Sorella mia, a quando l’Hijâb?…


بسم الله الرحمان الرحيم

 

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

Quello che affronteremo è un argomento di estrema importanza; se viene trascurato ciò può causare numerosi danni. D’altra parte, purtroppo ne ha già provocati tanti, e continua ad essere un flagello che causa gravi problemi alla società.

Come tutti sapete, tale argomento è “Al-Hijâb”, che viene tradotto in maniera un po’ semplicista con “velo”. Ma, come vedremo, ciò che chiamiamo Hijâb è più vasto e più generale di questo. E, come possiamo tutti notare, questo Hijâb è un aspetto della religione trascurato da molte delle nostre sorelle Musulmane.

Torneremo tra poco ai fattori che hanno spinto numerose ragazze e donne a trascurare l’Hijâb. Ve ne sono diversi… Non possiamo ridurre ciò ad un solo fattore e semplificare la questione, no!, vi sono diversi elementi e fattori che hanno contribuito a creare questo fenomeno.

È a partire dal secolo scorso che questo fenomeno ha fatto la sua comparsa. Prima – fino al XIX° secolo – nella maggior parte dei Paesi Musulmani, era totalmente impensabile trovare una donna che non avesse almeno i capelli coperti, e che non fosse vestita pudicamente.

Naturalmente, qui quando si parla di Hijâb si intende l’Hijâb “esterno”, poiché vizi e turpitudini vi sono sempre stati, ma in maniera nascosta, all’interno delle case o in certi luoghi che erano noti proprio per questo. Ciò di cui si parla oggi, invece, è che la donna si svela e mostra i suoi ornamenti in maniera flagrante, nella strada, dinanzi a tutti. È ciò che si chiama “at-Tabarruj”, fenomeno riesploso prepotentemente nel secolo scorso. E in alcuni Paesi ha raggiunto un’ampiezza considerevole.

Penso per esempio all’Egitto, dove un giorno una donna si strappò simbolicamente il velo per – secondo lei – dire “Siamo libere, ci liberiamo di questa catena e di questo peso che ci opprime, che è il velo!”. Naturalmente, queste donne ignoranti della loro religione, a mio avviso, vollero liberarsi di un certo numero di tradizioni che pesavano su di loro. Ma queste tradizioni erano e sono spesso delle tradizioni locali, il più delle volte in contraddizione con l’Islâm, come per esempio (e non so nemmeno se si possa chiamare ciò “una tradizione”) l’iniquo trattamento che gli uomini infliggono alle donne. È vero che certi uomini considerano le donne come meno di niente… è vero, ma, alhamdulillah, al contrario l’Islâm non c’entra nulla con questo atteggiamento! Invece, esso rigetta questa concezione.

Vi sono anche alcune tradizioni che sono state ereditate dall’epoca preislamica, in alcune società che si sono islamizzate in seguito; esse continuano a perpetuare le antiche usanze, che molto spesso sono in contrasto con gli insegnamenti islamici. Certamente, spesso si tratta di tradizioni presenti negli ambienti ignoranti, e non presso la gente che ha una qualche conoscenza (della religione).

Dunque, spesso le donne hanno voluto liberarsi di tutta questa serie di pesi e di catene che le opprimevano, e malauguratamente, con l’appoggio di Shaytân (a’udhubillah), hanno detto a se stesse: “Liberandoci dal velo, ci libereremo di tutta questa serie di pesi e di tradizioni. E, nello stesso tempo, tenderemo verso il modello della donna allegra, liberata ed emancipata, la donna occidentale!”. Per esse, ecco dunque il modello della donna emancipata per eccellenza. Non conoscono il rovescio della medaglia. Che cos’è la “donna liberata”? È sufficiente dare un’occhiata a qualche statistica per constatare che si è ben lontani da ciò che si pretende di sostenere!

Inoltre, chi sono le persone che hanno incoraggiato e spinto verso questo movimento di “liberazione delle donne”? In effetti, si tratta del movimento di “liberazione”, talvolta, dalla religione. Vogliono “liberarsi” dall’Islâm, e sono spesso dei laici quelli più attivi all’interno di tali movimenti. Per essi, il movimento di liberazione della donna consiste nel liberarla da tutti i limiti e da tutti gli insegnamenti dell’Islâm, o almeno da tutti gli insegnamenti che hanno a che fare col pudore femminile.

A mio parere, possiamo classificare la gente impegnata in questa “battaglia” in 3 categorie:

– La prima categoria è formata dalle donne ignoranti, e soltanto Allah (subhânaHu wata’ala) sa se ve ne siano tante! Vi sono anche tanti uomini, certo, ma qui parliamo delle donne ignoranti che non conoscono il valore dell’Hijâb e che l’hanno tralasciato e talvolta combattuto, ritenendolo in certi casi una “semplice tradizione”.

– La seconda categoria sono quegli uomini che vi trovano il loro tornaconto, e che vi traggono profitto; poiché gli uomini che danno libero sfogo alla loro bestialità e che non fanno altro che seguire i loro istinti preferiscono vedere la donna in minigonna e scollata piuttosto che vederla vestita correttamente.

– La terza categoria è formata dalle donne svergognate che non hanno più alcun pudore e che sono cadute molto in basso nella scala dei valori; esse sono gelose della castità e del pudore delle donne che provano rispetto per se stesse. Non amano vederle così, poiché comprendono di essere lontane da questo modello, dunque sono gelose e vorrebbero che tutte le donne diventassero come loro, abbassandosi al loro stesso livello.

