L’educazione dei figli nell’Islam

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

Allah (SubhânaHu waTa’ala) ha imposto ai genitori una sana educazione dei figli fino a che essi raggiungano la maturità. L’importanza dell’educazione è sottolineata da un celebre hadith del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “Ogni bambino nasce secondo la natura originaria (fitra) datagli da Allah (SWT). Sono i genitori che ne fanno un ebreo, un cristiano o un mago…” (riportato da Muslim).

Ogni bambino è creato nello stato di innocenza.

La madre, in quanto prima nutrice e prima culla del bebè, è la principale responsabile della Via che seguirà suo figlio. Sarà la sua educazione ad indirizzarlo verso la Retta Via o verso il ‘kufr’ (miscredenza).

Vi sono innanzitutto dei doveri naturali di protezione verso il bebè, fin da quando è ancora nell’utero; seguono poi l’allattamento, la tenerezza e la cura che gli vengono riservate quando è neonato, la scelta di un nome conveniente, le cerimonie relative alla nascita (‘aqiqa, circoncisione, ecc.)

Dovere essenziale della madre non è solo quello di ‘crescere’ materialmente, ma soprattutto quello di EDUCARE i suoi bambini all’Islam fin dai primi anni della loro vita. Questa è una grossa responsabilità per la donna, poiché il Profeta (s) disse che ad ognuno sarà chiesto conto del suo ‘gregge’, e il gregge della donna è la famiglia.

Educare e orientare dei figli all’Islam è, senza dubbio, molto difficile, soprattutto in una società non-islamica, dove i bambini ricevono continuamente dei ‘messaggi’ dall’esterno, il più delle volte molto lontani dalla Legge di Allah (SWT).

 

La sorella saudita Fatima Naseef (per anni direttrice del dipartimento di Studi Islamici all’Università di Jeddah) è l’autrice di una tesi universitaria sui diritti e sui doveri della donna Musulmana alla luce del Sublime Corano e della Nobile Sunnah.

Con la speranza che i suoi preziosi consigli possano aiutare tutte noi sorelle nel difficile compito di educare i Musulmani del futuro, riportiamo alcune pagine della sua opera, concernenti appunto l’educazione dei figli.

 

 

Al-Ghazali consacra nella sua opera ‘”Ihya’ ‘ulum ad-Din” (La Vivificazione delle scienze religiose) un passaggio all’educazione dei bambini in cui scrive:

“Sappi che l’apprendimento dei bambini è una missione molto difficile e importante. Il bambino è un deposito nelle mani dei genitori. Il suo cuore ancora puro è una perla preziosa e candida, vuota da ogni immagine, atta a ricevere e ad essere influenzata da tutto ciò che viene in contatto con lei. Se il bambino viene allevato abituandolo alla Via del Bene e della Conoscenza, crescerà così e sarà felice quaggiù e nell’Aldilà. La ricompensa dei suoi atti la spartirà con i suoi genitori e con tutti coloro che l’hanno educato. Al contrario, se sarà educato e allevato nella via del male e sarà lasciato a se stesso come una bestia, crescerà così e sarà miserabile e perdente. Il fardello dei suoi crimini, lo dividerà con i suoi tutori e con coloro che l’hanno educato… La protezione (dei bambini) consiste evidentemente nell’insegnare loro le buone azioni e nell’allontanarli dalle cattive frequentazioni”.

L’EDUCAZIONE CORPORALE

 

 

Tra le cose che la madre deve prendere in considerazione nell’educazione fisica di suo figlio, vi sono i consigli e le raccomandazioni che ci ha lasciato il Profeta (s) e che riassumerò così:

a) L’igiene

 

Alla base della buona salute, vi è la pulizia. Cosciente dell’importanza costituita da questa nella vita umana, il Sublime Corano parla più volte nei Suoi versetti sia della pulizia individuale che di quella del luogo in cui si vive.

Il Sublime Corano ha istituito la purità come condizione essenziale del compimento di ogni atto rituale; per ciò che riguarda la preghiera, per esempio, perché sia valida è necessario che colui che la compie sia pulito, così come devono essere puliti i suoi vestiti e il luogo di preghiera.

L’importanza della pulizia è tale nell’Islam che il Messaggero di Allah (s) disse:“La purezza è metà della fede” (riportato da Muslim). A questo riguardo, è dovere della donna Musulmana tenere la sua casa pulita, allontanando ogni sporcizia o impurità, in modo che questo luogo sia adatto al compimento della preghiera.

La moschea della donna è la sua casa. Allah (SWT) dice:

…”Purificate la Mia Casa per coloro che vi gireranno attorno, vi si ritireranno, si in-chineranno e si prosterneranno” (Corano II. Al-Baqara (La Giovenca), 125)

 

Al-Qurtubi ha scritto: “Ciò ingloba tutte le case di Allah (SWT) che devono essere, anch’esse, purificate. Egli (SWT) ha parlato in particolare della Ka’bah per il suo carattere estremamente sacro” (Al-Qurtubi: “Tafsir” -Commentario – del Corano).
La madre è dunque tenuta ad insegnare ai suoi bambini le nozioni elementari di pulizia, e ciò fin dalla più tenera età. Deve insegnare loro a purificarsi dopo i bisogni naturali e a fare le abluzioni rituali, sorvegliandoli attentamente. Se ha una figlia, è tenuta ad insegnarle le regole concernenti le mestruazioni, quando raggiunge l’età della pubertà, così come deve insegnarle le nozioni di pulizia, sia per ciò che riguarda il suo corpo che per ciò che riguarda i vestiti.

