As-Siyasa ash-Shar’iya, di shaykh al-Islam Ibn Taymiyyah (rahimahullah)

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

 

 

tratto da: “As-Siyasa ash-Shar’iya fi islah ar-ra’i wa-r-ra’iya”

(Il Governo secondo la Legge di Allah, correggendo i dirigenti e i governati)

 

dello shaykh al-Islâm Ibn Taymiyyah

(rahimahullah)

Le punizioni che la Shari’ah ha introdotto per coloro che disobbediscono ad Allah (‘azza waJalla) e ai Suoi Messaggeri (pace su tutti loro) sono di due tipi:

1) Il castigo di coloro che sono sotto il dominio (dell’Imâm), individui e gruppi, come è stato evocato in precedenza (nel capitolo sul diritto penale)

e

2) Il castigo dei gruppi recalcitranti, come coloro che possono essere sottomessi alla dominazione dell’Islâm soltanto attraverso una lotta decisiva.

È dunque il Jihâd contro i miscredenti (kuffâr), i nemici di Allah (subhânaHu waTa’ala) e del Suo Messaggero (sallAllahu ‘alayhi waSallam). Chiunque abbia inteso l’ingiunzione del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) e non vi abbia risposto, deve essere combattuto,

وَقَاتِلُوهُمْ حَتَّى لَا تَكُونَ فِتْنَةٌ وَيَكُونَ الدِّينُ لِلَّهِ

Combatteteli finché non ci sia più fitnah e il culto sia (reso solo) ad Allah… (Corano II. Al-Baqara, 193)

 

(vedi anche VIII. Al-Anfâl, 39)

Quando Allah (‘azza waJalla) inviò il Suo Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) e gli ordinò di invitare la gente alla Sua religione, non gli permise di uccidere o di combattere nessuno per questa ragione, prima che il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) fosse emigrato a Madinah.

In seguito, Egli (subhânaHu waTa’ala) gli diede – insieme ai musulmani – il permesso in questi termini:

أُذِنَ لِلَّذِينَ يُقَاتَلُونَ بِأَنَّهُمْ ظُلِمُوا وَإِنَّ اللَّهَ عَلَى نَصْرِهِمْ لَقَدِيرٌ (39) الَّذِينَ أُخْرِجُوا مِنْ دِيَارِهِمْ بِغَيْرِ حَقٍّ إِلَّا أَنْ يَقُولُوا رَبُّنَا اللَّهُ وَلَوْلَا دَفْعُ اللَّهِ النَّاسَ بَعْضَهُمْ بِبَعْضٍ لَهُدِّمَتْ صَوَامِعُ وَبِيَعٌ وَصَلَوَاتٌ وَمَسَاجِدُ يُذْكَرُ فِيهَا اسْمُ اللَّهِ كَثِيرًا وَلَيَنْصُرَنَّ اللَّهُ مَنْ يَنْصُرُهُ إِنَّ اللَّهَ لَقَوِيٌّ عَزِيزٌ (40) الَّذِينَ إِنْ مَكَّنَّاهُمْ فِي الْأَرْضِ أَقَامُوا الصَّلَاةَ وَآَتَوُا الزَّكَاةَ وَأَمَرُوا بِالْمَعْرُوفِ وَنَهَوْا عَنِ الْمُنْكَرِ وَلِلَّهِ عَاقِبَةُ الْأُمُورِ (41)

 

A coloro che sono stati aggrediti è data l’autorizzazione (di difendersi), perché certamente sono stati oppressi e, in verità, Allah ha la potenza di soccorrerli; a coloro che senza colpa sono stati scacciati dalle loro case solo perché dicevano: “Allah è il nostro Signore”. Se Allah non respingesse gli uni per mezzo degli altri, sarebbero ora distrutti monasteri e chiese, sinagoghe e moschee nei quali il Nome di Allah è spesso menzionato. Allah verrà in aiuto di coloro che sostengono (la Sua religione). In verità Allah è forte e possente. (Essi sono) coloro che quando diamo loro potere sulla terra, assolvono alla salât, versano la zakât, raccomandano le buone consuetudini e proibiscono ciò che è riprovevole. Appartiene ad Allah l’esito di tutte le cose (Corano XXII. Al-Hajj, 39-41)

 

Dopodiché, Egli (‘azza waJalla) impose loro di combatterli secondo i termini seguenti:

كُتِبَ عَلَيْكُمُ الْقِتَالُ وَهُوَ كُرْهٌ لَكُمْ وَعَسَى أَنْ تَكْرَهُوا شَيْئًا وَهُوَ خَيْرٌ لَكُمْ وَعَسَى أَنْ تُحِبُّوا شَيْئًا وَهُوَ شَرٌّ لَكُمْ وَاللَّهُ يَعْلَمُ وَأَنْتُمْ لَا تَعْلَمُونَ (216)

 

Vi è stato ordinato di combattere, anche se non lo graditte. Ebbene, è possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece è un bene per voi, e può darsi che amiate una cosa che invece vi è nociva. Allah sa e voi non sapete (Corano II. Al-Baqara, 216)

 

Egli (subhânaHu waTa’ala) ha insistito su questo ordine e ha glorificato il Jihâd nella maggior parte delle Sure medinesi. Egli (subhânaHu waTa’ala) ha criticato coloro che non vi partecipano e li ha chiamati ipocriti (munafiqun) e malati nel cuore. Allah l’Altissimo dice:

قُلْ إِنْ كَانَ آَبَاؤُكُمْ وَأَبْنَاؤُكُمْ وَإِخْوَانُكُمْ وَأَزْوَاجُكُمْ وَعَشِيرَتُكُمْ وَأَمْوَالٌ اقْتَرَفْتُمُوهَا وَتِجَارَةٌ تَخْشَوْنَ كَسَادَهَا وَمَسَاكِنُ تَرْضَوْنَهَا أَحَبَّ إِلَيْكُمْ مِنَ اللَّهِ وَرَسُولِهِ وَجِهَادٍ فِي سَبِيلِهِ فَتَرَبَّصُوا حَتَّى يَأْتِيَ اللَّهُ بِأَمْرِهِ وَاللَّهُ لَا يَهْدِي الْقَوْمَ الْفَاسِقِينَ (24)

Di’: “Se i vostri padri, i vostri figli, i vostri fratelli, le vostre mogli, la vostra tribù, i beni che vi procurate, il commercio di cui temete la rovina e le case che amate vi sono più cari di Allah e del Suo Messaggero e della lotta per la causa di Allah, aspettate allora che Allah renda noto il Suo decreto! Allah non guida il popolo degli empi” (Corano IX; At-Tawba, 24)

 

e:

إِنَّمَا الْمُؤْمِنُونَ الَّذِينَ آَمَنُوا بِاللَّهِ وَرَسُولِهِ ثُمَّ لَمْ يَرْتَابُوا وَجَاهَدُوا بِأَمْوَالِهِمْ وَأَنْفُسِهِمْ فِي سَبِيلِ اللَّهِ أُولَئِكَ هُمُ الصَّادِقُونَ (15)

I veri credenti sono coloro che credono in Allah e nel Suo Inviato senza mai dubitarne e che lottano con i loro beni e le loro persone per la causa di Allah: essi sono i sinceri (Corano XLIX. Al-Hujurat, 15)

 

e:

فَإِذَا أُنْزِلَتْ سُورَةٌ مُحْكَمَةٌ وَذُكِرَ فِيهَا الْقِتَالُ رَأَيْتَ الَّذِينَ فِي قُلُوبِهِمْ مَرَضٌ يَنْظُرُونَ إِلَيْكَ نَظَرَ الْمَغْشِيِّ عَلَيْهِ مِنَ الْمَوْتِ فَأَوْلَى لَهُمْ (20) طَاعَةٌ وَقَوْلٌ مَعْرُوفٌ فَإِذَا عَزَمَ الْأَمْرُ فَلَوْ صَدَقُوا اللَّهَ لَكَانَ خَيْرًا لَهُمْ (21)

…Quando poi viene rivelata una sura esplicita, in cui viene menzionato il combattimento, vedi coloro che hanno una malattia nel cuore guardarti con lo sguardo di chi è obnubilato davanti alla morte. Per voi sarebbe meglio obbedire e parlare onestamente. Quando fosse stabilito il da farsi, sarebbe meglio per loro che si mostrassero sinceri di fronte ad Allah (Corano XLVII. Muhammad, 20-21)

 

Vi sono numerosi versetti simili nel Corano, e sono frequenti per quanto riguarda la glorificazione sia del Jihâd, sia di coloro che vi partecipano, (per sempio) nella sura As-Saff (I Ranghi):

يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آَمَنُوا هَلْ أَدُلُّكُمْ عَلَى تِجَارَةٍ تُنْجِيكُمْ مِنْ عَذَابٍ أَلِيمٍ (10) تُؤْمِنُونَ بِاللَّهِ وَرَسُولِهِ وَتُجَاهِدُونَ فِي سَبِيلِ اللَّهِ بِأَمْوَالِكُمْ وَأَنْفُسِكُمْ ذَلِكُمْ خَيْرٌ لَكُمْ إِنْ كُنْتُمْ تَعْلَمُونَ (11) يَغْفِرْ لَكُمْ ذُنُوبَكُمْ وَيُدْخِلْكُمْ جَنَّاتٍ تَجْرِي مِنْ تَحْتِهَا الْأَنْهَارُ وَمَسَاكِنَ طَيِّبَةً فِي جَنَّاتِ عَدْنٍ ذَلِكَ الْفَوْزُ الْعَظِيمُ (12) وَأُخْرَى تُحِبُّونَهَا نَصْرٌ مِنَ اللَّهِ وَفَتْحٌ قَرِيبٌ وَبَشِّرِ الْمُؤْمِنِينَ (13)

O voi che credete, (volete che) vi indichi una transazione che vi salverà da un doloroso castigo? Credete in Allah e nel Suo Inviato e lottate con i vostri beni e le vostre persone sulla Via di Allah. Cio è meglio per voi, se lo sapeste. (Allah) perdonerà i vostri peccati e vi farà entrare nei Giardini dove scorrono i ruscelli e nelle piacevoli dimore dei Giardini di Eden. Ecco il più grande successo! E (vi darà) un’altra cosa che desidererete: l’aiuto di Allah e una rapida vittoria. Danne (o Muhammad) la lieta novella ai credenti(Corano LXI. As-Saff, 10-13)

 

E ha detto (subhanaHu waTa’ala):

أَجَعَلْتُمْ سِقَايَةَ الْحَاجِّ وَعِمَارَةَ الْمَسْجِدِ الْحَرَامِ كَمَنْ آَمَنَ بِاللَّهِ وَالْيَوْمِ الْآَخِرِ وَجَاهَدَ فِي سَبِيلِ اللَّهِ لَا يَسْتَوُونَ عِنْدَ اللَّهِ وَاللَّهُ لَا يَهْدِي الْقَوْمَ الظَّالِمِينَ (19) الَّذِينَ آَمَنُوا وَهَاجَرُوا وَجَاهَدُوا فِي سَبِيلِ اللَّهِ بِأَمْوَالِهِمْ وَأَنْفُسِهِمْ أَعْظَمُ دَرَجَةً عِنْدَ اللَّهِ وَأُولَئِكَ هُمُ الْفَائِزُونَ (20) يُبَشِّرُهُمْ رَبُّهُمْ بِرَحْمَةٍ مِنْهُ وَرِضْوَانٍ وَجَنَّاتٍ لَهُمْ فِيهَا نَعِيمٌ مُقِيمٌ (21)

Metterete sullo stesso piano quelli che danno da bere ai pellegrini e servono il Sacro Tempio e quelli che credono in Allah e nell’Ultimo Giorno e lottano per la Sua causa? Non sono uguali di fronte ad Allah. Allah non guida gli ingiusti. Coloro che credono, che sono emigrati e che lottano sul sentiero di Allah con i loro beni e le loro vite hanno i più alti gradi presso Allah. Essi sono i vincenti. Il loro Signore annuncia loro la Sua misericordia e il Suo compiacimento e i Giardini in cui avranno delizia durevole (Corano IX. At-Tawba, 19-21)

 

E:

يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آَمَنُوا مَنْ يَرْتَدَّ مِنْكُمْ عَنْ دِينِهِ فَسَوْفَ يَأْتِي اللَّهُ بِقَوْمٍ يُحِبُّهُمْ وَيُحِبُّونَهُ أَذِلَّةٍ عَلَى الْمُؤْمِنِينَ أَعِزَّةٍ عَلَى الْكَافِرِينَ يُجَاهِدُونَ فِي سَبِيلِ اللَّهِ وَلَا يَخَافُونَ لَوْمَةَ لَائِمٍ ذَلِكَ فَضْلُ اللَّهِ يُؤْتِيهِ مَنْ يَشَاءُ وَاللَّهُ وَاسِعٌ عَلِيمٌ (54)