Vi è anche un punto su cui occorre insistere, ossia che il velo non è un segno di asservimento nei confronti dell’uomo, del padre, del fratello, o del marito, così come lasciano credere alcuni mass media. Il velo è un’adorazione, allo stesso titolo della preghiera, del digiuno, dell’Hajj, così come di tutte le adorazioni prescritte dall’Islâm; anche l’Hijâb ne fa parte. L’Hijâb è dunque un’adorazione.Se una donna porta l’HIjâb, non è altro che per obbedienza al suo Creatore, Che gliel’ha chiesto. Non è affatto per piegarsi alla volontà di suo padre, e non è – lo ripetiamo ancora una volta – un segno di sottomissione al padre o agli uomini della società…

Occorre dunque che sia molto chiaro – poiché lo si ignora spesso – che l’Hijâb è un’adorazione da parte della donna e non una coercizione imposta dagli uomini. Ed è per questo, d’altronde, che spesso possiamo notare che nel caso in cui sia stato inculcato alla bambina, fin da quando era piccola, che l’Hijâb va indossato per Allah (‘azza waJalla), e che Allah ci vede sempre… mai le verrebbe in mente di toglierselo. Ma la donna alla quale ciò non sia mai stato spiegato, e che creda davvero di indossarlo per far piacere a suo padre, o per paura di suo padre e di suo fratello… è quella ragazza che poi vediamo all’angolo della strada, togliersi in fretta il foulard appena si ritenga abbastanza lontana da casa. Oppure, se ha timore di agire così, tuttavia non chiede che una cosa: di potersi liberare di questo foulard, che nessuno le ha mai spiegato perché vada indossato, e che lei sente soltanto come un peso. Così, appena penserà che suo padre o suo fratello non la possano più controllare, toglierà questo velo, ma se lo avesse indossato per Allah (subhânaHu waTa’ala), cosciente del fatto che il suo Signore la vede costantemente, mai avrebbe potuto gettarlo via.

Occorre anche sottolineare che l’Islâm non ha prescritto il velo come un fardello per la donna. L’Islâm vuole il bene della donna quaggiù e nell’Aldilà. L’Hijâb non è un fardello né una limitazione della libertà, al contrario! L’Islâm onora la donna perché le riconosce un valore. Non il valore di un pezzo di carne che viene esposta alla macelleria, o di una merce che si vende a vil prezzo, o che viene esposta sui manifesti per vendere uno shampoo… Per l’Islâm, la donna è molto più di questo. È la scuola dei suoi bambini, la metà della società, e anche più di questo! È la scuola che formerà le generazioni future.

 

L’Islâm paragona la donna ad una perla preziosa. Tutti sanno che la perla vive all’interno di una conchiglia. Perché? Perché si tratta di qualcosa che la protegge… Qualcosa di prezioso e di bello. Per l’Islâm, la stessa cosa vale nei confronti della donna.

Prima di entrare nel vivo della questione, risponderemo a certi ostacoli, certi dubbi che ascoltiamo ogni tanto, e che sono un intralcio al fatto che la donna indossi l’Hijâb. Sono argomenti fallaci e perniciosi, avanzati da alcuni nemici dell’Hijâb ignoranti, e che spesso finiscono per essere un ostacolo perché la donna possa adottare l’Hijâb. E quando si parla di Hijâb, bisogna definire di cosa si tratta. Non è un Hijâb, un piccolo pezzetto di foulard, uno straccetto posato sui capelli, o a metà della testa, con sotto dei pantaloni attillati o un tailleur o cose del genere… No, non è questo ciò di cui stiamo parlando.

Purtroppo, è diventato anche un fenomeno. Si dice: “Guarda, una ragazza velata”… no! Ha i capelli coperti, ma non adotta gli abiti adatti, e il suo abbigliamento non soddisfa le condizioni richieste dall’Islâm. Dunque, per definire ciò che intendiamo con il termine “Hijâb”, si tratta dell’Hijâb “shar’i” (quale descritto nella Shari’ah), un Hijâb così com’è stato definito nei testi autentici, che copra certamente i capelli, oltre al petto, e che non lasci apparire alcuna “forma” della donna. La Musulmana deve dunque essere coperta dalla testa ai piedi, con l’eccezione (anche se su questo punto vi è divergenza tra i sapienti) delle mani e del viso; alcuni sapienti ritengono invece che la donna debba coprirsi totalmente.

Ciò di cui parliamo qui, è l’Hjâb largo, che copre tutto il corpo della donna, in modo tale da non lasciare trasparire le sue forme, dalla testa ai piedi, ad eccezione del viso e delle mani. Questo è il minimo richiesto dall’Hijâb “Shar’i” (giurisprudenziale), ed è questo l’Hijâb di cui parleremo lungo tutta la nostra esposizione, inshaAllah.

Il primo dubbio, la prima domanda o ostacolo che la donna si pone, è che l’Hijâb non sarebbe una cosa obbligatoria, o sarebbe una tradizione antica delle civilizzazioni passate, o che sarebbe “qualcosa di preferibile”, ma che non si tratterebbe di un dovere religioso; ossia, non sarebbe “fard, wajib”.

Possiamo rispondere a questo dubbio in diversi modi.

Prima di tutto, ciò dimostra l’ignoranza della persona che pronuncia tali parole. O si tratta di un’ignorante, oppure fa finta di esserlo per paura di scoprire una verità che va contro le sue passioni. Poiché, se ella scoprisse la verità, dovrebbe almeno far finta (di volerla applicare), nonostante a lei risulti difficile praticare questo aspetto. Dunque, o la persona è ignorante, oppure preferisce restarlo, sapendo dentro di sé la verità, che però si scontra con i suoi desideri.

