Le mie sorelline italiane in UK :)

Arrivo a Swansea per trascorrere due  giorni dai miei parenti, e già in United Kingdom, noto un’atmosfera diversa: la gente per strada non mi guarda schifata e i miei parenti dopo  tanti anni mi hanno accolta meglio di quanto sentissi nelle telefonate.

Due giorni trascorsi in fretta  e  poi  Birmingham, dove alla stazione chiedo ai poliziotti indicazioni per l’uscita (al piano superiore), sono gentilissimi… già mi sembra un po’ strano.

Percorrendo il corridoio verso l’uscita, vedo due sorelle con il niqâb,  la più alta – sicuramente la sorella Fatima – mi fa un cenno con la mano, le saluto affettuosamente, l’altra è una sorella francese,  mi sento in un altro  mondo…

Ci avviamo verso casa della sorella Fatima, entriamo nel quartiere islamico e vedo solo donne con hijâb, o con niqâb, fratelli con barbone e qamîs e la sensazione di essere in un altro mondo  si fa sempre più forte, mi sembra di essere in un paese islamico, non in Inghilterra.

A casa ci  sono Sara, Hawa, poi arriva Najwa, anche lei Francese con il niqâb, e parliamo come se ci conoscessimo da tutta la vita.

L’Islâm unisce i cuori. Ma  sha  Allah.

La sorella Fatima toglie il niqab, è la prima  volta che la vedo, ha un viso dolcissimo e anche le altre sorelle, una dolcezza e forza negli occhi che solo un coraggio e un amore  per   Allah (swt)  e per  il Profeta (sAaws) possono dare.

Ci facciamo tante domande, ci conosciamo  e mi parlano delle madâris, le scuole islamiche, le palestre e le piscine solo  per donne!!!!!

Ma sto sognando? – penso tra me e me – Sono finita nel posto dei sogni.

L’atmosfera è calorosa, arriva anche Salwa, siamo tutte italiane,  loro tutte muhajirât, io con il cuore, ma sono lì con loro e sono emozionata, parlo italiano e  francese ma mi sento una cosa  sola  con  loro.

Preghiamo  insieme  e sento un kushu°  così profondo e intenso come non mi accadeva da tempo.

Arriva anche  Asma, anche lei con il niqâb, sono donne  colte,  attive, che lavorano, con delle belle famiglie,  alcune con tanti  figli  cui badare, ma  libere   di esprimere se stesse e il loro amore per Allah (swt).

La  sorella Fatima ha un’allegria e una giovialità che ti fa  sentire a casa, accolta, le altre  sorelle mi hanno subito accolta,  sono tutte benvenute a casa di Fatima!

Faccio una foto con Asma e Fatima e indosso per la prima  volta il niqâb, in quel momento  ho provato  un   tuffo  al cuore, come se  una  mano invisibile  toccasse il mio cuore e mi facesse amare quel niqâb, come se il mio amore per Allah in quel momento fosse cresciuto al di là di quanto io potessi mai immaginare,   come se la mia essenza spirituale fosse elevata da quella piccola copertura che lasciava intravvedere  appena  gli occhi.

Mi  sono sentita diversa e spero un giorno di avere la  possibilità di indossarlo, e una voglia di lottare  perché la libertà di indossarlo e lavorare possa essere una realtà anche in Italia.

In quel momento mi sono chiesta: Perché non vogliono capire che le donne che lo indossano lo fanno  per AMORE, per la forma di amore più pura e più  alta che si possa concepire, l’amore per Colui nelle cui mani è il nostro cuore, la nostra esistenza, il nostro  spirito.  Perché non vogliono capire che le donne   che lo indossano  lo fanno per loro libera scelta, perché sentono di essere    preziose, talmente  preziose  da lasciare  che  il loro valore sia solo per la famiglia, quella di  sangue e quella spirituale delle sorelle  che condividono lo stesso  tipo  di amore, di pudore, di desiderio di adorare il Creatore in modo totale e assoluto per guadagnare il Suo Amore Infinito?

