Breve biografia dell’Imâm Ibnu Qayyim Al-Jawziyya (che Allah l’Altissimo abbia Misericordia di lui!)

بسم الله الرحمان الرحيم

Il nome completo di Ibn Qayyim era Muhammad Abi Bakr Sa’îd ibn Hariz az-Zar’i, ad-Dimashqi. Il suo soprannome era Shamsuddin, la sua kunya Abu ‘Abdullah.

Come acquisì il soprannome di Qayyim al-Jawziya?

Suo padre era direttore di una scuola chiamata “al-Jawziyya”, che era situata nel recinto del mercato di Damasco, così egli fu chiamato Ibn Qayyim al-Jawziyya, o anche sempliecemente Ibn Qayyim.

Ibn Qayyim al-Jawziyya nacque in una famiglia di Sapienti rinomata per la sua pietà nel 691 H (1292), a Damasco, che era un grande centro intellettuale con numerose scuole.

Studiò sotto la direzione, la protezione e il finanziamento di suo padre. Fu particolarmente influenzato dal suo shaykh e professore, shaykh al-Islâm Ahmad ibn Taymiyya (che Allah l’Altissimo abbia Misericordia di lui), così come da Ibn ash-Shirazi e altri ancora.

Studiò sotto la direzione di grandi Sapienti come Shihabu-d-Dîn an-Nabulsi, il Qâdî Taqiyyu-d-din, Fatima bint Jawhir[1], Ibn Abi al-Fath al-Bakhili, e – come già detto – l’Imâm al-Abbas Taqiyyu-d-din Ibn Taymiyya.

Quest’ultimo lasciò un’impronta indelebile su Ibn Qayyim, tanto che quest’ultimo lo seguì sulla sua via di Conoscenza, nella difesa del Corano e della Sunnah, combattendo i reazionari, i ciarlatani e il falso sufismo. Riunì i suoi libri, lo spalleggò nei suoi dibattiti contro i suoi avversari, finché venne incarcerato con lui, nella prigione al-Qal’â di Damasco. Il suo professore, Taqiyyu-d-din Ibn Taymiyya, morì in questa prigione, mentre Ibn Qayyim fu liberato.

Ibn Qayyim continuò la sua lotta contro la setta ar-Rafida, la deviata, e contro i nemici dell’Islam, grazie alle sue lezioni nelle moschee e alle sue conferenze durante i suoi viaggi, e numerosissimi erano sempre coloro che lo ascoltavano.

Insegnò la giurisprudenza alla scuola as-Sadria e fu Imam nella scuola al-Jawziyya. I suoi studenti lo accompagnavano; tra loro ricordiamo Zinu-d-Din, Abu al-Faraj, Shamsu-d-Din Abu ‘AbdAllah, Imadu-d-Din Isma’îl, conosciuto sotto il nome di ibn Kathîr, autore del libro “L’Inizio e la Fine” (al-Bidaya wa-n-Nihaya) e di numerosi altri testi, riguardanti la giurisprudenza (Fiqh), base delle scienze religiose, e il compendio degli Ahdîth, oltre al noto Tafsîr (Commento, esegesi) del Sublime Corano.

Ibn Qayyim scrisse più di cinquanta libri, una parte dei quali è stata stampata, mentre altri sono rimasti in forma di manoscritto. Acquisì una grande notorietà, sia tra i suoi amici che tra i suoi avversari. Utilizzava prove irrefutabili per convincere i suoi detrattori.

Ibn Rajab disse a suo riguardo: “Non ho ancora trovato un Sapiente più grande di lui per quanto riguarda la conoscenza del Corano e della Sunnah e delle realtà della Fede. Tuttavia, anch’egli talvolta sbagliava, come tutti, ma non ho mai visto qualcuno con le sue stesse qualità”.

Burhanu-d-Din disse: “Non vi è sotto il cielo qualcuno più Sapiente di lui”.

Ibn Kathîr diceva di Ibn Qayyim: “La sua recitazione era perfetta, così come la sua etica. Si prendeva cura degli altri, non era mai rancoroso, geloso, maledicente, non faceva mai il male. Ero il suo migliore amico ed egli mi amava enormemente. Non ho mai conosciuto in questo mondo, ai nostri tempi, qualcuno più pio di lui. Aveva un metodo nella Salat: la prolungava enormemente, soprattutto il julûs e il sujûd. Alcuni dei suoi cari gli rimproveravano questa lunga duratta. Ma lui non teneva conto di ciò che diceva la gente e non si offendeva oltre misura. In fin dei conti era un uomo semplice in tutto ciò che faceva, e soprattutto fu liberale, e fece molto del bene intorno a sé. Aveva un’etica irreprensibile”.

Shukani lo qualificò di “perseverante eccezionale”.

Fu molto pio; passava le sue notti in preghiera, così come ricordano tutti coloro che lo conobbero. Fece più volte il Pellegrinaggio, e rimase molto tempo a Makkah. I Meccani riferirono molte cose straordinarie su di lui.

Morì nell’anno 751 H. (1350) a damasco, e numerosissima fu la folla che pregò la janâza per lui nella grande moschea. Fu inumato nel cimitero della Piccola Porta (Bab as-Saghir) a Damasco.

Che Allah l’Altissimo accolga la sua anima e lo faccia accedere al Suo Paradiso! Amin!

di Fdal Haja


[1] Da notare come questo grande Sapiente studiò sotto la guida di una donna. Non fu un caso isolato. Nell’Islâm le donne possono e anzi devono sforzarsi, così come gli uomini, per raggiungere i più alti gradi della Conoscenza (‘Ilm) – n.d.t

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