Egitto: i Copti costringono le nostre sorelle convertite all’Islâm ad apostatare…


بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

Egitto: i Copti costringono le nostre sorelle che si convertono all’Islâm ad apostatare

(con la “benedizione” dello Stato!)…

WAFA: “Ci tengo a dire ad ogni cristiano: la mia conversione è il risultato di una mia libera scelta, senza aver subito alcuna pressione; conosco la mia strada, ed il mio cuore si è aperto all’Islâm…”

Probabilmente pochi di voi avranno sentito parlare di Wafa Constantine l’Egiziana, una donna di 46 anni, moglie di un prete copto, che contro tutto e tutti ha annunciato fieramente il suo Islâm.

Questa conversione ha scosso tutto l’Egitto, soprattutto gli ambienti copti, i cui membri – “Stato dentro lo Stato” – hanno inscenato violente proteste, dichiarando che Wafa era stata costretta a convertirsi, e denunciando dunque – con l’avallo di giornalisti poco scrupolosi – la cosiddetta islamizzazione forzata della donna.

I Copti hanno manifestato il loro odio profondo nei confronti dell’Islâm e dei Musulmani, non potendo sopportare questa conversione, che considerano come un’umiliazione suprema.

Ma la testimonianza della sorella Wafa è precisa: ha raccontato di aver deciso di convertirsi dopo aver seguito in televisione una serie di trasmissioni sull’esegesi del  Corano; fin dall’inizio, ha notato che il Corano si esprime con semplicità, in maniera comprensibile a tutti. Pian piano il suo cuore si è aperto completamente al Libro di Allah, ed ella ha provato un sentimento sconosciuto, indescrivibile; dopo diverse letture, si è resa conto che l’Islâm rispondeva a tutte le sue domande, rimaste per troppo tempo senza risposta.

Terrorizzata dalla reazione che avrebbero avuto la sua famiglia e i suoi conoscenti, ha deciso in un primo momento di non rivelare il suo Islâm, e ha cominciato a praticare la religione senza rivelare il suo segreto a nessuno; si chiudeva in camera per compiere la salât.

Dopo aver vissuto questa situazione di clandestinità per due anni, e aver addirittura compiuto per due volte di seguito il digiuno di Ramadân adducendo la scusa di dolori al ventre, sua figlia si è accorta del cambiamento della donna; Wafa, interrogata dalla giovane, ha ammesso la propria conversione e cercato di spiegarle l’Islâm, affinché anch’ella si convertisse, ma la ragazza ha rifiutato, pur promettendo di non rivelare il segreto di sua madre.

Quando Wafa si è resa conto di non poter vivere così per tutta la vita, tanto più che suo marito era miscredente, ha deciso di andarsene di casa, nonostante il dolore di perdere i suoi figli, per fuggire con la sua religione al Cairo, poiché soffriva di non poter vivere in pace il suo Islâm con fierezza; ciò è avvenuto nel periodo dello scorso Ramadân. Dicendo al marito che avrebbe trascorso una vacanza in una delle case di famiglia, ad Alessandria, una volta laggiù è fuggita al Cairo, rifugiandosi presso una famiglia Musulmana.

Quando la famiglia si è resa conto della sua fuga e della sua conversione, ha avvertito le autorità, proponendo a Wafa di tornare, promettendole falsamente che la sua conversione sarebbe stata accettata, e le loro relazioni sarebbero ritornate serene. Wafa si è presentata all’ufficio del Ministero dell’Interno, dove le hanno chiesto se la sua conversione fosse o no forzata, e se volesse o meno tornare a vivere in famiglia.

La donna ha espresso il desiderio di rimanere a vivere con la sua nuova famiglia Musulmana, sentendosi protetta, e si è detta stupita di tutto questo clamore mediatico suscitato dalla sua conversione:  “Non avrei mai immaginato che la mia storia fosse diffusa dai mass media in tutto il mondo, e che avrebbe provocato delle manifestazioni… Ci tengo a dire ad ogni cristiano: la mia conversione è il risultato di una mia libera scelta, senza aver subito alcuna pressione; conosco la mia strada, ed il mio cuore si è aperto all’Islâm, ormai da due anni, e non sono certo un’adolescente che possa farsi influenzare facilmente!”.