O voi che credete, se qualcuno di voi rinnegherà la sua religione, Allah susciterà una comunità che Lui amerà e che Lo amerà, umile con i credenti e fiera con i miscredenti, che lotterà per la causa di Allah e che non teme il biasimo di nessuno. Questa è la grazia di Allah ed Egli la dà a chi vuole. Allah è immenso, sapiente (Corano V. Al-Mâ’ida, 54)

 

E ha detto (Gloria a Lui, l’Altissimo):

ذَلِكَ بِأَنَّهُمْ لَا يُصِيبُهُمْ ظَمَأٌ وَلَا نَصَبٌ وَلَا مَخْمَصَةٌ فِي سَبِيلِ اللَّهِ وَلَا يَطَئُونَ مَوْطِئًا يَغِيظُ الْكُفَّارَ وَلَا يَنَالُونَ مِنْ عَدُوٍّ نَيْلًا إِلَّا كُتِبَ لَهُمْ بِهِ عَمَلٌ صَالِحٌ إِنَّ اللَّهَ لَا يُضِيعُ أَجْرَ الْمُحْسِنِينَ (120) وَلَا يُنْفِقُونَ نَفَقَةً صَغِيرَةً وَلَا كَبِيرَةً وَلَا يَقْطَعُونَ وَادِيًا إِلَّا كُتِبَ لَهُمْ لِيَجْزِيَهُمُ اللَّهُ أَحْسَنَ مَا كَانُوا يَعْمَلُونَ (121)

…Non proveranno né sete, né fatica, né fame per la causa di Allah; non calpesteranno terra che possa essere calpestata – nonostante l’ira dei miscredenti – e non riceveranno nessun danno da un nemico, senza che sia scritta a loro favore una buona azione. In verità Allah non lascia che si perda la ricompensa dei buoni. Non faranno nessuna spesa, piccola o grande, e non percorreranno nessuna valle, senza che ciò sia registrato a loro favore, affinché Allah li compensi per le loro azioni più belle (Corano IX. At-Tawba, 120-121)

 

Così, Egli (‘azza waJalla) ha menzionato la ricompensa risultante dalle loro opere e le azioni che essi devono effettuare.

L’ordine di partecipare al Jihâd e la menzione dei suoi meriti appare un numero incalcolabile di volte nel Corano e nella Sunnah.

Di conseguenza, è il migliore atto (religioso) volontario che un uomo possa compiere. Tutti i sapienti sono concordi nell’affermare che esso è migliore dell’Hajj (grande pellegrinaggio) e della ‘Umrah (piccolo pellegrinaggio), della preghiera supererogatoria e del digiuno volontario, così com’è indicato nel Corano e nella Sunnah.

Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “La testa dell’affare (la cosa principale) è l’Islâm, il suo pilastro centrale è la preghiera, e il vertice è il Jihâd”.

E disse (pace e benedizioni di Allah su di lui): “In Paradiso vi sono cento livelli che Allah ha preparato per coloro che combattono nella Sua via, e tra due livelli esiste uno spazio equivalente alla distanza che separa il cielo e la tera”.

E vi è unanimità per quanto riguarda l’autenticità di questa tradizione.

Al-Bukhârî (rahimahullah) ha riportato che egli (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Colui i cui piedi si siano coperti di polvere nella via di Allah (ossia nel Jihâd), Allah lo salverà dal fuoco dell’Inferno”.

E, come riportato da Muslim (rahimahullah), egli (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Un giorno e una notte passati in ribât (restando di guardia alle frontiere dell’Islâm con l’intenzione di difendere il territorio islamico contro i nemici) sono migliori che un mese passato a digiunare e a vegliare. Se egli muore (compiendo il suo incarico), riceverà la ricompensa delle sue azioni ed esistenza, e sarà protetto dall’Angelo della Tomba”.

È riportato nella Sunnah che: “Un giorno passato i ribât nella via di Allah è migliore che cento giorni passati altrove”.

E disse (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “Due occhi non saranno toccati dal fuoco: l’occhio che abbia pianto per timore di Allah, e l’occhio che abbia passato la notte a fare la guardia nella via di Allah”.

At-Tirmidhi disse, a proposito di questo hadîth, che è buono (hasan).

Nel Musnad dell’Imâm Ahmad ibn Hanbal (rahimahullah), come nel Sahîh di Muslim (rahimahullah), troviamo: Un uomo disse: “O Messaggero di Allah! Dimmi un’azione che equivalga al combattimento sulla via di Allah”. Egli (sallAllahu ‘alayhi waSallam) rispose: “Non ne sarai capace”. L’uomo disse: “Dimmelo lo stesso!”. Il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: “Puoi tu, quando un Mujâhid parta per una spedizione, digiunare senza interruzione e passare tutta la notte in preghiera?”. L’uomo rispose: “No”. Allora il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Ecco dunque ciò che equivale al Jihâd”.

