L’abbigliamento della donna musulmana in privato

بسم الله الرحمان الرحيم

O Profeta, di’ alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli,

così da essere riconosciute e non essere molestate. Allah è perdonatore, misericordioso.

Corano XXXIII. Al-Ahzâb, 59

LIMITI DELL’ABBIGLIAMENTO PERMESSO DINANZI AI PARENTI STRETTI (MAHARIM)[1]

Dice Allah (SWT):

 

E di’ alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi sì da mostrare gli ornamenti che celano. Tornate pentiti ad Allah tutti quanti, o credenti, affinché possiate prosperareCorano XXIV. An-Nûr, 31

 

Dinanzi ai “maharim”, l’Islam permette alla donna di scoprire alcune parti del corpo, tuttavia una condizione si impone: che la donna non provochi “fitnah”.

La maggioranza dei Sapienti dell’Islam (jumhur) considera dunque permesso (mubah), ma NON obbligatorio (wajib), per una donna, di scoprire, dinanzi ai suoi maharim, la testa e i capelli, le braccia, la parte alta della scollatura (ma NON i seni!), i polpacci fino a sotto il ginocchio. Tutto il resto del corpo, una donna non può scoprirlo che dinanzi a suo marito. Una donna non deve oltrepassare questa regola, e mostrare ad un “parente” ciò che, normalmente, non dovrebbe vedere, sotto pretesto che “non ritiene di suscitare in lui un desiderio sessuale, o uno sguardo poco innocente…”. In quanto ai “maharim” la cui immoralità è nota, è obbligatorio, per una donna pia, di osservare l’hijab nei loro confronti, come se si trattasse di estranei, soprattutto quando si tratta di parenti acquisiti (parenti del marito), o quando nei loro confronti non vi è che un legame dovuto all’allattamento.

LA TOILETTE E L’ABBIGLIAMENTO DELLA MUSULMANA IN PRIVATO

 

La toilette dinanzi a suo marito

Il legame matrimoniale, nell’Islam, è la conseguenza di un contratto valido, le cui clausole sono tutte conformi alla Legge di Allah (SWT) rivelata al Suo Messaggero (s). Il matrimonio ha per conseguenza la vita coniugale e tutto ciò che riguarda le relazioni sessuali (filiazione, eredità, ecc.). In questo quadro, il marito ha il diritto e il permesso di vedere e di godere di tutto il corpo di sua moglie.

Vi è una restrizione, e una sola, in ciò che concerne i rapporti sessuali: il coito anale è stato formalmente proibito da Allah (SWT). A parte ciò, non vi sono riserve nei rapporti tra marito e moglie. Alcuni Sapienti dell’Islam hanno giudicato preferibile il fatto che gli sposi abbassino lo sguardo evitando di guardare l’altro quando si trova completamente nudo, ma altri stimano più corretto, e più propizio alla fedeltà coniugale, che ciascuno sia soddisfatto interamente anche da questo punto di vista.

Per illustrare il rapporto molto intimo, stretto, che lega il marito e la moglie, Allah (SWT) dice:

…esse sono una veste per voi, e voi siete una veste per loro… Corano II. Al-Baqara, 187

 

Se la nudità, tra gli sposi, è certamente permessa (nell’intimità), ciò non significa che debbano andare in giro nudi quando sono a casa loro! Certe regole di decenza, che andremo ad analizzare, restano valide anche nell’ambito familiare.

La toilette dinanzi ad Allah (SWT)

Buhz ibn Hakim riportò, da parte di suo padre, che il padre di quest’ultimo (r) chiese, tra l’altro, al Messaggero di Allah (s), riguardo alle parti intime del corpo da coprire: “E se uno di noi si trova da solo?”. Il Profeta (s) rispose: «Allah – che sia benedetto ed esaltato – merita maggiormente che si sia pudichi dinanzi a Lui!» (Bukhari, Muslim).

Ibn Makramah (r) raccontò: “Mentre trasportavo una grossa pietra, camminando, il mio vestito è scivolato; allora, il Profeta (s) mi disse: «Rimettiti l’abito e non camminare nudo!»” (Abu Dawud).

