Suratu-l-Fatiha, commento di Sayyid Qutb (rahimahullah)


بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

 

COMMENTO della Sura

“Al-Fatiha” (L’Aprente)

 

dal Tafsir “fi dilali-l-Qur’an”

(All’Ombra del Corano)

del martire SAYYID QUTB

(che Allah l’Altissimo abbia Misericordia di lui!)

 

Sura “Al-Fatiha” (L’Aprente)

 

بسم الله الرحمان الرحيم

 

الْحَمْدُ لِلَّهِ رَبِّ الْعَالَمِينَ

الرَّحْمَنِ الرَّحِيمِ

مَالِكِ يَوْمِ الدِّينِ

إِيَّاكَ نَعْبُدُ وَإِيَّاكَ نَسْتَعِينُ

اهْدِنَا الصِّرَاطَ الْمُسْتَقِيمَ

صِرَاطَ الَّذِينَ أَنْعَمْتَ عَلَيْهِمْ  غَيْرِ الْمَغْضُوبِ عَلَيْهِمْ وَلَا الضَّالِّينَ

 

 

 

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso (1)

La lode (appartiene) ad Allah, Signore dei mondi, (2)

Il Compassionevole, il Misericordioso (3)

Re del Giorno del Giudizio (4)

Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto (5)

Guidaci sulla retta via, (6)

La via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che

(sono incorsi) nella (Tua) ira, né degli sviati (7)

 

 

 

Il Musulmano recita questa Sura, composta di 7 versetti, come minimo 17 volte, giorno e notte.

Raddoppia questo numero, o anche di più, se nel suo fervore opta per il compimento delle preghiere supererogatorie previste dalla Sunnah (il codice di vita del Profeta Muhammad (s)).

Le ripetizioni sono incalcolabili se, nella sua pia volontà di rimanere in presenza del suo Signore e Padrone, il Musulmano Gli offre un numero ancora maggiore di preghiere.

Questa Sura è ricca sia di princìpi generali riguardanti la dottrina e la concezione islamica, sia di sentimenti e di atteggiamenti propri al Musulmano. Ciò spiega in parte il motivo della sua ripetizione ad ogni ciclo di preghiera, e allo stesso tempo la nullità di ogni preghiera che non la includa.

Il Profeta (s) infatti disse: “Non vi è preghiera per colui che non recita Fatihat al-Kitab” (riportato da Bukhari e Muslim).

 

Al-Basmalah

بسم الله الرحمان الرحيم

 

 

La Sura “al-Fatiha” comincia con la locuzione:

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso

 

Il primo principio generale dell’Islam

 

Le opinioni divergono per quanto riguarda questa locuzione ablativa chiamata ‘al-basmalah’, cioè l’abbreviazione del Nome di Allah (SWT). Essa fa parte integrante di ogni Sura? O forse è un semplice versetto coranico che introduce la lettura? A nostro avviso, questa espressione è l’inizio della Fatiha e, a questo titolo, è il primo dei 7 versetti dei quali la Sura è composta.

Crediamo che le Parole dell’Altissimo:

وَلَقَدْ آَتَيْنَاكَ سَبْعًا مِنَ الْمَثَانِي وَالْقُرْآَنَ الْعَظِيمَ (87)

 

Ti abbiamo dato i sette ripetuti e il Sublime Corano (Corano XV. Al-Hijr, 87)

 

si riferiscano alla Fatiha, che è composta appunto di sette versetti che si ripetono.

Iniziare con il Nome di Allah (SWT) è una regola di buona educazione ispirata da Lui (Allah (SWT)) e al Suo Profeta (s) fin dall’inizio della Rivelazione.

L’Altissimo dice:

 

اقْرَأْ بِاسْمِ رَبِّكَ الَّذِي خَلَقَ (1)

 

Leggi! In nome del tuo Signore Che ha creato… (Corano XCVI. Al-’Alaq (L’Aderenza), 1)

 

Questa regola di buona educazione è in accordo con il primo dei grandi princìpi della concezione islamica, ossia:

هُوَ الْأَوَّلُ وَالْآَخِرُ وَالظَّاهِرُ وَالْبَاطِنُ

 

Egli è il Primo e l’Ultimo, il Palese e l’Occulto… (Corano LVII. Al-Hadid (Il Ferro), 3)

 

Poiché Egli (SWT) è l’Essere Vero per eccellenza dal Quale ogni creatura riceve l’esistenza.

