Consigliereste a qualcuno di studiare le raccolte di Bukhari e Muslim da autodidatta?


Ogni Musulmano può trarre beneficio dalla lettura degli ahadith raccolti da al-Bukhari e Muslim. Ma lo Shaykh Shuyb al-Arnaut, del quale sto attualmente seguendo le lezioni, sottolinea che la scienza degli ahadith affronta una letteratura vasta e complessa, un mare immenso di informazioni che richiede un pilota per aiutarci a navigare, senza il quale saremmo destinati a smarrirci.

Per questo è importante la guida di uno Shaykh, poiché vi sono benefici che un Musulmano normale può aspettarsi dalla lettura personale degli ahadith, ed altri che invece non può aspettarsi,  a meno che egli non sia istruito tanto da poter adoperare altre fonti letterarie, in particolare i Commenti (Tafasir) classici che spiegano i significati degli ahadith e come essi si ricolleghino all’intero Islam.

I benefici che possono derivare dalla lettura di Bukhari e Muslim sono molteplici: conoscenze generali di cose fondamentali come la Fede in Allah (SWT), la Missione del Profeta Muhammad (s), il Giorno del Giudizio e così via; prescrizioni generali sull’ordine di compiere il bene, evitare il male, compiere la preghiera, digiunare nel mese di Ramadan, ecc.

Le collezioni di ahadith contengono anche altri punti importanti, come le grandi ricompense che si ottengo-no per atti di adorazione come la preghiera supererogatoria di metà mattina (‘duha’), la preghiera della veglia notturna (‘tahajjud’), il digiuno facoltativo il lunedì e il giovedì, l’essere caritatevoli, e chi più ne ha più ne metta.
Chiunque legga tutto ciò e lo metta in pratica, avrà una resa enorme dalla lettura dei libri di ahadith, soprattutto se l’intenzione è quella di perfezionarsi imitando i tratti caratteriali del Profeta (s). Chiunque impari e segua l’esempio profetico su queste cose, avrà trionfato in questo mondo e nell’Altro.
Ciò che non si deve sperare, leggendo gli ahadith da soli, è di diventare un ‘Alim, un dottore della Legge Islamica, e trarre Fiqh (giurisprudenza islamica) dagli ahadith riguardanti particolari della Shari’ah. Senza una mano che lo guidi, il lettore non istruito fraintenderà molti ahadith, e questi errori, se non verranno corretti, potranno sommarsi finché diventerà impossibile liberarsene.

Per non parlare della convinzione di poter diventare un ‘dottore della Legge’.

Una tale persona è facilmente preda del settarismo moderno che si manifesta in veste neo-ortodossa, citando il Corano e gli ahadith ai disinformati per dimostrare la fondatezza delle proprie convinzioni, polemizzando con tutti gli altri movimenti nati dall’inizio dell’Islam; cioè per dimostrare di essere ‘gli unici veri Musulmani’…!

Tali movimenti citano, ad esempio, l’hadith ‘hasan’ (ben autenticato) riportato da ‘Aisha (r) e raccolto da Hakim at-Tirmidhi, secondo cui il Profeta (s) disse: “Lo shirk (politeismo) è più nascosto nella mia Ummah di una formica che avanza attraversando un grosso sasso liscio in una notte nera…” (Nawadir al-Usul fi marifa ahadith ar-Rasul).

Questo hadith è stato strumentalizzato da diverse sette e movimenti per convincere la gente che la maggioranza dei Musulmani ‘potrebbero non essere veramente Musulmani, ma mushrikin (politeisti)’, e che coloro che non aderiscono alle idee dei loro Sapienti possono considerarsi al di fuori dell’Islam.

I dottori della Legge tradizionali rispondono a ciò spiegando che le parole “fi Ummati – nella mia Ummah” che si trovano nell’hadith indicano palesemente che ciò che viene inteso è lo shirk minore costituito da peccati che, sebbene seri, non comportano categoricamente la miscredenza.

Infatti, la parola SHIRK (politeismo) ha due significati.

Il primo è il politeismo maggiore, e consiste nell’adorare altri che Allah (SWT). Dice Allah (SWT) nella Surah ‘An-Nisa” (Le Donne):

In verità Allah non perdona che Gli si associ alcunché; ma, all’infuori di ciò, perdona chi vuole. Ma chi attribuisce consimili ad Allah, commette un peccato immenso.

(Corano IV. An-Nisa’ (Le Donne), 48)

 

E questo è lo shirk della miscredenza (shirk maggiore).

Il secondo è il politeismo ‘minore’ e consiste in peccati che comportano ‘mancanze’ nel ‘Tawhid’ (fede nell’Unità divina), ma non comportano l’abbandono dell’Islam.