Abu Mas’ûd (r) raccontò che il Messaggero di Allah (s) disse: «Una delle prime parole che giunsero agli uomini, in una delle prime Rivelazioni Divine, fu: “Se non hai pudore, allora fai quello che vuoi!”» (Abu Dawud).

‘Imrân ibn Husayn (r) riferì che il Profeta (s) disse: «Il pudore, è solo del bene!» (Abu Dawud).

Zayd ibn Talhah Ibn Rukanah riferì che il Profeta (s) disse: «Ogni religione ha la sua moralità. La moralità dell’Islam è il pudore!» (Malik e Ibn Majah).

L’Islam è tutto un modo di vita: interviene anche nell’intimità dell’uomo, e ciò con l’unico scopo di elevarlo ai più alti gradi, verso la felicità. I vestiti sono una copertura intima dell’essere. Se l’essere umano è intimamente persuaso che Allah (SWT), Colui che lo nutre, Colui che lo guida con benevolenza, è presso di lui, dovunque sia, così come dice il versetto:

…Egli è con voi ovunque voi siate. Allah osserva ciò che fate. Corano LVII. Al-Hadîd, 4

 

Se dunque l’essere umano è intimamente persuaso di ciò, è normale che si preoccupi di essere decente, in presenza del suo Signore e Benefattore!

Vi è anche, in ciò, un’educazione per abitudine, del Musulmano e della Musulmana, che devono imparare che il migliore dei comportamenti è sempre “la via del giusto mezzo”.

Il Profeta (s) ci ha insegnato ad assumerci le nostre responsabilità dinanzi ad Allah (SWT), e anche dinanzi alle creature invisibili (gli Angeli e i Jinn) che ci stanno accanto anche se noi non le vediamo. E’ per questa ragione che il Profeta (s) ci insegnò a dire, quando ci spogliamo: «In Nome di Allah, Colui al di fuori del Quale non vi è altra divinità – Bismillahi-l-ladhi la ilaha illa Huwa» (riferito da Anas ibn Malik (r), riportato da Ibn as-Sunni).

La toilette e l’abbigliamento dinanzi ai figli

Allah l’Altissimo dice:

O credenti, preservate voi stessi e le vostre famiglie da un Fuoco il cui combustibile saranno uomini e pietre… Corano LXVI. At-Tahrîm, 6

Il Profeta (s) disse: «Onorate i vostri figli, e badate bene alla loro educazione!» (riferito da Ibn ‘Abbas, riportato da Ibn Majah).

I genitori hanno una responsabilità maggiore nella trasmissione delle regole Divine: ciò inizia col fatto di inculcare ai bambini la nozione di decenza e di responsabilità dell’essere umano, così come la morale, i soli tratti che distinguano l’uomo dall’animale. I nostri bambini ci osservano, e attingono da noi i loro modelli, durante la nostra vita quotidiana, familiare.

Sappiamo che Allah l’Altissimo permette alla donna di alleggerire la sua tenuta davanti ai propri figli, o ai figli di suo marito, e di portare dinanzi a loro degli ornamenti (collane, ecc).

Ma Allah (SWT) non ha detto alla donna che può mostrare più di questo; la donna non può mostrare loro le cosce (anche se inavvertitamente!) o i seni (una donna non deve allattare il suo bebè dinanzi a suo figlio quando questi è adulto). Anche davanti ad un impubere (maschio o femmina) un Musulmano o una Musulmana non devono mostrarsi nudi, poiché Allah l’Altissimo esige che i bambini (non puberi) domandino il permesso di entrare nella camera nei tre momenti della giornata in cui ci si potrebbe trovare svestiti. Dice Allah (SWT):

O voi che credete, vi chiedano il permesso [di entrare] i vostri servi e quelli che ancora sono impuberi, in tre momenti [del giorno]: prima dell’orazione dell’alba, quando vi spogliate dei vostri abiti a mezzogiorno e dopo l’orazione della notte. Questi sono tre momenti di riservatezza per voi… Corano XXIV. An-Nûr, 58

E quando i vostri figli raggiungono la pubertà, chiedano il permesso [di entrare]…

