Uno studio getta luce sulla vita delle donne che indossano il niqâb


بسم الله الرحمن الرحيم 
 السلام عليكم ورحمة الله وبركاته

 
La religione occupa un posto essenziale nella loro vita. In uno studio intitolato “Un velo sulle Realtà” [meglio reso – nella traduzione inglese – “Svelando la verità”, ndt], apparso lunedì, giorno di entrata in vigore della legge che proibisce di indossare il velo integrale in Francia, 32 donne spiegano perché hanno scelto di vestire il niqâb.

Lo scopo di questo studio è chiaramente politico. Esso è stato commissionato dalla fondazione del miliardario americano George Soros, l’Open Society Institute, che ricorda nel preambolo come essa cerchi di ottenere “dei dibattiti più limpidi sulla diversità e l’uguaglianza in Europa”. Naïma Bouteldja, la giornalista che ha redatto lo studio, dichiara di aver voluto porre “al centro del dibattito sul velo integrale le principali donne interessate dalla controversia, ossia coloro che indossano un niqâb. Riteniamo che vi fossero pochissimi dati esistenti sulle donne che portano un niqâb in Francia: il loro profilo, la loro età, la loro nazionalità, le loro motivazioni e le loro esperienze quotidiane”.

Giovani e istruite

Lo studio parla d’altronde di queste donne come di “miti”. La varietà e l’originalità delle testimonianze raccolte nel corso dell’inchiesta aiutano a comprendere le ragioni per cui queste Francesi (30 delle 32 donne intervistate) portino il niqâb.

Tra loro, 20 sono originarie del nord Africa, 4 provengono dall’Africa dell’Ovest e 8 sono convertite all’Islâm. Sono giovani – 27 di loro hanno meno di 40 anni – e istruite – quattordici hanno ottenuto almeno la maturità, di cui 5 hanno frequentato studi superiori. Ma non sono che 10 a lavorare, anche se tutte si augurano di esercitare un’attività “finché essa non impedisca loro di praticare la loro religione”, ad eccezione di due di esse.

“Mancanza di solidarietà”

Innanzitutto, questo studio ci tiene a ricordare che “l’adozione del velo integrale è nella grande maggioranza dei casi il risultato di una scelta personale, senza che la minima pressione sia stata esercitata da membri della famiglia”. Al contrario, la testimonianza di queste donne dimostra la “mancanza di solidarietà” dell’ambiente circostante. Dieci di loro non lo portano d’altra parte permanentemente, a causa delle tensioni familiari. La scelta di indossare il niqâb reca spesso con sé un aperto conflitto con la famiglia, particolarmente con le madri.

Queste donne confidano un sentimento di insicurezza. Come Jameelah, una ragazza di 24 anni: “Mi sono sentita come se non fossi più umana, come se fossi un mostro, mentre avrebbero dovuto rispettarmi, perché in fondo sono un essere umano come loro… in fondo, è per questo che avrei voluto che mi rispettassero”. Trenta di queste donne sono già state aggredite. Per lo più aggressioni verbali, “ma davvero reiterate e quotidiane per coloro che uscivano spesso di casa durante il dibattito”, giustifica Naïma Bouteldja. “Ad alcune donne hanno sputato addosso, e in alcuni casi sono anche state vittime di aggressioni fisiche: degli strattoni più o meno violenti sul treno”.

“Una delle vie da seguire”

“Le donne del nostro campione non sono membri di alcuna organizzazione musulmana, ad eccezione di una – che è membro dell’ufficio direttivo della sua moschea locale”, aggiunge la giornalista. La maggior parte frequenta molto poco la moschea (in media, meno di una volta al mese). La difficoltà del loro rapporto con le istituzioni musulmane deriva principalmente dal fatto che la maggior parte delle donne ritengono di non essere state sostenuto dalle principali associazioni musulmane francesi. “Se dovessimo riassumere la posizione di queste ultime – conclude Naïma Bouteldja – esse si sono da una parte opposte alla legge, e dall’altra hanno più o meno condannato la pratica del velo integrale”.

Allora, perché indossare il niqâb? Dalla testimonianza di queste donne, traspare una forte spiritualità, quasi un misticismo: “Sentivo che il semplice velo non bastava – racconta Jameelah. Sentivo di dover sviluppare la mia spiritualità. Per me, era una delle vie da seguire”.

Lasciare la Francia

Con l’entrata in vigore della nuova legge, esse non poseranno, d’altronde, il loro velo integrale. “Tra le donne intervistate, numerose sono coloro che affermano in modo intransigente che rifiuteranno di rinunciare al loro velo all’entrata in vigore della legge, l’11 aprile”, esamina lo studio. La soluzione, per loro, è incerta: restare chiuse in casa, oppure lasciare la Francia per recarsi nel paese d’origine dei loro genitori, in Arabia Saudita o nel Regno Unito. Naïma Bouteldja spiega come siano loro stesse indecise. Cita una di queste donne: “Vivere in Francia, ora, è come essere innamoratissime di un uomo violento nei tuoi confronti”.

Guillaume Boulord

20minutes.fr

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