Così come stabilito, in palese contrasto con la Shari‘ah, dal diritto dello “Stato Egiziano”, Wafa è stata costretta a partecipare ad una riunione con dei dignitari Copti, affinché essi potessero cercare di ricondurla verso le tenebre della miscredenza; Wafa non ha smesso per tutto il tempo di ripetere di non aver subito alcuna pressione, ma i lupi, talmente umiliati, hanno deciso di spingersi più lontano…

Hanno chiesto alle autorità egiziane di consegnare loro Wafa, che prontamente l’hanno consegnata ai suoi carcerieri! Solo Allah conosce ciò che la donna ha dovuto subire durante la prigionia; quel che è certo è che, stranamente, secondo quanto dichiarato dai Copti, Wafa avrebbe improvvisamente riconosciuto il suo “errore” di essere entrata nell’Islâm… “riconversione” per lo meno rapida e strana!

Vi sono stati altri casi di donne Copte, sposate con dei dignitari religiosi, che sono scomparse dopo aver espresso la loro ferma intenzione di proclamare il loro Islâm.

Secondo quanto riportato da alcuni giornali, le autorità egiziane, sia civili che religiose, avrebbero “vivamente consigliato” a Wafa di occultare il suo Islâm, al fine di “preservare la coesione e l’unità del Paese”! Non vi è forza né potenza se non presso Allah!

Diverse voci si sono levate al fine di conoscere il luogo di residenza di Wafa, e il suo stato di salute, ma il governo del Taghût Mubârak resta muto: il potere copto è un potere a parte nella repubblica egiziana…

 

HABIBA E ASMA: “Temete Allah per le nostre persone! Noi viviamo con i nostri sposi. Temete Allah! Aiutateci, oh Ummah dell’Islâm!…”

“Rendetemi le mie figlie!”, urla tra i singhiozzi Maria, lanciando un appello ai due “rapitori”…

Queste due ragazze, Marianne e Christine, o meglio Habiba e Asma, secondo i loro ex correligionari Copti sono “detenute in ostaggio” da ormai più di due anni, da due giovani Musulmani, conducenti di taxi, che le due sorelle hanno liberamente sposato e seguito nell’Islâm. Ma i Copti si ostinano a protestare che sono state rapite, sequestrate e convertite forzatamente all’Islâm…

La polizia, che ha sentito le due sorelle, conferma assolutamente che le giovani hanno scelto liberamente la loro nuova religione, e che attualmente sono delle spose, delle madri, e non vogliono assolutamente tornare dalla loro famiglia cristiana.

Ma dopo che un giornalista ha montato un servizio dal titolo “Rapimento di ragazze Copte”, il Taghût Mubârak, apprendendo la notizia, si è terribilmente infuriato e, preoccupato di preservare gli interessi dei Copti all’interno del Paese, ha ordinato che le giovani fossero immediatamente restituite alla famiglia, invocando la loro “minore età”! L’ordine, per la grazia di Allah, non è ancora stato eseguito.

In un’intervista audio trasmessa dalla tv satellitare Al-Arabiyya, Christine-Asma afferma di non essere mai stata rapita, né violentata, né drogata, né obbligata ad abbracciare l’Islâm, come pretende sua madre: “Viviamo una vita molto lieta, secondo il modello islamico, con i nostri mariti; non desideriamo affatto tornare al cristianesimo, ed abbiamo pronunciato la Testimonianza di Fede (Shahâdah)”. Poi ha aggiunto: “Temete Allah per le nostre persone! Noi viviamo con i nostri sposi. Temete Allah! Aiutateci, oh Ummah dell’Islâm! Siamo costrette a cambiare continuamente città, siamo perseguitate perché non siete capaci di sostenerci! Come potremmo essere delle Musulmane che non adorano altri che Allah, se voi volete ricondurci al cristianesimo?!…”

 

TERESA e MARIANNE: “…Soltanto la fede riempie i nostri cuori, ed abbiamo la certezza totale nella religione della Verità”

Il 27 febbraio dell’anno scorso, la città di Fayyûm ha vissuto 24 ore critiche sul piano sociale. Due giovani ragazze copte di 23 anni, Marianne Ayyad e Térésa Ibrahim, che avevano manifestato il desiderio di convertirsi all’Islâm, sono state oggetto dell’incidente.