Non vi è alcuna divergenza tra tutti i Sapienti Musulmani per quanto riguarda l’obbligo religioso del velo. Non vi è alcun sapiente che abbia opposto una divergenza riguardo a ciò. Sono tutti unanimi sul carattere obbligatorio (wajib, dunque fard) dell’Hijâb, per ogni donna a partire dalla pubertà. Così come vi è unanimità sull’obbligo della preghiera, la proibizione dell’alcool o della fornicazione, allo stesso modo tutti sono unanimi quanto al carattere obbligatorio del velo femminile.

 

Citeremo dunque solo alcuni dei versetti che provano questo dovere.

Allah (subhânaHu wata’ala) dice:

E di’ alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto… (Corano XXIV. An-Nûr, 31)

 

Quali sono le prove che i Sapienti hanno tratto da questo versetto, per ciò che riguarda il carattere obbligatorio dell’Hijâb?

La prima è nelle Parole di Allah (‘azza waJalla): e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare. “Quello che appare” che cos’è? Il petto, le coscie, i polpacci, i capelli? No! Vi sono due opinioni relativamente al significato di se non quello che appare.

Tra i Sahâbah (che Allah sia soddisfatto di tutti loro), Ibn Mas’ûd (radiAllahu ‘anhu) disse: “ Se non quello che appare… significa ath-thiyabu ad-dahira, i vestiti che qualche volta si intravvedono”.

La donna porta degli abiti sotto il vestito che usa per uscire, e qualche volta, facendo un movimento, vi può essere un pezzetto di stoffa del vestito che porta sotto, una manica, ecc. che appare. Questo è il significato delle parole se non quello che appare, secondo Ibn Mas’ûd (radiAllahu ‘anhu). Egli è dunque sostenitore dell’opinione secondo la quale la donna debba velarsi interamente, e che le parole se non quello che appare indichino ciò che traspare del vestito “di sotto”.

In quanto a Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu), egli spiegò: “Se non quello che appare sono le mani e il viso”. Dunque torniamo a ciò che abbiamo spiegato prima: tutti sono unanimi nel sostenere che, al minimo, le sole cose che la donna può lasciar apparire (secondo questa opinione) sono il viso e le mani. Questa è la prima prova tratta da questo versetto.

La seconda prova, è data dalle parole seguenti: …di lasciar scendere il loro velo fin sul petto…

Vi sono dunque due prove tratte da questa stessa ayat.

In un altro versetto, nella Sûrah Al-Ahzâb, Allah (‘azza waJalla) dice:

 

O Profeta, di’ alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli… (Corano XXXIII. Al-Ahzâb, 59)

Questo versetto è chiaro e non può prestarsi ad equivoci; è esplicito riguardo all’obbligo del velo per la donna, a partire dalla pubertà.

Quelli che abbiamo analizzato sono due versetti coranici.

Ora, passiamo ad elencare qualche ahadîth profetico. Nella raccolta dell’Imâm Bukhârî, troviamo l’hadîth di ‘Aisha (radiAllahu ‘anha), che disse: “Che Allah abbia misericordia delle prime donne emigrate. Quando Allah (subhânaHu waTa’ala) rivelò il versetto: …di lasciar scendere il loro velo fin sul petto…, strapparono dei pezzi di tessuto e (con essi) si velarono…”.

Notate l’applicazione diretta! Contrariamente a ciò che fanno molti di noi. Ci vuole tanto tempo, bisogna insistere più volte, ecc…

Il grado di convinzione! Le Sahabiyyât (che Allah sia soddisfatto di loro), appena vennero a conoscenza di questo versetto, che era stato rivelato al Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), non esitarono neanche un secondo!! Questo hadîth spiega ancora una volta chiaramente che queste donne compresero il dovere di velarsi e lo applicarono direttamente.

In un altro hadîth, riportato dall’Imâm Muslim, il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Degli abitanti dell’Inferno ce ne sono due tipi che non ho mai visto prima d’ora, uno con fruste come code di bue con cui flagellano la gente. Il secondo, delle donne che sono nude malgrado siano vestite, che sono sedotte (dalla via sbagliata) e che seducono altri con le loro chiome alte come gobbe. Queste donne non accederanno al Paradiso e non ne percepiranno il profumo, sebbene la sua fragranza possa essere percepita a grandissima distanza” (Sahîh Muslim, n° 2128).

La spiegazione di questo versetto è che queste donne portano degli abiti, ma sono dei surrogati di abiti. O sono talmente corti da mostrare le bellezze, o sono così stretti da lasciar apparire le forme, o sono trasparenti, ecc.

Secondo l’hadîth, queste donne non sentiranno nemmeno il profumo del Paradiso, a causa dei danni e della corruzione da esse causate nella società.

Ancora una volta, se il velo non fosse stato obbligatorio, il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) non avrebbe indicato una così grave minaccia che pesa su queste donne.

Possiamo ora interrogarci: quali sono le ragioni che hanno spinto la donna a giungere a questo stadio?

Vi sono diverse ragioni:

La prima di queste ragioni è la mancanza di timore di Allah, o l’ignoranza della religione. Senza alcun dubbio, colui che ignori la religione e che ignori Allah (‘azza waJalla) non avrà timore, o ne avrà molto meno di colui che sa.