E’ così che fece il Profeta (s) con le donne, alle quali diede delle nozioni sulla purezza rituale, così come le sue spose (r) che insegnavano alle donne ciò che queste, per pudore, non potevano chiedere al Profeta (s).

Tutte queste cose sono necessarie per la buona salute, la pulizia e la bellezza della ragazza.

Se la madre insegna ai suoi bambini le nozioni e le regole della pulizia fin da piccoli, non vi è dubbio che essi ne saranno in seguito profondamente impregnati.

Tra queste regole, citiamo:

–       il modo di andare in bagno, di purificarsi e di eliminare la sporcizia dovuta all’orina. Queste cose devono essere insegnate al bambino fin da piccolo, per non rischiare che sia negligente da adulto. L’Islam, infatti, promette un castigo a colui che orina e non si purifica. Secondo un hadith riportato da Muslim e tramandato da Ibn ‘Abbas (r), l’Inviato di Allah (s), passando vicino a due tombe, disse: “Ecco due (uomini) che sono stati puniti; uno non si puliva della sozzura della sua orina, il secondo diceva male degli altri”. Chiese poi un rametto di palma fresco, lo divise in due, e ne piantò una parte su ogni tomba, poi disse: “Può darsi che questo alleggerirà il peso delle loro sofferenze, finché questi due rametti non saranno secchi”.

Il Profeta (s)  insegnava  ai  suoi Sahaba  (Compagni (r)) come andare alla latrina e come fare i propri bisogni. Diceva: “Che nessuno  di voi  tenga  il  suo  pene  con la mano destra quando urina; che non si pulisca

con la mano destra e che non soffi nel suo recipiente” (riportato da Muslim).

–       la madre è anche tenuta ad insegnare ai suoi bambini a pulirsi i denti più volte al giorno aiutandosi con il siwak (piccolo bastoncino con il quale il Profeta (s) si puliva i denti), per proteggerli dalle malattie e per essere fedeli alla Sunnah del Profeta (s), che disse: “Il siwak è una purificazione per la bocca e una soddisfazione per il Signore” (Sunan Nisa’i).

L’interesse che l’Islam accorda alla pulizia dei denti è grande, a tal punto che il Profeta (s) disse: “Se non avessi timore di mettere la mia comunità nell’imbarazzo, le avrei ordinato di pulirsi i denti prima di ogni preghiera”(Sahih Muslim). L’Imam Nawawi scrive a questo proposito: “Questo hadith ci mostra i benefici permanenti del siwak e insiste sul suo utilizzo quotidiano”.

–       La madre deve insegnare ai suoi bambini come compiere le abluzioni, poiché la preghiera è obbligatoria a partire dall’età di 7 anni. Le abluzioni sono la prova migliore dell’incitazione dell’Islam alla pulizia. Esse consistono nel lavare con acqua pura le parti del corpo più esposte, come dice Allah (SWT) nel Sublime Corano:

 

O voi che credete! Quando vi levate per la preghiera, lavatevi il volto, le mani (e gli avambracci) fino ai gomiti, passate le mani bagnate sulla testa e lavate i piedi fino alle caviglie… (Corano V. Al-Ma’ida (La Tavola Imbandita), 6)

 

La Sunnah ci spiega in dettaglio il modo in cui il Profeta (s) faceva le sue abluzioni: “Si sciacquava la bocca, poi si lavava il viso tre volte di seguito prima di lavarsi il braccio destro tre volte, poi quello sinistro tre volte. Poi si bagnava di nuovo le mani e le passava sui capelli e quindi si lavava i piedi fino alle caviglie” (trasmesso da ‘Abdullah ibn Zayd ibn Asim; riportato da Muslmi).

–       La madre deve anche abituare i bambini a fare spesso il bagno e il ghusl (bagno rituale), poiché questi atti procurano la purezza necessaria al benessere. E’ per questo che l’Islam insiste tanto sul bagno, obbligatorio in alcuni casi e facoltativo in altri. Inoltre, per far sì che il Musulmano sia sempre pulito, il Profeta (s) ha posto l’accento sulla purificazione rituale del venerdì, giorno della preghiera congregazionale; e il ghusl in questo giorno è il minimo richiesto ad ognuno.

Nel Sahih di Muslim è citato il seguente hadith trasmesso da ‘Abdullah ibn ‘Umar, secondo il quale il Profeta (s), mentre si trovava sul minbar, disse: “Che colui tra voi che viene alla preghiera del venerdì si lavi”.

Così come l’Islam si è interessato alla pulizia del corpo, allo stesso modo ha pensato alla purezza dei vestiti. Allah (SWT) dice:

 

…e le tue vesti purifica…

(Corano LXXIV. Al-Muddaththir (L’Avvolto nel Mantello), 4)

 

La pulizia dei vestiti è, così come quella del corpo, una condizione essenziale per poter compiere la preghiera. Il Musulmano non si preoccupa della bellezza dei suoi vestiti solo per l’apparenza esteriore, ma sta sempre attento che i suoi abiti siano puri, per poter compiere l’adorazione quotidiana.