Solo chi condivide questo Amore può capire? O basterebbe  semplicemente capire che ciascuno di  noi  ha la sua  sensibilità e che la sensibilità di coloro che si coprono per amore di Allah è molto sottile e rivolta a cose diverse dalla mondana mercificazione della propria immagine, nella quale la materia svilisce al punto da occultare il valore più alto che è l’intelletto e lo spirito?

Amo il mio hijâb che in sha’ Allah spero diventi un niqâb!

Preghiamo ancora  e poi usciamo e nel giro di poche centinaia di metri vedo  due moschee…  moschee vere, non i garages che ci sono in  Italia, con tanto i architettura islamica,  minareti e adhan, sento l’Adhan da fuori e mi commuovo: è la prima volta che sento l’Adhan per strada.

Il  mio cuore  si  libra nell’infinita eco  di  quell’Adhan che è  ancora oggi – a due settimane di distanza – dentro di me, come lo sono i volti, gli occhi delle sorelle.

Mi sto innamorando di Birmingham e spero di tornare presto.

Le librerie islamiche, la madrasa del tajwîd, dappertutto negozi con vestiti islamici,  cibi halâl, mi  sento  serena, felice come poche volte lo sono stata e le sorelle sono meravigliose, ma sha’ Allah, che Allah le benedica.

Vorrei che mia sorella e i miei nipoti fossero lì con noi a godere di quella serenità che adesso non hanno, di quella  tranquillità di poter essere  ciò che si è.

Dormo a casa di Fatima e al mattino chiacchieriamo come se ci conoscessimo da tutta la vita, siamo traduttrici  e ci raccontiamo dei nostri sogni, dei nostri progetti, dei nostri amori…. I libri!!!!!

Dei magnifici figli  di Fatima e dei miei tre piccoli tzunami – i miei nipoti come i suoi  figli sono italo-marocchini –  che  Allah li  renda tutti forti nella fede e nel timore di Allah.

Cerco di godere  di ogni attimo; al pomeriggio dovrò andare via… mi  sento già triste…  sto bene lì.

Ma mi aspetta la pensione a Londra  e le sorelle italo-londinesi.

Lunedì  a Londra incontro Hamna, bellissima, allegra e molto romana.

Dolcissima, arriva poi Mu’mina, Zahra, Layla, dolcissima anche lei, tutte per darmi il benvenuto, mangiamo dolcetti e bevo un buon caffè, l’english coffee della pensione aveva  un saporaccio…

Per fortuna la British Library è lì vicino, così la pensioncina poco beautiful me la dimentico presto.

Zahra è una forza della natura, forte e dolce e le altre sono tutte allegre, simpatiche,  siamo tutte donne con delle storie incredibili eppure donne a cui l’Islam  dà  quella gioia e quella forza di vivere che sono difficili da incontrare  altrove.

E poi ‘Ubaydatullah, che si fa un vero e proprio pellegrinaggio e mi accoglie anche lei come se  ci conoscessimo da tutta la vita.

Lì nella terra dei Vichinghi ho conosciuto delle  sorelle che mi hanno fatta  sentire a casa, lontana da tutto, come nella prima era dell’Islâm, quando l’accoglienza era speciale per ogni straniero che si imbattesse nelle prime comunità islamiche,  quando la serenità e la gioia di amare Allah univano i  cuori dei credenti.

Quando ci si sentiva tutti come mattoni di un unico edificio.

Ogni giorno  Hamna e ‘Ubaydatullah  mi chiamavano e mandavano messaggi a Hawa e Asma, eppoi le lunghissime telefonate con Fatima, che non mi stanco  mai di  ascoltare, perché provo una gioia immensa nell’ascoltare le sue storie  e la sua voglia di imparare, di crescere, che mi trascina e mi fa crescere la fede, che Allah la benedica ogni giorno. Âmîn.

Questo breve ricordo è per voi sorelle. Con Amore

Fi Amani Allah

wassalam

Aaminah

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