La seconda ragione è l’imitazione cieca di cattivi modelli. Queste donne si riferiscono al modello sbagliato. Invece che prendere come esempio le Sahabiyyât (che Allah sia soddisfatto di loro) o le donne pie, vogliono somigliare alle fotomodelle, alle ballerine, alle cantanti, alle attrici o alle sportive, o non so a chi altra… E Shaytân (a’udhubillah) rende più attraenti, ai loro occhi, questi modelli, mostrandole come donne felici, che dunque occorre seguire per essere in armonia con la nostra epoca e per divenire una donna emancipata. Da qui deriva il fatto che, per molte donne, il fatto di essere velata sia considerato coem qualcosa di arretrato, che riporterà all’oscurantismo del passato, che invece occorre sforzarsi di abolire…

Inoltre vi è il fatto di voler apparire, la concorrenza tra donne per mostrare in pubblico i più begli ornamenti, o i vestiti più eleganti, ecc… e, certamente, il velo impedisce tutto ciò e impedisce di mostrarsi in pubblico sotto il più bell’aspetto. Di sicuro anche i mass media giocano un ruolo importante in questo.

Tra i fattori, vi è anche Shaytân (a’udhubillah). Egli sussurra alla donna che l’Hijâb è un fardello, una catena; è lui a suggerire alle donne tali dubbi.

Vi è poi la mancanza di educazione islamica ricevuta a casa, talvolta totalmente assente dal focolare domestico, da parte sia del padre che della madre.

Molte sorelle non sono state educate a comprendere che il velo è un’adorazione e un dovere. Purtroppo, talvolta esse vedono la loro mamma che lo porta per “tradizione”, o il loro padre che ha un cattivo comportamento nei confronti della mamma, ecc… Tutti questi elementi contribuiscono a far sì che la ragazza non voglia somigliare all’immagine che ha in testa di questo velo.

Ciò per quanto riguarda il primo dubbio.

Il secondo dubbio, che sentiamo qualche volta avanzare da alcune delle nostre sorelle, è che esse sostengono: “Io prego, digiuno, sono Musulmana alhamdulillah, ma l’Hijâb non è altro che un vestito, un’apparenza, e non è uno dei pilastri dell’Islâm! Non è altro che un dettaglio, e io ho un buon comportamento, un certo pudore… molte ragazze portano il velo ma hanno un cattivo carattere. Allah non guarda le apparenze, ma guarda i cuori… Io ho un buon cuore e una buona intenzione…”.

Per tutto ciò, abbiamo molte cose da rispondere:

Prima di tutto, l’Hijâb, come abbiamo visto, è un obbligo. Questo è il primo argomento per rispondere a ciò.

In secondo luogo, domandiamo a questa sorella: “Se veramente tu avessi un buon cuore, un cuore puro così come pretendi, disobbediresti forse ad Allah (‘azza waJalla) in maniera così flagrante e costante? È logico per qualcuno che sostiene di avere un buon cuore il fatto di disobbedire ad Allah l’Altissimo in maniera così flagrante? Non mi sembra…”.

Allo stesso modo, il buon comportamento di cui ti dichiari dotata… questo buon comportamento non è lasciato alla buona volontà di ognuno… È Allah (‘azza waJalla) che definisce il buon comportamento. Perché il “buon comportamento” può variare da una civilizzazione ad un’altra, da una cultura a un’altra… Per noi Musulmani, esso è definito dalla nostra religione. Non è lasciato al buon cuore di ciascuno. Dunque, l’Hijâb fa parte del buon comportamento dinanzi ad Allah, e conseguentemente con la gente.

Inoltre, se il cuore è buono, ciò deve risplendere e apparire sulle membra esterne. Certo, questo vale anche per l’uomo. Se il cuore è puro, ciò deve apparire e dare i suoi frutti anche all’esterno. E come lo si vede all’esterno? Sottomettendosi agli ordini di Allah (subhânaHu waTa’ala).

Come abbiamo detto, dunque, dire “Io ho un cuore buono” e allo stesso tempo disobbedire ad Allah (‘azza waJalla) è incompatibile. Vi è una contraddizione.

Queste ragazze dicono anche: “Io sono pudica!”. Se sei veramente pudica, sorella mia, come puoi accettare che tutti gli uomini ti passino accanto ammirando i tuoi ornamenti e le tue bellezze? È forse questa una nuova definizione di pudore? Se la donna è realmente pudica, mai accetterà che tutti gli uomini possano vedere la sua bellezza.

Qual è la differenza tra la donna miscredente e la donna che obbedisce ad Allah (‘azza waJalla)? Uno dei maggiori segni distintivi è il velo! È anche ciò che distingue la donna che non applica gli insegnamenti divini (o almeno questo insegnamento) e la donna che obbedisce ad Allah (‘azza waJalla). L’Hijâb, perciò, è anche una maniera di riconoscere la donna Musulmana.

Vi sono anche donne che sostengono: “Noi facciamo la preghiera, che è ben più importante (dell’Hijâb)!”. Sorella, c’è un problema nella tua preghiera… SubhânaAllah, tu giudichi la preghiera…

Allah (subhânaHu waTa’ala) dice:

…In verità la Salat preserva dalla turpitudine… (Corano XXIX. Al-’Ankabût, 45)

 

Se realmente la tua preghiera fosse compiuta correttamente, ciò dovrebbe trasparire dal tuo comportamento. Dunque, vi è un grande problema nella tua preghiera.

Inoltre, se l’Hijâb non fosse altro che un’apparenza, perché tutti i testi che abbiamo citato sarebbero stati rivelati? Se non fosse che un dettaglio, il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) non avrebbe detto che queste donne (che non si coprono) non andranno in Paradiso, e non ne sentiranno nemmeno il profumo.

Inoltre, per quanto riguarda l’hadîth: “Allah non guarda la vostra apparenza, ma guarda i vostri cuori e le vostre azioni”

In questo hadîth, così come spiegò Ibn Taymiyyah (rahimahullah), non vi è un testo che sia stato utilizzato dalla gente, senza che in questo stesso testo vi sia una refutazione (alla loro pretesa) all’inizio o alla fine…

La gente è solita argomentare: “Allah non guarda la vostra apparenza…”, ma alla fine dell’hadîth è spiegato: “…(Egli) guarda i vostri cuori e le vostre azioni”, e l’Hijâb è un atto (d’adorazione), come la preghiera, ecc.

