È permesso traslitterare il Corano?


بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

Domanda:

È permesso scrivere foneticamente i versetti coranici oppure no?

 

Risposta dello shaykh Yûsuf al-Qaradawî:

Allah (che Egli sia Magnificato) ha rivelato il Corano in lingua araba, così come è dimostrato nei versetti seguenti:

Allah (che Egli sia Magnificato) dice:

الر تِلْكَ آَيَاتُ الْكِتَابِ الْمُبِينِ (1) إِنَّا أَنْزَلْنَاهُ قُرْآَنًا عَرَبِيًّا لَعَلَّكُمْ تَعْقِلُونَ (2)

 

Alif, Lâm, Râ’. Questi sono i versetti del Libro esplicito. In verità lo abbiamo fatto scendere come Corano arabo, affinché possiate comprendere (Corano XII. Yûsuf, 1-2)

 

وَكَذَلِكَ أَنْزَلْنَاهُ حُكْمًا عَرَبِيًّا

 

E così abbiamo rivelato una norma in arabo… (Corano XIII. Ar-Ra’d, 37)

 

وَإِنَّهُ لَتَنْزِيلُ رَبِّ الْعَالَمِينَ (192) نَزَلَ بِهِ الرُّوحُ الْأَمِينُ (193) عَلَى قَلْبِكَ لِتَكُونَ مِنَ الْمُنْذِرِينَ (194) بِلِسَانٍ عَرَبِيٍّ مُبِينٍ (195)

 

In verità esso è davvero ciò che il Signore dei mondi ha rivelato, è sceso con esso lo Spirito fedele, sul cuore tuo, affinché tu fossi un ammonitore il lingua araba esplicita (Corano XXVI. Ash-Shu’arâ’, 192-195)

 

قُرْآَنًا عَرَبِيًّا غَيْرَ ذِي عِوَجٍ لَعَلَّهُمْ يَتَّقُونَ (28)

 

(Abbiamo dato loro) un Corano arabo, esente da tortuosità, affinché temano (Allah) (Corano XXXIX. Az-Zumar, 28)

 

كِتَابٌ فُصِّلَتْ آَيَاتُهُ قُرْآَنًا عَرَبِيًّا لِقَوْمٍ يَعْلَمُونَ (3)

 

Un Libro i cui versetti sono stati esposti chiaramente; un Corano arabo, per uomini che conoscono (Corano XLI. Fussilat, 3)

 

إِنَّا جَعَلْنَاهُ قُرْآَنًا عَرَبِيًّا لَعَلَّكُمْ تَعْقِلُونَ (3)

 

Ne abbiamo fatto un Corano arabo, affinché comprendiate! (Corano XLIII. Az-Zukhruf, 3)

 

È grazie alla Saggezza di Allah (che Egli sia Magnificato) che il Corano è scritto in caratteri arabi e versificato in lingua araba.

Fin dall’epoca del Messaggero di Allah, Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) fu raccolto in forma scritta, e durante l’era dei Califfi Ben Guidati (radiAllahu ‘anhum) fu riunito in un solo volume.

Il Corano ha una particolarità, rispetto agli altri Libri rivelati anteriormente: Allah (che Egli sia Esaltato e Glorificato) Si è incaricato della sua salvaguardia. Allah (subhânaHu wata’ala) dice infatti:

إِنَّا نَحْنُ نَزَّلْنَا الذِّكْرَ وَإِنَّا لَهُ لَحَافِظُونَ (9)

 

Noi abbiamo fatto scendere il Monito, e Noi ne siamo i custodi (Corano XV. Al-Hijr, 9)

 

Abbiamo una prova indiscutibile della protezione del Corano. Allah (‘azza waJalla), nella Sua Misericordia, lo fa imparare a memoria ad alcune persone, scelte da Lui. Nessun altro Libro sacro, finora, è stato imparato tutto a memoria. I Musulmani che memorizzano il Corano sono molto numerosi, e tra essi vi sono dei bambini che non superano l’età di dieci anni. Molti di essi non sono d’origine araba.

