L’interpretazione del Corano tramite la Sunnah

بسم الله الرحمان الرحيم


Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

Quando non si trova l’interpretazione del Sublime Corano nei suoi stessi versetti, ci si rivolge agli ahadîth e ai racconti autentici e sicuri della Sunnah, poiché essi spiegano il Corano e lo chiariscono. In effetti, Allah (subhânaHu waTa’ala) dice:

…E su di te abbiamo fatto scendere il Monito, affinché tu spieghi agli uomini ciò che è stato loro rivelato e affinché possano riflettervi (Corano XVI. An-Nahl, 44)

Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) dice anche:

Egli è Colui Che ha inviato tra gli illetterati un Messaggero della loro gente, che recita i Suoi versetti, li purifica e insegna loro il Libro e la Saggezza, anche se in precedenza erano in errore evidente… (Corano LXII. Al-Jumu’a, 2)

Al-Miqdâm ibn Ma’d Yakrub riferì che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: “Ho ricevuto il Libro e insieme ad esso il suo equivalente. Molto presto un uomo pasciuto appoggiato sul gomito al suo divano vi dirà: “Prendete il Corano, ciò che vi trovate di lecito, rendetelo lecito, e ciò che vi trovate di illecito, rendetelo illecito”. Sappiate che vi sono proibiti l’asino domestico, così come i carnivori tra gli animali, ed ogni oggetto perduto appartenente ad uno dei vostri alleati, a meno che il suo proprietario non vi rinunci; e colui che soggiorni a casa di qualcuno, questi è obbligato a prenderlo a carico, e se non lo fa (l’ospite) può reclamare da questi una compensazione equivalente alle sue spese” (hadîth riportato da Abû Dâwûd nelle Sunan)[1]

L’Imâm Al-Khattâbî – che Allah gli faccia misericordia – dona due interpretazioni delle parole “Ho ricevuto il Libro e insieme ad esso il suo equivalente”. La prima è che questa frase significa che egli ricevette della Rivelazione una parte nascosta (bâtin), non recitata, così come ricevette una parte esplicita (dhâhir), recitata. La seconda interpretazione è che egli (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ricevette il Libro sotto forma di Rivelazione recitata, e ricevette insieme ad esso una spiegazione equivalente, ossia che gli permise di spiegare il contenuto del Libro, generalizzandolo o restringendolo, aggiungendo dei commenti e spiegandone il contenuto. Un tale insegnamento ha uno statuto obbligatorio e la sua accettazione è imperativa, allo stesso titolo della parte recitata del Corano.

In quanto alle parole: “Molto presto un uomo pasciuto…”, ciò è un avvertimento contro il non-rispetto degli imperativi della Sunnah istituiti dal Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) e che non figurano nel Corano. Tale fu il comportamento dei Khârijiti e dei Râfiditi, che si conformarono ciò che avevano appreso del Corano, abbandonando però le tradizioni che racchiudono la spiegazione del Libro. Facendo così, caddero in confusione e si sviarono[2].

Allo stesso modo, nell’hadîth di Mu’âdh (che Allah sia soddisfatto di lui), quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) lo inviò come delegato nello Yemen, gli chiese: “Secondo cosa giudicherai?”. Egli rispose: “Secondo il Libro di Allah”. Gli chiese poi: “E se tu non vi trovassi la risposta?”. Rispose: “Secondo la Tradizione (Sunnah) del Messaggero di Allah”. Gli chiese ancora: “E se tu non vi trovassi la risposta?”. Mu’âdh disse: “Fornirò la mia opinione dopo matura riflessione e senza risparmiare gli sforzi”. Allora il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) gli diede una pacca sul petto dicendo:“Gloria a Colui Che ha guidato il messaggero del Messaggero di Allah verso ciò che è gradito al Messaggero di Allah”.
L’Imâm Ibn Kathîr commentò nel suo Tafsîr: “Questo hadîth figura nel Musnad e nelle Sunan con una buona catena di trasmissione”[3].

Ibn Al-Mubârak riferì che il nobile Compagno ‘Imrân Ibn Husayn (radiAllahu ‘anhu) disse ad un uomo che gli aveva posto qualche domanda, chiedendogli di non rispondergli se non basandosi sul solo Corano: “Sei un idiota. Trovi forse nel Corano che la preghiera di mezzogiorno (Zuhr) comprende quattro unità (raka’at) e che deve essere recitata a voce bassa?”. Poi passò in rassegna le preghiere, la zakât, e così di seguito. Alla fine gli chiese: “Le trovi dettagliate nel Libro di Allah?! Il Libro di Allah non le ha dettagliate, ma la Sunnah del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ne ha precisato il senso”. Makhûl disse: “Il Corano ha più bisogno (dell’appoggio) della Sunnah di quanto la Sunnah non abbia bisogno (dell’appoggio) del Corano (per essere compresa)”. E l’Imâm Ahmad ibn Hanbal (rahimahullah) disse: “La Sunnah spiega il Corano e lo chiarisce”[4].