L’hadîth significa che Allah (subhânaHu waTa’ala) non guarda la nostra immagine, ossia l’aspetto indipendente dalla nostra volontà: un essere umano è di un colore o di un altro, è grande o piccolo, magro, ecc… Allah l’Altissimo non giudica questi aspetti! Di questo parla l’hadîth… Ma guarda l’intenzione el’azione!

Torniamo a rivolgerci a questa cara sorella… Sorella mia, in cosa ti nuocerebbe, il fatto di “aggiungere” il velo? Se preghi e digiuni, ecc. ciò è molto buono, poiché si tratta dei pilastri dell’Islâm e sono delle priorità. Ma cosa ti impedisce di mettere anche l’Hijâb? In cosa ti nuocerebbe portare anche il velo? In cosa ti sarebbe d’ostacolo? Mi sembra che la risposta sia chiara…

Noi non facciamo distinzioni. Colui Che ti ha ordinato di compiere la preghiera e di digiunare, ti ha anche ordinato di velarti. Nella religione, noi non facciamo distinzioni tra i vari obblighi.

Allah (subhânaHu waTa’ala) dice:

O voi che credete! Entrate tutti nella Pace (Silm). Non seguite le trace di Shaytân. In verità egli è il vostro dichiarato nemico (Corano II. Al-Baqara, 208)

Ossia: entrate nell’Islâm completamente, in maniera totale!

Non facciamo distinzione tra la preghiera e il velo, o tra un certo dovere e un altro…

Per concludere questo punto, pongo la seguente domanda a questa sorella: credi forse che quanto sostieni sarà una scusa valida nel Giorno del Giudizio, da presentare dinanzi ad Allah (subhânaHu waTa’ala)? Dire: “Io pregavo, leggevo il Corano… ma non portavo il velo”. Puoi chiederlo a te stessa? E quando Allah (‘azza waJalla) ti chiederà perché non hai ubbidito all’ordine di indossare l’Hijâb, credi che sostenere di avere pregato e digiunato sarà un buon argomento, perché Egli non tenga conto del dovere trascurato relativamente all’Hijâb?

Il terzo argomento di dubbio che si sente di quando in quando è rappresentato dalle parole: “Io sono ancora giovane, voglio approfittare della giovinezza, e l’Hijâb è un ostacolo a ciò. Non potrei più vestirmi come voglio, né mostrare il mio guardaroba, né acquistare gli abiti che più mi piacciono, perché non potrei più mostrarli (in pubblico)… inoltre, l’Hijâb mi impedirebbe di andare in certi posti, come il cinema, le spiagge, ecc… perché se hai il velo la gente fa caso a te (se sei in posti in cui non dovresti essere), ed è una cosa vergognosa (“hshuma…”)… Dunque, se mi velassi non potrei più andare in questi posti…”

Per rispondere a ciò, sorella mia, occorre dire che l’Islâm è la sottomissione agli ordini di Allah (‘azza waJalla). E se tu sei Musulmana, devi seguire i comandamenti divini e allontanarti da ciò che è proibito, nel caso invece che cui tu non agisca così, dovresti fare un esame di coscienza e rivedere che cos’è la Fede (Îmân).

Inoltre, cosa intendi quando parli di “approfittare della giovinezza”? Forse che approfittare della giovinezza può divenire sinonimo di “approfittare dell’harâm”?Non credo. Quando si dice “approfittare della giovinezza”, si intende – appunto – approfittare della giovane età, ma entro i limiti che sono fissati dalla Legge Islamica, e non abbandonandosi alle proprie passioni.

Certamente, ognuno di noi è tentato da passioni che vanno contro la Legge Islamica, ciascuno ha una tentazione che lo assilla… Ma l’Islâm è sinonimo di lotta, di forza e di sacrifici. Ciascuno di noi deve sacrificare qualcuna delle sue passioni per essere gradito ad Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo!). Nessuno è privo di tentazioni e nessuno può dire che non vi sia nulla, tra le cose proibite, che lo tenti… No! Ciascuno di noi ha i suoi ostacoli da superare, ma l’Islâm implica un certo sforzo e un certo sacrificio.

Inoltre, avanzando questi argomenti, tu perdi un merito immenso; un’immensa ricompensa ti sta passando sotto il naso!

Sappi che nell’Ultimo Giorno, tra le cose sulle quali saremo interrogati, vi sarà la nostra giovinezza: come l’abbiamo trascorsa? Dunque, si tratta di qualcosa di molto importante, poiché è in quel momento che si viene sottoposti all’ “esame”. Quando avrai 60 o 70 anni, e metterai il velo, l’esame sarà quasi finito…

Nell’hadîth che parla dei sette che saranno sotto l’ombra di Allah (che Egli sia Esaltato) nel Giorno in cui non vi sarà altra ombra che la Sua, il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) citò i giovani cresciuti nell’adorazione di Allah.

Ti pongo un’altra domanda, sorella: Sarai capace, nell’Ultimo Giorno, di condividere i peccati di tutti gli uomini il cui sguardo si è rivolto verso di te?

Poiché la donna che mostra le sue bellezze, dal momento in cui esce di casa condivide tutti i peccati di tutti gli sguardi che si rivolgono verso di lei. Si assume una parte di questi peccati. Certo, gli uomini dovrebbero abbassare lo sguardo, ma la donna mutabarrija (non velata, che mostra le sue beltà) condivide i peccati di coloro che l’ammirano. Fai un po’ il bilancio del numero di peccati collezionati ogni volta che esci di casa!