Alcuni esempi sono: l’affetto verso qualcuno che ci conduce a compiere un’azione sbagliata (è shirk perché si spera di beneficiare di qualcosa in cui Allah (SWT) non ha posto alcun beneficio); disprezzare qualcuno per qualcosa di giusto (è shirk poiché considera male ciò in cui Allah (SWT) ha riposto beneficio); il peccato di vantarsi di atti d’adorazione, come è testimoniato nell’hadith autentico secondo cui il Profeta (s) disse: “La minima parte di vanto nelle opere buone è shirk” (‘Al-Mustadrak ‘ala as-Sahihayn’). Tali peccati sono ‘shirk minore’, poiché non pongono una persona al di fuori dell’Islam, sebbene siano disobbedienza e dimostrino mancanza di fede (Iman).

I dotti dicono che ciò che viene inteso nell’hadith “Lo shirk è più nascosto nella mia Ummah…” è appunto lo shirk minore, perché se lo shirk maggiore della miscredenza fosse intenzionale, il Profeta (s) non si sarebbe riferito ad individui presenti nella ‘sua Ummah’, visto che la miscredenza (kufr) è separata e distinta dall’Islam ed inevitabilmente al di fuori di esso.

Questo è confermato da un’altra versione dell’hadith riportata da Abu Bakr (r) (‘Nawadir al-Usul’),  che ha le parole ‘fikum’, ovvero ‘tra voi’, al posto delle parole ‘la mia Ummah’; un richiamo diretto ai Sahaba (r), cioè i Compagni del Profeta (s), nessuno dei quali era un ‘mushrik’ (idolatra), per consenso unanime (ijma’) di tutti i dotti Musulmani.

Per quanto riguarda i peccati dello shirk minore, il loro celarsi è equiparato nell’hadith all’ “avanzamento impercettibile di formiche attraverso un grosso sasso liscio in una notte nera”, per via dell’impercettibilità dei motivi umani, e la facilità con la quale gli esseri umani possono ingannarsi.

Similmente, Bukhari riporta che il Profeta (s) disse: “In verità, seguirete la via di coloro che furono prima di voi, spanna per spanna, cubito per cubito, finché, se dovessero entrare in un nido di lucertole, voi li seguireste”. I Sahaba (r) chiesero: “O Messaggero di Allah, gli Ebrei e i Cristiani?”. Egli (s) disse: “Chi altro?” (Sahih al-Bukhari).

Anche questo hadith viene usato da alcuni cosiddetti ‘movimenti moderni’, i quali sostengono di essere ‘la via del ritorno al Corano e alla Sunnah’, per insinuare che la maggioranza dei comuni Musulmani Sunniti che seguono l’Aqidah (i principi della fede, la dottrina) del Fiqh tradizionale ortodosso degli A’imma (plur. di Imam) Sunniti (le opere classiche dei quali raramente corrispondono al loro punto di vista), vengono indicati in questo hadith!… Al contrario, vi sono molte prove del fatto che la maggioranza ‘ortodossa’ della Ummah è protetta dall’errore, come ad esempio l’hadith sahih riportato da al-Hakim secondo cui“La mano di Allah è sul gruppo, e chiunque diverga da loro, diverge all’Inferno” (“Al-Mustadrak”).

Tali ahadith dimostrano che versetti coranici quali ad esempio:

Se obbedisci alla maggior parte di quelli che sono sulla terra ti allontaneranno dal sentiero di Allah…

(Corano VI. Al-An’am (Il Bestiame), 116)

 

non si riferiscono, come invece sostengono questi ‘movimenti moderni’, a coloro che seguono gli insegna-menti tradizionali islamici (che non sono mai stati una maggioranza di coloro che popolano la terra), bensì alla maggioranza dell’umanità non-musulmana.

E’ più consono considerare le parole dell’hadith sopracitato sul seguire gli Ebrei e i Cristiani come a riferi-menti, nei nostri tempi, a quei Musulmani che copiano l’Occidente in tutti gli aspetti della loro vita, razionale e irrazionale, al punto di costruire banche in città Musulmane e luoghi sacri prima d’ora mai toccati dall’usura (riba’). Oppure coloro che promuovono ideologie settarie che portano la divisione travestendosi da movimenti ‘riformatori’, così come fecero gli Ebrei e i Cristiani nelle loro rispettive religioni.

Gli insegnamenti tradizionali sono protetti da tali errori attraverso la conoscenza autentica che viene preser-vata, tramandandola in vita da un insegnante all’altro, in una sequenza ininterrotta che risale al Profeta (s).

Per tornare alla nostra domanda, senza tale processo di controllo il lettore non assistito non può sperare di diventare un “‘Alim fatto in casa”, emettendo ‘fatawa’ (responsi giuridici) sulla base di ciò che trova leggendo soltanto le raccolte di Bukhari e Muslim, poiché gli ahadith sahih (sicuri) relativi a questioni legali islamiche NON si trovano affatto soltanto in queste opere, ma in un gran numero di altre, che coloro che promulgano tali sentenze devono conoscere.