Certamente, l’attenzione del Musulmano verso il suo aspetto fisico aumenta in occasione delle feste e delle occasioni religiose. Allah (SWT) dice:

O Figli di Adamo, abbigliatevi prima di ogni orazione

(Corano VII. Al-A’raf, 31)

 

intendendo parlare degli abiti che coprono la nudità dell’uomo e gli danno un’apparenza conveniente.

Il Profeta (s) si prendeva cura della sua persona e dei suoi vestiti, apparendo sempre pulito ed elegante. Alcuni Sahaba (r) avevano l’abitudine di recarsi alla preghiera del venerdì coi loro abiti da lavoro; il Profeta (s) disse loro: “Perché non vi comprate due vestiti per la preghiera del venerdì, oltre ai vostri vestiti da lavoro?” (Sunan Ibn Majah).

Il Profeta (s) invitava anche i suoi Sahaba (r) a profumarsi: “A colui che si alza il giorno di venerdì, si purifica come di deve, mette l’abito migliore, si profuma e poi si reca in moschea evitando di pronunciare parole futili e di sparlare delle persone seminando l’odio tra loro, verranno perdonati i peccati fino al venerdì successivo” (Sunan Ibn Majah).

b) L’alimentazione

 

Tra le cose importanti che la madre deve prendere in considerazione nel nutrire i suoi bambini, citiamo:

–       Che il cibo sia lecito, nutriente e non nocivo per la salute, e che contenga gli ingredienti necessari alla buona crescita dei bambini. Dice Allah (SWT):

O uomini, mangiate ciò che è lecito e puro di quel che è sulla terra, e non seguite le orme di Shaytan. In verità egli è un vostro nemico dichiarato.

(Corano II. Al-Baqara (La Giovenca), 168)

 

La madre deve prestare attenzione al fatto che il cibo sia lecito e acquistato onestamente.

Secondo un hadith trasmesso da Jabir (r), il Profeta (s) disse: “L’accesso al Paradiso è negato a tutta la carne cresciuta grazie a un nutrimento male acquisito. Il fuoco sarà pronto a riceverla” (riportato in “Mishkat al-Majabih” – A. Tabrizi).

La donna Musulmana deve temere i beni materiali acquisiti illecitamente e deve raccomandare al suo sposo di non macchiare il frutto del suo lavoro nemmeno con un granello illecito, anche se dovessero passare la notte a stomaco vuoto.

–       Che i pasti siano organizzati secondo orari precisi per la buona salute e la buona digestione dei bambini. In conformità con la Sunnah del Profeta (s), i Sahaba (r) si alzavano sempre da tavola prima di essere sazi, in modo da lasciare un posto nello stomaco per l’acqua e l’aria. Il Profeta (s) disse:“Qualche boccone di cibo è sufficiente ai Figli di Adamo per vivere. Ma colui che vuole mangiare in abbondanza, dovrà dividere il suo stomaco in questo modo: un terzo per il cibo, un terzo per l’acqua e un terzo per la respirazione” (Sunan Tirmidhi).

–       La moderazione nel cibo e nelle bevande è un dovere per il Musulmano, che non deve mai mangiare fino all’indigestione. Dice Allah (SWT):

…Mangiate e bevete, ma senza eccessi, ché Allah non ama chi eccede.

(Corano VII. Al-A’raf, 31)

 

Seguendo scrupolosamente le regole sanitarie profetiche concernenti il cibo, la madre Musulmana protegge-rà i suoi bambini dalla eccessiva grassezza, questa malattia che limita le attività dell’individuo e può essere causa di altre gravi complicazioni.

Il Califfo ‘Umar ibn al-Khattab (r) diceva: “State in guardia dall’obesità, poiché essa incita alla pigrizia durante la preghiera e rende il corpo molle e fragile. Siate sobri perché questo vi aiuterà fisicamente e nei vostri atti di adorazione”.

 

Tra i doveri della madre verso i figli, vi è quello di inculcare loro, fin dalla più tenera età, ‘le buone maniere a tavola’: pronunciare il Nome di Allah (SWT) (Bismillah) prima di cominciare a mangiare, prendere il cibo con la mano destra e prendere ciò che si ha davanti. ‘Umar ibn Salama (r) disse: “Stavo mangiando seduto sulle ginocchia del Profeta (s). Passavo la mano da una parte e dall’altra del piatto, quando egli (s) mi disse: “Piccolo, pronuncia il Nome di Allah (SWT), mangia con la mano destra e prendi ciò che hai davanti”.”.

Nawawi spiega: “…(mangiare) dalla parte degli altri (cioè il cibo che si trova davanti al vicino) è un segno di maleducazione e di scortesia suscettibile di suscitare il disgusto di coloro che dividono il pasto (con noi)”.

Secondo un altro hadith, il Profeta (s) disse: “Quando qualcuno di voi mangia o beve, che lo faccia con la mano destra, poiché Shaytan mangia e beve con la mano sinistra” (riportato da Muslim).