Per salvaguardarlo, il Califfo ‘Uthmân ibn ‘Affân (radiAllahu ‘anhu), una decina d’anni dopo la morte del Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) propose alla Ummah che esso fosse raccolto e scritto sotto la direzione di un comitato di esegeti, alla cui testa vi era Zayd ibn Thâbit (che Allah sia soddisfatto di lui). Essi stabilirono che questo Libro (“Al-Mushaf”) restasse nello stato in cui era stato scritto, senza modificazione alcuna. Malgrado l’innovazione dei termini, esso si è sempre conservato lo stesso; soltanto, alcuni punti diacritici furono aggiunti alle lettere.

La priorità di tutti i Musulmani riguardo alla trascrizione di ‘Uthmân (radiAllahu ‘anhu) per i versetti del Corano, è la custodia continua e il rifiuto assoluto di cambiare le lettere arabe.

Come potremmo autorizzare d’ortografare i versetti del Corano in altre lingue che non siano l’Arabo, come il latino per esempio… Il latino non contiene lettere corrispondenti ad alcune lettere arabe, come per esempio:  ص sad, ض dad, طta,  ع ‘ayn, ecc.

Potremmo dire che le si può assimilare a certi segni, come secondo la trascrizione scientifica degli orientalisti. Tentano di sostituire i vocaboli mancanti in latino con altri termini. Ciò è possibile per qualcuno che conosca bene l’Arabo e la pronuncia di queste sillabe. Tutto ciò deve essere preceduto da un corso e degli esercizi. Come la “hamza” ء, all’inizio, al centro e alla fine della parola: quando la si deve pronunciare e quando no?

Le condizioni del “nas’b”: si tratta di un segno al di sopra della lettera affinché la si possa pronunciare: bâ’, tâ’, râ’, ecc.; e del “raf’i”: si tratta di un piccolo segno sulla lettera per pronunciarla bû, tû, rû, ecc.; così come la tâ’ marbuta ة: la tecnica di scrivere la lettera t   ت alla fine della parola. Questi termini non possono essere ben pronunciati se non con l’apprendimento assiduo della lingua araba.

In alcune situazioni ben determinate, è permesso, nel caso in cui qualche persona incontri molte difficoltà di pronuncia, traslitterare foneticamente la Sûrah “Al-Fâtiha” e alcuni altri versetti, o delle piccole Sûre, affinché le possa imparare per recitarle nel corso della preghiera. Una volta che la Sûrah sia stata imparata a memoria sulla traslitterazione, (questo credente) deve recitarla davanti a qualcuno che conosca bene l’Arabo, affinché lo corregga perché possa pronunciare correttamente (nel corso della salât). Dopo l’apprendimento, non deve più utilizzare le trascrizioni fonetiche.

Concludendo, il Corano deve restare scritto in Arabo, perché vi sono molti vantaggi, tra cui: si impara l’Arabo, che è la lingua del Corano e degli ahadîth, la lingua dell’adorazione di Allah (‘azza waJalla) e quella della cultura islamica.

Ash-Shafi’i (che Allah abbia misericordia di lui) dichiarò obbligatorio per la gente l’apprendimento dell’Arabo, per evitare ogni problema di pronuncia. Ibn Taymiyya (rahimahullah) confermò tale opinione.

Così, la lingua Araba ricongiunge (il credente) al Sublime Corano e gli permette anche di comunicare coi Musulmani arabofoni.

Al tempo dei Sahâbah (radiAllahu ‘anhum) del Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) e dei Salaf as-Salih (i pii predecessori, la generazione successiva a quella dei Compagni), che fu un’epoca fruttuosa, l’Islâm e la lingua Araba erano una cosa sola. Se avessimo proseguito su quella strada, avremmo avuto un mondo arabo-islamico.

Bisogna comprendere una cosa, ossia che è vietato scrivere il Corano traslitterandolo in un’altra lingua (trascrizione fonetica). Bisogna che sia esclusivamente scritto in Arabo. Se abbiamo autorizzato la trascrizione fonetica della Fâtiha e di piccole Sûre, ciò è unicamente in condizioni estremamente critiche; così come avviene quando si autorizzano le eccezioni all’interno della Shari’ah.

shaykh Yûsuf al-Qaradawî

fonte: 315 Fatawâ (Avis Juridiques en Islam),

La Plume Universelle éd., 2000

Considerazioni scaturite da un verdetto di Qaradawi

IN NOME DI ALLAH IL CLEMENTE E MISERICORDIOSO

AS-SALĀMU ‘ALAYKUM WA-RAḤMĀTU ’LLĀHI TA‘ĀLĀ WA-BARAKĀTUHU

LODE AD ALLAH SIGNORE DEI MONDI, CHE CI HA CREATO MUSULMANI E CI HA BENEFICATO COL DONO DELLA SANTA LOTTA LUNGO LA SUA DIRITTA VIA.
Se sbaglio è colpa mia, se dico bene il merito è di Allah (SWT).
Pertanto:

Vorrei soffermarmi sur un testo che ho appena letto su AmatAllah, la fatwā di Yusuf Qaradawi sulla traslitterazione del Corano. Premesso che un chiarimento andrebbe chiesto all’autore e non ad altri, ciò che ho letto ha suscitato in me molte perplessità che adesso espongo. Voglio far presente anche che non è mia intenzione giudicare una persona che è ben piú sapiente di me, che io sinceramente rispetto e che, a dir la verità, ha ricevuto e sta ricevendo critiche da uomini molto piú preparati di me su non poche questioni; sottolineo che non è bene fare polemica con nessun musulmano, e cosí io cerco sempre di comportarmi: se scrivo queste righe è soltanto perché credo sia bene per la Umma. Non mi dilungo neanche sull’impostazione della fatwā, che non mi convince per varî aspetti e che mostra anche imprecisioni evidenti, come la confusione tra lingua e alfabeto. Vengo subito al dunque: si legge

“Al tempo dei Sahâbah (radiAllahu ‘anhum) del Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) e dei Salaf as-Salih (i pii predecessori, la generazione successiva a quella dei Compagni), che fu un’epoca fruttuosa, l’Islâm e la lingua Araba erano una cosa sola. Se avessimo proseguito su quella strada, avremmo avuto un mondo arabo-islamico”.