Vi sono moltissime scienze che l’erudito deve possedere per unire tra loro tutti gli ahadith; alcuni ahadith si completano l’uno con l’altro, o sono determinati da ahadith più generici o, al contrario, più specifici, o da versetti coranici sullo stesso argomento.

Senza questa conoscenza e senza la guida di un Sapiente tradizionale, si inciampa inevitabilmente.

Lo so perfettamente, poiché l’ho sperimentato di persona.

Quando ero appena arrivato in Giordania, nel 1980, qualcuno mi aveva messo in testa che un Musulmano non ha bisogno di nient’altro se non il Corano e i Sahihayn (le raccolte di ahadith ‘sicuri’ di Bukhari e Muslim).

Dopo aver letto tutto il Corano in Arabo con l’aiuto della versione di A.J. Arberry, e dopo aver preso nota di ciò che ne avevo capito, mi sedetti davanti alla traduzione del Sahih di Bukhari di Muhammad Muhsin Khan e lessi tutti gli ahadith, volume per volume, annotando tutto quello che sembrava prescrivessero di fare al Musulmano. Fu uno sforzo vagliare attraverso i secoli di escrescenze sull’Islam che mi erano state insegnate dagli orientalisti dell’università di Chicago, uno sforzo per superarle e giungere all’Islam puro delle fonti originali stesse.

Alla fine, produssi un manoscritto di ‘ahadith scelti’ dalla raccolta di Bukhari, sebbene le conclusioni di Fiqh del mio iniziale ‘Ijtihad’ (sforzo interpretativo sulle fonti autentiche) ora risultino piuttosto imbarazzanti. Quando trovavo ahadith che sembravano contraddirsi, sceglievo semplicemente quello che volevo, o quello che era più vicino alle mie abitudini occidentali. Dopotutto, dicevo, il Profeta (s), quando si trovava davanti a due possibilità, sceglieva la più semplice delle due…

Per esempio, mi avevano detto che non era Sunnah orinare in piedi, e avevo sentito l’hadith riportato da ‘Aisha (r), la quale disse che “chiunque affermi che il Messaggero di Allah (s) orinava in piedi, non deve essere creduto” (Musnad Imam Ahmad). Ma poi lessi l’hadith riportato nel Sahih di Bukhari in cui si testimonia che il Profeta (s) una volta orinò in piedi, ed io decisi che quello che mi era stato detto era un errore, o che forse non aveva grande importanza.

Solo in seguito, quando cominciai a tradurre dall’Arabo il manuale di Fiqh di Shafi’i “Affidamento del viaggiatore”, scoprii come i dottori della Shari’ah avessero combinato le implicazioni di quegli ahadith; che lo stare in piedi del Profeta (s) per orinare doveva insegnare alla Ummah che non era illecito (haram), ma soltanto offensivo, detestabile (makruh), sebbene nel caso del Profeta (s) tale azione non fosse offensiva, ma obbligatoria, almeno una volta, per mostrare alla Ummah che non era illecita; oppure, secondo altri dottori della Legge, per mostrare che era permissibile in situazioni in cui si eviterebbe di bagnare i vestiti.

Retrospettivamente, le mie prime disavventure nello studio degli ahadith mi hanno permesso di apprezzare il modo in cui il Fiqh, che studiai successivamente, fosse congiunto con tutti gli ahadith, cosa che non sarei mai riuscito a capire da solo.

In seguito compresi come mai alcuni dei più grandi Sapienti seguivano un ‘madhhab’ (scuola giuridica) e altri un altro. Ad esempio, scoprii che l’Imam al-Bukhari, l’Imam Muslim, at-Tirmidhi, Abu Dawud, an-Nisa’i, al-Bayhaqi, al-Hakim, Abu Nu’aym, as-Suyuti, Ibn Kathir, an-Nawawi ed altri Sapienti seguirono il madhhab Shafiita.

Altri A’imma, come ‘AbdurRahman ibn al-Jawzi, seguirono il madhhab Hanbalita.

A’imma come Abu Jafar at-Tahawi, ‘Ali al-Qari, Jamal ad-Din al-Ayni seguirono il madhhab Hanafita…

Questi fatti parlano eloquentemente del ruolo degli ahadith all’interno del complesso della Sahri’ah agli occhi di questi A’imma, per i quali non si trattava semplicemente di applicare uno o l’altro hadith, come alcuni Musulmani vorrebbero farci credere oggi; piuttosto il Fiqh era ricavato dallo studio dell’insieme degli ahadith, che erano incorporati nei Madhahib tradizionali che seguivano.

Sembrerebbe che molti Musulmani odierni dovrebbero trarre da questi Sapienti un benefico esempio…

Nuh Ha Mim Keller

“Qalam International”, maggio 1998 – Muharram 1419 H.

traduzione a cura della sorella Aygul Elena Renier

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