Il Profeta (s) non permetteva a nessuno di mangiare senza prima aver pronunciato il Nome di Allah (SWT), poiché in caso contrario Shaytan si potrebbe nutrire di questo cibo.

Inoltre, secondo la Sunnah, è vietato soffiare nel bicchiere in cui si sta bevendo. Il Profeta (s) beveva in tre sorsi successivi, soffiando tra un sorso e l’altro, maall’esterno del bicchiere.

c) Lo sport

 

Perché il bambino possa crescere forte e robusto, è dovere dei genitori incoraggiarlo a praticare uno sport. Salama ibn al-Akwa (r) riferì il seguente hadith: “Il Profeta (s) passò un giorno vicino a delle persone conver-tite di recente che si stavano esercitando al tiro con le lance. Si mischiò ad essi e disse: “Lanciate, figli di Ismaele, ché il vostro antenato era un tiratore!”. Aggiunse, rivolgendosi a un gruppo: “Lanciate, e io sono coi figli del tale!”. L’altro gruppo allora abbassò le braccia in segno di rispetto. Vedendoli così, il Profeta (s) chiese: “Perché non tirate?”, ed essi risposero: “Come possiamo tirare, se tu sei con loro?”. Allora il Profeta (s) disse: “Tirate! Io sono con tutti voi!”.” (Sahih al-Bukhari).

d) Le cure mediche

 

La donna è tenuta a vegliare sulla salute dei bambini, curandoli prontamente quando si ammalano, poiché la sua negligenza potrebbe portare gravi danni alla loro salute futura.

L’uso delle medicine e delle cure mediche sono imposti dalla Legge divina; Jabir (r) riporta che il Profeta (s) disse: “Per ogni malattia vi è un rimedio” (riportato nel Sahih di Muslim). Ciò giustifica il ricorso alle cure.

Usamah Ibn Sharik (r) disse: “Ero col Profeta (s) quando dei nomadi vennero a chiedergli: “O Messaggero di Allah, ci è permesso prescrivere medicamenti?”. Egli (s) rispose: “Sì, o servi di Allah (SWT). I medicamenti vi sono permessi. Allah (SWT) non ha creato nessuna malattia senza creare una cura, salvo una malattia: la vecchiaia”.” (Sunan Tirmidhi).

L’EDUCAZIONE INTELLETTUALE

 

Allah (SWT) ha favorito l’essere umano su tutte le altre creature dotandolo della ragione, che è senza dubbio il più grande beneficio. E’ per questo che la formazione intellettuale del bambino è di una importanza capitale. E’ un dovere per la madre occuparsi dell’educazione intellettuale dei suoi figli stimolando le loro capacità e i loro doni naturali.

La madre deve vegliare sull’istruzione dei suoi bambini. Questa comporta:

a) L’apprendimento della lettura e della scrittura

L’ordine divino di leggere è apparso fin dalla rivelazione del primo versetto coranico:

Leggi! In nome del tuo Signore che ha creato, ha creato l’uomo da un’aderenza. Leggi, ché il tuo Signore è il Generosissimo, Colui che ha insegnato mediante il calamo, che ha insegnato all’uomo quello che non sapeva.

(Corano XCVI. Al-’Alaq (L’Aderenza), 1-5)

 

E’ attraverso la lettura e la scrittura che l’uomo assimila ciò che non sapeva. Allah (SWT) gli rivela la conoscenza e sviluppa la sua ragione attraverso la scienza. Ibn Kathir scrive a questo proposito nel suo Tafsir del Corano:

“Tra i benefici dell’Altissimo, vi è l’insegnamento all’uomo di ciò che non sapeva. E’ questo il grado attraverso il quale il padre dell’umanità, Adamo (*), ha superato gli Angeli”.

Dunque la lettura è il primo punto di riferimento dell’educazione intellettuale, e ciò spiega l’ordine divino primordiale nel primo versetto rivelato al Profeta (s) e alla sua Ummah (comunità).

Quanto alla scrittura, è il secondo principio dell’istruzione dopo la lettura. Ricordando ai Suoi servi i benefici del calamo, Allah (SWT) mostra l’importanza della scrittura. Secondo Sa’id (r), Qatada (r) disse: “Il calamo è uno dei più grandi benefici concessi da Allah (SWT). Senza di esso, non vi sarebbe né religione, né vita degna di questo nome. Egli ci ha messi alla prova con la Sua grande Generosità, insegnandoci ciò che non sapevamo e facendoci uscire dalle tenebre dell’ignoranza verso la luce della scienza. Ha attirato, nello stesso tempo, la nostra attenzione sui meriti dell’apprendimento della scrittura, poiché essa nasconde dei benefici che Lui solo conosce” (riportato nel Tafsir di Qurtubi).

Il Profeta (s) non perdeva occasione per incitare i Musulmani ad apprendere la lettura e la scrittura. Gli autori di Sirah (biografie del Profeta (s)) riportano che egli esigette, dopo la Battaglia di Badr, che i prigionieri Quraysh insegnassero ai bambini Musulmani i rudimenti della scrittura quale riscatto per la loro liberazione.

