti questi ‘fogli’ furono poi legati insieme, in modo che nessuna delle parti della compilazione andasse perduta.

4. ‘Uthman (r) ordina di produrre delle copie del Sublime Corano, conformi al manoscritto originale.

Moltissimi Sahaba (r) erano soliti trascrivere la Rivelazione del Sublime Corano per se stessi, ogni volta che sentivano pronunciare un nuovo versetto dalle labbra del Profeta (s). Tuttavia, ciò che essi avevano scritto non era sempre verificato personalmente dal Messaggero di Allah (s), che, come abbiamo detto, verificava la trascrizione effettuata dai Sahaba (r) da lui incaricati (i segretari). Le trascrizioni effettuate a titolo personale da qualcun altro potevano, al contrario, contenere qualche errore. Inoltre, non tutti i versetti rivelati erano conosciuti da tutti i Compagni (r). Alcuni dei Sahaba (r) potevano avere ‘edizioni’ della Rivelazione dalle quali mancavano anche grandi porzioni del Libro. Ciò fece sorgere alcune dispute tra i Musulmani, riguardo ai contenuti del Corano, durante il Califfato di ‘Uthman (r).

‘Uthman (r) si fece allora consegnare l’originale del manoscritto del Corano (che era stato autenticato dallo stesso Messaggero di Allah (s)) dalla Madre dei Credenti Hafsah (r), che l’aveva in custodia. ‘Uthman (r) ordinò a quattro Sahaba (r), che facevano parte del gruppo dei ‘segretari’, che avevano messo per iscritto la copia originale nel momento stesso in cui il Profeta (s) dettava, di ricopiare l’originale, producendo sette copie perfette, conformi all’originale. A capo dei quattro ‘segretari’ vi era Zayd ibn Thabit (r), il segretario personale del Profeta Muhammad (s). Le sette copie perfette, conformi all’originale dettato dal Profeta (s), vennero poi spedite dal Califfo (r) nei sette maggiori centri del mondo Musulmano.

Tutte le altre ‘collezioni personali’ conservate da alcuni Sahaba (r),  che non erano state controllate personal-mente dal Profeta (s), e che, dunque, potevano contenere degli errori, oppure essere incomplete, furono distrutte. ‘Uthman (r) chiese personalmente ai Sahaba (r) di distruggere queste loro copie ‘private’, che non erano state confrontate con il testo conservato, per essere sicuro che venisse conservato soltanto il testo originale.

Due delle sette copie originali, ricopiate dai quattro ‘segretari’ guidati da Zayd ibn Thabit (r) direttamente dal manoscritto originale, sono state conservate fino ad oggi. Una si trova al Museo Tashkent, nell’ex Unione Sovietica, e l’altra al Museo Topkapi di Istanbul, in Turchia.

5. I segni diacritici vennero aggiunti per i non-Arabi

Il manoscritto originale del Sublime Corano non aveva i segni diacritici indicanti le vocali arabe. Queste vocali (‘fatha’, ‘damma’ e ‘kasrah’), di solito non vengono scritte sui testi, poiché un Arabo non ne ha bisogno per leggere correttamente. Anche nel caso del Sublime Corano, un Arabo può pronunciare correttamente anche senza il ‘sostegno’ dei segni diacritici, poiché conosce la struttura della lingua, e dunque sa quali sono le vocali anche se non sono segnate sul testo. I primi ‘lettori’ del testo conoscevano tutti perfettamente la lingua Araba, dunque leggevano il Corano senza bisogno delle vocali. Per i Musulmani non-arabi, tuttavia, che via via si convertivano all’Islam, era molto difficile leggere il testo recitandolo correttamente. Dunque, durante il Califfato dell’Umayyade Malik al-Marwan (66-86 H. – 705 m.), e durante il governatorato di al-Hajjaj in Iraq, furono aggiunti al testo i segni diacritici.

Alcuni (orientalisti) sostengono che questa ‘attuale’ copia del Corano, giunta fino ai giorni nostri, contenente le vocali e i segni diacritici, non è ‘la stessa’ che era presente al tempo del Profeta (s). Ma essi non riescono a capire che il termine ‘Qur’an’ significa ‘recitare’. Perciò, la preservazione della recitazione del Corano è ciò che importa, che la ‘trascrizione’ avvenga con le vocali o senza. Se la pronuncia in Arabo è conservata ed è la stessa, conforme all’originale, allora questa ‘trascrizione’ è una copia conforme all’originale, controllata dallo stesso Messaggero di Allah (s).

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