Che cosa dice l’Islâm sulle immagini?… e sulla fotografia?


بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

 

La questione dell’immagine (disegnata o dipinta), che è strettamente legata a quella della fotografia, è oggetto di divergenze tra i Sapienti musulmani.

Ma ancora prima di analizzare queste divergenze, occorre sapere che i termini impiegati negli ahadîth e che si riferiscono alla questione sono le parole arabe “sûrah” (che si potrebbe rendere in italiano con i termini “forma”, “figura”, “immagine”), così come alcune delle sue forme derivate come “at-taswîr” (che è l’infinito del verbo “sawwara“. At-Taswîr significa letteralmente creare, organizzare, distinguere dando una forma particolare. E’ questa radice che ritroviamo in uno degli Attributi di perfezione di Allah, “Al-Musawwir“. Questo termine è anche menzionato in diversi passaggi del Qur’ân, riferentesi alla Creazione Divina).

Si capisce dunque a partire da questi dati l’uso della parola “sûrah” per designare sia le statue e gli idoli (chiamati “as-suwaru-l-mujassadah“), sia le incisioni, le illustrazioni e le immagini dipinte. D’altronde è a partire da questo stesso termine che è stata coniata l’espressione “at-taswîru—sh-shamsî” (la fotografia).

Per ciò che riguarda le immagini…

Gli ahadîth evocanti “as-sûrah” e “at-taswîr” presentano alcune divergenze a livello del contenuto, ciò che ha portato a formulare le diverse opinioni esistenti tra i Sapienti musulmani a questo riguardo.

Mentre alcune Tradizioni (è il caso particolarmente di un Hadîth riportato da Abu Hurayra (radiAllahu ‘anhu) e citato dall’Imâm Bulkhârî (rahmatullah ‘alayhi) e dall’Imâm Muslim  (rahmatullah ‘alayhi)) lasciano supporre che ogni forma di immagine (che essa rappresenti degli esseri animati o inanimati) sia condannabile, altre (Tradizioni) lasciano intendere che alcune di esse siano (invece) lecite e autorizzate.

Così, Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) riporta degli ahadîth (vedi Sahîh Bukhârî, “Bâb bayit tasâwîr allati laysa fiha rûh”, cfr. Sahîh Muslim) indicanti chiaramente che la rappresentazione di esseri inanimati è tollerata dall’Islâm, e che il divieto non si applica se non agli esseri animati.

Altri ahadîth dimostrano che – anche tra le rappresentazioni di esseri inanimati – solo quelle che sono appese, quelle che sono conservate con rispetto o per venerazione sono proibite (vedere, riguardo a ciò, l’hadîth del Sahîh Muslim riportato da ‘Aisha (radiAllahu ‘anha), che racconta, in questo senso, come ella avesse un velo su cui erano disegnati degli esseri viventi; il Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) le ordinò di tagliarlo e di servirsene per confezionare dei cuscini. In un altro hadîth, è detto che Jibrîl (l’Angelo Gabriele, ‘alayhi-s-salâm) rifiutò una volta di entrare nella casa del Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) perché vi era una tenda con degli esseri animati. Il Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ordinò allora che essa venisse tolta e che fosse utilizzata come tappeto. Questo hadîth è citato da an-Nisâ’i (rahmatullah ‘alayhi)).

Infine, alcuni ahadîth dimostrano che sono le statue e gli idoli ad essere vietati, e non le illustrazioni e le immagini che non siano in rilievo e che si trovino per esempio su dei vestiti (hadîth riportato da Busr (radiAllahu ‘anhu) e citato dall’Imâm Bukhârî (rahmatullah ‘alayhi); confermato da un altro hadîth di Sahl Ibn Hunayf (radiAllahu ‘anhu) e autentificato dall’Imâm Tirmidhi (rahmatullah ‘alayhi).

D’altra parte, alcune Tradizioni designano esplicitamente quale una delle cause principali del divieto del “taswîr” il fatto che esso conduce progressivamente l’essere umano verso lo “shirk”, il politeismo.

