Perché la polemica attorno al Niqab?!!

بسم الله الرحمان الرحيم

Si è alzata una polemica eccessiva contro le donne musulmane che portano ilniqab, sotto vari slogan, come quello che dice che sono costrette a portarlo!
Non molto tempo fa, tutti hanno potuto ascoltare il discorso del presidente Sarkozy tenuto al Parlamento francese nel quale, in particolare, attaccava ilburka e il niqab. Egli è giunto a definirli forme di schiavitù, sottomissione e altre cose analoghe.
Nel suo discorso egli sostenne anche che il burka e il niqab non sono un simbolo religioso, ma del disprezzo della donna, e che questo abbigliamento non era dunque benvenuto in Francia, essendo tutto ciò contro i principi dello stato laico.
Nella preghiera della festa della rottura del Ramadan a Milano, un’esponente della politica italiana, accompagnata da un gruppo di sostenitori ha cercato di strappare il Niqab a più donne musulmane dirette alla preghiera. Ciò ha avuto un seguito mediatico ben noto a tutti. Chiaramente dopo questo episodio, le voci che chiedono di vietare il niqab si sono rinforzate e vanno avanti.
Tutto ciò è in palese contraddizione sia con i principi della fede e della pratica religiosa, sia con i
diritti umanai e al buon senso.
Sul lato dei diritti umani, va contro il principio che ogniuno è libero di scegliere cosa mangiare, bere, vestire o quale religione seguire.

Infatti nella carta dei diritti umani dell’Onu si dice:


Articolo 18

Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Articolo 19
Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.
Articolo 30
Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

Se invece leggiamo i primi articoli della Costituzione italiana, abbiamo quanto segue:

Art. 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Art. 19
Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato e in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

Dire quindi, che il burka o il niqab sia contro i principi dello stato laico, è qualcosa di anomalo, in quanto è la stessa laicità che assicura la libertà individuale, e garantisce all’individuo la scelta della religione, del pensiero politico, dell’abbigliamento, dell’alimentazione ecc… Se invece la laicità che intendono alcuni è il liberarsi dalla religione e dei principi morali, ci si chiede di quali diritti si stia parlando (e dove siano finiti i diritti sovracitati!)!

Analisi sul versante religioso

Mi chiedo come il presidente francese agli altri oppositori del niqab, abbiano potuto mancare di rispetto e di buon senso: il fatto che lui o altri lo rifiutino non è un problema, il problema è non rispettare la scelta degli altri, e non insistere nel descriverli nei modo peggiori solo per una loro scelta religiosa. In realtà la prima subire i danni di tale arroganza è la Bibbia, in quanto il niqab un insegnamento anche ebraico/cristiano, come dimostrano le seguenti citazioni:

GENESI
61Così Rebecca e le sue ancelle si alzarono, montarono sui cammelli e seguirono quell’uomo. Il servo prese con sé Rebecca e partì. 62Intanto Isacco rientrava dal pozzo di Lacai-Roi; abitava infatti nel territorio del Negheb. 63Isacco uscì sul fare della sera per svagarsi in campagna e, alzando gli occhi, vide venire i cammelli. 64Alzò gli occhi anche Rebecca, vide Isacco e scese subito dal cammello. 65E disse al servo: “Chi è quell’uomo che viene attraverso la campagna incontro a noi?”. Il servo rispose: “È il mio padrone”. Allora essa prese il velo e si coprì. 66Il servo raccontò ad Isacco tutte le cose che aveva fatte. 67Isacco introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre Sara; si prese in moglie Rebecca e l’amò. Isacco trovò conforto dopo la morte della madre.

14 Allora Tamar si tolse gli abiti vedovili, si coprì con il velo e se lo avvolse intorno, poi si pose a sedere all’ingresso di Enaim, che è sulla strada verso Timna. Aveva visto infatti che Sela era ormai cresciuto, ma che lei non gli era stata data in moglie. 15Giuda la vide e la credette una prostituta, perché essa si era coperta la faccia. 16Egli si diresse su quella strada verso di lei e disse: “Lascia che io venga con te!”. Non sapeva infatti che quella fosse la sua nuora. Essa disse: “Che mi darai per venire con me?”.

CANTICO 4
1Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
2I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
3Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.

ISAIA 3
18In quel giorno il Signore toglierà l’ornamento di fibbie, fermagli e lunette, 19orecchini, braccialetti, veli, 20bende, catenine ai piedi, cinture, boccette di profumi, amuleti, 21anelli, pendenti al naso, 22vesti preziose e mantelline, scialli, borsette, 23specchi, tuniche, cappelli e vestaglie.

LETTERA DI PAOLO A TITO
4Per formare le giovani all’amore del marito e dei figli, 5ad essere prudenti, caste, dedite alla famiglia, buone, sottomesse ai propri mariti, perché la parola di Dio non debba diventare oggetto di biasimo.