E’ il Principio a partire dal Quale comincia tutto ciò che ha un inizio.

E’ per questo che tutto deve iniziare con (per) il Suo Nome, ogni movimento, in qualsiasi direzione.

 

 

Il secondo principio generale dell’Islam

 

Allah (Gloria a Lui l’Altissimo) è chiamato

الرَّحْمَنِ الرَّحِيمِ

 

Ar-Rahmani-r-Rahim

 

Il Compassionevole, il Misericordioso

 

Questi due aggettivi abbracciano tutti i significati della grazia e della compassione in tutte le loro modalità. Non vengono attribuiti insieme, se non quando si parla di Lui Solo (SWT).

D’altronde, “ar-Rahman”, “il Compassionevole”, Gli è riservato esclusivamente.

Se è lecito qualificare un servo di Allah (SWT) come misericordioso, pieno di compassione e di pietà, chiamandolo “rahim”, è formalmente escluso, secondo la Fede, che un tale servo si arroghi il titolo di Compassio-nevole (Rahman) e, a maggior ragione, che riceva questi due attributi insieme.

Le opinioni divergono per quanto riguarda il significato preciso di questi due nomi qualificativi: quale ha un peso maggiore e copre un campo più vasto? Comunque sia, queste opinioni non riguardano quest’opera e noi diremo semplicemente che essi comprendono tutti i significati e le modalità e coprono tutti i dominii della grazia, della clemenza e della misericordia.

Così, “al-basmalah” contiene questi due grandi princìpi della concezione islamica:

–          Tutto deve cominciare con il Nome di Allah (SWT); è una regola di buona educazione che contiene la nozione dell’unicità di Allah (SWT);

–          I due nomi aggettivi “ar-Rahman” e “ar-Rahim”, riuniti, abbracciano tutti i sensi, i modi e i dominii della grazia e definiscono, in questo modo, la natura della relazione tra Allah (SWT) e i Suoi servi (al-’ibad).

 

الْحَمْدُ لِلَّهِ رَبِّ الْعَالَمِينَ

 

La lode (appartiene) ad Allah, Signore dei mondi

 

La Lode

 

La lode ad Allah (SWT) è un movimento dell’anima del credente che egli esprime insistentemente al ricordo del Suo Nome. Essa testimonia la gratitudine di colui che sa e riconosce che la sua creazione non è nulla di più di un piccolo ruscello nella profusione dei flutti della grazia divina, che affluiscono sull’uomo e le altre creature ad ogni battito di ciglia, ad ogni passo e in ogni istante.

L’elogio ad Allah (SWT) per i Suoi favori Gli è dovuto dall’inizio alla fine. Questa è una regola della concezione islamica immediata, confermata dal Corano:

وَهُوَ اللَّهُ لَا إِلَهَ إِلَّا هُوَ لَهُ الْحَمْدُ فِي الْأُولَى وَالْآَخِرَةِ

 

Egli è Allah, non c’è dio all’infuori di Lui. Sia lodato in questo mondo e nell’altro… (Corano XXVIII. Al-Qasas (Il Racconto), 70)

Tuttavia, ogni lode dovuta ad Allah (SWT) in ragione dei Suoi benefici è considerata, per soprappiù di grazia, come una buona azione che fa pendere la bilancia in favore del credente.

In un hadith, l’Inviato di Allah (s) ci fornisce l’esempio di un servo-adoratore (‘abdan), che si rivolse ad Allah (SWT) in questi termini: “O Signore, lode a Te come conviene al Tuo venerabile Volto e al Tuo magnifico Potere”. Non avendo saputo secondo quale codice iscrivere questa formula i due Angeli (che iscrivono le azioni di ogni uomo) si rivolsero ad Allah (SWT) con queste parole: “O Signore, uno dei Tuoi servi ha pro-nunciato una parola che non sappiamo come iscrivere”. In risposta, Allah (SWT) disse: “Iscrivete questa lode come il Mio servo-adoratore l’ha pronunciata; Io gli renderò giustizia (ricompensa) nel Giorno del Giudizio” (riportato nella Sunan di Ibn Majah).