Dunque, come evocato sopra, è nel processo di conciliazione tra i diversi ahadîth che sono apparse le divergenze tra i vari Sapienti e giuristi. Per semplificare, cercherò di spiegare sinteticamente le varie opinioni riguardanti la questione:

A – Vi è consenso unanime sulla proibizione degli idoli e delle statue, così come riporta in particolar modo Qâdhi ‘Ayâdh (rahmatullah ‘alayhi).

B – E’ permesso produrre o acquistare un’immagine rappresentante qualcosa di inanimato (albero, paesaggio, ecc.), a condizione che tale cosa non sia oggetto di un culto per una qualsiasi religione.

 

C – E’ permesso tenere delle immagini di esseri animati, se esse siano di piccolo formato, come avviene per esempio nel caso delle monete.

D – E’ riguardo le immagini rappresentanti creature animate (uomo, animale) che le opinioni tra i Sapienti divergono:

Se un’immagine del genere è posta in un luogo in cui non le si accordi alcuna considerazione (su un tappeto per esempio…), secondo il parere di una buona parte degli Ulamâ’ è permesso tenerla, cosi come riporta l’Imâm an-Nawâwî (rahmatullah ‘alayhi) nel suo commentario del Sahîh Muslim. Se è posta altrove (su una tenda, un vestito o appesa al muro per esempio…), allora secondo i Sapienti delle scuole hanafita, shafi’ita e hanbalita non è permesso tenerla. Ma altri Sapienti (tra cui una buona parte degli Ulamâ’ della scuola malikita) pensano al contrario che, anche in questi casi, sia permesso tenere tali immagini a certe condizioni:

– l’immagine non deve rappresentare una divinità o una creatura alla quale venga votato un culto;

–  l’immagine non deve essere il prodotto di un artista che cerchi mediante il suo gesto di imitare la creazione di Allah (subhanaHu waTa’ala);

–  l’immagine non deve nemmeno avere lo scopo di glorificare o di venerare una personalità umana.

(Alcuni Sapienti che condividono questa opinione pensano che le immagini non fossero permesse, all’inizio dell’Islâm, ma poi siano state autorizzate, ed il divieto non sia rimasto se non per quanto riguarda gli idoli e le statue)

Per ciò che concerne la fotografia…

Per quanto riguarda il problema della fotografia, è ancora una volta evidente che anche su questo punto i pareri sono diversi, e ciò per la semplice e buona ragione che questo processo non esisteva all’epoca del Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam). Per poter deliberare sulla questione, gli Ulamâ’ sono ricorsi all’Ijtihâd[1].

Alcuni Ulamâ’ (è il caso particolarmente di una buona parte dei Sapienti indo-pakistani, così come di quelli dell’Arabia Saudita; anche shaykh Albani (rahmatullah ‘alayhi) condivideva la stessa opinione…) paragonano la fotografia all’immagine disegnata, e la dichiarano illecita se essa rappresenti una creatura animata (uomini, animali…), tranne che in caso di necessità (documenti d’identità…).

Numerosissimi altri Sapienti contemporanei considerano al contrario che la fotografia non sia altro che un riflesso della realtà (allo stesso modo del riflesso che appare su uno specchio) e non possa essere comparata ad un’immagine disegnata. Secondo loro, la fotografia è dunque permessa, fino a che non ritragga qualcosa di illecito. Shaykh Wahbah Zouheïli difende questo punto di vista nella sua opera “Al Fiqhu-l-Islâmi waAdillatuh” (volume 9 / pag. 238).

(referenze: “Al Halâl wa-l-Harâm fi-l-Islâm” del dottor Yusuf Qaradâwi,

“Al Halâl wa-l-Harâm” di shaykh Khâlid Sayfullah,

“Takmilah Fathu-l-Mulhim” di Mufti Taqi Ousmâni

e “Al-Fiqhu-l-Islâmi waAdillatuh” di shaykh Wahbah az-Zouheïli).

waAllahu A’alam

(e Allah è il Più Sapiente!)

di Mouhammad Patel

dal sito La Page de l’Islâm


[1] Sforzo dei Sapienti basato sulle fonti autentiche dell’Islâm allo scopo di giungere alla risoluzione di una questione giuridica

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