Questa categoria dell’esegesi trasmessaci dal Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) è ciò che si insegna tipicamente. In questo dominio, bisogna basarsi sugli ahadîth autentici o buoni, evitando gli ahadîth deboli o controversi, poiché i racconti apocrifi sono stati attribuiti al Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) tanto nel dominio dell’esegesi quanto negli altri dominii.

Az-Zarkashî disse in Al-Burhân: “Numerose narrazioni relative all’esegesi sono state autentificate”. As-Suyûtî gli replicò in Al-Itqân che “…Tali narrazioni sono poco numerose per non dire rarissime, per quelle la cui origine risale fino al Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam). InshaAllah le citerò alla fine di quest’opera…”[5].

In verità, non sono d’accordo con Sûyûti quando dice che le narrazioni autentiche risalenti al Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) riguardanti l’esegesi sono poco numerose, a meno che – forse – non intenda in termini di proporzione, ossia rispetto alle narrazioni attribuite ai Compagni (Sahâbah, radiAllahu ‘anhum) e ai Successori (Tabi’în). Altrimenti, possiamo replicare che nel suo Sahîh, l’Imâm Bukhârî consacrò a queste narrazioni di ordine esegetico un grande libro intitolato “Kitâb at-Tafsîr” (Libro dell’Esegesi), che occupa un volume intero sui tredici dell’opera enciclopedica dell’Imâm Ibn Hajar, Fath Al-Bârî, che è un commentario del Sahîh al-Bukhârî.

Non vi è migliore prova del mio dire se non ciò che scrisse Al-Hâfiz Ibn Hajar alla fine del suo commentario del Kitâb at-Tafsîr. Disse: “Conclusione: Kitâb at-Tafsîr comprende 548 ahadîth risalenti al Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) o assimilati. Tra essi, 465 hanno delle catene di trasmissione continue e il resto è sospeso (mu’allaq)[6] o assimilato. Gli ahadîth ripetuti sono in numero di 448. Senza ripetizioni, contiamo 101 ahadîth di cui l’Imâm Muslim si accordò a narrare una parte, astenendosi dal narrarne la maggior parte, poiché la loro attribuzione al Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) non è esplicita. Un gran numero di queste narrazioni costituisce precisamente l’esegesi di Ibn ‘Abbâs (che Allah sia soddisfatto di lui) ed esse contano per 70 ahadîth. Troviamo anche delle narrazioni che dobbiamo ai Compagni e ai loro Successori, in numero di 580 narrazioni…”[7]. Ciò prova che gli ahadîth autentici risalenti al Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) sono numerosi.

La ragione per cui i Sahâbah (radiAllahu ‘anhum) non trasmisero dal Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) la totalità dell’esegesi

Non vi è alcun dubbio sul fatto che il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) spiegò la totalità del Corano ai suoi Sahâbah (radiAllahu ‘anuhm), e soprattutto i passaggi che avevano posto loro delle difficoltà, il cui senso sfuggiva loro. Ma essi non ci hanno trasmesso tutto ciò che è in rapporto ai versetti del Corano (di provenienza dal Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam)), forse perché essi comprendevano da soli un gran numero di versetti del Corano, sia a causa della solidità della loro lingua che a causa delle loro conoscenze in materia di giurisprudenza. Ritennero allora che non vi fosse bisogno di trasmettere tutto ciò che era in rapporto con l’esegesi del Corano, pensando che le generazioni seguenti sarebbero state come loro.
Essi erano anche occupati nel Jihâd e le conquiste. L’espansione dell’Islâm non lasciò loro molto tempo da consacrare all’insegnamento e alla trasmissione del loro sapere.