E chi glie l’ha detto?
Esaminiamo forma e contenuto di tale asserzione, partendo dalla prima. L’autore usa un periodo ipotetico dell’irrealtà, con una prima persona plurale che pare far dipendere da uomini – i musulmani, se ho capito – l’ipotesi espressa. Se non erro, fra i sei pilastri dell’īmān è il qadr, ossia il destino, la predestinazione, nel senso che tutto ciò che è accaduto, accade e accadrà è già stabilito da Allah (SWT): non esistono possibilità differenti in relazione al passato, poiché il Creatore l’ha già fissato, e siamo solo noi uomini che facciamo supposizioni sul futuro, proprio perché non lo conosciamo. Certamente nella lingua parlata capita di pronunziare frasi come Se non fossi uscito di casa tanto tardi, non mi sarei bagnato, oppure Se tu avessi studiato sempre, saresti stato promosso, ma tali affermazioni, oltreché del tutto inutili, non sono corrette sul piano religioso, giacché appunto trascurano la predestinazione. Il fatto che l’uomo sia dotato di libero arbitrio riguarda soprattutto la volontà e l’intenzione (niyya), non significa che sia davvero capace di determinare il suo futuro. Detto ciò, come può un sapiente impostare un’argomentazione in tali termini, per giunta quando si tratta di un periodo di fondamentale importanza nella storia islamica?
Ora il contenuto. “Mondo arabo-islamico” vuol dire – se non isbaglio – arabo e musulmano insieme, cioè significa che il mondo musulmano dovrebbe, o sarebbe dovuto, essere arabo. Perché mai? Quando mai il Profeta (pace e benedizioni su di lui), i suoi Compagni (che Allah sia soddisfatto di loro) e le prime generazioni di musulmani attribuirono carattere etnico, anzi monoetnico alla Umma? Per quel poco che so io, le parole del Profeta (pace e benedizioni su di lui) vanno in direzione contraria, a partire da ciò che disse nel discorso del Pellegrinaggio d’addio. Quando mai i primi musulmani agirono per cancellare lingue e culture e, in generale, l’identità etnica delle nuove nazioni entrate nella Umma? Essi si adoperarono per eliminare qualsiasi usanza che fosse in contrasto con l’Islam, proprio come il Profeta (pace e benedizioni su di lui) aveva fatto con i suoi connazionali centroarabici durante la predicazione: nessuno di loro agí mai per il gusto di distruggere, ma sempre con il fine di costruire: costruire, appunto, una Umma multinazionale, che comprendesse sempre piú popoli e territorî, accomunati dalla fede nell’Unico Dio e vincolati dal rispetto della Legge di Allah. L’adesione all’Islam da parte dei diversi popoli si è compiuta, e continua a compiersi, in varie forme, ed ogni situazione presenta le sue peculiarità: ciò che è necessario è, come hanno da poco ribadito i nostri cari fratelli Talebani, che siano i popoli ad adattarsi al Corano, e non viceversa. Il Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) mandò i Compagni (che allah sia soddisfatto di loro) a diffondere l’Islam, e volle che essi imparassero le altre lingue per poter predicare e istruire i popoli, non ordinò loro affatto di eliminare le lingue degli altri. Non si può trascurare, a questo proposito, che vi è stato, in differenti epoche e luoghi della storia islamica, anche un processo di arabizzazione, e forse proprio questo Qaradawi ritiene auspicabile: ma se ciò è accaduto, in forme anche molto differenti tra loro, in Sudan, Maghreb e Palestina, non si è avuto affatto in zone quali Indonesia e Caucaso. Questo argomento richiederebbe una trattazione adeguata, giacché coinvolge le modalità di chiamata all’Islam: dico solo che oggidí mi parrebbe assurdo proporre una strategia ‘arabizzante’ presso popoli dotati di un’identità nazionale affermata da secoli (inglesi, francesi, giapponesi eccetera). Vi è un hadīt che può indurre in errore taluni, e reso in italiano suona piú o meno in questo modo: “Amate gli arabi per tre motivi: perché io sono arabo, perché il Corano è in arabo, perché l’arabo è la lingua parlata in Paradiso”. Questo detto, trasmesso da ibn ‘Abbas, è presente in Mishkat al-Masabih col numero 5997 ed è catalogato come dubbio, ed è tratto dalla sola raccolta di Bayhaqi; ho letto che si trova anche in Tabarani, ma non ho avuto modo di verificarlo. Se anche fosse attendibile, non indicherebbe una superiorità degli arabi sulle altre nazioni, negata dalla Sunna, né costringerebbe le varie etnie ad abbandonare le loro lingue in questa vita.
La Umma è una realtà plurale, un’insieme di molte persone, ciascuna con la sua individualità, e molti popoli, ciascuno con le sue caratteristiche: ogni etnia, per esempio in materia alimentare, sanitaria ed economica, presenta usanze specifiche che, se non contrastano con l’Islam, possono fornire un arricchimento a tutti; non solo, ma anche le nazioni che non sono ancora entrate nell’Islam, ma nelle quali la Umma già comincia a mettere radici, possono dare un contributo alla crescita di tutti i musulmani, e dappertutto, da Dakar a Porta Ticinese, dalla Bovisa fino ai fiordi dell’Europa settentrionale, dall’India alla Malesia, dalla Liguria dei miei antenati a quest’isola dai dieci milioni di ovini, dal Caucaso all’Indonesia c’è qualcosa di bene, poiché tutto è creazione di Allah (gloria a Lui l’Altissimo): le differenze dipendono dalla natura, ed è chiaro che ad ambienti diversi corrispondono uomini con organizzazioni un poco diverse le une dalle altre. Perciò io dico insomma: il fatto che oggi non ci sia un mondo arabo-islamico, ma una Umma plurilingue e plurinazionale è un bene, non un male. L’unità dei musulmani è prodotta dalla Religione e dalla Legge islamica, fattore unificante piú forte degli accordi come quelli dell’Unione europea, i quali, essendo opera umana, vanno spesso rinegoziati.