La Signoria

 

La seconda parte del secondo versetto esprime la credenza islamica che erige la Divinità o la Signoria assoluta come principio fondamentale della dottrina: Allah (SWT) è il Padrone e il Signore, la Guida e il Possessore, poiché “Rabb” significa, dal punto di vista linguistico, colui che detiene tutti i poteri: di governare, di guidare, di educare, di compiere di sua volontà, senza la minima limitazione. Questo potere ingloba tutti gli universi e abbraccia tutte le creature, poiché l’Altissimo non abbandona la Sua opera, dopo averla creata, ma continua senza sosta ad orientarla e a prodigarle sussistenza e perennità.

La Signoria assoluta di Allah (SWT) su tutti gli universi traccia, conseguentemente, la linea di demarcazione tra la chiarezza del concetto dell’unicità perfetta e totale, e l’oscurità propria a ciò che si può chiamare ‘la deformazione’ dei contorni di questa stessa verità categorica agli occhi di alcuni. Poiché, anche se a noi sembrerebbe assurdo o risibile che vi siano delle persone unanimi nel riconoscere in Allah (SWT) l’Unico Creatore del mondo, dandosi al contempo al culto di altri padroni che governino le loro vite, ciò, in effetti, è esistito ed esiste ancora.

Il Corano ci trasmette l’opinione di un gruppo di queste persone, gli ‘associatori’ (mushrikin), che dicono:

 

مَا نَعْبُدُهُمْ إِلَّا لِيُقَرِّبُونَا إِلَى اللَّهِ زُلْفَى

 

…”Li adoriamo solo perché ci avvicinano ad Allah”… (Corano XXXIX. Az-Zumar (I Gruppi), 3)

 

e critica particolarmente coloro, tra la Gente del Libro, che elevarono al rango di ‘signore’ i loro rabbini e i loro preti:

اتَّخَذُوا أَحْبَارَهُمْ وَرُهْبَانَهُمْ أَرْبَابًا مِنْ دُونِ اللَّهِ

 

Hanno preso i loro rabbini e i loro monaci come signori all’infuori di Allah…(Corano IX. At-Tawba (Il Pentimento), 31)

 

In realtà, le credenze pre-islamiche erano popolate di numerosi e diversi ‘signori’, considerati come patroni intorno o accanto alla ‘grande divinità’, secondo la loro espressione.

E’ per questo motivo che noi diciamo che la Signoria assoluta e universale è il principio di discriminazione tra l’ordine e il disordine nel dominio della fede.

L’umanità, orientandosi verso il suo Signore Unico e Onnipotente, si libera da questa enorme massa di signori e padroni, liberandosi di colpo dall’insopportabile traviamento e dall’arbitrio al loro riguardo. Essa realizza questo progresso decisivo nel conforto spirituale che le procura la certezza della sollecitudine mise-ricordiosa di Allah (SWT) in piena sovranità e perennità.

Ciò non è forse il contrario di quello che sosteneva la più grande scuola filosofica, cioè quella di Aristotele, che professava che Dio (SWT) avrebbe generato l’universo, e poi se ne sarebbe disinteressato, per non abbassarsi a pensare a ciò che Gli è inferiore? Sì, per Aristotele, il più grande filosofo di ogni tempo, Allah (Dio) (SWT) non penserebbe che a Se Stesso e non contemplerebbe nient’altro!

L’Islam è venuto e la coscienza latente dell’umanità si è scontrata col muro dei dubbi; una coscienza che era affollata da una massa confusa di credenze, dottrine, miti, filosofie e congetture chimeriche nelle quali erano mischiati il vero e il falso, l’autentico e l’artificiale, la religione e la mistificazione, la filosofia e il mito.