Nella Sunnah troviamo che il Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Ogni comunità ha i suoi viaggi pii, e il viaggio pio della mia comunità è il combattimento sulla via di Allah”.

 

Per ciò che riguarda la ricompensa e il merito delle azioni umane, il Jihâd procura una ricompensa enorme, ineguagliata da altre opere. Ciò è evidente se lo si guarda più in dettaglio.

La prima ragione è che l’interesse del Jihâd è generale, estendendosi non soltanto alla persona che vi partecipa, ma anche agli altri, in senso sia religioso che temporale.

In secondo luogo, il Jihâd implica tutti i tipi di adorazione, nelle sue forme interiori ed esteriori. Più di qualsiasi altro atto, implica amore e devozione verso Allah (‘azza waJalla), fede in Lui, rinuncia alla propria vita e ai propri beni materiali per Lui, pazienza, ascetismo, ricordo di Allah, e tutti gli altri tipi di atti d’adorazione. E l’individuo o la comunità che vi partecipano, si trovano tra due esiti meravigliosi: o la vittoria e il trionfo, oppure il martirio e il Paradiso.

In terzo luogo, tutte le creature devono vivere e poi morire. Ora, è nel Jihâd che si può vivere e morire nella felicità ultima, in questo mondo e nell’Aldilà. Abbandonarlo significa perdere interamente o parzialmente questi due tipi di felicità. Vi sono persone che vogliono compiere delle opere religiose e temporali piene di difficoltà, malgrado il loro scarso interesse, mentre in effetti il Jihâd è religiosamente e temporalmente più vantaggioso di tutte le altre opere piene di difficoltà. Altre persone vi partecipano col desiderio di rendere le cose facili per essi quando la morte li incontrerà, poiché la morte di un martire è più facile di ogni altra forma di morte. Effettivamente, è il migliore tra tutti i modi di morire.

Poiché la guerra legale è principalmente il Jihâd e poiché il suo scopo è che la religione sia interamente per Allah Solo (Sûratu-l-Baqara, versetto 89 e Sûratu-l-Anfâl, versetto 39), e che la parola di Allah sia la più alta (Sûratu-Tawba, versetto 40), allora, secondo tutti i Musulmani, coloro che pongono ostacoli a questo scopo devono essere combattuti.

In quanto a coloro che non possono offrire la loro resistenza o che non possono combattere, come le donne, i bambini, i religiosi, le persone anziane, i ciechi, gli handicappati e i loro tutori, essi non dovranno essere uccisi, a meno che non combattano verbalmente (ossia tramite la propaganda) e mediante l’azione (ossia spiando o aiutando in qualsiasi altro modo nella guerra).

Alcuni giuristi dicono che essi possono essere uccisi, per il semplice motivo che sono miscredenti, ma fanno eccezione per le donne e i bambini, perché costituiscono una proprietà per i musulmani.

Tuttavia è la prima opinione quella corretta, poiché dovremmo combattere unicamente coloro che ci combattono, se vogliamo che la religione di Allah sia vittoriosa. Allah, che Egli sia Esaltato, dice a questo proposito:

وَقَاتِلُوا فِي سَبِيلِ اللَّهِ الَّذِينَ يُقَاتِلُونَكُمْ وَلَا تَعْتَدُوا إِنَّ اللَّهَ لَا يُحِبُّ الْمُعْتَدِينَ (190)

Combattete per la causa di Allah contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, ché Allah non ama coloro che eccedono (Corano II. Al-Baqara, 190)

 

Nella Sunnah, è riportato che il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) passò un giorno dinanzi al corpo di una donna che era stata uccisa. Si fermò e disse (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “Non era qualcuno che ci avrebbe combattuti”. Poi proseguì, rivolto ad uno dei suoi Compagni: “Raggiungi Khâlid ibn al-Walîd (il comandante delle truppe) e digli di non uccidere le donne, i bambini e gli schiavi”.

È anche riportato nella Sunnah che egli (pace e benedizioni di Allah su di lui) aveva l’abitudine di dire: “Non uccidete i vecchi, né i bambini, né le donne”.