Adesso vorrei completare il discorso appunto a proposito della lingua del Corano. Dice Allah nel Sublime Corano: “Fa-innamā yassarnāhu bi-lisānika la’allahum yatadakkarūn” (Sura ad-Dukhan: XLIV, 58). Mirabile chiarezza della parola di Allah! Qui è spiegata con grande semplicità il motivo per cui il Corano è in arabo: nella lingua di Muhammad (pace e benedizioni su di lui), perché i connazionali dell’Inviato comprendessero il messaggio, secondo un principio elementare di esigenza comunicativa. Sayyid Qutb (che Allah abbia misericordia di lui) dedica a questo versetto poche righe di commento, essendo esso di lampante evidenza; ibn Kathir (che Allah abbia misericordia di lui) introdusse nel commento un criterio estetico (nella lingua piú bella la Rivelazione scese nel mese piú bello) ma non aggiunse a tale riguardo nessuna dimostrazione.
Stante l’importanza dell’arabo classico e la necessità del suo studio, ribadita nella Sunna e indiscutibile, ho notato in varie pubblicazioni recenti e meno recenti che essa è definita ‘lingua sacra’, e non ‘lingua di uso sacro’, ovverosia lingua del culto e della preghiera obbligatoria. Io non ho mai trovato – e chiedo a voi conferma – in nessun hadīt un’espressione come luğa qudsiyya o muqaddasa. Definita qui ‘lingua’ un sistema umano di comunicazione verbale dotato di fonologia, morfologia, sintassi e lessico, se l’arabo classico fosse sacro di per sé stesso, anche qualsiasi espressione in tale lingua sarebbe sacra: non si capisce allora come possano essere ritenuti sacri i libri o le affermazioni in arabo dei miscredenti. L’arabo classico si conserverà sempre nel Corano, come il Creatore ha spiegato, ma ciò non significa che esso non sia una lingua umana, e d’altronde vi furono rivelazioni divine anche in altre lingue prima del Corano: come lingua umana viva, l’arabo classico è sottoposto ad evoluzione tanto quanto ogni altra lingua, giacché nell’universo soltanto Allah è eterno e immutabile. L’arabo classico ha la sua storia, ossia ha avuto un inizio, come lingua semitica centroarabica, e col passare dei secoli ha generato altri idiomi, in alcuni casi ormai molto distanti dalla lingua madre: esso è ancora una lingua viva, poiché esiste da secoli senza interruzione nell’uso, è parlato ancora correntemente e molte persone lo imparano dalla fanciullezza, ma già oggi è rarissimo trovare qualcuno per cui l’arabo classico sia l’unica lingua nativa, succhiata insieme col latte dalla propria madre.
Per quel che concerne poi la vita quotidiana, se è certo un bene cercare di insegnare l’arabo classico ai bambini, affinché sia per loro agevole adempiere i doveri religiosi nella maniera migliore, non è certo prescritto dalla Legge islamica l’abbandono delle altre lingue, pertanto, esclusi i suddetti fini religiosi, al mercato, a scuola o in altri luoghi pubblici, dire Akaltu mutallajan, o Klit l glas (magrebino) o I ate an ice cream, oppure Ho mangiato un gelato, ovvero Mì gh’hoo mangiàa vún sorbètt non fa differenza; d’altro canto, anche in ambito religioso, considerato il fine istruttivo che la khutba riveste, se l’imām non è in grado di parlare correttamente in arabo classico, e l’uditorio non capisce la lingua del Corano, secondo diverse fatāwā la khutba è valida.
Mi pare insomma che la lingua del Corano – preferisco chiamarla in questo modo proprio per evitare qualsivoglia connotazione etnica – sia un bene per tutta la Umma, ed essa non debba essere vista come qualcosa di appartenente ad un’etnia e da essa donata agli altri; d’altra parte, anche i numeri che quasi tutto il mondo oggi adopera sono una modificazione delle antiche cifre arabe, e sono divenuti un patrimonio di tutta l’umanità.
Qaradawi afferma anche:
“… la lingua Araba ricongiunge (il credente) al Sublime Corano e gli permette anche di comunicare coi Musulmani arabofoni”.
A parte il fatto che le due proposizioni suddette non paiono avere nessun rapporto di consequenzialità, io domando: chi sono intesi per “Musulmani arabofoni”?
Se sono i sapienti di tutto il mondo, provenienti da molti paesi diversi, ciò è senz’altro vero e si tratta di una tradizione secolare, la quale oggi si sta indebolendo, a causa della concorrenza di lingue piú usate nella comunicazione, come l’inglese e il francese; se sono i sapienti arabi, ciò vale ancora ma non deve essere visto come un elemento di superiorità di questi ultimi sugli altri; se sono invece gli arabi intesi come gente comune, forse la lontananza dal popolo fa dimenticare a Qaradawi quale sia il grado di conoscenza dell’arabo classico che la massa possiede. Se si prende in considerazione la globalità dei paesi ‘arabi’, si può forse dire che la gente comune parli ‘arabo’, inteso come lingua del Corano? Lascio a risposta a chiunque abbia visitato qualcuno di quei paesi. Preferisco non soffermarmi sulle scene di incomprensione linguistica fra arabi africani, mediorientali e della Penisola, alle quali ho assistito, che mi ricordano Totò e Peppino a Milano; è sufficiente pensare al livello d’istruzione medio in paesi come il Marocco, dove buona parte della popolazione non capisce neanche il significato di una parola come talātatun, poiché ‘tre’ lí si dice e si ode solo come tleta, ma bisogna subito aggiungere che il popolino, se non capisce talātatun, probabilmente si è abituato a sentire trois. Questo è uno dei molti aspetti del colonialismo, quello linguistico, che ha visto, ad esempio, i bambini senegalesi studiare su libri nei quali si legge ‘Noi discendiamo dai celti’: le idee occidentali piú perniciose si diffondono anche per mezzo della scuola, che è un formidabile strumento d’indottrinamento; non si dimentichi che nell’ambito dello stesso continente europeo, con l’istruzione di massa a partire dall’Ottocento in molti stati, fra cui l’Italia, si è dato inizio ad un processo di omologazione ed assimilazione linguistica e culturale, che ha visto sacrificare sull’altare dell’idolo detto ‘stato nazionale’ tutte le culture locali e le minoranze, secondo un metodo non molto differente da quello seguito nelle colonie.