La ragione per cui furono trasmesse più narrazioni riguardanti la giurisprudenza che ahadîth relativi all’esegesi, risalenti al Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam)

La grande Saggezza di Allah ha voluto che gli ahadîth del Profeta (sallAllahu ‘alayhi wasallam) riguardanti l’esegesi del Corano che ci sono stati trasmessi, soprattutto quelli riguardanti i versetti in rapporto con la genesi dell’universo e i suoi segreti, così come i versetti che descrivono la natura e la psicologia umane, siano meno numerosi di quelli riguardanti le regole giuridiche. In effetti, i comandamenti sono fissi e permanenti e non cambiano nel corso del tempo, mentre i versetti in rapporto con l’universo, gli orizzonti e la psicologia sono aperti alla meditazione. Il loro approccio cambia con l’evoluzione delle mentalità, ed essi sono sottomessi al progresso scientifico. Per queste ragioni, il Corano ha adottato al loro riguardo un’attitudine di invito alla meditazione, all’osservazione e alla sperimentazione, allo scopo di trarre profitto dai segreti e dalle proprietà che Allah l’Altissimo vi ha deposto. Facendo così, il Corano lasciò spalancata la porta del progresso scientifico, fino al punto che possiamo constatare oggi. Inoltre, la formulazione di questi versetti è talmente flessibile da essere adattabile a tutte le epoche e tutti i luoghi, ciò che è in sé una delle chiavi del carattere miracoloso del Sublime Corano.

Allo stesso modo, l’attitudine del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) nei confronti di certi versetti fu quella di invitare al loro studio e alla loro meditazione, di attirare l’attenzione sul loro interesse, senza tuttavia spiegare il loro significato esatto o la loro motivazione. Pochissime narrazioni profetiche sono state autentificate riguardo alla creazione del firmamento e della distanza che separa i cieli. La maggior parte delle narrazioni riguardo questi argomenti non hanno potuto essere autentificate, perciò non possono essere attribuite (sicuramente) al Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam).

Così, quando al Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) venne chiesto, riguardo alla Luna, perché di essa apparisse solo una falce, poi crescesse fino a divenire piena, prima di decrescere di nuovo[8], la Rivelazione coranica si accontentò di attirare l’attenzione sull’utilità del ciclo lunare, senza occuparsi della verità scientifica, che era precisamente l’oggetto della domanda. Allah (subhânaHu waTa’ala) dice a questo riguardo:

Quando ti interrogano sui noviluni, rispondi: “Servono alle genti per il computo del tempo e per il Pellegrinaggio…” (Corano II. Al-Baqara, 189)

Ora, Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) è il Creatore dell’universo, delle sue sfere superiori e inferiori, ne è il gestore e ne conosce perfettamente i segreti. Altrimenti detto, Allah Ta’ala conosce perfettamente la verità scientifica che si cela dietro il ciclo lunare, e Gli sarebbe stato agevole insegnarlo al Suo Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) perché potesse usare tale insegnamento nella sua risposta. D’altronde, non è escluso che Egli (‘azza waJalla) l’abbia informato (effettivamente) della realtà scientifica. Tuttavia, il Corano fu rivelato con una formulazione di una grande saggezza, indicante l’utilità di questo fenomeno per misericordia verso gli esseri umani, e per tener conto delle loro conoscenze e mentalità, che non erano ancora preparate – a quell’epoca lontana – ad accettare la verità scientifica, la quale avrebbe anche potuto costituire una prova per alcuni. Di conseguenza, le considerazioni scientifiche sono state riservate per i cervelli, affinché essi potessero raggiungere la verità mediante le loro conoscenze, i loro sforzi e le loro ricerche. Il mondo in tutta la sua modernità è debitore a questa metodologia coranica, poiché essa ha aperto all’umanità gli orizzonti della scienza e della conoscenza. In questo senso, va notato che il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) vegliava costantemente a rivolgersi alla gente al livello della loro capacità di comprensione e delle loro disposizioni. Questa saggezza è consegnata nell’hadîth riferito da Ibn Mas’ûd (radiAllahu ‘anhu), che sentì il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) dire: “Ogni volta che tu rivolgerai alla gente un discorso che oltrepassi la loro capacità di comprensione, sarà una prova per una parte di essi” (hadîth riportato da Muslim nell’introduzione del suo Sahîh).

Anche Al-Bukhârî riportò nel suo Sahîh un commento di ‘Alî (che Allah sia soddisfatto di lui): “Dite alla gente ciò che conoscono, e tralasciate ciò che rigettano, vorreste forse che Allah (subhânaHu waTa’ala) e il Suo Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) fossero rinnegati?”


Una tradizione singolare e rifiutata

Comunque sia, il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ha spiegato quasi la totalità del Corano, se non la totalità. In quanto alla tradizione riportata da Ibn Jarîr at-Tabarî, secondo Hishâm ibn ‘Urwah, da suo padre, da ‘Aisha (radiAllahu ‘anha), che avrebbe detto: “Il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) non spiegava che qualche versetto che Jibrîl (pace su di lui) gli aveva insegnato”, si tratta di una tradizione singolare e rifiutata, poiché Ja’far ibn Muhammad ibn Khâlid ibn az-Zubayr ibn al-’Awwâm al-Qurayshî az-Zubayrî fu ricusato da Al-Bukhârî e da Al-Hâfidh Abû Al-Fath Al-Azdî[9].