In questo labirinto, non era concepibile che la coscienza dell’umanità potesse, da sola, giungere ad una cer-tezza in ciò che concerne tanto la concezione di Allah (SWT) e dei Suoi attributi, quanto la questione dei rapporti che Egli (SWT) intrattiene con le Sue creature, e particolarmente con l’uomo. All’uomo non era nem-meno possibile trovare la pace e la certezza in rapporto all’universo o anche solo relativamente a se stesso e alle regole che ordinano la sua vita.

L’esame dello stato dei luoghi dell’avvento dell’Islam – un ammasso di credenze scompagnate, di dubbi e congetture alla rinfusa, che il Corano ci mostra – ci permette di valutare meglio l’interesse che l’Islam accorda all’affermazione della natura signorile e onnipotente di Allah (SWT) così come la definizione dei princìpi della conoscenza e delle regole della rettitudine.

In breve, l’Islam è una sollecitudine d’amore e di compassione all’indirizzo del cuore e della ragione. E’ una grazia da parte del Misericordioso per la sua bellezza, la sua chiarezza, la sua semplicità, così come per la sua prossimità a ciò che vi è di intimamente connaturale alla coscienza umana.

الرَّحْمَنِ الرَّحِيمِ

Il Compassionevole, il Misericordioso

 

Questo versetto abbraccia tutti i significati, le modalità e i campi della grazia e della beneficenza.

La ripetizione di questi due aggettivi in un versetto indipendente serve a mettere in rilievo questo attributo di divinità assolutamente misericordioso, e a sottolineare i legami perpetui tra il Creatore, il ‘Signore-Adorato’, e la Sua creatura, il ‘servo-adoratore’.

In questo eterno legame ombelicale, l’adoratore salmodia la lode ad Allah (SWT) con un cuore fiducioso, commosso d’amore, in naturale e spontanea risposta alla Sua Grazia.

Al contrario, Allah (SWT) non perseguita i Suoi servi, alla maniera degli ‘dei’ versatili e aggressivi dell’Olimpo nella mitologia greca, e non tende loro trappole per saziare la sua vendetta, così come pretendono falsamente le leggende dell’Antico Testamento, come quelle della ‘Torre di Babele’.

مَالِكِ يَوْمِ الدِّينِ

 

Padrone (Re) del Giorno del Giudizio

 

Troviamo in questo versetto un altro principio di enorme portata pratica nella vita, ossia il principio della fede nella vita futura.

Il possesso attribuito ad Allah (SWT) è il grado supremo della dominazione, poiché il Giorno del Giudizio designa il giorno della resurrezione e la retribuzione nella vita futura.

Questo versetto prende di mira coloro che, spesso, credevano nella Divinità di Allah (SWT) e che credevano che all’inizio Egli creò l’universo, ma che rimanevano increduli riguardo alla resurrezione e al giorno della retribuzione. Il Corano dice a loro proposito:

وَلَئِنْ سَأَلْتَهُمْ مَنْ خَلَقَ السَّمَاوَاتِ وَالْأَرْضَ لَيَقُولُنَّ اللَّهُ

Se domandi loro: “Chi ha creato i cieli e la terra?”, certamente risponderanno: “Allah”… (Corano XXXI. Luqman, 25)

 

e:

بَلْ عَجِبُوا أَنْ جَاءَهُمْ مُنْذِرٌ مِنْهُمْ فَقَالَ الْكَافِرُونَ هَذَا شَيْءٌ عَجِيبٌ (2) أَئِذَا مِتْنَا وَكُنَّا تُرَابًا ذَلِكَ رَجْعٌ بَعِيدٌ (3)

 

E invece si stupiscono che sia giunto loro un ammonitore della loro gente. Dicono i miscredenti: “Questa è una cosa strana! Ma coma, quando saremo morti e ridotti i polvere…? Sarebbe tornare da lontano!” (Corano L. Qaf, 2-3)

 

La fede nel Giorno della retribuzione agisce fin nell’intimo dell’essere umano, conquista il suo cuore e sospende il suo sguardo verso una vita ‘al di là’ della vita terrestre. E’ dunque un principio di sublimazione che innalza l’uomo al di sopra delle necessità materiali e affranca il suo spirito dall’affanno della ricerca di ricompense immediate nella sua breve vita sulla terra.

