I doveri della donna musulmana nei confronti dei genitori

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

La donna Musulmana ha il dovere di dimostrarsi caritatevole verso i suoi genitori.

Dopo i doveri  verso Allah (SWT), al Quale si deve tributare un culto esclusivo, viene infatti citato nel Sublime Corano proprio il dovere di mostrarsi gentile con i genitori:

Adorate Allah e non associateGli alcunché. Siate buoni con i genitori, i parenti, gli orfani, i poveri, i vicini vostri parenti e coloro che vi sono estranei, il compagno che vi sta accanto, il viandante e chi è schiavo in vostro possesso. In verità Allah non ama l’insolente, il vanaglorioso… (Corano IV. An-Nisa’ (Le Donne), 36)

In un altro versetto, la bontà verso i genitori viene citata subito dopo la messa in guardia contro il crimine del politeismo (shirk):

Di’: “Venite, vi reciterò quello che il vostro Signore vi ha proibito e cioè: non associateGli alcunché, siate buoni con i genitori…” (Corano VI. Al-An’am  (Il Bestiame), 151)

Ibn Kathir scrive: “Il maggiore dei diritti è quello di Allah (SWT) di essere adorato senza associati. Egli (SWT) ha detto:

“Sii riconoscente a Me e ai tuoi genitori. Il destino ultimo e’ verso di Me”

(Corano XXXI. Luqman, 14)

Seguono i diritti verso le creature e, in primo luogo, quelli dei genitori. E’ per questa ragione che Allah (SWT) ha citato il Suo diritto insieme a quello dei genitori” (Tafsir Ibn Kathir).

Il comandamento divino relativo alla bontà che occorre dimostrare verso i genitori è ancora più chiaro nei seguenti versetti rivelati dall’Altissimo:

Il tuo Signore ha decretato di non adorare altri che Lui e di trattare bene i vostri genitori. Se uno di loro, o entrambi, dovessero invecchiare presso di te, non dir loro “uff!” e non ,li rimproverare; ma parla loro con rispetto, e inclina con bontà, verso di loro, l’ala della tenerezza; e di’: “O Signore, sii misericordioso nei loro confronti, come essi lo sono stati nei miei, allevandomi quando ero piccolo”. Il vostro Signore ben conosce quello che c’è nell’animo vostro. Se siete giusti Egli è Colui che perdona coloro che tornano a Lui pentiti.

(Corano XVII. Al-Isra’ (Il Viaggio Notturno), 23-25)

In questi versetti sono elencati i doveri dei figli (maschi e femmine) verso i genitori.

Questi doveri sono:

1-      Il rispetto, la carità quotidiana e il desiderio di servirli e di soddisfarli.

Il grande Imama Al-Fakhr ad-Din ar-Razi scrive a questo proposito:

“Allah (SWT) non si accontenta di insegnarci le buone maniere verso i genitori unicamente tramite le parole, ma anche attraverso gli atti” (Tafsir ar-Razi)

2-      Evitare di far loro torto, sia con le parole che con gli atti, di mostrare nei loro confronti qualsiasi tipo di fastidio o stanchezza.

Ibn Kathir scrive a questo proposito:

“Occorre evitare di rivolgersi loro con un linguaggio offensivo, e non bisogna dire loro nemmeno “uff!”, che è la meno grave delle parole cattive” (Tafsir Ibn Kathir).

Al-Qurtubi cita, a questo proposito, un hadith riportato da ‘Ali ibn abi Talib (r), secondo il quale il Profeta (s) disse: “Se Allah (SWT) avesse saputo una parola più vile di “uff” tra quelle che offendono i genitori, l’avrebbe citata”(Tafsir al-Qurtubi)

3-      Scegliere, quando si parla con loro, le parole più dolci e le espressioni più amabili.

Al-Qurtubi scrive: “Rivolgi loro parole rispettose, cioè dolci, amabili; ad esempio chiamandoli ‘Papà’ e ‘Mamma’, senza chiamarli per nome” (Tafsir al-Qurtubi).

4-      Mostrare nei loro confronti della tenerezza

Sayyid Qutb scrive, spiegando le parole divine:

 

…e inclina con bontà, verso di loro, l’ala della tenerezza… (Corano XVII. Al-Isra’  (Il Viaggio Notturno), 24):

 

“Qui traspare il linguaggio in tutta la sua dolcezza, che induce alla compassione e giunge alla fibra sensibile del cuore, che si umilia e si abbassa in completa sottomissione” (“All’Ombra del Corano” – Tafsir di Sayyid Qutb).

5-      Pregare per loro, affinché il Signore (SWT) li accolga nella Sua Misericordia.

L’ Imam Razi scrive a proposito:

“Il figlio deve pregare per i suoi genitori dicendo:

“O Signore! Sii Misericordioso nei loro confronti…” (Corano XVII. Al-Isra’  (Il Viaggio Notturno), 24)

 

poiché la Misericordia è un termine che ingloba tutti i favori di questo mondo e dell’Altro.