La ragione sta nel fatto che Allah (‘azza waJalla) ha permesso di versare il sangue soltanto se ciò sia necessario per il bene della Creazione. Egli (subhânaHu waTa’ala) dice:

وَالْفِتْنَةُ أَشَدُّ مِنَ الْقَتْلِ

…La fitnah (focolaio di sovversione) è più grave dell’omicidio (Corano II. Al-Baqara, 191)

 

Ciò significa che – benché vi sia del male e dell’abominio nel fatto di uccidere – vi è un male più grande e un maggiore abominio nella persecuzione attuata dai miscredenti. Ora, la miscredenza di coloro che non ostacolano i Musulmani nell’instaurazione della religione di Allah (‘azza waJalla), è un pergiudizio solo per loro stessi.

Nello stesso spirito, i giuristi hanno stabilito che colui che diffonda delle innovazioni (bid’a) che siano contrarie al Corano e alla Sunnah debba essere punito molto più severamente della persona (che creda in tali dottrine ma) che taccia.

“Uno sbaglio tenuto segreto”, dice una tradizione, “Non fa torto che alla persona che l’abbia commesso, ma se diventa pubblico e non è denunciato fa torto alla comunità”.

La shari’ah raccomanda di combattere i miscredenti, ma non di uccidere coloro che siano stati catturati. Se un miscredente viene catturato durante una guerra o altro (per esempio dopo un naufragio, o perché si è perso, o con l’inganno), allora il capo dello stato (imâm) può fare tutto ciò che gli sembri appropriato: ucciderlo, asservirlo, rilasciarlo o liberarlo contro un riscatto, che può consistere in un bene o in una persona (ossia in uno scambio di prigionieri, ndt). Questa è l’opinione della maggior parte dei giuristi ed è basata sul Corano e la Sunnah.

Vi sono tuttavia alcuni giuristi che sostengono che le opzioni di rilasciarlo o di liberarlo contro un riscatto siano state abrogate.

Per quanto riguarda la Gente del Libro (Ebrei e Cristiani ndt) e gli Zoroastriani (Majûs), essi devono essere combattuti finché diventino Musulmani, oppure paghino l’imposta (jiziya) immediatamente e siano sottomessi. Per ciò che riguarda gli altri, i giuristi divergono sulla legalità di prendere loro un’imposta. La maggior parte di essi ritiene illegale il fatto di far pagare loro un’imposta; la maggior parte di essi ritiene illegale il fatto di accettarla dagli Arabi pagani.

Se un gruppo di trasgressori, benché appartenenti all’Islâm, rifiuta di osservare i comandamenti chiari e universalmente accettati, tutti i Musulmani sono concordi sul fatto che il Jihâd debba essere compiuto contro di essi, perché la religione sia interamente per Allah e per Lui Solo.

Così, Abu Bakr as-Siddîq (radiAllahu ‘anhu) e altri Compagni combatterono coloro che avevano rifiutato di pagare la Zakât. All’inizio, alcuni Sahabah esitarono a combatterli, ma alla fine accettarono tutti. ‘Umar ibn al-Khattâb (radiAllahu ‘anhu) disse ad Abu Bakr (radiAllahu ‘anhu): “Come puoi combattere queste persone? Non ha forse detto il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “Mi è stato ordinato di combattere la gente finché testimonino che non vi è altra divinità al di fuori di Allah, e che Muhammad è il Messaggero di Allah. Se dicono ciò, le loro vite e i loro beni saranno inviolabili per me, a meno che non vi sia una regola che autorizzi a prenderli. (Per ciò che riguarda le loro azioni) dovranno renderne conto ad Allah”?”.

Abu Bakr (radiAllahu ‘anhu) gli rispose: “L’obbligo di pagare la Zakât è una tale regola. WAllahi (per Allah!), se rifiuteranno di consegnarmi non fosse altro che una striscia di cuoio che avevano l’abitudine di pagare al Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam), li combatterò per questo rifiuto”.

‘Umar (radiAllahu ‘anhu) disse: “Allora immediatamente compresi che Allah aveva aperto il suo cuore per il combattimento e seppi che era giusto”.

Vi sono diverse tradizioni autentiche secondo cui il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ordinò di combattere i Kharijiti. Nel Sahîh al-Bukhârî, come in quello di Muslim, è riportato sull’autorità di ‘Ali ibn Abi Talib (radiAllahu ‘anhu): “Sentii dire dal Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “Verso la fine dei tempi, emergerà un gruppo giovane e semplice di spirito, che si esprimerà con le migliori parole, la cui fede non andrà oltre le loro gole. Abbandoneranno la religione semplicemente, come una freccia trafigge poi abbandona un bersaglio. Dovunque tu li trovi, dovrai ucciderli, poiché coloro che li uccideranno saranno ricompensati il Giorno della Resurrezione”.