Confortato e motivato da questa fede, egli si sforza semplicemente di essere gradito al Volto di Allah (SWT) in ogni azione, rimettendosi alla Sua approvazione per la ricompensa sulla terra o più tardi nell’Altra vita. In queste condizioni, il Musulmano si tiene fortemente attaccato al Bene, non transige per ciò che riguarda il Vero e si comporta con indulgenza e generosità, in completa serenità.

Questa fede traccia la linea di demarcazione tra la via della schiavitù alle passioni e ai capricci, e quella della libertà che conviene ai figli dell’uomo. Essa distingue, da un lato, la sottomissione dell’uomo ai pesi e alle misure della bilancia delle congetture, e, dall’altro, la sua grandezza quando egli aderisce fortemente ai valori divini e disdegna i traviamenti della ragione ante-islamica (jahiliyya).

Così, la fede nella sovranità di Allah (SWT) sul Giorno della Retribuzione gioca un ruolo pedagogico indispensabile per la rettitudine dell’uomo e del suo comportamento. Essa stimola i suoi sforzi e incoraggia la sua perseveranza in un’altra vita, al di là di questo lasso di tempo che è la sua breve vita sulla terra. Poiché coloro che credono nell’Altra Vita e coloro che non ci credono non sono assolutamente simili. Sono diversi per ciò che riguarda la percezione delle cose, i loro caratteri, così come per ciò che concerne le loro azioni e i loro comportamenti. Sono due categorie di creature, due nature opposte; sulla terra non si trovano mai uniti nel sostenere la stessa causa, e nell’Altra vita non si ritrovano per ricevere la stessa retribuzione.

إِيَّاكَ نَعْبُدُ وَإِيَّاكَ نَسْتَعِينُ

 

Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto.

 

E’ un principio dottrinale che deriva naturalmente dai princìpi precedenti. L’adorazione (il culto) e le preghiere sono dovute ad Allah (SWT) e a Lui esclusivamente.

Questa esclusività garantisce all’uomo la liberazione da ogni altra sottomissione.

Essa è il segno della libertà assoluta del serevo-adoratore contro la servitù degli schiavi!

Essa è il presagio di una nuova umanità, perfetta e totale, alleggerita dal giogo dei sistemi e dello stato delle cose. Poiché, se la coscienza riserva il culto e rivolge i suoi appelli unicamente ad Allah (SWT), si libera, in modo del tutto naturale, da ogni impedimento proveniente dagli uomini, dai sistemi o dalle cose, e logica-mente si disfa del peso dei miti, dei dubbi e delle leggende.

D’altra parte, è importante, qui, soffermarsi un momento per considerare la posizione del Musulmano nei confronti delle persone e delle cose, ossia nei confronti dei poteri degli uomini e delle forze della natura.

La posizione del Musulmano nei confronti dei poteri degli uomini

 

Dal punto di vista islamico, gli esseri umani sono suddivisi in due campi o potenze:

–          Coloro che sono guidati da Allah (SWT), che credono in Lui ed applicano i Suoi precetti. Essi meritano da parte del Musulmano sostegno e cooperazione in vista del Bene, del Vero e del Diritto;

–          Coloro che sono sviati e distanti da Allah (SWT), che si allontanano dalla Sua Via. Il dovere del Musulmano è quello di confutarli, di combatterli e di assalirli. Non deve assolutamente lasciarsi impressionare dalla loro potenza o dalla loro violenza. Poiché, troncando i legami con la loro fonte primordiale – cioè Allah (SWT) – gli sviati si lasciano scappare ogni autentica forza e si privano del solo nutrimento eterno capace di fortificarli. La loro posizione è simile a quella di un asteroide staccato dalla sua stella. Per quanto grande esso sia, non ci vorrà molto tempo perché rimanga senza forza e si spenga. La sua massa si raffredderà, contrariamente al più piccolo atomo, rimasto attaccato alla sua fonte, che conserverà, malgrado la sua piccolezza, le proprie energie e radiazioni, e brillerà di fuoco e di luce.

