Il diritto della donna Musulmana di scegliere il proprio sposo

بسم الله الرحمان الرحيم


Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

La libertà e la dignità sono state una delle grandi conquiste della donna nel quadro dell’Islâm. La conseguenza di tali diritti acquisiti è stata quella di far sì che le fosse riconosciuto un diritto non meno essenziale, quello di scegliere liberamente il suo sposo. In effetti, la donna Musulmana ha la completa libertà di rifiutare o accettare una domanda di matrimonio. Com’è lontana l’epoca in cui la figlia veniva venduta come una merce, secondo gli usi…

Tuttavia, noi assistiamo oggi ad una regressione di questo diritto capitale della donna di operare la propria scelta. E ciò a dispetto degli insegnamenti dell’islâm, che non potrebbero essere più espliciti.
Alcuni padri, ai giorni nostri, negano tale diritto alle loro figlie e le danno in sposa senza il loro consenso. Questo abuso di autorità paterna è sfortunatamente frequente. I genitori oltrepassano il loro diritto coscientemente e deliberatamente. Preferiscono restare fedeli ai costumi e considerare il rifiuto della ragazza o i suoi pianti come un’insolenza nei loro confronti. Non sanno che il matrimonio è viziato di nullità quando manca il consenso di una delle due parti?

Bukhârî riportò, da Abu Hurayra (radiAllahu ‘anhu), che il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Il matrimonio della vedova non si può concludere prima di (ottenere) il suo consenso, e la giovane ragazza (vergine) non può essere fatta sposare senza aver espresso la propria opinione”. Gli chiesero: “Oh Messaggero di Allah, come è espressa la sua opinione? (nel senso: da cosa si può riconoscere il suo accordo?)”. Rispose (pace e benedizioni di Allah su di lui): “Quando tace”. ‘Aisha (radiAllahu ‘anha) riferì di aver chiesto al Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “Oh Messaggero di Allah, la giovane ragazza ha vergogna (di rispondere)”. Le rispose (pace e benedizioni di Allah su di lui): “Il suo consenso è (espresso) dal suo silenzio”.[1]

Il caso della vedova è esteso a quello della donna divorziata.

È chiaro, dal precedente hadîth, che la ragazza giovane (vergine) è colei che non è mai stata sposata (prima) e che, per via del suo carattere generalmente pudico, non osa rispondere dicendo (espressamente): “Sono consenziente”. In questo caso, e secondo l’uso, le sarà sufficiente tacere per acconsentire.

In quanto all’espressione: “…la giovane ragazza (vergine) non può essere fatta sposare senza aver espresso la propria opinione”, gli Ulamâ’ sono divisi sulla sua interpretazione.

Per l’Imâm Shafi’i ed altri, chiedere l’opinione dell’interessata è obbligatorio. Ma nel caso in cui il tutore (walî) sia suo padre o suo nonno, richiedere l’opinione della ragazza è soltanto raccomandato. Tuttavia, nel caso in cui egli concluda il matrimonio senza aver richiesto il consenso preliminare dell’interessata, il contratto resta valido, in ragione dell’affetto e della tenerezza generalmente nota che caratterizzano le relazioni tra genitori e nonni nei confronti dei loro figli e nipoti.

Per Abu Hanifa e altri: L’opinione della ragazza è richiesto obbligatoriamente, qualunque sia il tutore, padre o altri.[2]

Questa seconda opinione mi pare più giudiziosa. I primi si sono basati, nel loro ragionamento, sull’affetto e la tenerezza del padre o del nonno. Per essi, non è necessario chiedere l’opinione della ragazza.
Questo affetto e questa tenerezza del padre o del nonno non sono sempre certi. La realtà e l’esperienza provano che, talvolta, questi sentimenti non hanno alcuna influenza. Notiamo addirittura il carattere duro e inflessibile di alcuni genitori, sui quali pesa l’influenza delle abitudini e delle tradizioni, e che obbediscono piuttosto all’interesse personale che essi trarranno dalla nuova alleanza. Non è dunque un caso se il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), questo grande educatore di uomini, abbia richiesto, come condizione sine qua non, l’opinione della giovane ragazza, poiché il suo avvenire dipenda da lei stessa, e non esclusivamente da suo padre o dal suo tutore. Il matrimonio deve privilegiare gli interessi della figlia, e non quelli dei suoi genitori.
Invece di vedere ciò realizzarsi, assistiamo a innumerevoli richieste di divorzio. Talvolta, un matrimonio è appena concluso, che già si intraprendono i passi necessari in vista del divorzio.

Ogni contratto di matrimonio concluso senza l’opinione espressamente favorevole della vedova, o senza quello della giovane ragazza, è sospeso, a meno che le dirette interessate non lo convalidino col loro consenso. Bukhârî riportò l’hadîth seguente da Khansa bint Khadam: Suo padre la diede in sposa, nonostante la sua opinione contraria, e lei era vedova. Non avendo approvato tale comportamento, andò a lamentarsi dal Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam), che annullò tale matrimonio.[3]

È stato riportato anche il racconto seguente: “Una ragazza venne a lamentarsi dal Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) che suo padre l’aveva fatta sposare senza chiederle la sua opinione in merito; il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) le concesse allora la scelta di rifiutare oppure accettare il matrimonio”.

Abu Buraida riportò da suo padre: Una ragazza si recò dal Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) e gli disse: “Mio padre mi ha sposata con suo nipote, allo scopo di sfuggire alla miseria tramite questo matrimonio”. Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) le lasciò allora la possibilità di scegliere liberamente. Ella disse a quel punto: “Ho approvato la decisione di mio padre, ma ho voluto – lamentandomi – che le donne sappiano che i nostri padri non hanno (il diritto) di prendere alcuna decisione al nostro posto”.[4]

Ella scelse allora di rimanere con suo marito, dopo che il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) le aveva dato la possibilità di rifiutare. Non dovremmo ignorare, dopo questo esempio, la grandezza della legislazione islamica, e come fosse giusta questa visione delle relazioni umane, che si riferiscono a quattordici secoli fa.

Il matrimonio nell’Islâm mira a realizzare degli obiettivi molto importanti, rappresentati dalla formazione di un legame che unisce solidamente l’uomo alla donna, e si basa sul consenso senza equivoci e l’amore sincero, che sfocia nella bontà, nella tenerezza e nella compassione reciproca, così com’è indicato dal versetto coranico seguente:

Fa parte dei Suoi segni l’aver creato da voi, per voi, delle spose, affinché riposiate presso di loro, e ha stabilito tra voi amore e misericordia… (Corano XXX. Ar-Rûm, 21)


dal libro: “DIRITTI E DOVERI DELLA DONNA NELL’ISLAM”
della dott.ssa FATIMA NASEEF


NOTE:

[1] Sahîh Bukhârî, vol. 6, pag. 135
[2] Sharh Sahîh Muslim – Nawawi, vol. 3, pag. 575
[3] Sahîh Bukhârî, vol. 6 pag. 135
[4] Sunan Ibn Mâjah, vo. 1, pag. 602

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