Inoltre, non velandoti fai del male a tutti. Prima di tutto a te stessa, poiché disobbedisci ad Allah l’Altissimo raccogliendo peccati. Ma fai anche del male alla tua famiglia. Come? Un padre e una madre Musulmani, fa male al loro cuore vedere la loro figlia “svestita”. Dunque, ciò è dannoso per la tua famiglia, per te stessa e per l’insieme della società.

Un Sapiente paragonò la donna mutabarrija ad un mercante ambulante. Il mercante ambulante espone e abbellisce la sua merce e la fa passare dappertutto, perché la gente l’acquisti. Questa donna mutabarrija è dunque paragonata ad un mercante ambulante, che propone la mercanzia a tutti gli sguardi, come merce al mercato! Dunque, non credo che una donna pudica e degna possa tollerare che gli uomini la divorino con lo sguardo, e sono sicuro che ogni donna sensata arrossirebbe se riflettesse realmente sul fatto che, al suo passaggio, gli uomini la divorino con lo sguardo.

Ciò che è ugualmente triste, è che talvolta sono i genitori stessi a ripetere che la loro figlia è giovane e deve “approfittare della vita”. InshaAllah torneremo su questo punto.

Per terminare l’argomento, possiamo dire che il velo non significa la prigione, ed esso non impedisce di approfittare della giovane età, fatte salve – naturalmente – alcune regole fissate dal Creatore.

E il fatto che l’Hijâb ti impedisca di andare in certi luoghi di libertinaggio, è solo un bene per te. Se ti impedisce di recarti sulle spiagge, dove si mescolano uomini e donne nudi, o altri posti simili, ciò è soltanto un vantaggio.

E qui vorrei lanciare un appello alle sorelle che sono velate, anche se sono velate in maniera non del tutto conforme alle regole… Non date il cattivo esempio… Bisogna che sappiate, sorelle, che a partire dal momento in cui mettete il foulard, fosse anche solo un piccolo fazzolettino sulla testa, gli sguardi si poseranno su di voi in un certo modo. Occorre dunque fare attenzione. Ciò vale anche per l’uomo che lascia crescere la barba, o si veste in modo islamico: deve fare doppiamente attenzione a quel che fa. Perché? Perché la gente che lo vede, o approfitta di suoi eventuali errori per attaccare l’Islâm, oppure dirà: “Se questa cosa non andasse bene, questo barbuto o questa velata non farebbero questo, non andrebbero là, ecc…”. Occorre dunque fare doppiamente attenzione a quel che si fa.

Il quinto dubbio. Vi sono ragazze che dicono: “Metterò l’Hijâb il giorno in cui sarò totalmente convinta; ora non mi sento ancora pronta. Ma verrà il giorno in cui sarò convinta e lo porterò”. Oppure: “Mi dà fastidio quando fa caldo…”. Oppure: “Il velo mi dà un’aria poco attraente, sono più carina senza”.

Rispondiamo a tutto ciò che se i versetti rivelati dal tuo Creatore (subhânaHu waTa’ala) e gli ahadîth riportati dal tuo Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) non ti bastano, non so cosa mai potrebbe convincerti. E colui che teme Allah e Lo adora realmente, si affretta a rispondere al Suo appello e ad applicare i Suoi ordini.

Allah l’Altissimo dice:

Quando Allah e il Suo Inviato hanno decretato qualcosa, non è bene che il credente o la credente scelgano a modo loro… (Corano XXXIII. Al-Ahzâb, 36)

Si tratta di ubbidienza o disobbedienza. Bisogna scegliere da che parte stare.

E il versetto ha legato la fede all’accettazione dell’ordine. La fede implica che si accetti l’ordine divin, e i veri credenti non scelgono contrariamente alla scelta di Allah (‘azza waJalla) e del Suo Messaggero (sallAllahu ‘alayhi waSallam).

Poi, posso dirti che questa convinzione che ti manca dovresti acquisirla. O forse attendi una rivelazione?! Devi cercare gli argomenti per convincerti, e poi applicare il dovere.

Per quanto riguarda il caldo, ti citerò solo un versetto che dice:

…Di’: “Il Fuoco dell’Inferno è ancora più caldo”. Se solo comprendessero!(Corano IX. At-Tawba, 81)

 

Dunque, se non sei capace di sopportare un po’ di caldo come piccolo sacrificio per la tua religione, guarda quante donne hanno sacrificato la loro vita per la loro religione, come per esempio Sumayya (radiAllahu ‘anha), e altre donne che sono state uccise fin dal tempo dei Quraysh, o altre donne che hanno sacrificato la loro vita (o altre cose molto importanti) per la loro religione. Se tu non sei capace di sopportare un po’ di caldo per questa religione, allora dovresti riesaminare la tua fede.

Il sesto dubbio è il fatto di sostenere che non velarsi è divenuta ormai una cosa corrente e abituale. E la maggior parte delle donne non si vela più, dunque ciò non attira più l’attenzione. Inoltre, il fatto di insistere troppo su questo aspetto alla nostra epoca “è un po’ duro”. Oppure chiedere: “Dato che la maggior parte delle donne non sono velate, diremo allora che sono tutte sviate?…”.

Rispondiamo riguardo questo concetto della facilità nella religione, che la religione è facile in se stessa, e che Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) vuole facilitarci. Ma la facilità può forse essere sinonimo dello sbarazzarsi di tutti i doveri, seguendo le proprie passioni? No, questa al contrario è la difficoltà. Occorre dunque comprendere questo concetto di “facilità” nell’Islâm.