Meglio ancora, la ricerca del Sapere è considerata nell’Islam come un obbligo religioso. L’Inviato di Allah (s) disse a questo proposito: “La ricerca del Sapere è un dovere per ogni Musulmano” (Sunan Ibn Majah).

E’ dunque dovere della madre vigilare sull’istruzione dei suoi bambini, insegnando loro le scienze religiose e profane che permetteranno loro di vivere una vita degna e di essere utili alla comunità islamica grazie alle loro conoscenze e alle loro competenze.

Il Profeta (s) aveva l’abitudine, quando insegnava ai suoi Sahaba (r) i principi della religione, di incitarli a fare altrettanto con le loro spose e i loro bambini. Abi Malik Ibn al-Huwairat (r) raccontò: “Eravamo rimasti venti giorni dal Profeta (s), quando eravamo giovani. Un giorno, accorgendosi del nostro desiderio di rivedere le nostre famiglie, ebbe misericordia di noi e ci disse: “Ritornate dalle vostre famiglie e insegnate loro ciò che avete imparato. Pregate come mi avete visto fare e quando l’ora della preghiera arriverà, che qualcuno tra voi faccia l’appello (adhan) e che il più anziano diriga la preghiera”.” (Sahih al-Bukhari).

Che ciascuna madre si consacri dunque a dare ai propri bambini il massimo dell’istruzione possibile, poiché è là che risiede il loro benessere. Ella deve dividere e organizzare il loro tempo tra gli studi, il riposo e la scuola, sempre vigilando su di loro.

Deve aiutarli ed orientarli, seguendo insieme al loro padre la loro istruzione.

Inoltre, deve recarsi regolarmente alla scuola che frequentano i bambini, per informarsi dei loro progressi nell’apprendimento e del loro comportamento.

b) Orientarli verso la riflessione e la meditazione.

La madre non deve tralasciare nessuna occasione per attirare la loro attenzione e suscitare la loro riflessione, in modo che i bambini sviluppino la facoltà di riflessione e di giudizio. Occorre segnalare che le due facoltà di riflessione e di meditazione sono due qualità molto considerate nell’Islam, poiché permettono all’uomo di conoscere il suo Signore e Creatore e di scrutare i segreti della vita per scoprire l’immensa Grandezza di Allah (SWT) attraverso i Suoi Segni e i Suoi Benefici.

Allah (SWT) dice:

In verità, nella creazione dei cieli e della terra e nell’alternarsi della notte e del giorno, ci sono certamente segni per coloro che hanno intelletto, che in piedi, seduti o coricati su un fianco ricordano Allah e meditano sulla creazione dei cieli e della terra, (dicendo): “Signore, non hai creato tutto questo invano. Gloria a Te! Preservaci dal castigo del Fuoco…” (Corano III. Al-’Imran, 190-191)

 

Le donne Musulmane dell’epoca del Profeta (s) avevano l’abitudine di dare nello stesso tempo ai loro bambini un’educazione fisica e intellettuale. Si racconta, a questo proposito, che al-Fadl ibn Zayd (r) vide un giorno una beduina accompagnata da suo figlio, il buon comportamento del quale gli piacque enormemente. Volle saperne di più e chiese informazioni di lui alla donna. Ella rispose: “Quando aveva cinque anni, lo mandai da un educatore perché gli insegnasse a leggere e a recitare il Corano. In seguito gli insegnò la poesia e le vicende memorabili dei suoi antenati, di cui cantò le glorie. Una volta raggiunta l’età della pubertà, lo feci montare a cavallo e divenne un ottimo cavaliere. Imparò anche l’uso delle armi…” (riportato da A. Alwan nel libro “L’educazione dei figli nell’Islam”).

Troviamo qui un’immagine ammirevole dell’interesse di una madre per l’educazione dei suoi bambini che ci deve ispirare.

E’ anche dovere della madre abituare i figli all’invocazione di Allah (SWT) in ogni circostanza perché Lo ricor-dino in ogni occasione della vita.

Deve insegnare loro le invocazioni relative al sonno e al risveglio, all’uscita da casa ed al rientro, quelle che precedono e terminano i pasti, quelle che vanno pronunciate entrando e uscendo dal bagno, o salendo in macchina, ecc.

Queste invocazioni saranno loro utili nella vita e presso Allah (SWT) e faranno del giovane un modello da imitare.

L’EDUCAZIONE SPIRITUALE

 

 

L’Islam accorda all’educazione spirituale una grande importanza, tanto è vero che l’uomo, come dice il Sublime Corano, è costituito dal corpo e dallo spirito.

Allah (SWT) dice:

…quando poi lo avrò plasmato e avrò insufflato in lui del Mio Spirito, prosternatevi davanti a lui (Corano XV. Al-Hijr, 29)

 

Occuparsi unicamente dell’igiene del corpo e tralasciare l’aspetto spirituale può causare un grave squilibrio nella vita dell’essere umano. Inoltre, occupandosi solo dell’aspetto fisico e intellettuale senza pensare all’a-spetto spirituale, si rischia di amputare l’uomo di una dimensione fondamentale della sua personalità e di orientare questi due primi aspetti verso ciò che è nocivo agli uomini e alla società.