L’Altissimo dice:

 

كَمْ مِنْ فِئَةٍ قَلِيلَةٍ غَلَبَتْ فِئَةً كَثِيرَةً بِإِذْنِ اللَّهِ

 

…Quante volte, con il permesso di Allah, un piccolo gruppo ha battuto un grande esercito!… (Corano II. Al-Baqara (La Giovenca), 249)

 

In effetti, la piccola minoranza attaccata alla sua origine trionfa, abbeverandosi all’unica fonte di forza e

di invincibilità.

La posizione del Musulmano nei confronti delle forze della natura

 

L’uomo e la natura nascono dalla stessa volontà divina. Si Schierano sotto il Suo governo e concorrono insieme nella sua direzione.

E’ per questo che il Musulmano intrattiene con le forze naturali dei rapporti di amicizia e di comprensione, senza paura né animosità.

Secondo la fede musulmana, Allah (SWT) crea le forze naturali per assistere l’uomo e perché esse gli siano alleate.

Il dovere dell’uomo consiste nel contemplare la natura, nell’ascoltarla per guadagnare la sua amicizia e orientarsi con essa verso il comune e unico Padrone e Signore. Se accade che, talvolta, la natura lo urti, è solo perché l’uomo non ha sufficientemente sondato questa natura per comprendere le sue abitudini (leggi).

Gli Occidentali – eredi dell’oscurantismo anti-islamico romano – utilizzano costantemente l’espressione ‘forzare la natura’ o ‘trionfare su di essa’. Ciò esprime la loro concezione oscurantista che isola l’uomo e lo allontana dai suoi legami con Allah (SWT) e con l’anima dell’universo, che Lo ascolta e compie la Sua volontà.

Al contrario, l’anima del credente è intimamente legata all’anima di questo mondo che glorifica il Signore degli universi, poiché il credente custodisce i legami ombelicali che lo legano al suo Signore, il Compassionevole, il Misericordioso.

E’ la cordialità, non l’animosità, che caratterizza i rapporti che il Musulmano intrattiene con la natura. Allah (SWT), l’Inventore di tutte queste forze, le ha create e ordinate perché esse lavorino unicamente alla realizzazione degli obiettivi predeterminati secondo una Legge unica. Egli (SWT) ha sottomesso la natura al servizio dell’uomo, donando (all’essere umano) la possibilità di penetrare i suoi misteri e scoprire le regole della sua organizzazione.

Il Musulmano deve ringraziare Allah (SWT) ogni volta che Egli gli permette di vincere una delle forze della natura. Perché è Allah (SWT) che le sottomette all’uomo, e non l’uomo che le assoggetta con la violenza:

وَسَخَّرَ لَكُمْ مَا فِي السَّمَاوَاتِ وَمَا فِي الْأَرْضِ جَمِيعًا

 

E vi ha sottomesso tutto quello che è nei cieli e sulla terra… (Corano XLV. Al-Jathiya (La Genuflessa), 13)

 

Di conseguenza, la percezione del Musulmano non è più intralciata da false opinioni riguardo la natura, e la sua coscienza non ha più nulla da temere da essa.

Il Musulmano crede unicamente ad Allah (SWT), adora esclusivamente Lui e non domanda aiuto che a Lui Solo. Poiché tutte le forze e le potenze dell’universo sono una Sua creazione e, a questo titolo, il dovere dell’uomo è quello di addomesticarle, di sondarle con umiltà per comprendere il loro intimo ordinamento. In cambio, queste forze gli offrono il loro aiuto e gli svelano i loro segreti più nascosti.

Essi coabitano, formando un universo umano, amico e cordiale, come ci ricorda lo splendido hadith del Profeta (s) che, guardando il Monte Uhud, disse:“Questo Monte ci ama e anche noi lo amiamo”. Muhammad (s), il primo Musulmano, riassume con queste parole i sentimenti di cordialità e di mutua intesa tra sé e la natura, nella maniera più perfetta.