Muslim riferì che ‘Ali (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: “Sentii dire dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui): “Un gruppo di gente emergerà tra la mia comunità, che reciterà il Corano. La vostra recitazione non sarà nulla paragonata alla loro. Allo stesso modo, il vostro modo di compiere la preghiera e il vostro modo di digiunare non saranno nulla paragonati ai loro. Essi reciteranno il Corano credendo che li sostenga, mentre (in realtà) li condanna. La loro recitazione non andrà al di là delle loro clavicole. Abbandoneranno la religione semplicemente, come una freccia trafigge poi abbandona un bersaglio. Se l’armata che li incontrerà sapesse quale ricompensa il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ha promesso loro, conterebbero su questa azione (unicamente, senza pensare alle altre buone azioni).

In un’altra versione di questo hadîth, trasmessa sotto l’autorità di Abu Sa’îd, dal Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) troviamo i termini seguenti:“Combatteranno gli uomini di fede e lasceranno gli idolatri. Se vivrò abbastanza a lungo per incontrarli, li ucciderò nello stesso modo in cui la tribù degli ‘Âd fu uccisa”. Vi è unanimità per l’autenticità di questa tradizione.

In un’altra tradizione riportata da Muslim, è detto: “La mia comunità si dividerà in due parti. Tra di essi emergeranno gli eretici (mariqa). La parte che è più vicina alla verità sarà allora incaricata di ucciderli”.

Si tratta di coloro che furono uccisi dall’Amîr al-Mu’minîn (comandante dei credenti) ‘Ali (radiAllahu ‘anhu), quando scoppiò il dissidio tra il popolo dell’Iraq e quello di Siria. Erano chiamati “Hururiya”. Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) indicò chiaramente che le due parti in cui la ummah si sarebbe separata, appartenevano alla sua comunità, e che i partigiani di ‘Ali (radiAllahu ‘anhu) erano più prossimi alla verità. Incitò a non combattere altri che questi eretici che avevano abbandonato l’Islâm, che avevano lasciato la ummah e che avevano permesso di impossessarsi delle vite e dei beni degli altri Musulmani.

È stato stabilito sull’autorità del Corano, della Sunnah e dell’Ijmâ’ (consenso dei sapienti) della comunità, che coloro che si allontanano dalla Legge dell’Islâm devono essere combattuti, anche se pronuncino le due professioni di fede.

I giuristi non sono concordi sul permesso di combattere i gruppi trasgressori che abbandonano un atto d’adorazione supererogatorio e stabilito (sunnah râtibah), come le sue rak’at (supplementari della preghiera dell’alba).

Tuttavia, vi è unanimità sul fatto che sia autorizzato combattere la gente che non osservi i doveri e i divieti che non sono ambigui e che sono riconosciuti in modo generale, finché comincino a compiere le preghiere prescritte esplicitamente, a pagare la Zakât, a digiunare durante il mese di Ramadan, a compiere il Pellegrinaggio (Hajj) a Makkah e ad evitare ciò che è proibito, come ad esempio sposare una donna nonostante esistano impedimenti legali, mangiare cose impure, agire illegalmente contro le vite e i beni dei Musulmani, e cose simili.

È obbligatorio prendere l’iniziativa di combattere questa gente, poiché il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ce lo ordinò, spiegando le ragioni per le quali debbano essere combattuti. Ma se essi attacchino per primi i Musulmani, allora combatterli diviene ancora più urgente, come abbiamo menzionato trattando il combattimento contro i banditi ribelli e aggressivi.

La forma più seria del Jihâd obbligatorio è quella contro i miscredenti e contro coloro che rifiutino di obbedire ad alcune prescrizioni della Shari’ah, come coloro che rifiutino di pagare la Zakât, i Kharigiti e i loro simili.