Se le madri aggiungono all’educazione corporale e intellettuale dei loro bambini un’educazione spirituale, questi ultimi diventeranno, inshaAllah, uomini e donne prosperi e caritatevoli.

E’ attraverso l’educazione spirituale che l’essere umano può sviluppare le buone virtù e comprendere il senso del bene. E’ grazie ad essa che il bambino può conoscere il senso del male e allontanarsene. E’ questa educazione che il mondo moderno comincia a ricercare, poiché ha capito la sua importanza nella vita dell’uomo e per il benessere dell’umanità.

Quanto alle regole di questa educazione, le possiamo riassumere così:

1) Insegnare al bambino i principi della fede islamica fin dalla più tenera età, perché possa crescere con una fede pura e un comportamento esemplare, perché sia sincero verso Allah (SWT) e verso il suo prossimo, perché ami il bene e detesti il male.

La fede autentica è il supporto fondamentale dell’Islam. E’ la fonte di ogni virtù, lo stimolo di ogni perfe-zione; in breve, è il perno centrale della religione.

Incombe dunque alla madre di inculcare ai suoi bambini le verità della fede, come il credere in Allah (SWT),negli Angeli, nei Libri Sacri, nei Profeti (*), nel Giorno del Giudizio, nel Paradiso e nell’Inferno, e in tutte le altre realtà che appartengono all’Invisibile.

La madre deve cominciare inculcando loro la Testimonianza di fede: “LA ILAHA ILLA ALLAH” (“Non vi è altra divinità al di fuori di Allah”), in modo che queste sublimi parole siano le prime che la bocca del bambino possa pronunciare e che il suo orecchio possa sentire. Deve anche mettere alla loro portata il significato di queste parole, attirando la loro attenzione su tutto ciò che mostra la Grandezza di Allah (SWT), attraverso i Suoi Segni e le Sue Prove, con un’argomentazione che sia proporzionata al loro grado di percezione.

La madre deve inculcare loro le conoscenze relative alla fede in maniera graduale, finché i figli saranno maturi e potranno comprendere le questioni di fede nel loro significato profondo.

L’Amore per Allah (SWT) e per il Suo Profeta (s) deve essere altrettanto fondamentale nell’educazione spirituale dei bambini, e la donna deve far sì che i figli ne siano impregnati fin da piccoli, insegnando loro allo stesso tempo il Timore di Allah (SWT) e l’idea che Egli sorveglia costantemente i loro atti.

Il miglior metodo didattico per raggiungere questo scopo, particolarmente quando il bambino è ancora piccolo, consiste nell’apprendimento per mezzo di racconti. In effetti, a questa età, il bambino vive più in un mondo immaginario che nel mondo reale. La sua immaginazione è così considerevole che egli vuole vivere solo attraverso storie favolose.

Il Corano e la Sunnah riportano numerose storie di Profeti (*) e di fatti miracolosi; così è facile per la madre venire incontro ai desideri dei suoi bambini, impartendo loro allo stesso tempo lezioni di fede che si imprimeranno nella loro coscienza, facendo nascere nel loro cuore l’amore per Allah (SWT) e per i Suoi Messaggeri (*).

La madre deve in seguito continuare la loro educazione con dei consigli, in modo da inculcare in modo permanente nel loro cuore la fede in Allah (SWT) ed il principio secondo il quale essi devono rimettersi a Lui in tutte le circostanze, così come insegnò il Profeta (s) ai giovani Musulmani del suo tempo.

Ibn ‘Abbas (r) riferì: “Un giorno mi trovavo dietro al Messaggero di Allah (s) (sul dorso della sua mula), ed egli mi disse: “Ragazzo, ti insegnerò qualche precetto. Osserva i comandamenti di Allah (SWT), Lo tro-verai dinanzi a te. Quando devi chiedere qualcosa, chiedila ad Allah (SWT). Quando devi implorare assi-stenza, implora assistenza presso Allah (SWT). Sappi che se tutti sono d’accordo nel farti del bene, questo non ti accadrà se non nella misura in cui Allah (SWT) te l’ha assegnato; e se tutti sono d’accordo nel causarti qualche torto, non  lo patirai a meno che Allah (SWT) non l’abbia deciso… In verità i calami sono alzati e l’inchiostro si è seccato” (Sunan Tirmidhi).

Il bambino crescerà così come un Musulmano esemplare, pio, sincero, virtuoso, forte, onorabile, coraggioso, timoroso di Allah (SWT).

2) La madre deve preparare i suoi bambini alla pratica degli atti d’adorazione come la preghiera, il digiuno, il pagamento della zakat e il pellegrinaggio.

E’ tenuta ad insegnare loro la preghiera, armandosi di pazienza e con molta dolcezza, finché non si saranno abituati.

Allah (SWT) dice:

Comanda la preghiera alla tua gente e assiduamente assolvila…

(Corano XX. Ta-Ha, 132)

 

Scrive al-Qurtubi nel suo Tafsir: “Allah (SWT) ha ordinato al Profeta (s) di comandare ai suoi parenti la preghiera e di farla con loro rimanendo fedele e perseverante in questa Via”.