D’altronde, l’Imâm Ibn Jarîr disse a questo riguardo: “Si tratterebbe, in questo hadîth, di alcuni versetti il cui senso non può essere conosciuto che per decreto divino, comunicato da Jibrîl”. Ciò sarebbe un’interpretazione accettabile se l’hadîth fosse stato autentificato, ma esso non è autentico.

Alcuni esempi di interpretazione del Corano tramite la Sunnah

In questa categoria dell’esegesi tradizionale, si cita la spiegazione di “coloro che (sono incorsi) nella (Tua) ira” con “i giudei” e “gli sviati” con “i cristiani”, nella Sûrah I. Al-Fâtiha (l’Aprente). L’Imâm Ahmad riportò, così come Tirmidhi – che giudicò il racconto autentico – e Ibn Hibbân nel suo Sahîh, da ‘Adiyy ibn Hâtim (radiAllahu ‘anhu) che il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) spiegò: “”Coloro che (sono incorsi) nella (Tua) ira” designa i giudei, e “gli sviati” designa i cristiani”.

Questa spiegazione è sostenuta dal versetto:

Di’: “Posso forse annunciarvi peggior ricompensa da parte di Allah? Coloro che Allah ha maledetto, che hanno destato la Sua collera e che ha trasformato in scimmie e porci, coloro che hanno adorato gli idoli, sono questi che hanno la condizione peggiore e sono i più lontani dalla retta via” (Corano V. Al-Mâ’ida, 60),

che designa dunque i giudei[10], e dal versetto:

Di’: “O Gente della Scrittura, non esagerate nella vostra religione. Non seguite le stesse passioni che seguirono coloro che si sono traviati e che hanno traviato molti altri, che hanno perduto la retta via” (Corano V. Al-Mâ’ida, 77),

sapendo che il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ha descritto i giudei come gente che manca di volontà – conoscono la verità ma se ne allontanano – e i cristiani come coloro che hanno perduto il loro Sapere e il cammino verso la verità, e vagano nell’errore, senza raggiungere questa verità.

Allo stesso modo, la spiegazione dell’ “iniquità” nelle Parole di Allah l’Altissimo:

Coloro che hanno creduto e non ammantano di iniquità la loro fede, ecco a chi spetta l’immunità; essi sono i ben guidati (Corano VI. Al-An’âm, 82),

è data dalla tradizione narrata – tra gli altri – dall’Imâm Ahmad, Al-Bukhârî e Muslim, che riferirono le parole di Ibn Mas’ûd (radiAllahu ‘anhu): “Quando il versetto Coloro che hanno creduto e non ammantano di iniquità la loro fede… fu rivelato, i Sahâbah ne furono molto colpiti. Chiesero: “Oh Messaggero di Allah, chi tra noi non è ingiusto verso se stesso?”, allora egli (pace e benedizioni di Allah su di lui) rispose loro: “Non è come credete. Non avete sentito le parole del pio servitore: “…AttribuirGli associati è un’enorme ingiustizia” (Corano XXXI. Luqmân, 13)? L’ingiustizia significa qui l’associazione di un’altra divinità ad Allah”.

Ugualmente, la spiegazione della forza con il “tiro”, nel versetto:

Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete (raccogliere) e i cavalli addestrati per terrorizzare il nemico di Allah e il vostro e altri ancora che voi non conoscete, ma che Allah conosce. Tutto quello che spenderete per la causa di Allah vi sarà restituito e non sarete danneggiati (Corano VIII. Al-’Anfal, 60)

Muslim e altri riportarono che ‘Uqbah ibn ‘Âmir disse: Sentii il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) dire dall’alto del minbar: “Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete (raccogliere)… “La forza” non è altro che il tiro, “la forza” non è altro che il tiro, “la forza” non è altro che il tiro”.

L’espressione coranica è, a questo riguardo, meravigliosamente ben scelta, poiché si intende con “forza” i mezzi che la sostengono. Essa designa tutto ciò che realizza la forza. Siccome la forza passa attraverso le armi da guerra, e le macchine da guerra cambiano col tempo, l’espressione scelta è di un’estrema flessibilità e si adatta a tutte le epoche e i luoghi. In realtà, la parola utilizzata per commentare tale versetto fu tanto eloquente quanto l’espressione commentata, poiché entrambe derivano dalla stessa fonte. In effetti, il tiro è una parola ugualmente flessibile e adattabile all’evoluzione delle armi nel corso del tempo, poiché ingloba gli archi, le fionde, le lance, le catapulte, ma anche tutto ciò che fu inventato più tardi, come il cannone, la bomba atomica e ad idrogeno e i diversi tipi di missili.