Corano XXIV. An-Nûr, 59

In effetti, vi è un solo caso in cui la donna deve scoprirsi sovente il seno, ed è quando allatta. Questo periodo può essere anche molto lungo, dato che Allah (SWT) ha consigliato alla donna di allattare per due anni. Dice Allah (SWT):

Per coloro che vogliono completare l’allattamento, le madri allatteranno per due anni completi… Corano II. Al-Baqara, 233

 

Davanti alle sue figlie, la donna può mostrare il seno senza problemi, poiché non è vietato tra donne [anche dinanzi alle altre sorelle Musulmane, ma NON davanti alle non-musulmane]. Dinanzi ai suoi figli maschi, invece, non può mostrare il seno quando questi abbiano raggiunto l’età della ragione (intorno ai 7 anni). A questa età, possono capire molto bene cosa sono i caratteri sessuali, e possono capire ugualmente cos’è il pudore, e cos’è un divieto stabilito da Allah (SWT)[2].

Per i bambini piccoli, che non possono comprendere tutto ciò, Allah (SWT) non chiede l’impossibile, e non è così severo verso il piccolo (poiché non è ancora responsabile delle proprie azioni), né verso la donna (che è obbligata a tenerselo vicino mentre allatta il fratellino, perché lo deve sorvegliare). Dice Allah (SWT):

Allah non impone a nessun’anima un carico al di là delle sue capacità…Corano II. Al-Baqara, 286

 

Ma il pudore riguarda anche il comportamento, il modo di fare, il modo in cui ci si comporta con gli altri… Dunque, i genitori devono insegnare ai loro figli ciò che – come narra il Corano – il saggio Luqmân insegnava a suo figlio, mentre gli insegnava la preghiera (dunque all’età di sette anni):

Non voltare la tua guancia dagli uomini e non calpestare la terra con arroganza: in verità Allah non ama il superbo vanaglorioso. Sii modesto nel camminare e abbassa la tua voce: invero la più detestabile delle voci è quella dell’asino. Corano XXXI. Luqmân, 18-19

Ogni Musulmano e ogni Musulmana devono imparare a comportarsi con decenza e modestia: devono anche trasmettere questa eminente qualità, segno di una buona educazione, ai figli. Ma non bisogna confondere la modestia con la timidezza: il timido dubita del proprio valore, mentre il modesto non fa sfoggio delle proprie qualità!

Ayyub ibn Musa al-Qurayshi sentì raccontare da suo padre, che l’aveva sentito dire da suo nonno (r), che il Messaggero di Allah (s) dichiarò: «Un genitore non può lasciare in eredità ai suoi figli niente di meglio che una buona educazione» (Bukhari).

(dal libro del dottor Hassan Amdouni:

“Le Hijab de la femme Musulmane. Vêtements et toilette”,

Al-Imen/Maison d’Ennour 2001)


[1] Ricordiamo che i parenti “maharim” (plur. di mahram) di una donna sono il marito e tutti quei parenti maschi che ella non potrà mai sposare, anche in caso di divorzio o vedovanza. Sono dunque “maharim”: il marito; il padre e tutti gli ascendenti (nonno, bisnonno, ecc.); il figlio e tutti i discendenti (nipoti e pronipoti); i fratelli (germani, consanguinei o uterini), gli zii (fratelli del padre, della madre, dei nonni, ecc.), ma NON i loro figli; il padre del marito e gli ascendenti (il nonno, bisnonno); i figli del marito e i discendenti. NON sono dunque MAHARIM i CUGINI e i COGNATI, e dinanzi a loro occorre rispettare le regole dell’hijab come dinanzi a qualsiasi uomo estraneo.

 

Ricordiamo che nell’Islam esiste un legame dovuto all’allattamento che produce gli stessi effetti di un legame di sangue; per una donna che sia stata allattata da una balia risultano dunque “maharim” suo marito, suo padre, i suoi figli, ecc.

[2] Se questo discorso è valido per i propri bambini, lo sarà ancora di più nei confronti dei bambini “non-mahram”! La donna Musulmana non deve mostrarsi senza hijab dinanzi ai figli delle altre sorelle Musulmane, quando questi abbiano raggiunto l’età della ragione.

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