Il fatto di sostenere che “coloro che dicono che il velo è obbligatorio sono severi e duri” è una bugia! Si tratta semplicemente dell’Islâm. Non vi è alcuna aggiunta. Non stiamo dicendo che devi trasportare 10 kg sulla testa e 20 kg per braccio, oltre ad un grosso sacco sulla schiena, per renderti le cose difficili. No! L’esagerazione nella religione è sicuramente vietata. Aggiungere qualcosa alla religione è molto grave. Ma nel nostro caso, ci sono i versetti, ed è tutto… Non significa dar prova di severità il fatto di richiamare all’applicazione dei doveri imposti dall’Islâm… Altrimenti, richiamare a compiere la Salat, sarebbe anche questa una prova di severità?…

Inoltre, il fatto di sostenere che ciò non attira più l’attenzione oggigiorno, è completamente falso e smentito dalla realtà. In effetti, possiamo notare che le ragazze più esposte alle molestie non sono quelle che si vestono correttamente. Le giovani più esposte alle molestie, alle aggressioni ecc. sono nel 99% dei casi ragazze che non si vestono convenientemente.

Per quanto riguarda la domanda: “Dato che la maggior parte delle donne non sono velate, diremo allora che sono tutte sviate?…”: se ora la maggior parte della gente non pregasse, dovremmo solo per questo ritenere che non siano sviati? No. Ogni persona che vada contro l’Islâm per quanto riguarda un dovere, è sviata su quel punto. Non significa che ogni persona che compia una cosa contraria all’Islâm sia “una sviata” in tutto e per tutto, ma è “sviata” sul punto in cui il suo comportamento è contrario alle regole islamiche.

Allah (subhânaHu waTa’ala) dice:

Se obbedisci alla maggior parte di quelli che sono sulla terra ti allontaneranno dal sentiero di Allah: seguono (solo) congetture e non fanno che mentire (Corano VI. Al-An’âm, 116)

 

Dunque, la moltitudine o la minoranza non è un argomento valido per noi.

Il nostro Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: “Buona novella per gli estranei (quelli “strani”, al-ghurabâ’)”; e in una delle versioni di questo hadîth, è riportato: “Sono della gente pia in una moltitudine di gente malvagia”.

Il settimo dubbio è quello che si sente spesso: “Metterò il velo, inshaAllah, ma una volta che sarò sposata. Sono ancora giovane. Allora, bisogna approfittare della giovinezza, ma una volta sposata mi velerò”.

Per quanto riguarda questo punto, purtroppo, bisogna dire che anche tanti genitori hanno questa idea. Lasciano la loro figlia non velata, esposta come una mercanzia. Così, ha più possibilità di essere acquistata!… “Se non porta l’Hijâb, ha più speranze di trovare marito”. Sappiamo dunque che questa loro idea è falsa.

Per alcuni, inoltre – che proprio non capisco – l’Islâm è come una prigione. Bisogna “approfittare ancora un po’ prima di essere asfissiati…”. Una volta messo l’Hijâb, ci si trova in prigione!? Non si vedrà più la luce del giorno. Ciò è quanto emerge talvolta parlando con la gente, anche se indirettamente.

Voremmo inoltre chiedere a questa sorella: chi può garantirti che vivrai finché potrai sposarti? E se invece tu morissi prima, in stato di disobbedienza?

Inoltre, essendo “vestita scorrettamente”, credi che troverai un marito pio?

Un uomo perbene e pio verrà a chiederti in sposa, mentre sei in questo stato? Al contrario! Se dici che ti velerai e praticherai la religione come si deve dopo il matrimonio, non è certo in questo modo che troverai un marito che ti sostenga nel praticare l’Islâm.

In generale, qualcuno veramente pio non andrà a sposarsi con una ragazza vestita scorrettamente, ma andrà piuttosto alla ricerca di una donna che porti l’Hijâb.

Non bisogna confondere: so benissimo che vi sono delle ragazze non velate che sono migliori di alcune di quelle che portano il foulard, lo dico chiaramente! Vi sono delle ragazze col foulard che appena entrano nella metropolitana, per esempio, cominciano a ridere forte apposta per farsi notare… Così come vi sono donne che non mettono il velo, ma hanno un certo pudore e si trattengono nei loro gesti.

È una constatazione reale. Malgrado ciò, di solito l’uomo, quando cerca moglie, desidera – tra le altre cose – che sia una ragazza velata.

Dunque, cara sorella, la sola cosa che rischi di trovare è un cattivo marito.

Bisogna anche comprendere la nozione di “giovinezza” nell’Islâm, che spesso è male interpretata, anche per ciò che riguarda gli uomini. Ho sentito alcuni dire: “Si diverte fino ai 23 o ai 25 anni… Eh, fa bene! È ancora giovane…”.

Qual è la nozione di giovinezza? Il Musulmano è considerato responsabile a partire dal momento della pubertà. A partire dal momento in cui è pubere, il credente deve rispondere dei suoi obbblighi religiosi, e dunque la donna deve portare l’Hijâb.

Questa nozione di giovinezza non è solo una nozione linguistica, o un concetto simile alla “maggiore età” a 18 anni, o simili. No; nel momento in cui una sorella è pubere, deve obbligatoriamente indossare il velo. Anche se linguisticamente è ancora giovane, non è una scusa per dire “Suvvia, è ancora una ragazza…”, ecc.

Inoltre, questa nozione di giovinezza è qualcosa di fluido; se a 30 o 40 anni è considerata “una donna giovane”, allora si velerà a 60 o 70?! A questo vogliamo arrivare?!

Inoltre, nel fatto di sostenere che ci si velerà dopo il matrimonio, vi è una mancanza di sincerità, perché si direbbe che lo farà per suo marito. Se dice che prima si deve sposare, poi porterà l’Hijâb… No! Deve invece farlo per Allah (‘azza waJalla) e il più rapidamente possibile.