L’impressione che io purtroppo traggo dalla fatwā, di là dall’argomento di partenza, è che vi sia un pregiudizio, un’idea di superiorità degli arabi sulle altre nazioni, quasi che essi fossero il ‘popolo eletto’: no, grazie, non ci serve nessun ‘popolo eletto’, ne abbiamo già avuti troppi nella storia. Se è vero che nei primi tempi dell’Islam la Umma era guidata da arabi, ciò è dovuto al fatto che gli arabi (centroarabici del Hijaz e poi del Najd) furono la prima nazione ad abbracciare l’Islam (oltreché la prima a combatterlo e poi a rinnegarlo parzialmente con i beduini) ed arabi furono i Compagni, pertanto era ovvio che i primi capi fossero arabi, e non perché quel popolo fosse di per sé migliore degli altri. D’altronde la fitna cominciò quando ancora al potere c’erano arabi, dunque, se dovesse valere un criterio etnico, sarebbero essi i responsabili di quegli avvenimenti luttuosi. Qualora invece si dovessero esaminare coloro che sono detti ‘arabi’ nel tempo presente, allora verrebbe da pensare che, se adesso essi sono una parte ridotta della Umma, ciò è probabilmente un bene.
Mi sono forse dilungato troppo, ma devo dire che questo testo di Qaradawi, cosí come certi suoi altri, ha prodotto in me una l’impressione che chi leggesse in maniera superficiale, potrebbe essere colpito da uno dei mali che affliggono i membri piú sprovveduti della Umma, il razzismo.
Il ruolo del sapiente nella nostra epoca è forse ancor piú difficile che in passato, poiché le conoscenze nelle varie discipline e il perfezionamento delle tecniche richiede una preparazione che non sia solo quella della materia islamica, la quale resta ovviamente la fondamentale, ma abbisogna anche di cognizioni notevoli in varî campi dello scibile; la sua qualità migliore dev’essere l’umiltà, non deve pontificare da una torre d’avorio lontano dai problemi della gente comune (a guisa delle caste sacerdotali), deve essere molto prudente prima di parlare di Jihād se non ha mai preso un fucile in mano. Io mi guardo da quegli eruditi che non dicono mai Allahu a‘lam.
Un’ultima considerazione: ciò che io ho scritto mi pare essere il risultato della riflessione di un occidentale, e forse in altri luoghi del mondo un qualche fratello, che si pronunziasse su questi temi, si esprimerebbe in modo molto diverso. Epperò io occidentale sono nei fatti, poiché Allah mi ha fatto nascere in un luogo in cui si acquisisce tale cultura: se anche si sconfessa quest’ultima, e poi la si combatte invero aspramente, la formazione e la logica assunte da una persona non si cancellano.

‘Abdullah Nûr as-Sardânî

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2 thoughts on “È permesso traslitterare il Corano?

  1. questo blog é molto bello ma io non so leggere l’arabo mi potresti dire dove posso trovare scritto il corano in lettere ITALIANE!!!! GRAZIE 🙂

As-salamu 'alaykum waRahmatullahi waBarakatuHu. Benvenuto/a su questo blog. I commenti costruttivi saranno visibili appena il gestore del blog li avra' approvati inshaa Allah.

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