Un altro esempio: “gli verrà chiesto conto con indulgenza” viene spiegato con la comparsa dinanzi ad Allah (subhânaHu waTa’ala). Così, Al-Bukhârî, Muslim e altri riportano da ‘Aisha (radiAllahu ‘anha): “Il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Chiunque dovrà rendere dei conti sarà castigato”. Gli domandai: “L’Altissimo non dice forse “gli verrà chiesto conto con indulgenza” (Corano LXXXIV. Al-Inshiqâq, 8)?”. Il Profeta (sallAllahu ‘layhi waSallam) rispose: “Non è di questo che si tratta. Si tratta piuttosto della comparsa (dinanzi ad Allah)”. Tale è la formulazione dell’hadîth riportata da Muslim. La comparsa designa qui il passaggio in rivista delle opere reprensibili del credente, affinché questi riconosca la beneficenza di Allah l’Altissimo nei suoi confronti, tenendo conto che Allah ha tenuto nascoste queste azioni agli altri durante la vita terrena e le ha assolte nell’Aldilà.

Allo stesso modo, riguardo alla spiegazione del Kawthar nelle Parole dell’Altissimo:

In verità ti abbiamo dato il Kawthar (Corano CVIII. Al-Kawthar, 1),

Ahmad e Muslim riportarono, da Anas (radiAllahu ‘anhu), che il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: “Il Kawthar è un fiume che Allah mi ha concesso in Paradiso”. As-Suyûtî commentò: “Questo hadîth è trasmesso per innumerevoli vie”[11].
Nei Sahihayn (Bukhârî e Muslim) è riportato da Anas (radiAllahu ‘anhu): Quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) compì il suo Mi’raj (ascensione al cielo), narrò: “Passai presso un fiume le cui rive erano come cupole di perle incavate. Chiesi: Jibrîl, che cos’è? Mi rispose: è il Kawthar”

dal libro di shaykh Muhammad Abû Shahbah
“Al-Isrâ’îliyyât wa-l-Mawdû’ât fî Kutub at-Tafsîr”,
Edizioni “Maktabat as-Sunnah”, 4ª ed., Il Cairo 1988

dal sito ISLAMOPHILE

NOTE:

[1] l’autore di ‘Awn Al-Ma’bûd Sharh Sunan Abî Dâwûd commentò questo hadîth precisando che non riguardava che i bisognosi, o che sarebbe stato abrogato
[2] Cfr. Tafsîr al-Qurtubî, vol 1, pag. 38
[3] Cfr. Tafsîr Ibn Kathîr e Tafsîr Al-Baghawî, vol. 1, pag. 6. vi è da notare che i Sapienti sono in disaccordo per ciò che riguarda questo hadîth. Alcuni lo giudicano autentico, altri lo giudicano debole. Tra coloro che lo ritengono autentico figura l’Imâm Ibn al-Qayyim in I’lâm Al-Muwaqqi’în.
[4] Cfr. A’lâm Al-Muhaddithîn, pag. 9
[5] Cfr. Al-Itqân, vol. 2, pag. 178-179
[6] Il termine arabo mu’allaq designa gli ahadîth il cui inizio, nella catena di trasmissione, dal punto di vista dell’Imâm è mancante, come quando Al-Bukhârî dice: “Mujâhid disse…” o “Ibn ‘Abbâs disse…”
[7] Cfr. Fath al-Bârî, vol. 8, pag. 604-605
[8] Cfr. i Tafasîr di Ibn Kathîr e di Al-Baghawî, vol. 1, pag. 430
[9] Cfr. i Tafasîr di Ibn Kathîr e di Al-Baghawî, vol. 1, pag. 15. Si disconosce qui la validità della testimonianza di un uomo facente parte della catena di trasmissione dell’hadîth.
[10] Cfr. i Tafasîr di Ibn Kathîr e di Al-Baghawî, vol. 3, pag. 187
[11] Cfr. Al-Itqân, vol. 2, pag. 191-204

As-salamu 'alaykum waRahmatullahi waBarakatuHu. Benvenuto/a su questo blog. I commenti costruttivi saranno visibili appena il gestore del blog li avra' approvati inshaa Allah.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...