Le parole:

 

“…Come essi lo sono stati nei miei, allevandomi quando ero piccolo…”

(Corano XVII. Al-Isra’  (Il Viaggio Notturno), 24)

 

vogliono dire: ‘O Signore, rendi ai miei genitori i favori che mi hanno concesso, allevandomi ed educandomi quando ero un bambino piccolo’.” (Tafsir ar-Razi).

In diversi altri versetti del Sublime Corano, Allah (SWT) ha raccomandato ai figli (maschi e femmine) di mostrarsi compassionevoli nei confronti dei genitori:

 

Abbiamo ordinato all’uomo la bontà verso i genitori: sua madre lo ha portato con fatica e con fatica lo ha partorito. Gravidanza e svezzamento durano trenta mesi. Quando raggiunge la maturità ed è giunto ai quarant’anni dice: “Signore, dammi modo di renderti grazie del favore di cui hai colmato me e i miei genitori, affinché compia il bene di cui Ti compiaci e concedimi una discendenza onesta. Io mi volgo pentito a Te e sono uno dei sottomessi”.

(Corano XLVI. Al-Ahqaf, 15)

 

Abbiamo imposto all’uomo di trattare bene i suoi genitori: lo portò sua madre di travaglio in travaglio e lo svezzò dopo due anni: “Sii riconoscente a Me e ai tuoi genitori. Il destino ultimo è verso di Me. E se entrambi ti obbligassero ad associarMi ciò di cui non hai conoscenza alcuna, non obbedire loro, ma sii comunque cortese con loro in questa vita e segui la via di chi si rivolge a Me. Poi a Me farete ritorno e vi informerò su quello che avrete fatto”.

(Corano XXXI. Luqman, 14-15)

 

Dopo aver raccomandato ai figli la benevolenza verso i genitori, Allah (SWT) descrive loro le sofferenze patite dalla madre durante la gravidanza e il parto, al fine di suscitare compassione e affetto nei loro cuori, nei confronti di questa madre che soffre quando aspetta il suo bambino, lo mette al mondo e poi lo alleva.

A causa di tutto ciò, Allah (SWT) ha reso il diritto che ha la madre sui propri figli più pregevole di quello del padre, e la sua benevolenza più meritoria.

Si riporta, a questo proposito, che il Profeta (s) raccomandava la benevolenza verso le madri e insisteva sulla priorità che i figli dovevano accordare alla loro madre. Infatti, in un hadith riportato da Bukhari e Muslim, Abu Hurayra (r) riferì che un uomo venne a trovare il Profeta (s) e gli chiese: “Chi ha più diritto alla mia buona compagnia?”. Il Profeta (s) rispose: “Tua madre”. L’altro chiese: “E poi?”. Il Profeta (s) rispose: “Tua madre”. L’altro disse ancora: “E poi?”. Il Profeta (s) ripetè: “Tua madre”. L’altro richiese: “E poi?”. Il Profeta (s) rispose:“Tuo padre” (“Sharh Sahih Muslim”).

 

Dopo aver descritto le sofferenze della madre, nel Sublime Corano troviamo le parole dell’Altissimo:

 

E se entrambi ti obbligassero ad associarMi ciò di cui non hai conoscenza alcuna, non obbedire loro, ma sii comunque cortese con loro in questa vita e segui la via di chi si rivolge a Me…

(Corano XXXI. Luqman, 15)

 

Allah (SWT) raccomanda il rispetto dovuto ai genitori, anche quando essi siano miscredenti.

In effetti, il rispetto e la benevolenza verso i genitori sono un dovere impostoci da Allah (SWT) e si applicano anche ai genitori non-musulmani, ai quali i figli devono rispetto ed obbedienza, tranne che nel caso in cui essi ordinino qualcosa in contrasto con la Shari’ah, come, ad esempio, nel caso in cui chiedano ai figli di apostatare o di disobbedire ad Allah (SWT). In questo caso, non bisogna obbedire loro, perché non ci deve essere obbedienza verso il Creatore. Il diritto di Allah (SWT) è più grande di quello dei genitori.

E’ per questo motivo che l’Adorazione di Allah (SWT), l’Unico, e il rifiuto di associarGli qualsiasi cosa precedono sempre la benevolenza verso i genitori in tutti i versetti del Sublime Corano.

Tuttavia, il rispetto e la compassione nei loro riguardi, con tutto ciò che possiede l’uomo, è un dovere ordinatogli da Allah (SWT). Questo dovere traspare nettamente nell’hadith in cui il Profeta (s) autorizzò Asma’ (r) a ricevere la visita di sua madre, che era ancora politeista.