Il Jihâd è obbligatorio se è condotto di nostra iniziativa e se è effettuato come difesa. Se ne assumiamo l’iniziativa, si tratta di un dovere comune (fard kifaya), e ciò significa che se esso è assolto da un numero sufficiente di Musulmani, non è più obbligatorio per tutti gli altri, e il merito appartiene a coloro che l’hanno compiuto, così come dice Allah (che Egli sia Esaltato):

لَا يَسْتَوِي الْقَاعِدُونَ مِنَ الْمُؤْمِنِينَ غَيْرُ أُولِي الضَّرَرِ وَالْمُجَاهِدُونَ فِي سَبِيلِ اللَّهِ بِأَمْوَالِهِمْ وَأَنْفُسِهِمْ فَضَّلَ اللَّهُ الْمُجَاهِدِينَ بِأَمْوَالِهِمْ وَأَنْفُسِهِمْ عَلَى الْقَاعِدِينَ دَرَجَةً وَكُلًّا وَعَدَ اللَّهُ الْحُسْنَى وَفَضَّلَ اللَّهُ الْمُجَاهِدِينَ عَلَى الْقَاعِدِينَ أَجْرًا عَظِيمًا (95) دَرَجَاتٍ مِنْهُ وَمَغْفِرَةً وَرَحْمَةً وَكَانَ اللَّهُ غَفُورًا رَحِيمًا (96)

Non sono eguali i credenti che rimangono nelle loro case (eccetto coloro che sono malati) e coloro che lottano con la loro vita e i loro beni per la causa di Allah. A questi Allah ha dato eccellenza su coloro che rimangono nelle loro case e una ricompensa immensa: gradi (di eccellenza che provengono) da Lui, perdono e misericordia, poiché Allah è perdonatore, misericordioso(Corano IV. An-Nisâ’, 95-96)

 

Ma se il nemico vuole attaccare i Musulmani, allora respingerlo diviene un dovere per tutti coloro che sono attaccati, e gli altri hanno il dovere di aiutarli (fard ‘ayn). Allah (‘azza wajalla) dice:

وَإِنِ اسْتَنْصَرُوكُمْ فِي الدِّينِ فَعَلَيْكُمُ النَّصْرُ

…Se vi chiedono aiuto in nome della religione, prestateglielo… (Corano VIII. Al-Anfâl, 72)

 

Nello stesso spirito, il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ordinò ai Musulmani di aiutare i loro fratelli Musulmani. L’aiuto, che è obbligatorio per l’esercito regolare professionista e per gli altri, deve essere accordato secondo le possibilità di ciascuno, sia di persona, combattendo a piedi o a cavallo, sia attraverso contributi finanziari, che siano essi modici o importanti. Quando i Musulmani furono attaccati dal nemico, l’anno del Fossato, Allah (‘azza waJalla) non permise a nessuno di abbandonare il Jihâd, benché – una volta che l’assedio fu levato – fu permesso loro di non prendere parte al Jihâd con lo scopo di inseguire il nemico. In tale occasione, Egli (‘azza waJalla) li divise in due categorie, coloro che rimasero nelle loro case, e coloro che uscirono, criticando coloro che chiedevano al Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) di poter lasciare il combattimento:

وَيَسْتَأْذِنُ فَرِيقٌ مِنْهُمُ النَّبِيَّ يَقُولُونَ إِنَّ بُيُوتَنَا عَوْرَةٌ وَمَا هِيَ بِعَوْرَةٍ إِنْ يُرِيدُونَ إِلَّا فِرَارًا (13)

…una parte di loro chiese al Profeta di poter adar via dicendo: “Le nostre case sono indifese”, mentre non lo erano; volevano solo fuggire (Corano XXXIII. Al-Ahzâb, 13)

 

Dunque, quest’ultima forma di Jihâd consiste nella difesa della religione, delle cose che sono inviolabili, e delle vite. Di conseguenza, bisogna combattere per forza di cose. Tuttavia, la prima forma di Jihâd è il combattimento volontario allo scopo di propagare la religione, di farla trionfare e di intimidire il nemico, così come nel caso della spedizione di Tabuk, e altre spedizioni dello stesso genere.

Ora, questa forma di castigo (ossia il Jihâd) deve essere organizzata contro delle persone che trasgrediscono. In quanto agli abitanti del territorio dell’Islâm che non siano trasgressori (ma rifiutino di effettuare i doveri religiosi), essi devono essere forzati a compiere i loro doveri, come i cinque pilastri fondamentali dell’Islâm ed altri, come la restituzione di oggetti in pegno ai loro proprietari, e la preservazione delle buone maniere nelle relazioni sociali.

As-salamu 'alaykum waRahmatullahi waBarakatuHu. Benvenuto/a su questo blog. I commenti costruttivi saranno visibili appena il gestore del blog li avra' approvati inshaa Allah.

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