L’ottavo dubbio, è ciò che accade purtroppo ad alcune sorelle che vorrebbero seguire le prescrizioni relative all’Hijâb, ma il cui marito o la cui famiglia si oppongono. Sono dunque “costrette ad obbedire ai genitori”.

La realtà della servitù dinanzi ad Allah (‘azza waJalla) significa la sottomissione ai Suoi ordini. E tra le cose che derivano da questa sottomissione, vi è il fatto di far predominare il Giudizio di Allah (‘azza waJalla) e l’obbedienza nei Suoi confronti ad ogni altro ordine od obbedienza, ricercando la Sua soddisfazione prima della soddisfazione delle creature. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) ci ha fornito una regola d’oro nell’hadîth: “Non vi sia obbedienza alla creatura nella disobbedienza al Creatore”.

Ti pongo la domanda, cara sorella: I tuoi genitori o tuo marito ti saranno forse di aiuto nel Giorno del Giudizio? Potranno allontanare da te la Collera di Allah (subhânaHu waTa’ala)? No! In quel Giorno, ognuno dirà: “Nafsî, nafsî… la mia anima, la mia anima”, anche i Profeti (pace su tutti loro).

Immagina tuo padre oggi: se ti accadesse qualcosa, farebbe di tutto per salvarti, e tu faresti lo stesso per lui. Ma in quel Giorno, ciascuno, come si dice, si negherà all’altro… Tuo padre verrà a chiederti di donargli qualche buona azione e tu gliela rifiuterai. Vorrai salvarti la pelle, talmente quel Giorno sarà un Giorno grandioso… In quel momento, né tuo padre né tua madre, né tuo marito potranno salvarti dalla Collera di Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo).

Certamente, bisogna sottolineare, a questo proposito, che non bisogna rispondere in maniera violenta. Bisogna certamente parlare ai propri genitori nella maniera migliore, anche perché talvolta la loro opposizione è dovuta all’ignoranza, o altro. Vi sono anche i mass media che giocano un ruolo importante. Bisogna dunque spiegare nel modo più tranquillo, magari invitando qualcuno in cui abbiano fiducia, un imâm o qualcun altro di loro conoscenza, o far sentire loro una cassetta o regalare loro un libro. Non bisogna assolutamente reagire in modo sconsiderato, ma, in ultima analisi, se anche i genitori non volessero accettare che la figlia si veli, non bisogna obbedire loro su questo punto.

L’ultimo dubbio che sentiamo ripetere spesso, è il fatto di dire: “Mi piacerebbe velarmi, ma sono in imbarazzo”. Soprattutto per le ragazze che non hanno adottato l’Hijâb da piccole. “Cosa dirà la gente?…”, ecc.

Di sicuro, vi saranno sempre persone pronte a commentare, ad esempio affermando: “Eri più carina prima, senza velo. Sembravi più giovane…”. Tutto ciò per dissuadere la ragazza dal portare l’Hijâb.

Questo burlarsi dei credenti, da parte dei miscredenti, è sempre esistito, ed è stato addirittura citato nel Sublime Corano! Quelli che non credono diranno sempre ai credenti che sono degli arretrati, degli stupidi semplicisti, mancanti di logica, ecc.

Questa è certamente una prova per i Credenti. Allah l’Altissimo dice infatti:

…”Se vi burlate di noi, ebbene allo stesso modo ci burleremo di voi. E ben presto saprete su chi si abbatterà un castigo ignominioso, su chi verrà castigo perenne” (Corano XI. Hûd, 38-39)

 

Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse nell’hadîth riportato dall’Imâm Tirmidhi: “Per colui che ricerchi la soddisfazione di Allah, anche se ciò provocasse la collera della gente, Allah sarà soddisfatto di lui, e farà sì che anche la gente sia soddisfatta di lui. E per colui che ricerchi la soddisfazione della gente (pur provocando) la collera di Allah, Allah sarà in collera contro di lui e farà sì che anche la gente sia in collera con lui”.

E ancora una volta, non vi è Islâm senza certi sacrifici.

Diciamo anche a questa sorella: su altri aspetti, cosa faresti se la gente si prendesse gioco di te?

Ai giorni nostri, la gente si burla di coloro che non escono con qualcuno del sesso opposto, e secondo loro chi non ha relazioni intime prima del matrimonio è “complessato”. Se la gente comincia a burarsi di ciò, cosa faremo noi? Ci abbandoneremo forse tutti quanti alla fornicazione per far loro piacere?Astgahfirullah! Allora, se la gente si prende gioco di questa o quella adorazione nell’Islâm, o la critica, abbandoneremo tutto ciò per essere loro graditi?! Certamente no!

Per concludere, faccio un appello alle mie sorelle. Allah l’Altissimo è testimone del fatto che desidero il bene per queste sorelle; si tratta di “nassiha” (buon consiglio. Non vogliamo altro che il bene per loro, le loro famiglie e la società nel suo insieme.

Chiedo dunque a queste sorelle di riflettere su questo argomento e di tornare al loro Signore, prima che sia troppo tardi, applicando i Suoi ordini e allontanandosi dai Suoi divieti.

Che la pace e le benedizioni di Allah siano sul Profeta Muhammad, sulla sua Famiglia, su tutti i suoi Compagni e su coloro che li seguono fino al Giorno del Giudizio, âmîn!

E la nostra ultima parola sia: La Lode spetta (solo) ad Allah, Signore dei mondi (Alhamdulillahi Rabbi-l-’alamîn)!

 

Daoud Van Beveren

 

dal sito Sajidine

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