Ecco ora i riferimenti relativi all’Islam:

Gli ordini nel Corano e della Sunna sono chiari ed espliciti circa l’indossare il velo.

“ O Profeta, di’ alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli, così da essere riconosciute e non essere molestate. Allāh è Perdonatore, Clemente.”
[s. 33 (Al-Ahzâb): ā. 59]

La spiegazione del versetto dice che il velo delle credenti deve essere come quello delle mogli del Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui), perché l’ordine è unico per tutte, e i sapienti hanno concordato senza eccezione, che il velo delle mogli del Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) è la copertura del viso, quindi di conseguenza anche le credenti lo devono fare.
Il velo e la copertura riguardano tutto il corpo della donna, anche il suo viso, ne è testimone il racconto di ‘Ā’isha sulla questione del Ifk (calunnia), quando Safwān ibn Al Mu‘attil la vide, e la riconobbe, ed ella disse: “Mi svegliai quando mi chiamò, quindi, mi coprii il viso” (Bukhārī 4750)

Allāh dice:

“E di’ alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sui loro petti e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti…”
[s. 24 (An-Nûr) : ā. 31]

I musulmani una volta concordavano sul fatto che le donne devono coprirsi davanti agli estranei.
Al Hāfiz ibn Hajar dice: “Coprirsi il viso di fronte agli estranei era una pratica delle donne in passato e anche contemporanea.” Fath al Barī (235/9-236)
Ibn Raslan ha riferito “I musulmani hanno concordato sul vietare che le donne escano senza essersi coperte.” Nail Al Awtar. Al Shukanī (114/6)
Inoltre la parola Khimār (velo), identifica qualcosa con cui la donna copre il suo viso, Al Hāfiz dice: “Khimār della donna è ciò che le copre il viso.” Fath Al Bary (10/48)

Ibn Taymiyya dice:
“Khimār è ciò che copre la testa, il viso e il collo, i veli che partono dalla testa affinché non vengano scoperti che gli occhi.”
‘Ā’isha disse: “Che Allah abbia misericordia delle donne del Ansār, quando Allah rivelò ‘di lasciar scendere il loro velo fin sul petto’ si strapparono una parte dei loro vestiti e si coprirono.”
Al Bukhārī (480/9)

Quindi come può essere solo un’abitudine se è l’islam stesso ad ordinarlo chiaramente?
Il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: “ La donna in ihrām (stato di sacralizzazione durante il Pellegrinaggio), non deve mettere il niqab, né i guanti.” (Al Bukhārī).
Ciò significa che al di fuori del contesto del pellegrinaggio la donna deve portare sia il niqab che i guanti.
Ibn Taymiyya afferma: “È accertato nel Sahih che la donna in fase di ihrām non deve indossare il niqab o i guanti, ciò significa che le donne fuori dal pellegrinaggio devono indossarli , quindi è d’obbligo la copertura del viso e delle mani.” Majmu’ Al Fatawa (371/15-372)
Con tutto ciò si intende che tutte le leggi divine, ebraica, cristiana e islamica, hanno prescritto il velo, in quanto nelle loro origini concordavano negli elementi essenziali del credo, avevano simili pratiche religiose e morale equivalente. Il velo, come il divieto di idolatria, dell’usura, dell’adulterio o l’obbligo della preghiera li troviamo in tutte e tre le religioni.
Tutto ciò che è stato citato è solo a titolo d’esempio, il resto si può trovare nella Bibbia, negli insegnamenti dei Profeti e anche nell’Islam.
Se quindi gli oppositori “cristiani” del niqab non si rendono della contraddizione, la cosa è grave, se invece ne sono consapevoli la cosa è ancora più grave.
Non è infatti degno di loro né dei politici né degli esperti di leggi ignorare tutto ciò, a prescindere dal fatto che siano laici o meno, in quanto il loro stesso ruolo richiederebbe loro di non attribuire al niqab un’interpretazione negativa.

Inoltre, come abbiamo visto, la sua leggitimità è prevista anche dalla dichiarazione dei diritti umani e dalla Costituzione italiana di cui abbiamo citato alcuni articoli che sottolineano la libertà della scelta religiosa, che comprende anche il modo di vestirsi. Quale problema è dunque per certi politici se la donna indossa un abbigliamento piuttosto che un altro?
Se una donna decide di non scoprirsi di fronte a degli uomini esercitando la sua libertà di scelta, e decide di non stare in mezzo a loro e i loro luoghi di ritrovo, per salvaguardare se stessa o per qualsiasi altro motivo, chi mai può dirle “stai sbagliando, e non puoi farlo.”? Dov’è quindi la libertà della donna? Dov’è sta il rispetto delle sue decisioni?

Dottor Al Hussain Arman Ahmad
Direttore ed Imam dell’ Istituto culturale islamico di Milano

Jazakillahu khayran ukhti Iqra’ Bulic per averci inviato questo articolo!

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