Asma’ (r) riferì infatti che sua madre, quando era ancora politeista, andò a trovarla, all’epoca in cui i Quraysh avevano sottoscritto una tregua col Profeta (s). Asma’ (r) consultò il Messaggero di Allah (s), chiedendogli: “Ecco mia madre, che è venuta a trovarmi perché voleva assolutamente rivedermi. Posso riceverla?”. Il Profeta (s) rispose: “Sì, ricevi tua madre” (“Fath al-Bari”).

Vi sono numerosi ahadith che raccomandano la stessa cosa, ponendo la benevolenza verso i genitori al di sopra del Jihad! Al-Bukhari riporta:

‘Abdallah ibn Mas’ud (r) interrogò il Profeta (s) su quale fosse l’atto più meritorio agli occhi di Allah (SWT). Egli (s) rispose: “La preghiera compiuta al tempo prescritto”. ‘Abdallah (r) chiese: “E poi?” ed egli (s) rispose: “La benevolenza verso i genitori”. “E poi?” chiese Ibn Mas’ud (r). “Il Jihad sulla Via di Allah (SWT)” rispose il Profeta (s). (Sahih al-Bukhari).

Secondo un altro hadith, il Profeta (s) disse una volta: “Sia maledetto! Sia maledetto! Sia maledetto!”. I Compagni (r) chiesero: “Chi è, o Inviato di Allah?” ed egli (s) rispose: “Colui i cui genitori raggiungono l’età della vecchiaia presso di lui, e che non entra in Paradiso”. (“Sharh Sahih Muslim”).

L’ Imam Nawawi dice, a proposito di questo hadith:

“Il Profeta (s) intendeva dire che colui che ha la fortuna  di avere i genitori ancora vivi, e non fa niente, per loro, che possa aprirgli le porte del Paradiso, non  merita altro che disprezzo e maledizione”.

Accanto a questi versetti e a questi ahadith, esistono altri versetti che descrivono i Profeti (*) come dei veri benefattori nei confronti dei loro genitori.

Allah (SWT) descrive i Profeti Yahya (Giovanni Battista *) e ‘Isa (Gesù *) in questi termini:

 

…amorevole con i suoi genitori, né violento né disobbediente. (Corano XIX. Maryam, 14)

 

Mi ha benedetto ovunque sia e mi ha imposto l’orazione e la decima finché avrò vita, e la bontà verso colei che mi ha generato. Non mi ha fatto né violento né miserabile.

(Corano XIX. Maryam, 31-32)

 

In più, la pietà filiale non si esaurisce nel trattare bene i genitori in questo mondo, ma deve prolungarsi anche dopo la loro morte. Malik ibn Rabia’ (r) riferì:

Eravamo a casa del Profeta (s), quando un uomo dei Banu Salama venne a trovarlo e gli disse: “O Messaggero di Allah! Mi rimane un atto di compassione, che io possa compiere in favore dei miei genitori, ora che sono morti?”. Il Profeta (s) gli rispose: “Sì, pregare per loro, chiedere ad Allah (SWT) di assolverli, eseguire la loro volontà, rendere visita ai loro parenti ed essere generoso nei riguardi dei loro amici” (Abu Dawud).

Come riferito in un altro hadith, riportato da Muslim sull’autorità di ‘Abdallah ibn ‘Umar (r), il Profeta (s) disse: “La migliore pietà filiale consiste, per il figlio, nel mostrarsi benèfico verso coloro che suo padre amava” (Sharh Sahih Muslim).

Il figlio, come la figlia, deve fare attenzione e comportarsi sempre così coi genitori, durante la loro vita e dopo la loro morte, e deve tener presente che i suoi doveri verso di loro non finiscono con la loro morte, ma si prolungano nell’ Aldilà, poiché il figlio e la figlia devono continuare a pregare per loro (se Musulmani), così come hanno fatto i Profeti (*) prima di noi.

Dopo i suoi doveri nei riguardi dei genitori, la figlia è tenuta a trattare bene i parenti vicini e lontani, che si tratti di fratelli, sorelle, zie materne o paterne, oppure nonni, così come i suoi vicini.

Si tratta di un dovere, poiché Allah (SWT) ha detto:

Adorate Allah e non associateGli alcunché. Siate buoni con i genitori, i parenti, gli orfani, i poveri, i vicini vostri parenti e coloro che vi sono estranei, il compagno che vi sta accanto, il viandante e chi è schiavo in vostro possesso. In verità Allah non ama l’insolente, il vanaglorioso…(Corano IV. An-Nisa’ (Le Donne), 36)

dal libro: “DIRITTI E DOVERI DELLA DONNA NELL’ISLAM”

della dott.ssa FATIMA NASEEF

(La sorella Saudita Fatima Naseef – per anni direttrice del Dipartimento di Studi Islamici all’Università di Jeddah – è l’autrice di una tesi universitaria sui diritti e sui doveri della donna Musulmana alla luce del Sublime Corano e della Nobile Sunnah)

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