Per due giorni, brandendo delle croci e urlando slogans minacciosi, diverse centinaia di Copti si sono trincerati nella chiesa di Mar Guirguis (San Giorgio) chiedendo che le due giovani “cristiane”, protette dalla polizia, fossero restituite alle loro rispettive famiglie.

Marianne e Térésa, che stavano per terminare l’internato alla Facoltà di medicina, avevano infatti deciso di rivolgersi alla polizia per informarsi sulle procedure di conversione all’Islâm.

Marianne ha preso la parola: “Sono ormai 3 anni che nascondiamo la nostra conversione, abbiamo memorizzato un gran numero di versetti del Sublime Corano e letto diversi libri sull’Islâm, e siamo convinte. Abbiamo preferito aspettare di finire gli studi; dopodomani riceveremo il nostro diploma, ed ora non possiamo più pazientare; ecco perché siamo venute ad annunciare il nostro Islâm, e chiediamo di essere poste sotto la protezione dello Stato. Affermiamo di esserci presentate di nostra libera volontà, soltanto la fede riempie i nostri cuori, ed abbiamo la certezza totale nella religione della Verità…”

Térésa ha proseguito: “Speriamo che non agirete nei nostri confronti come faceste con Wafa… Non abbiamo bisogno di riunioni con nessuno per consigliarci o orientarci!”

Il capo della polizia ha allora chiamato i loro genitori, per annunciare loro la decisione delle ragazze.

Infatti, nel cosiddetto “paese islamico” egiziano, il cui diritto nazionale, secondo la costituzione, è “basato sulla Shari‘ah”, la procedura di conversione dal cristianesimo all’Islâm si articola in tre tappe: prima di tutto bisogna informare il più vicino posto di polizia, poi la propria famiglia, e in seguito la chiesa invia un prete, incaricato di “far riflettere” nuovamente la persona sulla sua decisione! Lâ hawla wa lâ quwwata illâ billâh!

Le ragazze sono rimaste per due giorni al posto di polizia, non volendo rientrare a casa, terrorizzate dalla reazione dei loro genitori.

La testimonianza di padre Rofael, responsabile della chiesa di Tameya, smentisce la voce secondo cui le ragazze sarebbero state costrette a diventare Musulmane: “Si è trattato di una loro libera scelta…”.

Il vescovo di Fayum, Anba Abraham, ammette che sono stati i genitori delle giovani ad allertare la popolazione, e a riunire la gente in chiesa.

Nonostante gli stessi Copti, interrogati sulle due giovani, ammettano che le ragazze non avessero alcuna relazione sentimentale con giovani Musulmani, e che abbiano sempre avuto un comportamento esemplare, e malgrado la dichiarazione della chiesa, secondo cui le giovani hanno preso da sole l’iniziativa di cambiare religione, le proteste della popolazione, aizzata dalle famiglie, è proseguita.

Il capo della polizia, dopo varie telefonate con la capitale, e sotto la pressione dei Copti che manifestavano nelle strade, ha riconsegnato le ragazze alle loro famiglie, nonostante i loro pianti. Le ultime parole delle nostre  sorelle furono: “Allah ci basta, Egli è il Migliore dei Protettori”; furono ricondotte a casa, poi un’automobile venne a prenderle per trasferirle in un luogo ignoto, allo scopo di continuare liberamente le “sedute di consiglio e d’orientamento”, dove si trova già Wafa insieme a numerose altre sorelle Musulmane imprigionate dai Copti.

 

Le ragazze Copte convertite all’Islâm continuano ad essere torturate, in Egitto, nel tentativo di “convincerle” ad apostatare dalla religione della Verità. 

Egli ha inviato il Suo Messaggero con la Guida e la Religione della Verità (l’Islâm), per farla trionfare  su ogni altra religione.

Allah ci è sufficiente come Testimone!

Allahumma libera le nostre sorelle dagli intrighi dei nemici dell’Islâm!


Âmîn, âmîn, âmîn!

Non dimenticate le vostre sorelle prigioniere durante le vostre prosternazioni!

Jakakumullahu khayran ai fratelli

Abou Saylmane e Abou ‘Oubayda al-Hindi

Fonte:

http://al-yaqeen.over-blog.com/article-14087320.html

http://al-yaqeen.over-blog.com/article-14087599.html

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