La madre deve far compiere ai suoi bambini la preghiera a partire dall’età di sette anni, come ha spiegato l’Inviato di Allah (s). Secondo Amru ibn Shu’ayb (r), il Profeta (s) disse: “Comandate la preghiera ai vostri bambini dall’età di sette anni; puniteli se non la fanno ancora all’età di dieci anni e separateli nelle loro camere” (‘Aun al-Ma’bud, Sharh Abu Dawud).

Questo hadith è una raccomandazione chiara del Profeta (s) rivolta ai genitori, perché insegnino ai loro bambini la pratica della preghiera dall’età di sette anni, cosicché possano eseguirla convenientemente. E’ a questa età che è più facile plasmare il carattere del bambino, poiché egli assimila più facilmente ciò che gli viene insegnato.

Se egli comincia la preghiera a quest’età, questa pratica diventerà per lui naturale, la gusterà e la farà spontaneamente, senza costrizione alcuna. Crescerà così nell’obbedienza ad Allah (SWT) e nella rico-noscenza dei Suoi favori e beneficerà così della Sua Misericordia, frutto della sua adorazione.

In compenso, se all’età di dieci anni non compie ancora la preghiera, Allah (SWT) permette ai suoi genitori di punirlo per ottenere che la faccia. La ragione è – ma Allah è il Più Sapiente – che il bambino, se non si abitua alla preghiera a questa età, farà fatica ad assuefarcisi in seguito. Se, al termine di tre anni di pazienza e di circospezione, rifiuta di compierla regolarmente, ai genitori non resta che usare delle punizioni nella speranza che esse riescano a condurlo sulla via di una pratica seria e assidua della preghiera.

Lo stesso dicasi per il digiuno, per abituarsi al quale il ragazzino dovrà dapprima praticare solo qualche giorno del mese di Ramadan, nella misura del possibile; e così per tutti gli altri obblighi religiosi.

Quanto alle parole del Profeta (s): “separateli nelle loro camere”, si tratta di una raccomandazione rivolta ai genitori perché facciano dormire i bambini in letti separati, a partire dall’età di dieci anni. Questo consiglio del Profeta (s) riveste una grande importanza nell’educazione sanitaria e psicologica dei figli. In effetti, il sonno di un bambino in un letto separato da quello dei suoi fratelli e delle sue sorelle costituisce, dall’età di dieci anni, una necessità impellente imposta dall’educazione islamica.

La madre è tenuta, d’altronde, ad abituare le sue bambine, fin dalla più tenera età, ad essere pudiche nel loro abbigliamento e nel loro comportamento.

3) Educare i figli nella morale islamica fa parte dei doveri della donna.

A questo riguardo, ella dovrà sempre far notare ai suoi bambini il valore della virtù e i danni delle cattive inclinazioni.

La virtù (Ihsan) è considerata il terzo fondamento della religione dopo la fede (Iman) e gli atti di adorazio-ne e sottomissione (Islam).

Il Profeta (s) disse: “Sono stato inviato a perfezionare le belle virtù”, e anche:“Coloro che mi saranno più vicini il Giorno della Resurrezione sono i più virtuosi tra voi” (riportato in: “Jami’ al-Usul” di Ibn al-Athir).

Ciò ci mostra l’importanza che l’Islam attribuisce alle virtù, come molti ahadith mettono in evidenza, soprattutto nel dominio dell’educazione dei bambini.

A questo proposito, il Messaggero di Allah (s) disse: “Onorate i vostri bambini e date loro una buona edu-cazione” (Sunan Ibn Majah).

I genitori non possono dare ai loro bambini beni più preziosi di una buona educazione e di una morale esemplare. Il Profeta (s) disse: “Nulla di ciò che il padre lascia a suo figlio vale quanto un buon comporta-mento” (Sunan Tirmidhi).

L’interesse dell’Islam per l’educazione dei bambini è tale che esso considera che educare il proprio figlio sia più meritevole che fare delle elemosine. Secondo Semmah ibn Harb, che lo sentì dire da Jabir ibn Samra (r), il Profeta (s) disse:“Nell’educare il proprio figlio, un uomo riceve più meriti che donando l’elemosina” (Sunan Tirmidhi).

D’altra parte, è compito della madre inculcare ai suoi bambini i principi dell’educazione islamica; il saluto, il rispetto dei legami di parentela, l’integrità, la carità verso i poveri, il rispetto per i vecchi, la generosità nei confronti degli ospiti e dei vicini, il sostegno dei deboli, ecc. Queste virtù sono le belle qualità della morale islamica, e numerosi sono i versetti coranici e gli ahadith profetici che ne fanno l’elogio ed incitano i Musulmani ad impregnarsene.

La donna deve anche mettere in guardia i bambini contro i vizi che costituiscono la menzogna, il furto, la maldicenza, la divulgazione di calunnie, lo scherno, le ingiurie, la millanteria, l’orgoglio, la violenza, l’egoismo ecc.

Ella dovrà impiegare, a questo scopo, tutti i metodi educativi possibili, ma, tenuto conto dell’influenza capitale di cui ella dispone sui suoi bambini, il comportamento esemplare della madre resta il miglior metodo educativo.