Dopo aver stabilito, in questa prima parte – teoretica – i princìpi fondamentali della dottrina islamica sottolineando l’Unicità di Allah (SWT) e il dovere esclusivo di rendere a Lui il culto e di domandare a Lui il soccorso, nella seconda parte – pragmatica – il Musulmano chiede ad Allah (SWT) nel modo più conveniente, cioè attraverso la preghiera, di guidare i suoi atti nella vita pratica.

اهْدِنَا الصِّرَاطَ الْمُسْتَقِيمَ  صِرَاطَ الَّذِينَ أَنْعَمْتَ عَلَيْهِمْ  غَيْرِ الْمَغْضُوبِ عَلَيْهِمْ وَلَا الضَّالِّينَ

 

Guidaci sulla retta via,

la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che (sono incorsi) nella (Tua) ira, né degli sviati.

 

اهْدِنَا الصِّرَاطَ الْمُسْتَقِيمَ

 

Guidaci sulla retta via

 

Il credente chiede ad Allah (SWT) di ispirargli la direzione della rettitudine. Domanda ad Allah (SWT) di guidare i suoi passi sul diritto cammino che conduce a Lui. Poiché la conoscenza del Bene e il suo compimento nella condotta sono degli effetti del Suo orientamento, della Sua assistenza, e della Sua Misericordia.

Poiché crede fermamente che Allah (SWT) sia il suo unico aiuto, il Musulmano Gli rivolge la prima e la più cara delle domande che lo riguardano personalmente, poiché la rettitudine è il cammino della sua felicità quaggiù e nell’Altra vita.

‘Al-Hidaya’ (‘guidaci’) è una ispirazione divina che orienta le inclinazioni naturali (al-Fitra) dell’uomo verso il ‘nomos’ divino, le leggi che coordinano i movimenti dell’uomo e dell’universo in direzione di Allah, Signore degli universi.

صِرَاطَ الَّذِينَ أَنْعَمْتَ عَلَيْهِمْ  غَيْرِ الْمَغْضُوبِ عَلَيْهِمْ وَلَا الضَّالِّينَ

 

La via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che (sono incorsi) nella (Tua) ira, né degli sviati

 

Per quanto riguarda la natura di questo cammino, esso è quello dei fortunati che Allah (SWT) ha favorito coi Suoi favori, non coloro che hanno provocato il suo malcontento con la loro deviazione dalla Verità dopo averla conosciuta, né degli sviati che non hanno conosciuto la Retta Via.

Insomma, è il cammino di coloro che sono benedetti, ispirati da Allah (SWT), col quale si tengono in stretto contatto.

Così termina questa Sura indispensabile per ogni preghiera, che ingloba, nonostante la sua brevità, i princìpi e gli orientamenti essenziali dell’Islam.

Abu Hurayra (r) riferì di aver sentito il Profeta (s) dire:

Allah l’Altissimo ha detto: “Ho diviso la preghiera in due parti, tra Me e il Mio adoratore. La prima metà Mi appartiene, la seconda è del Mio servo, ed egli avrà ciò di cui ha fatto richiesta…”. Quando l’adoratore dice: “Lode ad Allah, Signore dei mondi”, Allah (SWT) dice: “Il Mio adoratore Mi ha lodato”. Quando egli dice: “Padrone (Re) del Giorno del Giudizio”, Allah (SWT) dice:“Il Mio adoratore Mi ha glorificato”. Quando dice: “Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto“, Allah (SWT) dice: “Ciò è tra Me e il Mio adoratore, ed egli avrà ciò di cui ha fatto richiesta”. Quando (l’adoratore) dice: “Guidaci sulla retta via, la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che (sono incorsi) nella (Tua) ira, né degli sviati”, Allah (SWT) dice: “Ciò appartiene al Mio adoratore e il Mio adoratore otterrà ciò che ha chiesto”.

Questo hadith autentico (Sahih) riportato da Muslim si svela ancora una delle ragioni della scelta di questa Sura perché venga recitata nelle preghiere diciassette volte giorno e notte o tutte le volte che Allah (SWT) lo concede al Suo servo.

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