Il Profeta (s) insisteva sempre sul ‘buon esempio’. ‘Abdullah ibn Amr (r) raccontò: “Ero ancora bambino quando mia madre mi chiamò, un giorno, dicendomi: “Tieni!”. Il Profeta (s), che era a casa nostra, le rispose: “E cosa vuoi dargli?”. Lei esclamò: “Voglio dargli un dattero”. Il Profeta (s) le disse allora: “Se tu non gli avessi dato nulla, ciò sarebbe stato considerato come una menzogna”.” (‘Aun al-Ma’bud, Sharh Abu Dawud).

Il Profeta (s) riteneva infatti che una bugia, anche se apparentemente insignificante, potesse avere sull’educazione del bambino un effetto nefasto.

Quando il bambino comincia a comprendere le cose e il loro significato, bisogna che la madre gli insegni le buone maniere per quanto riguarda il permesso di entrare nelle camere, così come dice Allah (SWT):

O voi che credete, vi chiedano il permesso (di entrare) i vostri servi e quelli che ancora sono impuberi, in tre momenti (del giorno): prima dell’orazione dell’alba, quando vi spogliate dei vostri abiti a mezzogiorno e dopo l’orazione della notte. Questi sono tre momenti di riservatezza per voi. A parte ciò, non ci sarà alcun male né per voi né per loro se andrete e verrete gli uni presso gli altri. Così Allah vi spiega i segni, e Allah è sapiente, saggio (Corano XXIV. An-Nur (La Luce), 58)

 

Vi è qui un ordine di Allah (SWT) destinato a tutti i Musulmani, affinché insegnino ai loro bambini le buone maniere e li abituino a chiedere il permesso di entrare in tre momenti della giornata in cui la loro nudità rischia di essere svelata. Questi tre momenti sono:

  • Prima della preghiera del FAJR (l’alba); è il momento in cui gli occupanti delle camere sono in tenuta notturna e rischiano di scoprirsi;
  • Dopo la preghiera del DHOHR (mezzogiorno), cioè all’ora del riposino pomeridiano, quando il rischio di scoprirsi è altrettanto grande;
  • Dopo la preghiera dell’ ‘ISHA (della notte); è il momento in cui tutti vanno a dormire indossando di nuovo abiti leggeri.

La madre è tenuta, inoltre, a mostrarsi equa verso i figli. Il Profeta (s) disse a questo proposito: “Temete Allah (SWT) e siate equi verso i vostri figli”(Sahih al-Bukhari).

Questo hadith si riferisce in particolare ai regali che si offrono ai bambini (e che devono essere uguali per tutti), ma ha anche una portata più generale e parla dell’equità in tutte le cose, poiché mostrare preferenza per l’uno o per l’altro figlio provocherebbe astio e gelosia e potrebbe creare difficoltà d’ordine psicologico nei bambini.

Nel Sublime Corano possiamo trovare tutte le virtù cardinali relative all’educazione spirituale. Sono contenute nella celebre esortazione rivolta da Luqman a suo figlio.

Allah (SWT) dice:

E (ricorda) quando Luqman disse a suo figlio: “Figlio mio, non attribuire ad Allah associati. AttribuirGli associati è un’enorme ingiustizia”.

Abbiamo imposto all’uomo di trattare bene i suoi genitori: lo portò sua madre di tra-vaglio in travaglio e lo svezzò dopo due anni: “Sii riconoscente a Me e ai tuoi genitori. Il destino ultimo è verso di Me. E se entrambi ti obbligassero ad associarMi ciò di cui non hai conoscenza alcuna, non obbedire loro, ma sii comunque cortese con loro in questa vita e segui la via di chi si rivolge a Me. Poi a Me farete ritorno e vi informerò su quello che avrete fatto”.

“O figlio mio, anche se fosse come il peso di un granello di senape, nel profondo di una roccia o nei cieli o sulla terra, Allah lo porterà alla luce. Allah è dolce e ben infor-mato.

O figlio mio, assolvi all’orazione, raccomanda le buone consuetudini e proibisci il bia-simevole e sopporta con pazienza quello che ti succede: questo il comportamento da tenere in ogni impresa.

Non voltare la tua guancia dagli uomini e non calpestare la terra con arroganza: in verità Allah non ama il superbo vanaglorioso.

Sii modesto nel camminare e abbassa la tua voce: invero la più sgradevole delle voci è quella dell’asino” (Corano XXXI. Luqman, 13-19)

 

Questa esortazione coranica è quanto vi sia di meglio per la donna che intenda educare bene i suoi bambini. Rimanendo fedele al buon esempio del saggio Luqman, compirà il suo dovere.

Bisogna segnalare, inoltre, che è compito della madre allevare personalmente i suoi bambini, senza lasciare questa responsabilità a nessun altro. Se non lo facesse, verrebbe meno alle sue responsabilità, poiché, come disse il Profeta (s), “…la donna è un pastore nella casa di suo marito e sarà responsabile del suo gregge…”.

L’educazione dei bambini è la sua responsabilità principale che nessuno le può contestare.

La donna può farsi aiutare da qualcuno per le mansioni domestiche, ma l’educazione dei suoi figli è il suo compito principale.

tratto da:

“Diritti e Doveri della Donna nell’Islam”

della dottoressa Fatima Naseef

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